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NeXT Hyper ObscureArchivio per marzo 4, 2023
Cover reaveal di “Che la terra ti sia lieve”
Nei prossimi giorni uscirà il mio romanzo inedito per l’Impero Connettivo “Che la terra ti sia lieve (sit tibi terra levis)”, edito per i tipi di DelosDigital, collana L’orlo dell’Impero; intanto, ecco la cover reveal dell’ennesimo capolavoro realizzato da Ksenja Laginja. Keep Talking…
Sei consensuale?
Consensuale, come la necessità di condividere un epilogo che si differenzia soltanto per il tuo approccio.
Fotografia “esistenzialista”: Daniele Cascone – segnonline
Bella intervista a Daniele Cascone, sul suo essere artista e come, sulle sue scelte estetiche e cognitive. Da SegnoOnline.
Anzitutto, i titoli: devo chiamarti fotografo, artista digitale o semplicemente artista? Hai iniziato, se non sbaglio, dipingendo…
Presentarmi con uno di questi titoli mi ha sempre imbarazzato; penso che il mio lavoro li comprenda un po’ tutti e, al tempo stesso, nessuno di essi mi identifica con precisione. A volte è un bene non avere un’etichetta, tuttavia può rilevarsi controproducente quando incontri quelle realtà del mondo dell’arte molto settorializzate.
Ho iniziato dipingendo, ma non ci ho mai creduto sul serio; ero bravino a disegnare e probabilmente se ci avessi messo più impegno e studio, avrei ottenuto risultati più interessanti. È rimasto un passatempo giovanile, che ha comunque innestato in me la passione per le arti figurative.Qual è il focus del tuo lavoro?
Mi concentro maggiormente sulla figura umana, spesso con interazioni di oggetti estrapolati dal loro contesto abituale. Alcuni definiscono il mio lavoro “esistenzialista” e non mi dispiace questa identificazione.
Come la tua ricerca si è evoluta nel corso negli anni?
Penso si sia evoluta a pari passo con la mia crescita di individuo. Nei primi anni ero esplosivo ed estremo, poi sono passato a una fase più tormentata e, infine, mi sono dedicato a immagini più minimaliste. Anche le idee espresse hanno seguito lo stesso processo e oggi mi piace mostrare opere più riflessive, che vanno indagate e ascoltate.
A parte la natura, che indaghi per diletto, il corpo è il tuo soggetto preferito: con le sue mille maschere e – unica costante – la sua prigione.
Sì, penso che questi temi mi terranno compagnia per sempre, poiché sono ossessionato dalle prigioni fisiche e mentali con cui si combatte quotidianamente. Le vedo, in generale, come la rappresentazione del fallimento nel trovare un significato assoluto, un tentativo inconscio di spiegare il vuoto esistenziale. Vuoto che non sono mai riuscito a colmare con una spiritualità di qualunque genere.
L’incomunicabilità, il travestimento, l’attrazione degli opposti sono punti fermi delle tue opere. Come si giunge a catturare l’essenza di un’immagine, il divenire di un’idea?
C’è sempre un misto di razionalità e di istinto in ciò che faccio. Progettare per mesi un’idea mi aiuta a preparare il terreno su cui poi, spesso, improvviso. Nel momento dello scatto ricerco un’immagine che rappresenti bene ciò che ho in testa; tuttavia, essendo la fotografia un mezzo che attinge dal reale, non sempre ciò che metto in scena si rivela adatto. È necessario che subentri un‘intuizione per capire come modificare la realtà e raggiungere lo scopo prefissato. Ritengo che sia questa la fase più complessa e impegnativa del mio lavoro, nonché quella con la maggiore percentuale di fallimento.


