


“il nome Osip ti si fa incontro, tu gli racconti
quello che già conosce”
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Continua a leggere Tutto è diverso


“il nome Osip ti si fa incontro, tu gli racconti
quello che già conosce”
*
Continua a leggere Tutto è diverso(30 aprile 1937)
Io mi porto questo verde alle labbra
questo vischioso giurare di foglie –
questa terra che è spergiura: madre
di bucaneve, aceri, quercioli.
Mi piego alle umili radici, e guarda
come divento insieme cieco e forte;
non fa dono, il risonante parco
di una sontuosità eccessiva agli occhi?
E – palline di mercurio – le rane
con le voci s’agglomerano a palla;
i nudi stecchi si mutano in rami
e in lattea finzione il vapore dell’aria.
(Traduzione di Remo Faccani)
***
Marco Ercolani
Negli anni Trenta dello scorso millennio Osip Mandel’štam scrive il suo Discorso su Dante. Proprio all’inizio di questa prosa vorticosa e cristallina scrive: «Dante è un maestro dei mezzi poetici, non un fabbricante d’immagini. È lo stratega delle metamorfosi e degli incroci, non è per nulla un poeta nel senso “paneuropeo”, ossia nel senso culturale, esteriore della parola». Mandel’štam ci ricorda, prima ancora di gettarsi a capofitto nei temi danteschi, che l’immagine esteriore è incompatibile con i mezzi del discorso linguistico, perché la partitura di ogni composizione poetica trascende e trasforma suono e senso, come un “tappeto intessuto di molteplici trame”. Non vi si può costruire un itinerario, precisare un disegno: sarebbe come analizzare un “fiume ingombro d’instabili giunche cinesi variamente orientate”. Osip difende il suo sguardo barbaro e materico sulla Commedia con queste parole: «Cercando di pensare, nei limiti della mia possibilità, nella struttura della Divina Commedia , sono giunto alla conclusione che tutto il poema non è che una sola strofa, unitaria e inscindibile. O meglio non una strofa, ma una struttura cristallina, un solido».
Continua a leggere Il “Discorso su Dante” di Osip Mandel’štam
“Mi sono sempre sentito in sintonia con la poesia di Mandel’štam: ha le caratteristiche che mi coinvolgono perché è partitura musicale, contrassegnata dal ritmo sincopato del nostro tempo. Sapendo per esperienza che in poesia la musica è tutto ed è capace di mescolare e uniformare tutto (il livello alto e quello basso, l’adesione e l’ironia, l’eccelso e il quotidiano, la storia comune e il particolare…), mi sono abbandonato al flusso straordinario dei suoi versi per tradurli. Mai potrà essere replicata la sua forma originale, ma ci si può avvicinare più di quanto non si pensi. Il problema è che, per tradurre la poesia, bisogna avere esperienza di poesia.” (Paolo Ruffilli)
“Il pane che si porta in carcere”.
Dante nella poesia di
Osip Mandel’štam
Come accade che un ebreo polacco, stretto nella morsa della Russia staliniana, sviluppi una autentica passione per Dante, inizi a studiare l’italiano per leggerlo in lingua originale e, anch’egli poeta, lo elegga a sua guida, a suo nutrimento? Perché? Cosa rappresenta Dante per Osip Mandel’stam? Attraverso il dialogo con Dante, Mandel’stam intesse una fitto colloquio con altri grandi poeti europei che nella vita e nell’opera dell’esule fiorentino cercarono una chiave per comprendere se stessi e i drammatici eventi storici novecenteschi: Eliot e Pound, ma anche Montale e Seamus Heaney. Sappiamo che Mandel’stam, quando iniziò a temere di venire arrestato, portava sempre con sé un’edizione tascabile della Commedia: non poteva tollerare l’idea del carcere senza Dante… e sappiamo anche che la sua ultima raccolta poetica ci è giunta perché la moglie Nadezda aveva imparato a memoria tutti i testi. L’esilio, il pane altrui che sa di sale, le scale da scendere e salire per chiedere aiuto e protezione, ma anche la sublime libertà del cielo, di uno sguardo che oltrepassa il visibile… È la storia di una amicizia, di un intimo colloquio, che, come tutti i veri profondi legami, aiuta a conoscersi e a trovare il proprio posto nel mondo. […]
(Continua a leggere su Retroguardia)
В Петрополе прозрачном мы умрем,
Где властвует над нами Прозерпина.
Мы в каждом вздохе смертный воздух пьем,
И каждый час нам смертная година.
Богиня моря, грозная Афина,
Сними могучий каменный шелом.
В Петрополе прозрачном мы умрем, –
Здесь царствуешь не ты, а Прозерпина.
1916
Nella diafana Petropolis noi moriremo,
Dove Proserpina regna su di noi.
L’aria della morte in ogni alito beviamo,
E ogni ora è per noi il tempo della morte.O terribile Atena, o dea del mare,
Togli il possente elmo di pietra.
Nella diafana Petropolis noi moriremo, –
Qui non sei tu, ma è Proserpina a regnare.
Mitsamt meinen Steinen,
den großgeweinten
hinter den Gittern,
schleiften sie mich
in die Mitte des Marktes,
dorthin,
wo die Fahne sich aufrollt, der ich
keinerlei Eid schwor.
Flöte,
Doppelflöte der Nacht:
denke der dunklen
Zwillingsröte
in Wien und Madrid.
Осип Эмильевич Мандельштам
Слух чуткий парус напрягает
Continua a leggere Il pezzullo di db (XVIII) – Слух чуткий парус напрягает

Bruciare nel gelo.
Andare scalzi sul vetro.
Accendere la candela nera.
Voci come rasoi.
Le stelle mi tolgono il senno.
Non oltre (II)
Taccuini da Voronez di Osip Mandel’stam, ritrovati in un barattolo di latta sotterrato nella fossa comune del lager di transito di Vtoraja Recka, Vladivostok (1938 circa).
Secondo quaderno: Il sudario sdrucito.
Un sudario sdrucito è il mio vessillo, che sventolo con impazienza sotto la crosta terrestre.
Continua a leggere Non oltre. Taccuini da Voronez (II) – di Marco Ercolani

(Osip Emilevič Mandeľštam, 1891 – 1938)
Continua a leggere Non oltre. Taccuini da Voronez (I) – di Marco Ercolani

(Osip Mandelstamm / Paul Celan)
Continua a leggere Il pezzullo di db (III) – Paul Celan da Mandelstamm