HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Doloroso


Scrivi di esenzioni ma parli di inclusioni, la schizofrenia ti ha reso psichiatrico nell’ambito di un progetto volto a costruire, solo che tu lo hai demolito partendo da dentro.

ALL THAT WE SEE OR SEAM … | Komplex


L’escalation ha connotati ApocalitticI.

Neil Young – Like A Hurricane (unplugged)


Lo struggente dolore per s e stessi.

Così tante perv


Così tante perversioni che s’affastellano oltre le dinamiche terse e cupe di un giorno commemorativo, di quelli che non dovrebbero aver alcun senso.

Retroattivo


Nel giorno della psiche espansa, i ricordi sono pezzi di un mosaico che diviene retroattivo.

Paralleli mitici dell’antico Egitto con il mito di Gesù | Iridediluce


IrideDiLuce traccia coordinate storiche egizie al culto cristiano, stabellando evidenze e occorrenze di una delle più grandi mistificazioni della storia, una vera e propria operazione politica che si fece potente ai tempi dell’Impero Romano in corsa nella sua fase verso la decadenza. Non vorrei mettere soltanto un estratto piuttosto che un altro, lasciatevi avvolgere dall’articolo, vi dirà molto.

Arnaldo Pontis: arte elettronica e sperimentazione sonora – Unica Radio


Intervista ad Arnaldo Pontis su podcast UnicaRadio, dove l’artista cagliaritano fa un po’ il punto di tutta la sua carriera musicale, partendo dal punk – cose verissime, quelle che dice al proposito – fino ai suoi approcci tecnologici, sperimentali, fantastiche evoluzioni poetiche per esperire la frontiera amelodica e sì, politica.

The Mission – Like A Hurricane (BBC Live Previously Unreleased Wembley Arena 1988)


Sentire la potenza che devasta da dentro a fuori e poi tornare dentro…

Gilles Aubry – L’Makina | Neural


[Letto su Neural]

L’Makina di Gilles Aubry riprende il titolo di una canzone degli anni Trenta del celebre musicista L’Haj Belaid, dedicata a uno dei nuovi media dell’epoca: il fonografo. Come accade spesso nella storia della musica, l’arrivo di strumenti e formati inediti suscitò diffidenze sia tra gli artisti sia tra il pubblico. Belaid colse presto che quella macchina, simbolo della modernità, poteva arrivare a sostituire il musicista stesso, anticipando riflessioni oggi attualissime sul rapporto tra uomo e tecnologia, fino all’intelligenza artificiale e al machine learning. Aubry, attualizzando quelle suggestioni, utilizza suoni generati attraverso un algoritmo di analisi timbrica basato su machine learning (RAVE), elaborando registrazioni di strumenti rwais della tradizione marocchina come dati di input. Il risultato è un progetto che mette in dialogo la memoria sonora dei repertori popolari con la produzione sintetica della macchina, sottolineando tanto le possibilità quanto i limiti di un’intelligenza artificiale incapace di cogliere la dimensione sociale ed etica della musica. L’opera, pubblicata da Corvo Records, vede la partecipazione di Ali Faiq alla voce e di Idr Bazrou al lotar e al rebab, strumenti cardine della tradizione rwais. In questo intreccio, la tecnologia non si sostituisce alla pratica musicale ma ne diventa un interlocutore critico, aprendo domande sulla natura della creatività condivisa tra umano e non-umano. Il disco si articola in due lunghe sezioni. “L’Makina – Part 1” (17:39) si sviluppa su un tessuto sonoro rarefatto, quasi siderale, dove i frammenti di strumenti tradizionali appaiono trasformati e ricontestualizzati. I bordoni elettronici e i tagli granulari creano un senso di sospensione, mentre voci e corde emergono come echi lontani, in un continuo slittamento tra presenza e assenza. La struttura non segue climax evidenti, ma accumuli graduali di densità, come se la macchina stessa respirasse, mettendo in discussione l’idea di linearità narrativa. “L’Makina – Part 2” (16:19) mantiene un carattere affine, ma esplora dinamiche più accentuate. Le tessiture elettroniche si fanno stratificate, con riverberi metallici e pulsazioni profonde che evocano scenari cosmici. Anche qui voce e strumenti tradizionali non compaiono come citazioni dirette, bensì come materiale ricomposto dall’algoritmo, che ne ridisegna le qualità timbriche in modo imprevedibile. L’impressione è quella di un ambiente in mutazione continua, coerente pur nella fluidità, non un esercizio di sound design, ma una riflessione a più strati: sulla memoria culturale, sui limiti e le potenzialità della macchina. Aubry propone un dialogo complesso, in cui la distanza tra il fonografo di Belaid e gli algoritmi odierni sembra annullarsi in un unico interrogativo: cosa resta dell’umano quando la macchina ne prende la voce?

Metodi di esistenza


Certamente la complessità del vissuto non ha giocato a tuo favore, restano però sul tappeto delle evidenze elementi esiziali d’un distante modo di procedere, e tu per non perdere il filo dei tuoi pensieri hai centrato la tua vita sul costante cadere e rialzarti, fino a descrivere le curve asintotiche del tuo amplesso mentale come una costante inalterata del collasso quantico.

ALL'OMBRA DEL MONTE FUJI

Alla scoperta del Giappone in punta di...bacchette

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quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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