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Archivio per dicembre 28, 2017

Destinazioni craniche


Le destinazioni empatiche sono estrinsecate attraverso miniature craniche, movimenti inconsulti dell’essere che si appropria di visioni disincarnate, interiorizzate fino alla complessa saturazione dell’Io nel Nulla senziente.

Distruzione solstiziale


Una condizione estrema di pulsione reattiva, che riprende il cammino solare oltre le cime dell’inverno, lì dove la magia si è interrotta bruscamente al suo culmine.

La situazione degenera


Riserve intaccate dalle parole lasciate fluire come corrosivi, giù nel rivolo dell’attenzione, fino a ristagnare nella coscienza e poi a minarla.

Richieste inevase


Le richieste si annidano sui rami di una considerazione spicciola, mediata da coscienze ma dimentica delle interazioni sciamaniche dirette.

1917, un anno da non dimenticare – Carmilla on line


Su CarmillaOnline la segnalazione di un’opera di China Miéville, Ottobre, storia della Rivoluzione russa.

Molto vicino, nello sguardo e nella prospettiva, a Victor Serge, l’autore ricostruisce i fatti in dieci capitoli dedicati il primo a ricostruire La preistoria del 1917 (ovvero un sunto degli avvenimenti che condurranno alla Rivoluzione, dalla fondazione di Pietrogrado nel 1703 alla prima rivoluzione del 1905 e fino al disastro della partecipazione zarista al primo conflitto mondiale e alla morte di Rasputin) e gli altri nove ognuno ad un mese di quell’anno fatale per le sorti della Russia e del mondo, tra il Febbraio e l’Ottobre.

Il punto di vista è immediatamente chiaro al lettore: radicale e dal basso, senza inutili geremiadi sul bene o sul male rappresentato da quell’evento e, soprattutto, senza soffermarsi troppo sui meriti e demeriti dei grandi protagonisti, da un parte o dall’altra della barricata.
Ciò che conta è ciò che viene dal basso e chi sono quelli (soldati e operai, donne e contadini) che spingono avanti la Rivoluzione. Ancor prima che questa si imponga chiaramente nella testa di coloro che poi pretenderanno di averla guidata fin dagli inizi.

Il testo lo afferma chiaramente fin dalle pagine del primo capitolo: Quello che porrà fine al regime russo sorgerà dal basso. (pag. 54) Così, invece di dilungarsi troppo sulle storie dei partiti e dei presunti demiurghi dell’evento, l’autore porterà subito in scena i soldati, gli operai e le operaie di Pietrogrado con i loro desideri, le loro richieste concrete, le loro speranze di riscatto e di rispetto, il loro immaginario.

Un immaginario politico che non è fatto soltanto di slogan partitici e dibattiti ideologici, ma che è suggerito ed esaltato dalle dure condizioni della guerra e del lavoro. In una città che all’epoca , con i suoi due milioni e mezzo di abitanti e quasi mezzo milione di operai, era la più grande città industriale del mondo. Più di Detroit in cui pur già stava esplodendo l’industria dell’automobile.
Una città industriale che si trovava a galleggiare all’estremità occidentale del più grande impero del mondo (24 milioni di chilometri quadrati) i cui due terzi si trovavano in Asia e la cui popolazione di circa 160 milioni di abitanti era composta per 4/5 da contadini.

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