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NeXT Hyper ObscureArchivio per Alessandro Bosetti
Luca Perciballi – Sacred Habits | Neural
[Letto su Neural]
Se per generare dei suoni puri in un progetto musicale è principalmente solo uno strumento ad essere utilizzato, spingendolo ai limiti delle oggettive possibilità tecniche – in questo caso una chitarra elettrica che viene accompagnata da una sparuta elettronica e labili percussioni – viene istintivo pensare che il tutto sia stato confezionato anche pensando ad esibizioni dal vivo, ambito che è conseguente ad una ricerca così specifica, personale e tendenziosa. Perciballi lo ricordiamo come uno dei musicisti di Didone, album di Alessandro Bosetti risalente al 2021, ma nel suo background lo sperimentatore ha attraversato più generi e approcci: dal jazz si è poi dedicato all’improvvisazione creativa e al sound design, ha scritto musica per piccoli e grandi ensemble, per il cinema, il teatro e la danza, sviluppando a fondo una pratica compositiva che parte proprio da una radicata attitudine performativa. Comporre ed esibirsi dal vivo – insomma – danno vita ad un connubio inestricabile che corrisponde esattamente alla propria realtà musicale. L’effetto di questa duplice azione produce sonorità che sono ben metabolizzate e si propagano per mezzo d’infiniti rimandi e memorie. Quello che s’imprime è un coacervo di poliritmie e rumori, dispiegati in passaggi energici e virtuosi che vanno da un’amplificazione completamente elettrica al suono acustico, facendo un uso sapiente anche di appositi altoparlanti preparati e foot percussion. È un suono assai grezzo e straniante a essere modulato, molto viscerale e diretto ai sensi, seppure in alcuni passaggi anche sottile. Del resto la perizia strumentale di Perciballi è indiscutibilmente articolata e immaginifica: poco importa se questo sia da considerarsi ancora all’interno della caratteristica tradizione dello strumento. Ogni nuovo metodo aggiunge qualcosa a una tecnica musicale e come sempre sottolineava Gustav Mahler “la tradizione non è conservare le ceneri ma passare sul fuoco”. In questo caso il fuoco è sfuggire a un’idea della chitarra elettrica legata ai generi che l’hanno resa celebre nel corso degli ultimi (quasi) cento anni: una storia relativamente recente e che fa i conti con il passato a partire da una concezione della musica già in gran parte “popular”. Meglio allora affidarsi a suggestioni che vengono da altre discipline artistiche, dal teatro e dalla poesia, dal mondo del fantastico o intimamente connesse a una sfera decisamente spirituale. Ispirazione che suonando in solo prende anche le forme di una sorta di cantiere aperto sul proprio linguaggio espressivo. L’uscita si deve alla Kohlhaas Records, etichetta italiana gestita brillantemente da Marco Segabinazzi.
Alessandro Bosetti – Plane/Talea 31-34 | Neural
[Letto su Neural]
Si può suonare un archivio digitale in costante aggiornamento? È quello che fa Alessandro Bosetti, raccogliendo materiali sonori da decine d’incontri individuali e sessioni di registrazione, apporti che appena conferiti vengono resi anonimi per poi essere reinterpretati in nuove forme. A ogni successiva interazione e performance, Bosetti letteralmente suona l’archivio, cercando dettagli nascosti e corrispondenze millimetriche, esplorando le pieghe di quello che è stato realizzato, rimandando ad intrecci proliferanti e ricchi d’essenziali enunciati. Il riferimento più coerente di una siffatta operatività sembra essere quello ad antiche e stratificate forme di polifonia vocale, oppure ad articolazioni similari, più sperimentali e a noi più prossime, diciamo genericamente moderne o postmoderne. Ogni nuovo contributo all’archivio è di circa 15-20 minuti, avviene singolarmente e prevede la registrazione di brevi suoni vocali. Per contribuire all’archivio non è richiesta alcuna preparazione, intonazione o competenza vocale o musicale. Particolarmente interessante per Bosetti è mettere in evidenza le peculiarità di ogni genere di voce: tutte le sonorità raccolte entrano a far parte dell’archivio di Plane/Talea e verranno utilizzate nelle successive esibizioni musicali dell’artista. Sono soprattutto i dettagli microtonali che emergono dall’incessante giustapposizione dei contributi vocali a fare la differenza, a dire altre cose rispetto alle originarie forme espressive, con un’intonazione o un timbro cangiante, senza che siano mai trattate elettronicamente ma solo ricombinate. La tensione musicale è infusa proprio dalla particolare grana, inflessione, energia di ciascun frammento, proprio in contrappunto agli altri e ad una strumentazione che comprende un clavicembalo, vari tipi di synth analogici, un Crystal Organ, un pianoforte a coda e un organo Hammond. Plane/Talea 31-34nella corposa discografia di Bosetti segue idealmente il quasi omonimo LP del 2016, pubblicato anch’esso su Holidays Records e negli intenti dell’autore opera di campionamento che proietta una comunità immaginaria e un coro disincarnato. Le quattro composizioni presentate sono state realizzate tra il 2017 e il 2018, le prime due (31-32) in una casa di campagna a Vicobarone, sulle colline piacentine, mentre le altre rimanenti (33-34) nella settimana di residenza presso lo Studio Venezia, un ambiente realizzato dall’artista francese Xavier Veilhan nel padiglione francese alla Biennale di Venezia.
Alessandro Bosetti / Chris Abrahams – A Heart That Responds From Schooling | Neural
[Letto su Neural.it]
Il compositore italiano e performer Alessandro Bosetti e il pianista australiano Chris Abrahams hanno collaborato assieme per questo A Heart That Responds From Schooling tratteggiando melodie ipnotiche e abrasive, digitalmente
addomesticate, impostando il tutto all’insegna d’atmosfere spettrali e raffinate, piuttosto scure e spaesanti. Lungo i sette brani dell’album sono dipanate oblique ballads, termine che in questo caso è riferito a un tempo lento, a strutture strumentali e a testi con specifici contenuti narrativi. Bosetti – che con la sua stessa voce interviene nelle composizioni – esplora forme libere e ripetizioni minimaliste: gran parte del suo lavoro approfondisce la musicalità del linguaggio e gli aspetti sonori della comunicazione verbale, utilizzando efficacemente anche fraintendimenti linguistici, traduzioni e interviste come strumenti per la composizione. Il classicismo di un musicista è messo a confronto con l’elettronica dell’altro, la melodia collide con il concettualismo più astratto ma svagato. Chris Abrahams che si esibisce regolarmente nelle scene musicali improvvisative, sia in Australia che in Europa, suggerisce a Bosetti, che adesso è di base a Marsiglia, il passo giusto: l’alternanza e la giustapposizione sono perfette, l’equilibrio è mantenuto vivido, senza mai soluzioni che possono apparire scontate o troppo pasticciate. Anzi, in alcuni momenti può essere al contrario che l’impressione sia quella d’una ricercata naivetè, un po’ hipster e folk-mentaloide, disinvolta e ad arte poco intonata, magicamente riportata dalle evoluzioni pianistiche e dalle digressioni romantiche a segnare emotivamente momenti fragilissimi e intensi. L’album di questo ben assortito duo esce per la Unsounds, etichetta di Amsterdam – creata nel 2001 da Andy Moor, Yannis Kyriakides e Isabelle Vigier – non nuova nell’ospitare progetti di sound art, composizione contemporanea e improvvisazione sperimentale.

