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Thelma | ThrillerMagazine


SPOILER

Il film ci spiega come il controllo sia l’unica legge che il patriarcato (e una delle sue emissarie per eccellenza, la religione cristiana) conosce, di fronte al “mistero” del potere femminile – un potere incomprensibile e inaccettabile perché difficile da appropriare e spesso annichilente, come dimostra il potenziale istinto di rabbia omicida che si annida in Thelma. Questo perché, a differenza della cultura dominante, che soggioga ogni elemento e ogni persona riducendole a semplificazioni manicheiste, salvifiche o letali, positive o negative, l’energia vitale raramente si manifesta in maniera univoca. In alcune culture, i demoni non sono mai solo malevoli o solo benefici, ma possono invece cambiare la propria natura a seconda delle circostanze e delle necessità.

Quello che ho incollato qui sopra con inchiostro bianco è il significativo riassunto della recensione di Sacha Rosel a Thelma, film horror (dell’anima, soprattutto) di Joachim Trier; vi lascio a un altro estratto preso da ThrillerMagazine:

Il desiderio nelle sue strane manifestazioni è il tema centrale di Thelma.
In un continuo gioco chiaroscurale fra sogno e realtà, energie psichiche e architetture asettiche, la storia si concentra sulla figura della protagonista, Thelma appunto, studentessa di biologia presso un’università norvergese. La sua vita ci appare circoscritta a pochi luoghi, racchiusi dentro il perimetro rassicurante del campus: le aule dove assistere alle lezioni, la biblioteca dove studiare, la piscina dove nuotare, la camera dove dormire e farsi da mangiare. Isolata e senza amici, la ragazza sembra non essere avvezza alle regole poste alla base dell’interazione sociale. In una delle prime inquadrature del film, Thelma ci appare come una studentessa fra tante, confusa nello sciame di persone che si agitano nel campus: i campi lunghissimi, che già evidenziano lo status di formiche anonime di tutte le persone che gravitano dentro l’università, amplificano il senso di spaesamento della protagonista, che non sa bene come orientarsi in quello che è a tutti gli effetti il suo primo vero e proprio ingresso nel palcoscenico della vita.
In effetti, per Thelma l’unico sbocco verso il mondo esterno è dato dalle telefonate che fa o riceve dai genitori. Seppure fisicamente distanti perché rimasti nella casa di campagna, il padre Trond e la madre Unni sono una presenza costante nella vita di Thelma, pronti a rassicurarla, orientarla, non da ultimo controllarla. Costretta sulla sedia a rotelle, la madre va in apprensione non appena la ragazza si sottrae a qualche chiamata, come quando non può rispondere perché sta seguendo una lezione in facoltà. Il marito, di professione medico, le ha mostrato come poter seguire il calendario delle lezioni online, in modo da rintracciare Thelma in ogni momento. Com’è allora che la figlia non ha risposto? C’è stato un cambio improvviso di orario alla lezione, la ragazza spiega pazientemente. In fondo, è abituata a condividere tutto con loro, specialmente col padre. Proprio lui le ha insegnato fin da piccola a fidarsi della presenza genitoriale e Thelma lo considera il suo migliore amico, l’unica persona a cui riesce a dire tutto. E poi, è la prima volta che si ritrova a vivere per conto proprio, forse è normale che si preoccupino per lei e che seguano anche la sua pagina Facebook per sapere se si è fatta degli amici.

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I PAGANI DI BERGEN IN NORVEGIA (XII-XIV SECOLO) | IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE


Sul blog di Marco Moretti un interessante post che tratta le testimonianze dei pagani norvegesi rimasti alla fine del Medioevo, da cui estraggo un passo che parla della magia Seidr, qualcosa d’islandese che ho imparato a conoscere nel meraviglioso romanzo di Maddalena Marcarini, Seidmadur lo sciamano; ecco l’estratto segnalato da Marco che traduce iscrizioni runiche ritrovate su legni intagliati:

L’antica brezza delle Dee della scogliera è caduta presto su di me, rispetto al bellissimo e pericoloso giovane pino del fuoco inamovibile della distesa dei pesci. 
(ossia “Mi sono innamorato subito di quella donna bellissima e pericolosa”)

(su) quell’albero di Odino conduce, del trogolo di spine, della dimora del conflitto, il gigante delle briglie della gigantessa.

Note:
Questo è un testo di magia seiðr. Le parti A e B sono composte di kenningar oscurissime, che hanno l’aspetto di pura poesia nonsense. La parte B è in assoluto la più difficile. Certe parole sono ai confini dell’intraducibilità.
Come si può ben vedere, alla fine (parte C) è riportato e ripetuto un ben noto verso in latino: appare Virgilio nella sua veste medievale di mago! Doveva essere un contesto estremamente interessante dal punto di vista antropologico e culturale! Devo dire che non è affatto facile spiegare come abbiano fatto le parole di Virgilio a unirsi alla tradizione magica autoctona.

Natasha Barrett – Reconfiguring the Landscape | Neural


[Letto su Neural]

La consapevolezza del nostro ambiente sonoro esterno dopo Cage non può che fare appello all’integrazione fra arte e tecnologia, in un connubio oramai ben ricco d’esperienze e che oggi s’arricchisce degli apporti della composizione elettroacustica 3-D e di tutto quello che di nuovo nella sound art ci arriva anche dagli approcci site-specific. Reconfiguring the Landscape è un progetto realizzato tra il 2019 e il 2022 da Natasha Barrett, sound artist norvegese che ha creato una serie di installazioni sonore all’aperto, posizionate in spazi pubblici per periodi di tempo che andavano da pochi giorni ad alcuni mesi. Il paesaggio sonoro esterno – per come l’hanno inteso le stesse avanguardie storiche – è sempre l’interpretazione che di questo ha l’ascoltatore o ancor meglio “colui che percepisce” e oggi appare sempre più inderogabile esaminare questa relazione in un’ottica ecologica, ossia basata sull’analisi del rapporto tra esseri viventi e ambiente. Lo spazio che ci circonda e che attraversiamo è inevitabilmente abitato dal suono in una dinamica di reciproca rivelazione e non è un caso che nella definizione di “sonorità” siano in gioco due significati distinti ma strettamente connessi tra loro: quello di fenomeno fisico oggettivo e quello di sensazione soggettiva. Raccontare il mondo nei suoi aspetti sonori dal “punto di ascolto” dell’essere umano presuppone allora come in questo caso un’ampia tavolozza di catture auditive, che Natasha Barrett lascia non modificate e raccoglie in questo cd nei remix di tre installazioni più un lavoro in due parti pensato sia per installazioni che per esibizioni live. Subito la prima traccia, “Impossible Moments from Venice 2”, c’immerge nel mood giusto, con voci di bambini, persone, striduli d’uccelli, campane, con lo strabordare dell’acqua e un coro che canta un alleluia. Come questi suoni della splendida città lagunare possano essere vissuti dai passanti in un contesto urbano totalmente differente non ci è dato sapere – possiamo solo immaginarlo e anche questo è un atto creativo suggerito dalla stessa autrice. In “Speaking Spaces 2: Surfaces from Graz” di nuovo il vociare di bambini e scampanellii più delicati fanno capolino fra i solchi e il rumore delle palline da ping-pong è tratto forse da un vecchio album di Barrett, Heterotopia. Le voci viaggiano tra gli altoparlanti mescolandosi, non si distingue cosa dicano e le campane di una chiesa anche qui scandiscono un tempo rarefatto e straniato. “Presence / Nærvær” è ancora più delicata delle altre registrazioni e annette momenti melodici, nella volontà forse d’indicare nella presenza la necessità di un ascolto partecipato. Con “Remote Sensing on the Beach” sono droni sibilanti, emissioni auditive ottenute dai movimenti delle acque e i garriti dei gabbiani ad essere in evidenza, ancora insieme a voci di persone ed altri uccelli, uno dei leitmotiv dell’album. Si chiude l’esperienza con “Impossible Moments from Venice 1” tornando ancora sulle similari sensazioni del pezzo d’apertura, in un continuo rimando di analoghi stilemi, probabilmente adottati per sottolineare differenze nella somiglianza e ripetizione.

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