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Erika Angell – The Obsession With Her Voice | Neural
[Letto su Neural]
Album di debutto solista per Erika Angell, vocalist, compositrice e producer svedese, da oltre un decennio residente a Montréal, musicista che sfugge a qualsiasi caratterizzazione, con all’attivo ben sedici album prodotti indipendentemente e innumerevoli collaborazioni che spaziano dal jazz all’indie rock, dalla musica operistica al noise elettronico. Proprio nel desiderio inesauribile di attraversare differenti generi ed essere disponibile a svariate collaborazioni le dieci tracce di “The Obsession With Her Voice” abbracciano più approcci, passando da partiture orchestrali sostenute da una vocalità penetrante e ricercata – in “Dress Of Stillness” per esempio – a passaggi più improvvisativi oppure monologanti e infarciti da un’elettronica aspra e sussultorea. L’album si configura come un affascinante collage sonoro, un viaggio intimo che ci riporta alle origini della vocazione musicale di Angell. In “One” e “Temple”, Angell costruisce architetture sonore che sono vere e proprie sculture poetiche, dove la sua voce esplora le molteplici sfaccettature dell’identità e del conflitto interiore. Gli arrangiamenti labirintici di archi curati da Jonathan Cayer creano un tessuto denso e avvolgente, mentre le incandescenti improvvisazioni di batteria di Mili Hong aggiungono un elemento di imprevedibilità e urgenza. Particolarmente notevole è “Never Tried to Run”, dove Angell evoca le influenze vocali di Nina Hagen, idolo d’infanzia della cantante, creando un brano che esplora il tema del cambiamento con sonorità sinuose e sensuali, mentre “Up My Sleeve” vibra di una mondanità inquietante, evocando immagini di una cantante in stato d’emergenza che osserva le fiamme alzarsi. La produzione, curata dalla stessa Angell con la collaborazione di Sam Woywitka, brilla per la sua capacità di amalgamare elementi apparentemente inconciliabili: la voce, ora sussurrata ora gridata, si immerge in paesaggi di rumore e percussioni, tracciando melodie di impavida complessità. “German Singer” rappresenta uno dei momenti più paradigmatici dell’opera, narrando un concerto attraverso frammenti vocali elaborati e impulsi metronomici, trasformandosi in un tributo al valore dell’arte e al suo potere di seduzione. È proprio questa la cifra distintiva dell’intero lavoro: la capacità di essere simultaneamente sperimentale e profondamente emotivo, intellettualmente stimolante e visceralmente coinvolgente. Con questo debutto solista, Erika Angell si conferma una delle voci più originali e coraggiose della scena contemporanea, capace di fondere potenza femminista ed esplorazione sperimentale in un’opera che non teme di mostrarsi vulnerabile e autentica.

