Siamo buoni scienziati davanti un qual significato, siamo quel significare un significato serale, e noi significato del significare, finché non scende una levigata angoscia, un referente di assenze, il niente delle cose nella loro vera presenza.
È una voce precisa la nostra e che se ne dica l’intimità del suo silenzio non sta mai zitta davvero, non sa darsi pace di significato. Come se tutto il suo essere una voce vociasse di un muovere le parole, come se ciò che è non dire fosse un bip modulante, una lingua di significati tutti scolpiti, un pulsare buio che schiude lo schiudersi.
Bisogna ritornare al mondo com’è. A una paura tutta materiale, al gelo finale nel tramonto, all’acqua finale, il mare mortale perché mare. La stasi che zittisce, lo spazio che non è scavato su niente ma è solo spazio, e poi nell’udire la nostra voce saperla carne come in quel vuoto unico.
E per lo meno sé, in questa esperienza di mimi maestosi.