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Carmilla on line | Fantasy di passaggio
Su CarmillaOnLine Franco Pezzini firma una recensione a due opere edite da Hypnos; ecco un dettaglio d’intenti, più che di contenuti, perché si parla di Fantasy e Fantastico; parliamo di Marcel Brion, La città di sabbia e di Elena Furlan, Storia di Achille.
L’etichetta fantasy per noi in Italia veicola immediatamente una serie di suggestioni. In genere legate all’heroic fantasy, magari nell’eccezione tolkienoide che tenta di ricalcare fino all’allergia cutanea la produzione di uno scrittore in sé immenso (ma dopo di lui ha poco senso imitarne le storie di elfi e di orchi, brandite con una consapevolezza filologica e antropologica inimitabile). Meno frequentemente – ma con una certa attestazione di presenza – troviamo dark fantasy, urban fantasy o quel romance fantasy che capitalizza l’elemento romance tanto vivo attraverso certa narrativa rosa autoprodotta. Poi le tipologie sono infinite, quindi è difficile pretendere di irrigidire troppo il discorso; ma occorre ricordare che il termine fantasy, nel mondo anglosassone, è il corrispettivo del nostro fantastico – genus estremamente ampio o anche species non meglio etichettabile. Oltretutto, come sappiamo, non tutto è genere: con buona pace di alcune semplificazioni fandom, non possiamo applicare tout court l’etichetta fantasy a grandi poemi come l’Odissea o l’Orlando furioso, dove l’elemento immaginale è giocato su tavoli diversi da quello tecnico appunto del genere.
Che d’altronde esistano esigenze – o tentazioni – di marketing sulla disinvolta etichettatura come fantasy di opere non meglio inquadrabili è un dato reale. E prendo in esame due casi di grande interesse recentemente editi da Hypnos. Due testi in modo diverso eccellenti e poetici, per i quali la collocazione in uno scaffale fantasy dei grandi distributori è probabilmente automatica ma un tantino falsante, e che sollevano interessanti interrogativi sulla rispettiva natura letteraria.

