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Dal deserto al libro

(da: Scritti su Edmond Jabès)

Una delle più belle opere di Edmond Jabès non aspira ad avere un carattere creativo bensì esplicativo: si tratta infatti di un volume di interviste. Il suo titolo, Du désert au livre, focalizza bene due vocaboli-chiave dell’intera produzione dello scrittore, ma nel contempo rischia di risultare un po’ ingannevole, in quanto sembra suggerire l’idea di un movimento a senso unico, che conduce da una prima fase dell’esistenza di Jabès, quella a cui fa da sfondo il paesaggio egiziano, ad una seconda, quella parigina, caratterizzata dalla stesura e pubblicazione delle opere letterarie. È vero che lo scrittore, nato al Cairo nel 1912, pur facendo apparire le prime plaquettes di poesie già negli anni Trenta e animando assieme ad altri riviste e collane, ha pubblicato il suo primo libro di rilievo solo nel 1959, ossia due anni dopo essere stato costretto, per evitare persecuzioni politiche in quanto ebreo, a trasferirsi in Francia. Tuttavia, nonostante questo brusco e forzato esodo dalla sua terra d’origine, egli ha conservato di essa un ricordo molto intenso e particolare. A chi, constatando la profonda originalità dell’opera da cui ha preso avvio il percorso letterario più maturo di Jabès, Le Livre des Questions, gli chiedeva quale fosse stato l’impulso iniziale che aveva permesso una tale svolta rispetto ai testi precedenti, egli rispondeva infatti: “Forse l’esperienza del deserto. In Egitto avevo fatto la straordinaria esperienza del deserto. Che cos’è l’esperienza del deserto? Non lo so. È, per esempio, l’esperienza dell’infinito, oppure del silenzio. Nel deserto, un uomo diventa silenzio, e tutto ciò che sta intorno diventa parlante, diventa altro…”. (…)

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L’esperienza del deserto

(da: “La Foce e la Sorgente”, II, 3)

L’esperienza del deserto è stata, per me, dominante. Tra cielo e sabbia, tra il Tutto e il Nulla, la domanda è bruciante. Brucia e non si consuma. Brucia per se stessa, nel vuoto. L’esperienza del deserto è anche l’ascolto, l’estremo ascolto. Non solo si sente ciò che non si potrebbe sentire altrove, il vero silenzio crudele e doloroso perché sembra rimproverare persino al cuore di battere; ma capita anche, per esempio quando si è sdraiati sulla sabbia, che di colpo un rumore insolito ci incuriosisca; un rumore come quello di un passo umano o animale, ad ogni istante più vicino, oppure che si allontana, o pare allontanarsi, mentre in realtà segue la propria strada. Dopo un lungo momento, se davvero ci si trovava nella sua direzione, sorge dall’orizzonte l’uomo o l’animale che il nostro udito ci aveva preannunciato. Il nomade avrebbe saputo identificare quella «cosa viva» prima di vederla, subito dopo che il suo orecchio l’aveva percepita. Questo perché il deserto è il suo luogo naturale.

Così come il nomade ha fatto col suo deserto, anch’io ho cercato di circoscrivere il territorio bianco della pagina, di farne il mio autentico luogo; al modo dell’ebreo, che da millenni si è appropriato il deserto del suo libro, un deserto in cui la parola, profana o sacra, umana o divina, ha incontrato il silenzio per farsi vocabolo, ossia parola silenziosa di Dio e ultima parola dell’uomo.

Ma il deserto è assai più di una pratica del silenzio e dell’ascolto. È un’eterna apertura. L’apertura di ogni scrittura, quella che lo scrittore ha il compito di preservare.

Apertura di ogni apertura.

(Edmond Jabès, traduzione di Giuseppe Zuccarino)

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Edmond Jabès – I due libri

Edmond Jabès

I due libri, seguito da
Aquila e civetta

I due libri

I

… pensare che l’ultima ora non è necessariamente l’ultima ma, forse, quella dell’ultima parola.

Il rigetto della lingua – oh deserto. Il rifiuto di parlare, di scrivere – oh fallimento del libro.

Strappare la pagina bianca per non essere più preda del suo biancore.

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Un lessico per Irma Blank

ASCESI: si scrive, si dipinge, si canta, si danza con tutto il corpo che è corpomente – quando Irma Blank traccia pagine e pagine di segni, quando ruota, tenendoli stretti nelle mani, due mazzi di penne a sfera ricoprendo fittamente un’intera superficie (dal corpo in allontanamento le mani verso il margine del foglio per ritornare al corpo e sempre circolarmente, in una sorta di trance scrittoria e danzante), quando, partendo dal centro, spinge il pennello (senza mai sollevarlo) verso il margine sinistro del foglio, poi verso quello destro e ripete il gesto rigo dopo rigo, dall’alto verso il basso, lo fa con ascetica dedizione, con paziente, pazientissima andanza del corpo e della mente. Continua a leggere Un lessico per Irma Blank

Post-Kult, 3

Londra, settembre 1940, Biblioteca di Holland Park

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Fuoco nero, fuoco bianco

Albero_della_Vita_di_Davide_Tonato

Giuseppe Zuccarino

Fuoco nero, fuoco bianco

     Che esista uno stretto rapporto fra alcuni aspetti del pensiero di Jacques Derrida e la tradizione ebraica è un fatto ormai assodato, e su questa problematica esistono vari studi d’assieme[1]. Si tratta di analisi che andrebbero prolungate, ma in quest’occasione ci interessa affrontare un compito più modesto, ossia proporre un minimo esercizio di lettura in rapporto ad alcuni passi del saggio derridiano La dissémination[2]. Ricordiamo che il testo costituisce un’ampia disamina, assai poco tradizionale, di un’opera letteraria a sua volta innovativa, ossia Nombres di Sollers[3]. Continua a leggere Fuoco nero, fuoco bianco

Tutte le parole del libro

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Giuseppe Zuccarino
Edmond Jabès

La Bibliothèque nationale de France rende omaggio ad Edmond Jabès, nel centenario della nascita, con un’esposizione di volumi e documenti. La sede è senza dubbio la più adatta, visto che a questa grande biblioteca parigina lo scrittore aveva nel 1990, ossia l’anno prima della morte, fatto dono dei propri manoscritti. In occasione della mostra, appare anche un piccolo catalogo: Edmond Jabès . ( ), a cura di Aurèle Crasson e Anne Mary (Paris, Hermann, 2012). La stranezza grafica del titolo ne imita un’altra: il più famoso dei vari cicli di opere jabesiani, Le Livre des Questions, si concludeva infatti con un volume dal titolo anomalo, costituito da un punto e da un sottotitolo fra parentesi, • (El ou le dernier livre). L’autore stesso lo spiegava facendo riferimento all’idea dei kabbalisti secondo cui «Dio, El, per rivelarsi, Si manifestò attraverso un punto». Continua a leggere Tutte le parole del libro

Il libro delle somiglianze

Edmond Jabès

Edmond Jabès è uno dei più importanti scrittori di lingua francese del Novecento. Nato al Cairo nel 1912, nel 1955, in seguito alle leggi antiebraiche promulgate da Nasser, si trasferisce a Parigi dove muore nel 1991. Continua a leggere Il libro delle somiglianze

Il dialogo e il silenzio

Giuseppe Zuccarino
Maurice Blanchot

Blanchot: il dialogo e il silenzio

       L’amicizia a distanza

     Quando si parla dell’opera critica di Maurice Blanchot, e in particolare dei volumi da lui pubblicati nella seconda parte della vita, è quasi inevitabile chiamare in causa, assieme ad altre, anche la nozione di amicizia. E in effetti, nelle ultime grandi raccolte saggistiche, l’importanza del colloquio fra amici viene posta in forte evidenza(1). Per capire meglio che ruolo giochino in ciò – o, almeno in apparenza, contro ciò – la personalità riservata dell’autore ed anche la sua concezione austera della letteratura, converrà precisare che per lui l’amicizia non comporta necessariamente la frequentazione personale. Continua a leggere Il dialogo e il silenzio

Il gioco e la metamorfosi. Su Francis Bacon

Il gioco e la metamorfosi. Su Francis Bacon

Michel Leiris
Edmond Jabès

[Nota del traduttore] Le grand jeu de Francis Bacon (1977) era la prefazione al catalogo di una mostra di Bacon alla Galerie Claude Bernard di Parigi, poi ripresa in M. Leiris, Bacon le hors-la-loi, Paris, Fourbis, 1989, pp. 7-26. La presente traduzione è già apparsa in «Arca», 5, 2000, pp. 105-109. Les métamorphoses de Bacon è un testo del 1977, ripreso in E. Jabès, Un regard, Montpellier, Fata Morgana, 1992, pp. 23-25. [Giuseppe Zuccarino]

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V’erba

Edmond Jabès


Tout devenir se fonde sur un inconnu qui,
une fois connu, devient aussitôt mystère initial.
Le futur ne serait que l’ignorance d’un passé à découvrir.
Cette ignorance est le vrai savoir tragique dans la nuit,
entre les étoiles, ses chemins royaux.
Reste à atteindre cette nuit.

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Ou est l’île?

Enzo Campi

Non si conteranno mai
   i passi dell’assenza,
eppure si avvertono
   distintamente.
[…]
Lui, l’illuminato,
e il suo femminile Ile.
Lui, senza meta.
Lei, la meta.
[…]
Lacerazione della coppia.
Fuga e catene:
il doppio richiamo.

(Edmond Jabès)

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Scritti su Edmond Jabès (I) – di Giuseppe Zuccarino


(Luisella Carretta, Miraggi, 2001)

                   Il Libro e i libri

(Tratto da: Giuseppe Zuccarino, Il dialogo e il silenzio, Campanotto Editore, “Le Carte Francesi”, Pasian di Prato (UD), 2008.)

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LEOPARDI e JABÈS (III) – di Alberto FOLIN

Edmond Jabès

Tratto da: Edmond Jabès. Alle frontiere della parola e del libro, cura e traduzione di Alberto Folin, Padova, Casa Editrice Il Poligrafo, “Saggi”, 1991 (Ed. orig.: Écrire le livre: autour d’Edmond Jabès, Seyssel, Editions Champ Vallon, 1989)

[La prima parte qui, la seconda qui.]

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LEOPARDI e JABÈS (II) – di Alberto FOLIN

edmond-jabes

Tratto da: Edmond Jabès. Alle frontiere della parola e del libro, cura e traduzione di Alberto Folin, Padova, Casa Editrice Il Poligrafo, “Saggi”, 1991 (Ed. orig.: Écrire le livre: autour d’Edmond Jabès, Seyssel, Editions Champ Vallon, 1989)

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