Scrivo nasce come un atto quasi fisiologico: non un gesto puramente letterario, ma un modo di restare al mondo. In questi testi la parola non cerca di spiegare, bensì di abitare il tempo, di attraversarlo con passo fragile e ostinato. Rosario Bocchino scrive da un margine consapevole, dove la vita è fatta di attese, di silenzi e ricordo, di ritorni imperfetti. La sua poesia non alza la voce: ascolta. Ascolta il vento, la luna, le strade, l’acqua, ciò che resta dopo il passaggio delle cose. Ogni verso è un tentativo di misura tra il dire e il tacere, tra la ferita e la grazia. Il paesaggio diventa interiore, e l’interiorità si fa spazio condiviso, riconoscibile. Scrivo è un libro che non chiede risposte, ma presenza; non promette salvezza, ma una verità nuda, fatta di sale, di memoria e di stupore. Qui la poesia è respiro sul vetro: fragile, reale, indispensabile. Scrivere, per Bocchino, è restare. E in questo restare, offrire al lettore un luogo dove sostare, anche solo per un istante.
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Collana Libri amArgine: Scrivo di Rosario Bocchino (e book scaricabile gratis)
Pubblicato: 25 aprile 2026 da almerighi in scrittura a puntaTag:poesia
Eduardo Mitre è un poeta, saggista e traduttore boliviano, ha vissuto a lungo tra Bolivia, Stati Uniti e Francia, e la sua poesia unisce immagini della terra natale a riflessioni universali sulla memoria, l’esilio e l’identità. Tra le sue raccolte più note Mirabilia e Fervientes huellas.
Oggi hanno abbattuto l’albero
che ci aveva accompagnato tanti anni.
Senz’altra benda che una nube
la ferita azzurra dello spazio.
.
Parola per parola,
foglia a foglia,
lo pianto di nuovo
nell’orto della memoria.
Ma invano.
.
Non passa il vento fra le sue fronde
o passa senza toccarle.
Non dora la luce le sue foglie
né sui suoi rami
si posano gli uccelli.
.
Ormai pura immagine, l’albero
senza frutto né canto.
Come la realtà rugosa ha
fame di sogni,
sete della sua ombra
patisce il mio corpo.
.
Alzo agli occhi e vedo solo
un incendio di ali.
E in fondo
il sole assetato
che vaga senza radici.
*
L’ho cercato sul tuo viso esigente di Maria Grazia Leuci
Pubblicato: 23 aprile 2026 da almerighi in scrittura a puntaTag:poesia
Maria Grazia Leuci è una poetessa e scrittrice italiana contemporanea, nota per una produzione lirica intensa e introspettiva. La sua poesia esplora temi come l’identità, la memoria, il tempo e la dimensione spirituale dell’esistenza. Ha partecipato a premi letterari e iniziative culturali, distinguendosi nel panorama poetico italiano recente.
L’ho cercato sul tuo viso esigente
quando eravamo sole
e sciorinavo un mondo fantastico
e quando parlavi di me
con la prescritta moderazione
di cui ignoravo i veri confini
È arrivato quasi alla fine
In una stanza d’ospedale,
senza scorie né difese
oceano d’acqua dolce
sigillo luminoso
Non mi aspettavo fosse granata
e il frantumarmi dentro
scomposizione senza ritorno
*
Inedito tratto dal sito Internopoesia.com
Aprile e silenzio di Tomas Tranströmer
Pubblicato: 22 aprile 2026 da almerighi in autori stranieriTag:poesia
Tomas Tranströmer (1931 – 2015) è stato uno scrittore, poeta e traduttore svedese, molto conosciuto e apprezzato in patria. È stato insignito del Nordic Council’s Literature Prize nel 1990, del Premio Struga e del Neustadt International Prize for Literature nel 1990. Nel 2011 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: “perché attraverso le sue immagini condensate e traslucide, ci ha dato nuovo accesso alla realtà”.
La primavera giace deserta.
Il fossato di velluto scuro
serpeggia al mio fianco
senza riflessi.
.
L’unica cosa che splende
sono fiori gialli.
.
Sono trasportato dentro la mia ombra
come un violino
nella sua custodia nera.
.
L’unica cosa che voglio dire
scintilla irraggiungibile
come l’argento
al banco dei pegni.
*
Oggi chi ha perso il suo nome di Antonio Bianchetti
Pubblicato: 21 aprile 2026 da almerighi in scritturaTag:poesia
Como settembre 2023, manchi Antonio
Oggi chi ha perso il suo nome
lascia una piuma leggera
vicino a un’ala nuova.
Un altro angelo la troverà
per essere libero
guardando il mondo
dal suo nido d’amore.
Sorride un’altra volta
perché sa di essere tornato
e non conosce il destino.
Ogni volta è una gioia o un dramma.
Una persona scompare
un’altra appare
nello stesso momento
e il testimone conserva
il suo messaggio
senza capire
quando si spegnerà la fiamma.
Ritroverà un nome
semplicemente
accarezzando un ventre.
Chi muore e chi rinasce
ci appartiene
sempre.
*
Una poesia di Antonio Sagredo
Pubblicato: 20 aprile 2026 da almerighi in scrittura a puntaTag:poesia
E si muoveva nella notte come in un bagno d’ombre e di luci
e, fermo, mirò tutti gli universi osservabili e pianse per gli spazi ignoti.
Una musica da nessun luogo mi sommerse, più profonda era la meraviglia
di non poter cantare tutto quel ch’era restato senza note e senza voce.
.
Nessuna soglia sotto di me e tutto era sospeso con la materia che mi sosteneva,
il canto e il cammino ovunque eguali erano la sostanza del mio esistere.
Non era possibile cadere, e ogni vuoto era una pienezza da amare senza requie,
la materia che vedevo era la stessa del suo contrario e il mio corpo, ovunque.
.
Come se lontano dai capestri e dai patiboli non scorgessi più il carnefice
farsi strada vittorioso per i delitti consumati, e incolpevole e senza pietà
avanzava lui coi suoi strumenti per nuovi ordini in altri luoghi consacrati
dal diritto alle esecuzioni e al trasporto dei corpi una volta trionfali voci.
.
Perché oltre la tomba se non c’è uno spazio eguale in altri universi
siamo paralleli ai rumori delle tragedie che noi registriamo da secoli
e oggi non esiste alcuna soglia reale da calpestare e vivere –
non ci è data se il delitto rifiutiamo prima della nostra presenza in-attuale.
*
(alla memoria di Giorgio Linguaglossa morto questa notte)
Bisogna pur morire di Carmelo Bene
Pubblicato: 18 aprile 2026 da almerighi in scrittura a puntaTag:poesia
Carmelo Bene (1937–2002) è stato uno dei più innovativi e controversi protagonisti del teatro e del cinema italiano del Novecento. Attore, regista, scrittore e intellettuale, ha rivoluzionato la scena teatrale con uno stile sperimentale e anticonvenzionale. Celebre per le sue reinterpretazioni di classici come Amleto, ha puntato su voce, suono e destrutturazione del testo. Nel cinema ha diretto opere radicali come Nostra Signora dei Turchi, diventato un cult d’avanguardia. La sua figura resta centrale nella cultura italiana per la ricerca artistica estrema e la critica alle forme tradizionali di rappresentazione.
E le porte dell’Eden s’apriranno
a un uomo che scontò…
È l’ignoto nel viaggio
in cui esistenza è parentesi,
parvenza di qualcosa bramata,
ma non posseduta ancora,
perché stagione ancor non è venuta.
Non v’è futuro ignoto, ma un presente
stato in cui coscienza
fa silente il pensiero,
per rendere accettabile un cammino
che troverà il suo inizio,
dove a noi sembrerà di veder la fine:
ed è nostra ventura qui scontare
per abolir distanze,
restringere parabole,
prosciugare un mare, quasi ad avvicinar
due continenti; per camminar sicuri
e non volare!
E le porte dell’Eden si apriranno
a uomini che seppero scontare:
uomini che saranno quando morte
salverà dalla vita,
facendo primo l’ultimo sospiro.
Bisogna pur morire, perdersi
per trovarsi, perché più bella sia
resurrezione!
.
— Carmelo Bene, Ho sognato di vivere!, Poesie giovanili Bompiani, 2021
Hugo Williams è un poeta britannico nato nel 1942 a Windsor, noto per uno stile diretto, ironico e autobiografico. Figlio del compositore John Williams, ha lavorato anche come giornalista e critico musicale.Nel corso della sua carriera ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il T. S. Eliot Prize nel 1999.
La sera avanza, poi si ritira di nuovo
Lasciando le nostre tazze e i nostri libri come isole sul pavimento.
Stiamo andando alla deriva, io e te,
Lontani l’uno dall’altro come i giovani eroi
Di questi due romanzi che abbiamo appena posato.
Perché questa è la felicità: vagare da soli
Circondati dalla stessa luna, le cui maree ci ricordano noi stessi,
Le nostre distanze e ciò che ci siamo lasciati alle spalle.
La lampada lasciata accesa, le tende che lasciano entrare la luce.
Queste cose erano promesse. Senza dubbio ci torneremo.
*
Lamentazioni nello spazio di Clementina Suàrez
Pubblicato: 16 aprile 2026 da almerighi in autori stranieriTag:poesia
Clementina Suárez (1902–1991) è considerata la prima grande poetessa moderna dell’Honduras e una figura pionieristica della letteratura centroamericana.
Spirito libero e anticonformista, fu protagonista della vita culturale del suo paese, fondando riviste e sostenendo giovani artisti.
La sua poesia, intensa e innovativa, esplora identità, desiderio, ribellione e la condizione femminile con voce unica e coraggiosa.
Fuori il vento ruggisce.
La tua testa mi riposa sul grembo,
la notte indugia in un cerchio fantasma.
Acque impetuose solcano narcisi e nebbie,
per adornare la tomba di tanti uccelli morti.
Mi pettini e mi spettini i capelli
mentre il mare trascina sangue e fango.
L’ombra sembra scolpire cadaveri.
Chi piange e si dispera nell’aria?
L’amore. Tu dormi,
senza fretta di lasciare la notte,
mentre io soffoco le grida
di madri e bambini.
*
Bob Dylan con poesie di Riccardo Mannerini
Pubblicato: 15 aprile 2026 da almerighi in scrittura a puntaTag:poesia
Riccardo Mannerini (Genova, 28 ottobre 1927 – Genova, 26 marzo 1980) è stato un poeta e paroliere italiano. Fu amico del cantautore Fabrizio De André (con cui collaborò a lungo), oltre che di Luigi Tenco, Vittorio De Scalzi e dei New Trolls.
Anche i poeti muoiono sotto le bombe criminali in Medio Oriente
Pubblicato: 14 aprile 2026 da almerighi in autori stranieriTag:poesia
Un’altra poeta cade vittima della follia violentissima che viviamo come spettatori impotenti, anche un po’ inetti, forse; anzi sicuramente inetti – in questi giorni. È la poeta libanese Kathoun Salma, morta insieme a suo marito a Beirut, in un raid israeliano. Intollerabile, insieme a tutto il resto.
Ero io a parlare
o ero colei cui si parlava?
Sono ancora la ferita che giuoca con la ruggine della lama?
Come un profeta dei voli migratori
sollevo le fruste degli elementi
e, per reggere questa confessione,
rimango ancora sul desiderio balcone, in preda al delirio.
È forse così che nasce la tristezza,
sui letti degli estranei,
su un pavimento a chiazze,
mentre la bambina ripone la mano della bambola
nel dolore della sera?
Eravamo figli del vento.
Un sole ignaro dei propri incendi ci ha messi al mondo
la luna ci ha illuminato nutrendoci con le mammelle dei lupi,
perché potessimo crescere.
*
Testi e traduzione a cura di Laura Di Corcia
Abbi pazienza, mia donna affaticata di Primo Levi
Pubblicato: 13 aprile 2026 da almerighi in scrittura a puntaTag:poesia
Primo Levi scrittore e poeta (1919 – 1987)
Abbi pazienza, mia donna affaticata,
Abbi pazienza per le cose del mondo,
Per i tuoi compagni di viaggio, me compreso,
Dal momento che ti sono toccato in sorte.
Accetta, dopo tanti anni, pochi versi scorbutici
Per questo tuo compleanno rotondo.
Abbi pazienza, mia donna impaziente,
Tu macinata, macerata, scorticata,
Che tu stessa ti scortichi un poco ogni giorno
Perchè la carne nuda ti faccia più male.
Non è più tempo di vivere soli.
Accetta, per favore, questi 14 versi,
Sono il mio modo ispido di dirti cara,
E che non starei al mondo senza te.
*
CI SONO SOLO DUE PAESI di Enrique Lihn (Traduzione di Emilio Capaccio)
Pubblicato: 11 aprile 2026 da almerighi in autori stranieriTag:poesia
Ci sono solo due paesi: quello dei sani e quello dei malati
per un certo tempo si può godere della doppia nazionalità
però, alla lunga, ciò non ha senso
Duole separarsi, a poco a poco, dai sani che
avremmo seguito uniti, fino alla morte
separatamente uniti
Con i malati c’è spazio per una crescente complicità
che in nulla somiglia all’amicizia o all’amore
(quelle mitologie che danno i loro ultimi frutti a pochi passi dalla mannaia)
Cominciamo a inviare e a ricevere messaggi dei nostri veri
concittadini
.
una parola di incoraggiamento
un opuscolo sul cancro
.
*
.
HAY SÓLO DOS PAÍSES
.
Hay sólo dos países: el de los sanos y el de los enfermos
por un tiempo se puede gozar de doble nacionalidad
pero, a la larga, eso no tiene sentido
Duele separarse, poco a poco, de los sanos a quienes
seguiremos unidos, hasta la muerte
separadamente unidos
Con los enfermos cabe una creciente complicidad
que en nada se parece a la amistad o el amor
(esas mitologías que dan sus últimos frutos a unos pasos del hacha)
Empezamos a enviar y recibir mensajes de nuestros verdaderos
conciudadanos
.
una palabra de aliento
un folleto sobre el cáncer
*
Sorriderti forse è morire di Sandro Penna
Pubblicato: 10 aprile 2026 da almerighi in scritturaTag:poesia
Sandro Penna (1906 – 1977) iniziò a scrivere poesia sul finire degli anni Venti del Novecento e nel 1929 conobbe Umberto Saba a Roma e poi negli anni molti altri intellettuali come Carlo Emilio Gadda, Cesare Pavese e Pier Paolo Pasolini.
Sorriderti forse è morire,
porgere la parola
a quella terra leggera
alla conchiglia in rumore
al cielo della sera,
a ogni cosa che è sola
e s’ama col proprio cuore
*
Josep Piera (1947 – 2026) poeta e scrittore spagnolo in lingua catalana. Punto di riferimento per la letteratura valenciana del XX secolo, con stile narrativo intimo, ha narrato dei suoi numerosi viaggi nel Mediterraneo e dei paesaggi della Drova, dove trascorse le estati dell’infanzia e dove visse dal 1974.
Non sono voci celestiali che da lontano
ci parlano internamente. Sono voci amate.
Voci interiori, voci distanti, voci che dicono
una strada che nessuno sa dove porta.
.
Ci sono voci che sono fanali in un vicolo buio,
mentre altre sono brusii di lontananze.
Ci sono voci che ci tramutano in parole.
Voci taciute, voci assenti, voci silenzi.
.
La poesia sono voci trasformate in suoni
che dicono da dove veniamo, dove andiamo e chi siamo.
*