HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Eva
Il demone Lilitu/Lilith: la duplice natura di creazione e distruzione, vita e morte. | Iridediluce
Un fondamentale posto di IrideDiLuce sul demone Lilith, in cui si affrontano con sintesi i temi fondamentali del suo culto, che è sostanzialmente un potere femminino indipendente e imprendibile, che può apparire insensato alla luce di ragionamenti prettamente razionali o patriarcali; un estratto:
La mitologia del demone Lilitu, in particolare la figura di Lilith, occupa un posto affascinante nella tradizione mesopotamica ed ebraica. Considerata la prima moglie di Adamo nella letteratura rabbinica, la narrazione di Lilith è profondamente intrecciata con i temi della ribellione, della libertà e degli aspetti oscuri del potere femminile. La sua storia, che trae origine dagli antichi racconti mesopotamici sugli spiriti Lilitu, trascende le culture per diventare un pilastro del significato e del simbolismo di Lilitu.
Descritta come pericolosa e seducente, Lilith è associata al seduzione degli uomini e al furto dei bambini. Il suo nome deriva da antiche parole accadiche che significano spiriti o demoni. Il significato di Lilith nella tradizione ebraica è stato ampiamente discusso, innescando dibattiti tra gli studiosi sul suo ruolo di figura di indipendenza e potere in contrapposizione alla sua raffigurazione come demone nella Bibbia ebraica e nella successiva letteratura rabbinica.
∂| FantasyMagazine | Eva
FantasyMagazine.it recensisce il film spagnolo Eva, di Kike Maillo, prova ambientata nel mondo degli androidi in cui si sviscera un po’ di filosofia legata all’apprendimento.
Già Alan Turing il matematico inglese, che fu tra i più importanti tra i padri della moderna informatica, nonché uno dei primi teorici dell’intelligenza artificiale, parlò della creazione di “macchine che apprendono”, arrivando a chiedersi: “Invece di elaborare un programma per la simulazione di una mente adulta, perché non proviamo piuttosto a realizzarne uno che simuli quella di un bambino?”. (1)
Non cita però Turing il soggetto di Kike Maillo e Martì Roca, sceneggiato dal drammaturgo catalano Sergi Bebel e da Aintza Serra perché ai concetti di ricostruzione della meccanica del corpo robotico, la storia concepisce il lavoro di creazione dell’intelligenza artificiale non come algoritmico, posto in termini di computazione, bensì come quello di una costruzione caratteriale.
In effetti il lavoro di Alex più che ingegneristico è psicologico. Tramite il “display ad ampolle” chiamato Hand-Up, maneggia sfere che rappresentano possibili caratteristiche caratteriali del cervello del robot, recuperando i precetti della “frenologia” una pseudoscienza (come l’alchimia del resto) per la quale ogni parte del cervello umano sarebbe collegata a un tratto del carattere.
Ne consegue una esplorazione dei sentimenti dei robot, che possono per esempio avere dei livelli di emotività programmabili, e su come gli esseri umani interagiscono empaticamente con la loro “simulazione” dei sentimenti.
Il film si prende tre stellette su cinque, ed è comunque – pare – una buona pellicola da godere mentre si specula sulla crescita dei piccoli androidi, parallelo della razza umana creata da… chi?

