HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per novembre 17, 2025
Nell’Ade delle bellezze inumane
Nel tema delle rifrazioni di novembre, nel dignitoso disfacimento del reale e nel degrado della luce, trovi modo di sorridere dentro e accogliere le ombre dell’Ade che ti solleticano, accarezzano, seducono con le loro ombre di bellezze inumane.
Pink Floyd – Live in Vienna, AT (February 1st, 1977) – Super 8mm Film [VHS]
Ancora Animals, dei Floyd, che torna dal ’77 a tempestare i nostri peggiori e stupendi incubi. Enjoy…
Refresh a novembre
Elementi di un refresh mentre novembre scorre cupo e destinico, assenze di crepuscolo lento verso la linea di demarcazione.
Akycha: la divinità solare Inuit | Iridediluce
IrideDiLuce continua anche oggi nel suo percorso di rivisitazione delle divinità dell’antico – intese anche come divinità prossime all’oblio – tracciandone una che rappresenta il sole nella cultura inuit; il sole, che nella mitologia classica successiva è data in appannaggio a uomini: Akycha.
Akycha, figura di grande rispetto nella mitologia Inuit, è particolarmente venerata tra la popolazione Inuit dell’Alaska. Come divinità solare, simboleggia il potere vitale del sole. Nell’intricato mondo della mitologia Inuit, Akycha è un’entità affascinante, che rappresenta la forza primordiale del vento. È stimata nella cultura Inuit per il suo dominio sulla natura, incarnando sia la brezza leggera che le intense raffiche artiche. Akycha, la luminosa dea del sole, occupa una posizione cruciale nella ricca narrazione della mitologia Inuit dell’Alaska. La sua esistenza racchiude il calore del sole, la sua luce e l’essenza vitale del rigido clima artico. Contrariamente alla comune raffigurazione delle divinità solari come maschi, Akycha si distingue come un potente personaggio femminile, sottolineando il punto di vista unico del popolo Inuit.
Akycha, divinità solare nella mitologia Inuit, è spesso raffigurata come un’entità luminosa, che simboleggia il calore e la luce del sole. Tuttavia, la mitologia Inuit enfatizza tipicamente gli aspetti spirituali e simbolici delle loro divinità, piuttosto che i tratti fisici specifici. Akycha è spesso rappresentata come un essere elegante e celestiale, che incarna la fluidità e l’imprevedibilità del vento. Le rappresentazioni visive la mostrano spesso con i capelli che sembrano fondersi con l’aria circostante, come se fossero mossi dal vento. Si pensa che i suoi occhi siano trasparenti e mutevoli come il cielo, riflettendo le condizioni atmosferiche.
La forma di Akycha è sfuggente, spesso si materializza come una figura effimera all’orizzonte, incarnando la natura sfuggente del vento. Purtroppo, i resoconti dettagliati dell’aspetto fisico di Akycha sono scarsi nelle fonti esistenti della mitologia Inuit. La cruda realtà della sopravvivenza artica spesso dava priorità al ruolo e al potere di una divinità rispetto ai dettagli fisici. Ciononostante, in base al suo legame con il sole, possiamo dedurre alcuni attributi. Akycha potrebbe essere immaginata come un’entità luminosa, forse impreziosita da tonalità dorate o impreziosita da un alone radioso che simboleggia lo splendore del sole.
Il libro dell’altrove, da Keanu Reeves e China Miéville | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la segnalazione di “Il libro dell’altrove”, insolito romanzo scritto da Keanu Reeves – sì, proprio l’attore – e China Miéville, dalla quarta interessante:
A volte temuto, a volte venerato, Unute vaga per il mondo da ottantamila anni, scatenando la sua furia nel corso di trance sanguinarie che non distinguono gli amici dai nemici e rinascendo da un uovo le rare volte in cui viene ucciso: ha visto avvicendarsi le glaciazioni, le civiltà sorgere e cadere, le tecnologie essere dimenticate e reinventate, l’umanità in tutte le sue iterazioni; ha osservato e compiuto più violenza di quanta vorrebbe ricordare, e adesso è stanco. Un reparto segreto dell’esercito promette di trovare una cura alla sua immortalità, e in cambio userà le ricerche per creare altri supersoldati impossibili da uccidere. Ma quando un uomo mortale torna brevemente in vita, sorge il timore che esista al mondo una forza ancora più potente… Forse la risposta ai misteri è nel mosaico millenario dei ricordi di Unute, o forse nel cinghiale che, animato da una rabbia cieca nei suoi confronti, da millenni cerca invano di ucciderlo.
Contaminando con note mitologiche e metafisiche la tradizione dei grandi «immortali» dell’immaginario fantastico e cyberpunk, il talento letterario di Miéville e l’eccezionale inventiva di Reeves si fondono in un romanzo impressionante per bellezza e ferocia. Una scrittura oceanica, ipnotica, stratificata, ci risucchia alla ricerca di un frammento di verità che potrebbe non esserci, della risposta a domande che potrebbero non averne – qual è il senso della crudeltà e della perdita?, cosa significa essere umani? – e ci trascina in un viaggio su cui aleggia una sensazione insondabile, eppure a tratti percepibile: la disperata, solitaria, malinconia dell’eternità.

