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Il fisico Melvin Vopson vuole dimostrare che viviamo in una realtà virtuale | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com un’interessante segnalazione riguardo al nostro ecosistema reale che alcuni ritengono sia invece una simulazione virtuale – tipo Matrix, insomma. Vi lascio ad alcuni passi significativi dell’articolo:
Il cinema e le serie tv/in streaming giocano da anni con l’idea che la nostra vita sia solo una realtà virtuale particolarmente evoluta, passando da Il tredicesimo piano (The Thirteenth Floor, 1999) a ovviamente la saga di Matrix ma anche al Sublime di Westworld, questi sono solo alcuni degli esempi di fiction in cui i protagonisti scoprono di vivere in una realtà virtuale (potremmo aggiungere Tron, ma lì ne sono consapevoli). Ma ci sono scienziati convinti che non si tratti solo di finzione e uno di loro è convinto di poterlo dimostrare.
Nel 1989 il matematico John Archibald Wheeler aveva postulato che l’universo fosse fondamentalmente matematico e che poteva essere un costrutto non di materia ma di informazioni, coniando il termine It From Bit. Nel 2003 il filosofo Nick Bostrom della Oxford University aveva formulato la sua ipotesi sulla simulazione, partendo dal concetto che una civiltà può aver raggiunto un tale livello di evoluzione per cui la tecnologia è diventata così sofisticata che la simulazione sarebbe indistinguibile dalla realtà e i partecipanti non sarebbero consapevoli di esserne parte. Il fisico dell’M.I.T. Seth Lloyd si è portato ancora oltre, ipotizzando che l’intero universo sia solo un gigantesco computer quantistico. Infine, come potete vedere qui sopra, nel 2016 Elon Musk si era detto convinto che viviamo in una simulazione. E se può servirvi, anche Scott Adams, creato del geniale fumetto Dilbert ne è assolutamente convinto. Ma c’è chi di recente si è spinto ancora più in là: il fisico Melvin Vopson della Portsmouth University ha dichiarato di poter dimostrare che viviamo in una simulazione. Partendo dal principio di massa-energia-informazione che potete scoprire qui (ma è parecchio tecnica) Vopson ha dichiarato in un saggio per The Conversation che una realtà simulata contiene una grande quantità di Information Bits ovunque e che questi bit rappresentano il codice, “Quindi rilevare questi bit proverà la teoria della simulazione”.
Vopson ritiene che i bit abbiano una piccola massa che, se rilevata, dimostrerà la loro esistenza. Come? Per il fisico l’informazione rappresenta la quinta forma di materia nell’universo e il suo esperimento per provare la sua teoria è il seguente: cancellare le informazioni all’interno delle particelle elementari e delle relative anti-particelle e annientarle con un flash di energia, il che le farebbe esplodere e e rilasciare fotoni rivelatori. Per farlo ha anche lanciato una pagina di crowdfunding su Indiegogo per realizzare una sistema di annientamento positroni-elettroni contente una tecnologia creata appositamente per rilevare contemporaneamente fotoni gamma e infrarossi.
It from bit, l’informazione come fondamento della fisica | L’indiscreto
Su L’indiscreto un articolo di Roberto Paura che indaga l’universo partecipativo, una speculazione cognitiva davvero intrigante. Un estratto:
John Archibald Wheeler è stato uno dei pionieri della gravità quantistica, il tentativo di trovare una teoria unitaria che tenga insieme i due grandi paradigmi della fisica teorica, la relatività generale (che descrive la gravità) e la meccanica quantistica (che descrive le altre tre forze fondamentali, agenti a livello microscopico). Coniò il celebre termine “buco nero” e la fortunata idea che l’universo, al livello più elementare, sia discreto e non continuo, costituito da una sorta di “schiuma spazio-temporale”. Pur essendo un fisico teorico rigoroso, fu tuttavia sempre interessato alle visioni più eterodosse e radicali, come l’ipotesi del multiverso o quella, da lui elaborata, dall’universo “partecipativo”, in cui il ruolo dell’osservatore previsto dall’interpretazione di Von Neumann–Wigner della meccanica quantistica (secondo cui il passaggio dell’indeterminismo quantistico al mondo deterministico che sperimentiamo dipende dall’interazione con un osservatore cosciente) viene enfatizzato fino al punto da immaginare che l’osservatore cosciente sia una conditio sine qua non per l’esistenza stessa dell’universo. Non a caso, Wheeler fu uno dei fisici più apprezzati e citati dal Fundamental Fysiks Group, con i cui membri aveva avuto numerosi scambi epistolari, pur prendendo le distanze dalle loro visioni New Age.
Nella fase più avanzata della sua brillantissima carriera, Wheeler si convertì alla teoria dell’informazione, convinto che l’applicazione di questo paradigma alla fisica teorica potesse rivoluzionare completamente questo settore. Per sintetizzare il suo programma di ricerca, Wheeler utilizzò un’espressione, o meglio una domanda, destinata a produrre una vasta e duratura eco nel mondo della fisica teorica: “It from Bit?”. Come spiegò nell’articolo del 1989 nel quale per la prima volta propose questa tesi programmatica: «It from bit simbolizza l’idea che ogni oggetto del mondo fisico possiede in fondo – molto in profondità, in molti casi – una sorgente e una causa immateriale; che ciò che chiamiamo realtà emerge in ultima analisi dal porre domande binarie sì/no e registrare le risposte sui nostri dispositivi; in breve, che tutte le cose fisiche sono in origine informazione teorica e che questo è un universo partecipativo».

