il nome si trascina e si perde negli interstizi,
fra una mattonella e l’altra
diseguale, sconcio
come una spallina giù e la carne esposta rosa
ed è nel tacere che gratto con il labbro il tuo sapore,
una succursale di dolore che mi segue curva dopo curva a capo chino, nell’amore di sale
che torna a possedermi dagli occhi
Molto bello il richiamo del possesso fotografato dall’occhio, altresì interessante quel movimento quasi di diavolo- fantasma-entità non meglio precisata che sale dal basso. Avrei evitato forse la scena della spallina in giù, per renderla forse più mistica e potente. Ma scorre, e scorre bene :*
“una succursale di dolore che mi segue curva dopo curva a capo chino, nell’amore di sale”…che è successo qui? ti è scappato il piede sull’acceleratore!!!
L’avrei terminata ai primi quattro versi, il resto è un’appendice pesante e inutile
mi fai venire in mente il dolore dell’attesa, che qualcosa di buono possa davvero succedere in questo mondo di “successo”, ma in realtà non regala nulla.
più essenziale di altre tue, evocativa, più che ad un demone mi fa pensare ad un fantasma, che vaga negli spazi della poesia e tuoi