Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), è stata una poetessa, scrittrice e giornalista austriaca.
Penso a Ivan. Penso all’amore. Alle iniezioni di realtà. Alla loro durata, solo poche ore. Alla prossima iniezione, più forte. Penso in silenzio. Penso che è tardi. È irreparabile. È troppo tardi. Ma sopravvivo e penso. E penso, non sarà Ivan. Qualunque cosa avvenga sarà qualcosa di diverso. Vivo in Ivan. Non sopravvivo a Ivan.
Dopo essersi fatta er villone, utilizzando anche i tanto vituperati bonus centodieci percento, dopo che il suo fido scudiero servino si è fatta anche lui una bella magione più grande de pria, giorgina pensa anche ai tagliani meno abbienti e meno abbietti: il Piano Casa, una storia dove ogni italiano potrà finalmente sentirsi proprietario… almeno nelle fictions. Detto così sembra un film. Ma togliamo il trucco e le luci del set: sono centomila case in dieci anni, 10.000 case all’anno. Divise per i quasi 8.000 comuni italiani, fa la bellezza di UNA CASA E UN PEZZETTO a comune. Il grande piano per l’emergenza abitativa è costruire UNA CASA all’anno a Milano , una a Reggio Calabria ed una a Monza . Ed è’ evidente che i produttori e gli assegnatari di quelle poche case faranno di tutto affinché saranno i loro amici! Una roba che non basta nemmeno a coprire il fabbisogno di un condominio di periferia, figuriamoci di una nazione! Gli esperti parlano di “snellimento burocratico”, una formula magica che in Italia significa passare da 47 firme necessarie a sole 46: una rivoluzione silenziosa. Il piano punta a rilanciare il settore, semplificare le norme e, perché no, dare un tetto a tutti. Anche se, per ora, il tetto più concreto resta quello delle aspettative. Nel frattempo, i tagliani continuano a cercare casa come sempre: tra annunci improbabili, metri quadri “creativi” e prezzi che sembrano scritti in lire… ma senza conversione. C’è però un lato positivo: il Piano Casa ha già funzionato benissimo come esercizio di immaginazione collettiva. E in tempi difficili, anche sognare un trilocale con balcone può essere considerato un piccolo lusso.
James Tate (1943–2015) è stato un poeta statunitense noto per il suo stile surreale e ironico, spesso popolato da situazioni assurde e immagini sorprendenti. Ha vinto il Premio Pulitzer per la poesia nel 1992 per la raccolta Selected Poems. La sua opera ha influenzato profondamente la poesia contemporanea americana, grazie a una voce originale che unisce umorismo e inquietudine.
Stasera la donna più carina di Altoona si concede all’apprendista del lavasecco
sotto alle altalene del City Park. Il suo fiato di mostarda, la sua vita si cristallizza mentre
le massaggia i lombi, credendosi capace. E poi accade: gli agognati ovuli
penetrano la terra come piccoli animali estatici, e il Midwest si contrae
nell’orrore. A malapena si trova un posto dove stare. L’intero paese si è riunito per
confermare la profezia del sindaco: Gabriella e Barnaby hanno fatto una pessima fine. Fumo,
acqua, sirene funestano il cielo. Di certo a breve diranno a reti unificate che è
tutto sotto controllo, i più anziani sospirando penseranno di essere anche loro sotto controllo,
anche se le loro vite sono state esposte a un crimine passionale. Venite a vedere la gente contorcersi.
Il pilota scomparso (Garganta press, 2026), trad. italiana Clarissa Amerini e Bernardo Pacini
La serra di vetro è un foro nella pioggia, la cappella del sole, campana per il vento.
I cetrioli, pieni di sé, lunghi polmoni verdi di quell’aria stagna,
s’immaginano frutto della compostezza come scarabei d’acqua in pozze boschive e tracce di zoccoli.
E io sono un foro nella serra di vetro, prendo tempo tra le file.
Le foglie, i fiori gialli, i vasi svaniscono in un circolo di pensieri.
Poi da lontano giunge il rumore chioccio di questa latta verde che s’inclina e trabocca… e s’inclina di nuovo.
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Benedizione dell’uccello marino
Siamo stormi di uccelli marini, costruttori di angoli vari, lavoratori che disfano reti di fili aerei e di garbugli.
Prega per noi quando il vento combattiamo faccia a faccia; non lasciare la sua forza vibrante frantumare la croce dell’osso alare.
O Dio che dai le piume sollevaci quando cadiamo; conserva la smania nelle nostre bocche, la stella gialla dentro questi occhi.
Cristo, rendi lieve la via di creature simili a spiriti sulla scia di un corpo perverso senza peso né limiti.
Spirito Santo del cielo, soffiaci al largo di questo mondo, dona a noi la sommità dell’aere per poterci librare e sorreggere.
Prega questo strano posto spoglio per noi – stiamo gridando O cielo non pensarci alla stregua d’un niente O mare non pensarci alla stregua d’un niente
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Gufo
ieri notte al giungere dell’alba il richiamo di un gufo spalancò il buio
per miglia e miglia, più di un mondo oltre questa stanza
immediatamente fui di nuovo nel bosco, composta, vidi i miei occhi esser visti sentii sentire il mio ascoltare
sotto un albero enorme improvvisato dalla paura
caddero rami secchi poi una stella diretta verso Dio fondò e aggiustò il bosco
poi via a toccare le luci della città, altrove il richiamo di un gufo si gonfiò domandando
due volte, come tu inclinando sfregheresti due fiammiferi nel vento
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Traduzioni di Francesca Magnabosco
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Alice Oswald (1966) è una poetessa britannica, considerata una delle voci più originali della poesia contemporanea inglese. La sua opera intreccia natura, mito e tradizione orale, con una forte attenzione al paesaggio e al suono del linguaggio. Ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il T. S. Eliot Prize per la raccolta Falling Awake (2016).