HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Joy Division

The Dead Souls – Struggle


In attesa di un risvolto cupo del mondo, mi siedo.

Joy Division – New Dawn Fades (Official Video)


Sul filo di una terribile emozione…

Breathless – Stone Harvest


Ricordo istanti persi in memorie di altre vite, ingenui come una favola…

Joy Division – I Remember Nothing (Reimagined Video)


Quarant’anni di questo brano, di tutto l’album. L’oscurità interiore non è stata più la stessa, dopo…

L’album bianco dei Twenty Four Hours | PostHuman


Notevole recensione e post di Mario Gazzola, temperato sul connettivismo musicale che ha senso quanto quello letterario. Una fusione di stili e mode, ma tutti coerentemente legati da sperimentazioni su vari livelli, non ultimo il Pop, per protendere in ultima analisi verso il Mainstream, ormai abbondantemente contaminato dalle sperimentazioni.

Leggete a fondo quello che Mario ha scovato tra le note e le pieghe del tempo che passa: Twenty Four Hours, Close – Lamb – White – Walls.

Il gruppo omaggia quindi gli ospiti Tuxedomoon con la cover di What Use (da Half Mute dell’81), eseguita ben due volte: la prima sul cd 1, più elettronica e fedele alle atmosfere originali degli sperimentatori di San Francisco, la seconda in chiusura del cd 2, una versione definita nei credit “acoustic” che in realtà significa più decisamente rock, accelerata e sostenuta da un possente drumming quasi-metal del Lippe Marco. Ma l’omaggio acquista ulteriore valenza simbolica, essendo la prima delle due versioni mixata in medley con l’altra cover dell’album, cioè la floydiana Embryo (inedito del ’69 disponibile su raccolte e sul recente cofanetto The Early Years 1965–1972), a saldare così quel ponte fra i due mondi sonori su cui si diceva il progetto Twenty Four Hours si protende.

Che poi si amplia anche a comprendere l’influenza beatlesiana nell’hard rock melodico di The Tale Of The Holy Frog, spiritoso titolo molto “prog” che invece impiega un riff alla A Ticket To Ride (la cui grinta risulta un po’ diluita dalla raffinata vocalità di Elena, che tira più verso atmosfere liriche alla Sophya Baccini). Mentre quella dei Genesis è palpabile nella lunga suite Supper’s Rotten, “solo” 15’ contro i 23’ della Supper’s Ready di Gabriel & co. (non da The Lamb ma da Foxtrot), cui i Twenty Four Hours scippano anche il riff minimalista di chitarra acustica tra il primo e il secondo movimento, che nella loro moderna suite “marcia” (in cinque movimenti, con lunghe parti strumentali) ci fa l’occhiolino dal synth del leader, il quale si produce anche in qualche espressionismo vocale alla Peter Gabriel dell’epoca.

Raffini le sensazioni


Lo scenario si apre sul momento torcente della notte profonda, incipiente l’istante di espansione catartica dell’ego finemente trascendentale; raccogli le parole e disegni i tuoi sentimenti, con pura angoscia olografica.

The Sight Below – New Dawn Fades (Joy Division Cover)


Splendida cover dei Joy Division, notevolmente evocativa, quasi industrial…

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Joy Division – Heart & Soul


I suoni sono alchimie geometriche che bucano le pareti dimensionali, permettono un tetro sguardo lungo anni soggettivi sulla decadenza esistenziale sperimentale.

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