c’è sole ed è tanto – in alto
come un lampione o alberi
senza voglia di spine – in spinta
dal basso dipendo dai numeri
conto sulle dita
come una piccola fata turchina
disimpegno calcare coccolandomi
i pollici in bocca
rammendo le mani legate
stipulo oltraggi come passi di corvi
smanio pesantemente il mio corpo
mi palpo lasciando saliva sui bordi
sono un veleno intarsiato nel rumore
pieno delle maree
“… se avessi buone le parole ti fermerei, ad un angolo di strada ti fermerei… e invece come un ladro come un assassino, vengo di giorno ad accostare il tuo cammino per rubarti il passo e la figura… perdona se non ho avuto il tempo di imparare…”
Non ho trovato, fra le mie, parole per comprendere, così ho preso quelle di Fossati a mostrare il respiro che, i tuoi versi, offre alla comprensione. Io capisco il ritmo e mi incanta.
:)*
Benritrovata Antonella:-) Questa tua poesia mi da un senso di forza calma, un grande senso di unità, come un’unica ondata che recide la spiaggia. Ed allora ho riprovato a leggere i singoli versi in modalità random, ed ho visto che i conti tornano.
ne sono felice…allora
Credo che con il tuo ultimo libro ” Aderenza ” di Smasher, tu abbia sperimentato a fondo ed entro ampi confini il corpo, che comunque è per te la fonte della poesia, il luogo da cui tutto parte e sgorga e per cui lo studio da te effettuato ti ha portata ad essere armonica e profonda anche con lo spazio fuori. Ma credo che ora, insomma da tua lettrice, ora ti consiglio di astrarre da esso e di farti solo occhio potente che scruta. Questo testo è comunque sinfonico, morbido, piacevole come sempre.Mi comunica calore.
:*
lavorerò profondamente per cambiarmi e cambiare.
solo se tu lo ritieni. ognuno ha il proprio centro poetico. ad esempio, io da me fuggo e forse dovrei percorrere la strada in senso contrario , dal punto ovvero da cui parti tu 😀