Quaderni di Traduzioni
XCII. Settembre 2024
Lucetta Frisa
Quaderno francese
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René Char
All’orizzonte della scrittura: l’incertezza, e la spinta di un’energia vincente. L’indice intorno al quale si avvolgerà la nebulosa concreta, va precisandosi. Una bocca, tra poco, sarà in grado di dire. Cosa? Non c’è niente di meno definito di una parola venuta dalla separatezza e dalla lontananza, che dovrà la sua salvezza solo alla velocità della sua corsa. Il caso, l’uso, un udito particolarmente addestrato, l’imprevedibile, il nonsenso, la biforcazione, il limite, anche la flessibile logica ancestrale, affidano questa parola, pur tra sollevamenti di sabbia, a vortici ampi e ostili così come a piacevoli accoglimenti. Però, che passo! Ce l’ha fatta… Mansuetudine.
Strizziamo gli occhi, tendiamo l’orecchio, affiniamo i sensi, sembra che laggiù la somma delle prove sia completata.
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Continua a leggere Sette prede dell’invernoMaurice Scève
Tout le repos, ô nuict, que tu me doibs,
Avec le temps mon penser le devore :
Et l’Horologe est compter sur mes doigtz
Depuis le soir jusqu’a la blanche Aurore.
Et sans du jour m’appercevoir encore,
Je me pers tout en si doulce pensée,
Que du veiller l’Ame non offensée,
Ne souffre au Corps sentir celle douleur
De vain espoir tousjours recompensée
Tant que ce Monde aura forme, & couleur.
Tutto il riposo, o notte, che mi devi,
Col tempo il mio pensare lo divora:
E il mio Orologio è contare sulle dita
Dalla sera fino alla bianca Aurora.
E senza ancora accorgermi del giorno
Tutto mi sperdo in sì dolce pensiero
Che l’anima non stanca di vegliare
Rifiuta al corpo di patir dolore:
Speranza vana sempre ripagata
Fino a che il Mondo avrà forma e colore.
Traduzione di Lucetta Frisa.
Da “Quaderni di Traduzioni“,
vol. LXXXIV, aprile 2023.
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Lucetta Frisa
I primi testi di Henri Michaux – da Mes proprietés a Voyage en Grande Garabagne, da Lointain intérieur e Un certain Plume a Au pays de la magie – ci consentono, come lettori, di vivere un’esperienza non comune: assistere a una ripetizione di un rito che potrebbe riassumersi brevemente così: una voce neutra, dal timbro tranquillo se non impassibile, narra, in modo minuzioso e slontanante, di universi “altri”, attraversati da esseri più apparentati a una flora e a una fauna marina che alla specie propriamente umana o a quella che, grazie alle lenti potentissime di un microscopio elettronico, possiamo scoprire sotto l’erba o la sabbia. Queste narrazioni o cripto narrazioni – in forma di frammento, riflessione, testimonianza – registrano avvenimenti enigmatici che nessuna chiave simbolica è in grado di interpretare. Sigillati nella magica oltranza della loro natura visionaria, quei testi si rivelano come microcosmi “surreali” di un mondo ulteriore, mappe utili a percorrere terre invisibili, o a essere decifrate da passeggeri inesistenti. Né poesie né racconti, gli scritti di Michaux oscillano tra soliloquio e aforisma, a volte sembrano oracoli o formule propiziatorie, a volte pagine di diario di un entomologo decisamente folle. Li accomuna il non essere mai appagati da una forma definita, se non quella della cronaca frammentaria e tutta pervasa da una fredda ironia.
Sédentaires aux ailes stridentes
Ou voyageurs du ciel profond,
Oiseaux, nous vous tuons
Pour que l’arbre nous reste et sa morne patience.
Sedentari dalle ali stridenti
o viaggiatori del cielo profondo,
noi vi uccidiamo, uccelli,
perché ci resti l’albero e la sua mesta pazienza.
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René Char, Fête des arbres et du chasseur
(Festa degli alberi e del cacciatore),
“Quaderni di Traduzioni”, vol. LXXIX, ott. 2022.
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Elisabetta Brizio
Per un ritratto di Proust
«Per un ritratto di Proust», lo sappiamo, è il titolo di un saggio di Benjamin uscito a qualche anno dalla pubblicazione, postuma, degli ultimi volumi della Recherche du temps perdu. Tempestivo nel rilevare, nell’orizzonte proustiano, «l’universo dell’intreccio», il «tempo intrecciato» con lo spazio, tipicamente nel ricordo: è «il mondo nello stato dell’analogia» dove la memoria, quella spontanea, procura l’effetto «choc di ringiovanimento» nell’istante in cui, Benjamin scriveva, «ciò che è stato si rispecchia nel nuovo». E il tempo perduto è l’accorgersi tardivo del tempo vissuto inconsapevolmente. «Proust ha realizzato l’impresa inaudita di far invecchiare, nell’istante, tutto il mondo di un’intera vita umana. Ma proprio questa concentrazione in cui fulmineamente si consuma ciò che altrimenti soltanto appassisce e si spegne lentamente si chiama ringiovanimento. (…)
Elisabetta Brizio,
Et le tout lointain, près. Per un ritratto di Proust,
«Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche»,
53, no. 29, giugno 2022
Elisabetta Brizio
Tra il 1870 e il 1878 si consumò, per mano di Rimbaud, in quella sua mente giovane e ardente, corrotta e oscuramente virginea, una avventura creativa destinata – per quanto enfatizzata, deformata o strumentalizzata dalle rifrangenze della leggenda e del mito – a improntare e a pervadere di sé tanta parte della modernità poetica. Forse, solo come la vicenda per molti versi analoga di Campana, anch’egli insofferente bohémien, inquieto «uomo dalle suole di vento», «visivo e veggente» (Bigongiari diceva) nelle trasmutazioni verbali dei suoi vagabondaggi. Fu del resto proprio Rimbaud a proclamare che «il faut être absolument moderne», che ci si debba misurare senza schermi e senza infingimenti con la complessità inesauribile, scontornante e incoerente, dei segni della contemporaneità, con l’eclissi del mito e con la sua paradossale ma fatale e necessaria rivisitazione e trasfigurazione in nuove vesti e in nuove chiavi, malgrado ciò possa procurare «souffrances énormes». Talora si tende a vedere Rimbaud il maudit per eccellenza, il poeta ribelle e senza regole («Je ne me sentis plus guidé par les haleurs», Le bateau ivre), quando il suo dérèglement de tous les sens sarà sí pervasivo, ma insieme raisonné, sottoposto a un programma e a un dettame di arte. […]
Tratto da: Elisabetta Brizio, IL FAUT ÊTRE ABSOLUMENT VOYANT
(RIMBAUD TRA INFANZIA SAPIENTE E SOPHISMES DE LA FOLIE),
in “Quaderni delle Officine”, CXII, novembre 2021.
Quaderni di Traduzioni
LXVII. Aprile 2021
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Les Transparents / Die Durchsichtigen
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Quaderni di Traduzioni
LXV. Marzo 2021
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Les Transparents
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(Joan Miró, Complainte du lézard amoureaux, 1948)