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NeXT Hyper Obscure

Archivio per febbraio 24, 2023

Istanze soporifere


Le soporifere istanze del buio sintetico si muovono isteriche sul ciglio del rasoio cognitivo.

A un passo dal baratro


Quel frammento di olografia contiene in sé ogni nozione che sembra sfuggirti, e non sai bene a cosa aggrapparti, non conosci cosa potrebbe essere di te se continui su quella falsariga.

Proprio lì


Sono le articolazioni dell’essere tangibile a riproporsi alle tue fantasie, ma è proprio lì il tuo limite che non vuoi superare.

“De Reditu”. Il viaggio e il ritorno nella letteratura tardo antica – TRIBUNUS


Su Tribunus un bell’articolo sul poema – e implicitamente sul film – De Reditu, del poeta tardo latino Claudio Rutilio Namaziano. Un estratto:

Il De Reditu è un poemetto in distici elegiaci, scritto da Claudio Rutilio Namaziano.
Il manoscritto originale, oggi perduto (ma ancora attestato nel 1706), venne scoperto nel 1493 nel monastero di Bobbio da Giorgio Galbiate, filologo e umanista.
L’opera si compone di due libri, ma il secondo si interrompe bruscamente. Nel 1973 vennero ritrovati due frammenti, i quali fanno cenno a un incontro tra Rutilio Namaziano e tale Marcellino in una località non ben individuata fra Luni e Albingaunum, e l’altro riguarda proprio la ricostruzione della città di Albingaunum (Albenga). Nonostante l’opera sia giunta incompleta, è proprio l’esistenza del poemetto stesso a darci la certezza del successo e del raggiungimento della destinazione del viaggio da parte di Rutilio Namaziano.

L’autore è a noi noto appunto solo dal poema stesso. Appartenente a una famiglia aristocratica di origine gallica, Rutilio fece una lunga carriera politica a Roma: fu dapprima magister officiorum e in seguito praefectus Urbi (nel 413 o 414). Rutilio era forse legato a circoli culturali pagani e conservatori, di cui facevano parte anche numerosi esponenti dell’aristocrazia senatoria romana. Alcuni di questi personaggi sono citati nell’opera.
Il clima del periodo, seppur filtrato dalla visione dell’autore, è restituito dai versi del De Reditu. Il motivo del viaggio di ritorno di Rutilio Namaziano verso la terra natìa (probabilmente era originario di Tolosa o comunque di una cittadina nella Gallia Narbonense. La meta del viaggio non viene esplicitamente citata nel testo) è causato dall’arrivo dei Goti e dalle distruzioni da essi causate, che costringono l’autore ad abbandonare Roma per curare i suoi possedimenti devastati in Gallia. L’invasione gota investì infatti fra il 412 e il 414 i territori della Gallia, sotto la guida del re Ataulfo.
In base a tali dati e a poche sporadiche indicazioni fornite dai versi del poemetto è possibile stabile due probabili date del viaggio: la prima datazione proposta è quella di metà novembre – dicembre del 415; mentre la seconda cade negli ultimi giorni di ottobre del 417. In entrambi i casi, il viaggio è effettuato durante il periodo del mare clausum, periodo che va da ottobre a marzo, in cui la navigazione è quasi del tutto ferma o sottocosta. L’imbarcazione utilizzata da Rutilio è una nave di piccole dimensioni, detta cymba.

Materia del De Reditu sono propri i luoghi che Rutilio vede costeggiando le sponde del Tirreno e le tappe sulla terraferma, ma non mancano riflessioni e incontri con amici, mescolati da frequenti e raffinati richiami letterari e mitologici. L’autore infatti aveva ricevuto un istruzione elevata e colta, studiando letteratura, retorica, e diritto. Il suo bagaglio culturale riaffiora proprio dai versi, in cui vi sono richiami a Ovidio, Orazio, e Virgilio, ma anche nella scelta stessa del distico elegiaco, che rimanda ai toni e ai motivi delle elegie dell’esilio ovidiano. Per Rutilio la partenza da Roma è vissuta con nostalgia e rimpianto, tutta l’ammirazione e l’amore per l’Urbe sono espressi nel cosiddetto “inno a Roma”, che si colloca nel momento in cui Rutilio con un piccolo seguito lascia la città per giungere a Portus, punto di partenza del suo viaggio. Nel poemetto non si fa mai riferimento al sacco subito dall’Urbe nel 410, ma Roma appare ancora gloriosa e come unica e vera capitale dell’Impero. Semmai, le preoccupazioni dell’autore sono incentrate su quella che lui percepisce come una decadenza dei costumi.

La lettura dell’opera doveva essere forse destinata a una cerchia ristretta e fidata di persone, probabilmente amici.

Dahlia’s Tear – Iridescent Path


I momenti del disfacimento siderale irreversibile.

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