Uno sente il cuore si spezza
ma resta intero
la vita spina sangue a ruscello
a mare
vanno via luci di stelle
in noi rimane
gambe e braccia spezzate
per davvero
ma un cuore spezzato, quello,
l’ hai inventato.
Uno sente il cuore si spezza
ma resta intero
la vita spina sangue a ruscello
a mare
vanno via luci di stelle
in noi rimane
gambe e braccia spezzate
per davvero
ma un cuore spezzato, quello,
l’ hai inventato.
Un vento è un vento e un vento non
simula
a fianco lui che lui che non (lui)
nega, mille crini stillano, l’annega
questo povero simbolo.
Un vento, lo dico io perché l’oggetto mi pare vincolo e
l’oggetto lega, combustibile colore d’indaco stupefatto e padrone
un vento porta il vento porta dove porta muore:
e mi ricorda le bambine che raccolgono, poi gli operai che le fottono, poi
le stradine che disperdondo, poi le assistenti sociali
e l’intera concezione del quadrato
fintanto rombo: non è chiaro dove possa arrivare il nostro concetto
della comprensione. Il mondo allato
e non si combina con un paio di loro, ma solo simpatizza.
Dai poemetti in riunione risillaba:
terrò a te , mostrina minima, te ne farò ghirlanda
e sarai l’imago storia tanta, una specie di incubo
disoccupante.
Ma un vento è un vento e non la lascia schiaccia-
ta nell’onda rifulgente del fermo della diga: rompe il Vajont
aiuta il Piave ad assecondare l’urto forse
in qualche modo aggrava
ma non spacca secco un tonante un irreale
prova, mi penso, a fare i conti con la ghiaia e il secco e il monte
Toc, varda quel che l’è. Sconfinatamente e
sinceratamente disperso nel profluvio delle forze.
Allora un governo patacca, mangiare alla puttana quello che gli mostra
ma una bella puttana così! come si fa! a mangiarla
tutta!
Ha due braccine morbide, un viso bello un bordino
di miseria lungo le ali flosce, e labbra rosse d’incanto e due
larghi occhi neri, larghineri genuflessi ma intensi
come si fa, come si fa, splendore, farti fuori così, ti prego
lunghe campagne barocche
vicoli neri di cotto buongiorno
torri alte torri sghembe torri mare
stradicciole bianchette a muro a secco
chiese, aperte, chiese mattone, chiese marmo
incanto cipresso e ulivo incanto vigna
intere periferiche industriali nella cinta
Torino linea, Milano stella, Napoli cresta, Palermo spessa
e Bologna una ruota
rossa sportica violata sozza ma
innata, questa puttana bellissima
nel suo vento
e nella sua strada
e nella sua morbida
e nel suo dolore
dove l’hai poi incontrata se non la vedi, che nata malamore
ora la spezzi subito?
Potevano sembrare singhiozzi
invece eran solo latrati di cani
sappiamo: tu non piangi , tu non
piangi, hai dato il mondo agli altri,
non li chiami.
Fa l’ansia che sfigura
cosa cerchiamo mai, mai
attraversa verso dentro centro
il privilegio della spiegazione
attribuisce ai gendarmi le si
vede attribuire un fine fuori
si rimangia l’animabella e fa
scattare terminabili i clangori
quel centro l’ho cercato, dice
“ho voluto per me la conferma”
fa l’ansia che sfigura
cosa possiamo poi noi
provare essere cosmici
mormorarci i ritorni?
imparare a capitoli?
accelerare sopite assoluzioni ?
inventare mondi distorti che programmino quel centro dove vada
a farsi forza con pallidi cuor d’amore concentrati sugli argini
dell’isola morbida e dell’infinità desiderata infinitamente
cosparsa e di rose, sommata a quanto invece non sorprende?
rimangiarsi il pensiero
e quest’impotere
quest’ egro fiato velo
questo storto
non vede
e io
misuro
perversamente
tu che ti conduci
e non contieni niente
finisce col dire
tutto è giusto tutto
è sbagliato
ha paura che il sonno la rovesci
le restituisca altro, la punisca
che sulle scale la fermino le chiedano
se è proprio lei quella che
la voce al telefono le dica
qualunque cosa e che
un movimento brusco la scaraventi
nel mondo diseguale
dove nessuno ha mai spiegato niente
con una sola fame.
E’ l’ultima cosa che la fece prigioniera dell’idillio scansato
, aveva diciott’anni appena, era la mangiatrice di fuoco di un circo e bruciava
il mondo di dire che s’appartiene e ruota, e ruota.
La conobbi carina ed intricata nelle potenze esplose di una prima Guerra
e mi convinse del muovere mi decise gli abiti mi spezzò un’ala piccola
che riuscissi a spostarmi.
Nella sua madia monsonica appuntava i risultati obliqui
ma non l’ho mai trovata superba o dogmatica, s’intendeva di trilli
e parlava come parlano certe cornacchiette di spinella, come dire che
che un pelo squittire e un pelo farsi sottile perché il farsi potesse.
E davvero l’ho amata, Gremilde de’ Ginestre
(detta l’angiolina)
nelle sue riflessioni su Dio, e nel privarlo d’uomini come se s’impotesse
e nel suo scorrere logico tra la cosa e il palo, una bontà maestra, ella
appicca fuochi sui lungomari sanniti, si astrae ed adombra
passano gli Ari coi cavalli nuovi e lascia loro l’Indo
impara appena il sanscrito per entrare nell’Upanishad preferita
quella che dice: l’uovo di Brahma sul mare del diluvio a fare musica
per trentaseimila cicli per mille yuga per dodicimila anni ancora per
trecentosessanta altri anni di uomo, una bontà in rinascita
le piace dirsi e dirsi.
Purusa, ayakta, mahan atma, sattva, manas, oggetti dei sensi,
questa cosmogonia primaria la strugge e l’abbrama:
ha un intenso rapporto stabile con i fatti d’essere.
Ma è l’ultima cosa che la fece prigioniera dell’idillio scansato
e amava suo padre come un bimbo allora
e si ricordava di pregare l’immensità corona delle fate sparenti
mentre i tibetani provavano a ritornare a Lhasa pensava:
"io prigioniera perché fingermi libera? sono la schiava adatta rinascente
mi mostro e perdo niente nella mobilità oblunga
sono Druga che ammala, io prigionata vado lungo il filo
dell’ultima stradina dell’ultima contrada dell’ultimo limite
dell’ultima risacca dell’ultima gola dell’ultima amàca
e dell’ultimo ponte giunto per chissàddove sino a qui,
dove le orchestre sono fragili
dove il torrente è violento
e dove la cresta delle montagne grigie s’infila dvi-ja nelle nuvole"
Efra Salei Cava e Lago
Alzasca Sascòla
Chiera Retico Mognola
Tomeo
Sfille Tremogio e Leit
Ritom Cadagno di Dentro Miniera
Isra Scuro Taneda
Tom
Antabia
Crosa
Orsino Orsirora Valletta
Scai Segna Campanitt
Barone e Porchieirsc Corno Gries
Morghirolo
Pero e Poma Ravina e Prato
Naret Val Sabbia Madone
Fornà
Cristallina
Coro Nero Robiei
Matörgn Bianco Zött
Cavagnöö
Sfundau
Cadàbi.