Si sono contati
per riconoscersi e
…solo una cosa poteva essere prodotta:
la canna da zucchero
Il quotidiano immagina la medicina come conservazione e i veleni.
familiari cibi
per conservare limpido
il manifestarsi
in pericolo d’estinzione
Quindi presi un braciere colmo d’ombre e proiettandole in tutta la stanza scoprii che ciò che mi rassicurava è il comune vedere annidato in altri
fino a mostrarmi rostro essenziale per vincere la battaglia
Poi alzando gli occhi, il sentiero che conduce al mare
si manifestò
Cercai antidoto
fatto di sangue di pecora e veleni, stratificati in millesfoglie
per appagare stomaco
che come atrio delle scelte e delle divisioni
regge i buoni a destra,
mentre a sinistra non vede ciò che rimane
il nulla
il giovane adepto cominciò con ripetere i gesti
iniziazione di un canto ripetuto allo scadere di ogni stagione
rito reso uguale nella possibilità di rinunciare a rappresentare
assoluto e eterno
prima
la destra pronta a purificare l’intoccabile quotidiano
nell’automatico e involontario esistere
poi la bocca
pura per la parola
innominabile nel suono
naso e ancora, l’indistinguibile traccia
unica impronta e solco d’aratro
attinse la saggezza
condotta in otri di pelle per la traversata
mi condusse in terra consacrata
dio è grande
dio è grande e non potrei mutilare il mio udire per il piacere
dio è grande
ripeté con gesti di padri e dei padri prima
prese un bastone e nel tracciare riga pose il visibile in gioco
mentre l’invisibile
culto per gentili
la musica inseguì il tempo in battere e cannone
i levare ammutoliti
furono occhi increduli
[la sua lingua ha suoni gutturali come i temporali del deserto]
le mie parole raccontano
la storia di un vicino cieco
e così avenne
che in quella regione un dittatore per nascita, prese com’esempio
la conquista, e decise di essere dittatore per suffragio di minoranza.
Lui, pensò, che desiderare il bene degli altri potesse essere arbitrio destinato ai grandi;
così incarnò dei condottieri l’essere grande in disegni espressi in mausolei e città
per i mortali,
[periti nei normali desideri]
e intuì che non é necessaria la guerra per imporre il soggettivo appagamento
manifestato in regole d’impero
come la schiavitù o, nei casi migliori, annessione in unico territorio recintato da pilastri
oppure considerare gentili, chi non potendo essere popolo eletto, non avrebbe dovuto ignorare se stesso in caratteristiche barbariche e anarchiche
Capì che non si deve necessariamente essere “altro da opporre”
per contrastare gusto e inclinazioni di libertà
Avvenne, in quel tempo, che ognuno era di sé stato di regole non scritte e quindi il terrore passava attraverso l’anonimato
si sa che ciò è possibile in una vita, e che può essere trasmesso come sedimento in trasformazione costante, è pur sempre una sola vita
e un otre non può contenere la vita di mille uomini
lui intuì, e ne mise in pratica volontà,
che è desiderio di ognuno trasformare potere dell’individuo in riflesso acquisito fino a considerarsi unico eletto e messia,
e può, in diorama, trovare appagamento
così occhi abituati a guardare il proprio stomaco come governo involontario
facilmente aiutati da polveri in sostituzione delle copie di sé da opporre a dei nel momento della riparazione
furono osmotico elisir di vita essenziale ,
fu questa la sua rivoluzione [considerata pacifica dai deregolatori di turno]
Cosi nella regione, che ora mi ospita, l’anonimato preparò terreno per rendere terra promessa
Ognuno di noi, pensa, che l’esercitò mostra il suo obbedire, cieco di decisione propria, in azioni offensiva e nel reprimere, invece, lui, capì che si può con medesimo effetto permettere,
fino al punto da incarnare valori liberi e espressi in acquisti costanti
fare insieme,
fu il cerchio di gesso il suo arbitrio
e il dittatore si mostrò agnello sacrificale e insieme padre e ancora figlio: ogni volta espresso pienamente per mostrarsi parola e fatto virtuale che appaghi.
Così fu considerato appartenenza singolare possedere nella propria casa ciò che hanno tutti e che distingue le facce dei sudditi adulatori. Furono mostrate in fondamentali torri, scritte ben visibili e udibili: “io c’è l’ho” non era importante capirne la necessità di quel possesso o l’esatta posizione, importante era essere scalfiti da schegge, per sentirsi utili e essenziali passi avanti non ignorando ma obbedendo: doveva essere il modo di sanguinare per compiacere,
meglio essere espresso oggetto posseduto
nel possedere.
Tutto ciò fu acclamato salvezza, io stesso vidi scene di folle prostrate e anche i bambini, nel donare le loro copertine di lana destinate alle bambole, alzare il braccio per mostrarsi presenti e essenziali, primi e anonimi , tutto nel medesimo tempo, proprio come il dittatore, che mostrandosi nell’arena paladino d’onore e vermiglio, beveva sangue per rimanere giovane.