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Loro 2, di Paolo Sorrentino – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a Loro 2, film di Paolo Sorrentino che ha come soggetto Silvio Berlusconi. Un estratto:

Di nuovo abbiamo la sensazione di essere scesi dall’Enterprise e sbarcati in un mondo alieno. Gli abitanti nell’aspetto sono simili a noi terrestri, ma così esagerati. Esagerati? E quindi inverosimili? Mi prendo la libertà di una incursione personale nella estroversione oggettiva della nota e della fiction per raccontare un episodio significativo. Circa nel 1990-91 fui inviato a Milanello per fotografare Fabio Capello. Mentre lo aspettavo a bordo campo, scattando foto di Gullit e Van Basten in allenamento, arrivò Berlusconi con un gigantesco elicottero. Avanzava spavaldo, sorridente, seguito da una segretaria sempre con un telefono all’orecchio, Cesare Previti e un drappello di quei giovani yuppies che erano esplosi come bombe a frammentazione con la sua entrata in campo. Il gruppo passò accanto alla mia postazione, e a un certo punto Berlusconi chiese se qualcuno aveva una penna. Due yuppies scattarono immediatamente e il più svelto gliela porse. Berlusconi scrisse qualcosa su un taccuino e poi gliela restituì dicendo “grazie”. Ero vicinissimo, sentivo le voci, capivo le parole. Il fortunato disse, a uno che gli era vicino: “Mi ha detto grazie. Grazie! Ti rendi conto?” Era euforico, la sua faccia era ispirata, proprio come quella dei personaggi del film, la sua voce tesa per l’emozione…

Loro 1 (o de la pecora condizionata) – Womenoclock


Sin dalla prima scena il film di Paolo Sorrentino appena uscito nelle sale cinematografiche, in cui una pecora spaurita e curiosa dal prato antistante la proprietà sarda di ‘Lui/Berlusconi’ si introduce avventatamente nella Villa, ne intuiamo la portata metaforica.

L’animale infatti, oltre a trovarsi davanti al forte getto di un condizionatore d’aria, è, all’interno della Villa, anche spettatrice inconsapevole di una demenziale trasmissione televisiva irradiata a ciclo continuo da un inevitabile megaschermo. La pecora spaesata e stordita, perisce nel giro di pochi minuti, stramazzando letteralmente al suolo, sotto l’aria fuoriuscente dall’impianto di refrigerazione che si fa, progressivamente e velocemente, sempre più gelida, morendo di fatto, se così si può dire, ‘massimamente condizionata’.

La pecora è un animale che da solo si spaura, che ha necessità di fare parte di un gruppo-gregge e che, soprattutto, ha bisogno di un capobranco. Ecco che la pecora si fa qui popolo-audience  irretito e raggelato in una totale incapacità di giudizio e azione, sino alla paralisi e alla morte, con nefaste conseguenze, per un intero Paese, di imbarbarimento culturale.

La pecora riesce comunque a intenerire, perché allude ad una dimensione arcadica, di cui non si conosce più traccia, se non in qualche provincia, magari appunto della Sardegna, una terra vieppiù violentata da magnati che ne hanno fatto una loro colonia del tutto ecoincompatibile, perché ‘Loro’  sono compatibili unicamente con la dissolutezza e la corruzione,  le vere protagoniste del film. La pecora quindi, pur sparendo fisicamente subito dalla scena, rimane in realtà impressa nell’occhio dello spettatore per tutto la durata assumendo, di volta in volta, le sembianze di escort sedotta dai soldi e dal potere, di ministro corrotto e servile o di faccendiere criminale inserito nel sistema clientelare.

La pecora è animale sia mansueto che passivo, sia docile che codardo, la pecora è gergalmente intesa anche come prostituta e nel film, a vari livelli di specializzazione, titolo e acrobatica abilità, ce n’è a profusione. L’opera di Sorrentino offrirebbe anche qualche felice battuta, che però, personalmente, non sono riuscita a trattenere, in quanto il sentimento di squallore e irritazione ha avuto la meglio inibendo ogni tipo di aggregazione mnemonica.

Il susseguirsi insistito e fastidioso di situazioni, immagini e dialoghi intenzionalmente volgari e sempre espliciti, tramortisce infatti lo spettatore, ancor più la spettatrice, per oltre una metà del film andando così a fare sbiadire anche  la geniale trovata della ‘pecora condizionata’, alcune inquadrature davvero riuscite e l’interpretazione di Beppe Servillo, qui un Berlusconi-maschera del Bagaglino, a cui l’originale ha dato però una mano non da poco.

Ecco un’altra recensione integrale, perché meritava esser letta tutta quanta, a Loro parte 1, il film di Paolo Sorrentino su Berlusconi, già recensito da FantasyMagazine. Pellicola imperdibile, direi, ma da vedere muniti di opportuni oggetti per non sporcarsi. Da WomenClock.

Loro 1 | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione alla prima parte di Loro, film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi e le sue vicende qualificabili e discutibili in vari modi, anche le più weird, che hanno segnato e tuttora segnano l’Italia da almeno venticinque anni. Un estratto:

L’attesa è finita. Approda oggi, 24 aprile, nelle sale uno dei lungometraggi più chiacchierati di questa primavera, quel Loro 1 che sin dal trailer ha fatto storcere il naso a molti, quasi certi (e si sbagliavano) che la bravura di Toni Servillo non potesse tenere testa a Lui. Il brianzolo per eccellenza, l’innominabile, colui che tutto può. L’unico che sa ogni cosa, che trova ogni soluzione, che realizza ogni sogno.

Lui è Silvio Berlusconi tratteggiato dalla penna di Paolo Sorrentino, l’uomo più che il politico, per stessa ammissione dell’autore. Loro, invece, sono tutte quelle persone che a lui si sono ispirate, che in lui hanno riposto speranza, che di lui avevano bisogno. Sono le comparse, misere e piccole, di una storia che appartiene al nostro passato recente. Sono quella pletora di donne che si sono svendute e quegli omuncoli che si sono asserviti, hanno ringraziato per le briciole e consegnato ciò che avevano a Lui.

Loro 1 è un film che non ti aspetti. In molti lo definisco biografico ma è meglio metterci d’accordo sulla definizione di biopic. Perché in questo capitolo introduttivo l’unica biografia che vediamo è quella, peraltro corale, dei soggetti che gravitano intorno al Presidente e che, col proprio comportamento, hanno contribuito pesantemente a conferire un’aura da Santone a Silvio. Sono quelli che gli hanno consegnato le chiavi di un Paese per trasformarlo nella sua casa dei balocchi. Sono la versione grottesca di una popolazione che proprio quello voleva: il sogno lucido.

Non sono, però, i loschi affari, gli inganni, le trappole e tutto il sottobosco di truffe e favori a tenere banco in tale prima appassionante parte della pellicola. Neppure le vite opache dell’uomo medio. Protagoniste sono le figure incorniciate da immagini accurate e mai sciatte, meravigliose istantanee di umana decadenza. Sono le frasi taglienti, dotate di un’ilarità intrinseca, talvolta involontaria, ogni volta perfetta. E sono le musiche che coronano un’estetica sontuosa quasi abbagliante. E tutti questi infiniti dettagli incastrati con dovizia, come nel più raffinato dei mosaici, fanno dell’opera un gioiellino cesellato da un Maestro.

 

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