HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Zen
Sobolle desertiche
Sobolle di tipo arcaico, in un tripudio aramaico di essenze esotiche, nell’immensità di un deserto alieno rovente come Sommaria.
Christian Meaas Svendsen With Nakama And Rinzai Zen Center Oslo – New Rituals | Neural
[Letto su Neural]
Può la musica presentare con un altro linguaggio la filosofia buddista? In New Rituals, Christian Meaas Svendsen prova che sia possibile, esplorando il rapporto tra forma e libertà, tra la cultura occidentale moderna e la cultura orientale tradizionale. Sono tre i cd presentati, tutti radicati e basati sullo stesso materiale sorgente: 10 antichi sutra o canti buddisti Zen. Quello che si vuole sperimentare è un sé indipendente, in realtà inseparabile da tutto il resto e che cambia continuamente. Questo in alcune parti di New Rituals prende la forma di veri e propri canti devozionali, in altre assume quasi le sembianze d’un free jazz molto arioso ed espressivo, in altre ancora è un cantilenare solo accompagnato da un contrabbasso. La musica in questo progetto mette in discussione la necessità della forma come mezzo per sperimentare la libertà e questo – secondo l’autore – potrebbe essere un valore che pervade anche altri aspetti della vita. Christian Meaas Svendsen è semplicemente il tramite d’una antica sapienza, che trascende la sua stessa persona. Sulla stessa onda emozionale sono sintonizzati pure gli altri musicisti, Agnes Hvizdalek, Adrian Løseth Waade, Ayumi Tanaka e Andreas Wildhagen, abilissimi nel districarsi stilisticamente, a metà strada tra la musica classica contemporanea e il canto tradizionale. Alla Nakama Records possono essere soddisfatti del risultato, che è stato possibile grazie anche al supporto della Norsk Komponistforening e del Rinzai Zen Center di Oslo, un luogo nel quale le pratiche di meditazione sono essenzialmente silenti. Il buddismo Zen è una tradizione religiosa con rituali e una forma fissa, ma è essenzialmente antidogmatico e antintellettualistico, in particolare la scuola Rinzai, che ritiene l’illuminazione un evento improvviso, che si può raggiungere sia mediante la meditazione seduta sia mediante forme di colloquio paradossale. Lo zen – non solo in Giappone – ha molto influenzato la produzione letteraria e artistica: dalla poesia alla pittura, dal teatro No all’architettura di templi e giardini, dalla disposizione dei fiori al rapporto con molte arti e discipline, fino ad arrivare alla musica contemporanea di Cage, che è tutta permeata dalla complessità e dalla mutevolezza del reale suggerita da questa disciplina. Si dà scacco matto ai nostri tentativi di classificazione e di indagine, quello che rimane – scevro da facili riduzionismi – ci avvicina al reale in quanto processo, per restituirci a pieno tutta la sua complessità.
Porzioni del possibile
Scivolano via le annose esistenze del complesso intimo, quando ti accorgi che esistere implica una quantità inumana di consapevolezze, quando la mansione che pensi di aver svolto è soltanto una piccola porzione del possibile.
Storielle Zen Dalla Pianura Orientale – Booktrailer Theme From Erik Norlander Arrival
Un nuovo booktrailer di Storielle zen dalla pianura orientale, il nuovo libro di Marco “pykmil” Milani.
Breve recensione a Storielle zen dalla pianura orientale, di Marco Milani
Mi sono avvicinato alla nuova pubblicazione di Marco Milani con apprensione, come un fan che sta per mettere nel lettore il nuovo disco della personale band di culto. Storielle zen dalla pianura orientale è il titolo della pubblicazione in questione, edito da Cavinato Editore; è un ebook, lo trovate per esempio su IBS (non su Amazon, non è previsto l’odioso formato mobi), per cui i feticisti della carta dovranno farsene una ragione, gli toccherà sfogliare virtualmente il tablet, o lo smartphone, per inserirsi nel contesto spiazzante (per chi non lo conosce già) in cui Marco ama inserire le sue riflessioni, le sue storie di vita e trascendenza zen che lasciano a bocca aperta, uno scorcio vitale alternativo dove non esiste la deleteria frenesia della metropoli, dove i ricordi s’innestano con la fantasia e generano una morale rasserenante, anche nei momenti più cupi che potranno capitarvi.
Conosco Marco da una vita, devo un bel po’ di cose a lui e se mi volto indietro vedo tutte le belle iniziative che ci hanno visti protagonisti, o che realizzeremo nel prossimo futuro; percepisco il suo tipico imprinting quando scrive e lo vedo sorridere sornione quando impartisce le garbate lezioni che è difficile scorgere senza il suo aiuto, insegnamenti forse davvero facili da mettere in pratica e per questo quasi mai presi in considerazione, persi come siamo nella ricerca di sofisticazioni in linea col nostro stile di vita occidentale. In questo libro, quindi, esistono ben 120 punti di vista zen, ne intravedo ogni genesi e ne apprezzo ogni sfumatura, mi ricordano anche alcuni momenti della vita di Marco e perciò mi è semplice incastrare quei racconti con gli eventi scatenanti, so esattamente cosa vuol raccontare Milani e ciò accresce esponenzialmente il valore della pubblicazione: sono piccole perle di saggezza su cui costruire un presente e un futuro migliore, qualsiasi cosa vi accada durante la vostra vita.
Un accorato appello, completamente sincero: continuate anche voi a seguire Marco Milani nelle sue peripezie verbali, vi ripagherà di un point of view inarrivabile, leggero e snello e per questo sarà capace di farvi compiere voli pindarici. Garantisco io il risultato, non penso proprio che verrete a rinfacciarmi improbabili rimostranze.
Namasté.
Storielle Zen Dalla Pianura Orientale – Booktrailer
È online il booktrailer di Storielle Zen Dalla Pianura Orientale, il nuovo libro di Marco Milani edito da Cavinato Editore. Come sempre, buon gusto e garbo, e profondità del messaggio.
Storielle zen dalla pianura orientale – Il nuovo libro di Marco Milani
È appena uscito il nuovo libro di Marco “pykmil” Milani, Storielle zen dalla pianura orientale, edito da Cavinato.
È una festa, perché era un po’ che Marco non ci donava qualcosa di nuovo, la sua vena zen non si è mai prosciugata e rasenta spesso il Fantastico, piacevolmente.
Qual è lo scopo del vivere? Ne ho sentite di campane, vive e morte, direttamente a voce o eredità postume in narrative e saggi, e alla fine propendo per quel che sembra il particolare comune a tutti, quindi per la risposta probabile, ovvero la più semplice. Lo scopo del vivere è… ‘vivere’. La criticità si afferma quando si comprende che il problema da affrontare è effettivamente sul ‘come’. Ho tralasciato coscientemente di aggiungere un ‘forse’ nel contesto della frase, in ogni caso quando avrò una risposta sarà quando saprò di averla. Due Becks possono di certo afflosciare e alleggerire una mente troppo angosciata da tale dilemma. Poi la stessa mente (l’effetto delle Becks non è eterno) decide che se per ‘102 racconti zen’ il buon Richard Brautigan ha coronato il suo personale viaggio terreno e se con 365 meditazioni Deng Ming-Dao ha trovato i suoi equilibri verso il ‘Tao per un anno’, una equa dose matematico-letteraria-zen a completare un testo, altro non sarebbe che un ulteriore modo consono per cercare di capire il ‘come’ in soggetto. È questo il mio obbiettivo. Sarà un tentativo da allestire sincero e coerente nel suo sviluppare ‘pensieri e poi parole’, ostentato il giusto per quanto una mente in cerca di risposte possa ritenersi giusta, atteggiandosi quel poco che serve per essere chiaro e per chiarezza s’intende capire cosa si è scritto dopo averlo pensato. Un in Sé e per Sé, con la mente livellata su frequenze simili a quando si gioca da un pezzo a Super Mario Bros, del ‘piccolo’ carico di buone intenzioni con la guida spirituale dei due ‘grandi’: confidenzialmente, Richard e Deng. Scrivere è ‘vivere’ o è ‘come’? Il primo passo è il piano attivo. Inizierò con un numero. Il divano su cui sono seduto e un sudoku parzialmente risolto mi danno l’input (grandi suggeritori gli oggetti), e tralasciando la prassi che mi ha portato alla definizione e anche sulla base di un ‘quoziente pigrizia’ di livello cosmico ma accettabile, ecco che arriva il numero: 121 saranno le scritture, di cui questa è la prima. Ne restano da fare 120.Entro quando? L’orologio in soggiorno mi fornisce la soluzione: il problema non è più un problema se si decide che problema non è. Il tempo non esiste. Quindi… si parte. Stai con me, compar-lettore, in compagnia si procede più volentieri. Si alleggeriscono momentaneamente i pesi della vita e si ottimizzano le percezioni di tempo-spazio, qualche volta si azzerano. Sarà una breve, spero interessante, esperienza di percorso con magari anche qualche tratto nondimeno in comune, perché il mondo, gira e rigira, alla fine è veramente piccolo. Namastè.
La copertina è un bellissimo programma, assolutamente coerente con tutto quello che Marco è. Namastè…
Jos Smolders – Nowhere | Exercises In Modular Synthesis And Field Recording | Neural
[Letto su Neural]
Secondo Sengai (1750-1837), monaco buddhista giapponese particolarmente noto per i suoi scritti e insegnamenti controversi, il metodo del calligrafo zen rivelava quanto nella pittura – e nella calligrafia – vi fossero sì delle leggi, ma “la suprema legge
della legge” sia, in realtà, che non esiste alcuna legge. A voler considerare tale principio – parliamo di verità e insegnamenti riferiti ad una legge universale – verrebbero in mente certe massime di William Seward Burroughs, di Aleister Crowley o anche di certi filosofi relativisti. Rifacendosi anch’egli allo zen, Jos Smolders tiene a puntualizzare come negli ultimi dieci anni abbia abbandonato l’idea di una composizione preconcetta, progettata nei minimi dettagli e abbia abbracciato invece un’operatività più indefinita, fuzzy, curando in maniera particolare il processo – anche spirituale – d’avvicinamento all’opera e alimentando stati di concentrazione profonda, convergenti in una realizzazione di pochi e rapidi tratti. Anche molti pittori delle stagioni action painting e pop utilizzavano un simile approccio. Si pensi ad esempio a Jackson Pollock o a Mario Schifano. Insomma, una grande cura nella preparazione e velocità d’azione sono per Smolders elementi imprescindibili, anche quando applicati alle sue sessioni con sintetizzatori modulari e field recording, oltre che nei suoi stessi dipinti zen (come quello, ad esempio, che fa bella mostra sull’artwork dell’uscita). Ogni sessione ha le sue patches e così come il calligrafo prepara la sua carta, i suoi pennelli e l’inchiostro, che pure vanno “calibrati” prima dell’azione, alla stessa maniera vengono impostati molti dei parametri in gioco nell’album, lasciando poi fluire il tutto, con i suoni originari mantenuti nella loro semplicità, cercando di limitare le sovraincisioni e l’editing, secondo il postulato free form che nel “qui ed ora” stabilisce uno dei suoi punti di forza. Eppure le sequenze di Nowhere appaiono anche assai astratte, dilatate e puntiformi, zeppe di hum e scariche statiche, iperboli cosmiche e crackle, feedback e distorsioni. Forse questa sarà anche un’uscita insolita per la Crónica, ma la label portoghese ha avuto fiuto nel lasciarsi sedurre da cotanta stilizzata passione, forte negli intenti e pure nella resa finale, che rende merito di processi operativi inappuntabili.


