I Monti Cimini sono abbracciati da una corona di borghi fra i più suggestivi del Lazio, sia per la presenza di ville e castelli rinascimentali sia per la stessa grigia pietra vulcanica – specialmente il peperino – che li caratterizza fortemente. Uno di questi è Bagnaia, alla periferia di Viterbo, da cui partono interessanti escursioni e che è storicamente legata ad inquietanti storie di “streghe”. Oltre la bella piazza, ai piedi di un’alta torre circolare in cima alla quale svetta orgogliosa la bandiera italiana, si apre il piccolo centro storico, che nonostante l’abbandono, rivela un fascino antico, esaltato con le illuminazioni notturne. In questi giorni, è da segnalare un allestimento in tema Halloween, molto curato e interessante che ha reso ancor più misterioso il paesino.
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Via della Cantinaccia a Viterbo
Dopo il crepuscolo, il centro storico di Viterbo assume un fascino del tutto particolare. Non solo nelle piazze principali, coronate da palazzi e monumenti, ma anche nei vicoli secondari, spesso dimenticati, con il loro volto spesso fortemente popolaresco, come in questa foto che ritrae il Vicolo della Fontanaccia, non distante dalla Basilica di San Francesco.
La Santissima Trinità dal Palazzo dei Priori

Il rinascimentale Palazzo dei Priori a Viterbo presenta un delizioso cortile interno, che offre un’iconica vista su Valle Faul, cinta da mura e torri, nonché sul Santuario della Santissima Trinità, posto su un alto colle dalla parte opposta della vallata.
La loggia e la torre
Uno degli innumerevoli scorci deliziosi che si ammirano nel centro storico di Viterbo: nella foto, mezza celata da una torre capitozzata, si nota la bella loggia rinascimentale del cortile interno del Palazzo dei Priori (oggi sede del Comune), sorvegliata dall’alto da un’altra torre, in questo caso possente e svettante.
La spianata del Bullicame
Citata nel verso 79 del Canto XIV dell’Inferno (in cui il Sommo Poeta la usa come paragone per descrivere l’ambiente infernale in cui si trovava nella narrazione), la sorgente termale di Viterbo è da sempre uno dei luoghi-simbolo della città. Anche se la sorgente d’acqua bollente è da anni chiusa da un’orribile recinzione moderna e nonostante la vicinanza con una brutta area militare (che potrebbe essere schermata da un impianto arboreo), il Bullicame mantiene il suo fascino, soprattutto d’inverno allorquando i vapori si innalzano dalle vasche termali, amatissime dai viterbesi e dalle acque curative.
“Dies Natalis”
La suggestiva Macchina di Santa Rosa, edizione del 2024-2025, dal titolo “Dies Natalis”, progettata dall’architetto Raffaele Ascenzi.
Sant’Angelo di Roccalvecce: “Alice nel Paese delle Meraviglie”
Il più “antico” (2016) murale di Sant’Angelo di Roccalvecce, di Tina Loiodice e dedicato alla fiaba ottocentesca di Charles Lutwidge Dodgson “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”, spicca nella sua piazzetta centrale, nei weekend assai movimentata da localetti e turisti. Il piccolo borgo è infatti “rinato” negli ultimi anni grazie alla magistrale idea di un’associazione locale di riqualificarlo con queste opere di artisti più o meno conosciuti che hanno saputo dargli un’identità nuova.
Trekking urbano dei quartieri medievali di Viterbo
Il centro storico di Viterbo è perfetto per il trekking urbano (in inglese urban trekking) grazie alla sua relativa vastità e ai suoi continui saliscendi nonché alla presenza di zone pedonali e a traffico limitato o di fatto inaccessibili alle auto dove regna un’atmosfera tranquilla e silenziosa – arricchita di tanto in tanto dal suono dell’acqua che sgorga dalle fontane monumentali o da più umili fontanili o ancora dalle svariate fontanelle. Il capoluogo della Tuscia è del resto, storicamente, una città ricca e generosa d’acqua e questo giova ovviamente a chi voglia effettuare un’attività all’aperto come il trekking.
E’ possibile effettuare diversi percorsi entro le mura urbiche ma qui ve ne proponiamo uno molto breve (si fa in circa 2 ore di passo moderato), semplice e suggestivo, che, facendo un “8”, attraversa i due quartieri medievali meglio preservati di Viterbo (San Pellegrino e Pianoscarano) e che abbiamo sperimentato di persona per i nostri lettori. Parcheggiata l’auto a Valle Faul, si sale (a piedi o tramite l’ascensore) all’ariosa Piazza San Lorenzo, ove prospettano il Palazzo Papale con la magnifica loggetta gotica e il Duomo con il suo slanciato campanile a fasce bianco-nere.
Da qui si procede per Piazza della Morte (qui fra l’altro è l’accesso per Viterbo Sotterranea) e poi zig-zagando verso dx si oltrepassa la bella Piazza San Carluccio immettendosi su Via San Pellegrino, la strada storica più famosa della città, ricalcante la Via Francigena. Dopo un affaccio, a dx, su di un pittoresco vicolo cieco, si imbocca sempre a dx Via delle Caiole che si segue in discesa sbucando su Via Gemini, poi si tocca Via Incontro per sbucare infine sulla piccola Piazza Cappella, una sorta di prolungamento della celebre ed iconica Piazza San Pellegrino, cuore della Viterbo medievale. Si apprezza qui un superbo intreccio di case due-trecentesche, alcune delle quali impreziosite dai tipici “profferli” viterbesi, “merlettate” scalette che salgono al primo piano.
Da qui però scendiamo su Via delle Conce poi imbocchiamo a sx Via San Tommaso e risaliamo per Via Borgolungo, che si presenta come una densa sequela di antiche dimore e che accentua l’aspetto “da piccolo paese” che caratterizza questo settore della città: sull’architrave di un’abitazione spicca la romantica scritta “per sempre”. Molto piacevole anche la retrospettiva con lo sfondo delle case di Pianoscarano.
Si ritorna dunque su Via San Pellegrino che si ripercorre a ritroso con incantevoli prospettive (è proprio questa direzione che offre le viste migliori) fino a Piazza San Carluccio per poi tornare a Piazza della Morte con la sua fontana, che a dispetto del lugubre nome si offre quasi sempre molto frequentata ed animata da turisti e residenti.

All’angolo di Piazza della Morte dove prospetta un bellissimo palazzetto duecentesco, ora adibito a locale, poco prima del ponte e di Palazzo Farnese, si svolta a sx per Via del Ginnasio e poi si prende a dx per Via Vallecupa, che scende fra abitazioni medievali e rinascimentali fino a Via di Pianoscarano e – girando a dx – al Ponte del Paradosso, ove ci si affaccia su una lunga valletta (che divide i due quartieri in questione) e dal lato opposto verso la collina della cattedrale. Da qui si prende in salita Via delle Caprarecce, lunga “balconata panoramica” mozzafiato verso San Pellegrino, “quartiere medievale più grande d’Europa”, da cui svettano numerose torri.
Si giunge dunque al Quartiere di Pianoscarano e alla romanica Chiesa di Sant’Andrea. Qui si prende Via della Fontana arrivando brevemente alla graziosa Fontana del Piano (nei pressi sono il Lavatoio del Piano e la Porta del Carmine), da cui si svolta per Via dei Giardini fino a sfociare (sulla dx) a Porta San Pietro, affiancata da un poderoso palazzo medievale e, in basso, avvicinata da una fontana medievale.
Rientrati nelle mura si riprende Via delle Caprarecce e la si ripercorre tutta a ritroso fino a Ponte del Paradosso per poi continuare sulla stessa, che dopo pochi metri diviene quasi una stradina di campagna, svelando il tanto “verde” tutt’oggi esistente all’interno delle mura medievali: splendido è lo scorcio con lo sfondo del campanile della cattedrale.
Altri pochi passi e, nei pressi delle rovine di una chiesa templare (anni fa trasformata in ristorante, oggi inattivo), si imbocca una viuzza in salita sulla dx che punta verso il Colle del Duomo: è Via di Sant’Antonio, che attraversa La Contrada La Valle, un tempo assai popolosa. La via, sempre in salita, oltrepassa una porta ai piedi della fiabesca Torre di Messer Braimando e, costeggiando resti di mura etrusco-romane, risale al ponte di Via San Lorenzo e riporta in Piazza del Duomo.

Concludiamo con una riflessione critica. Percorrendo questo trekking urbano, al fascino delle architetture e all’atmosfera spesso ovattata si contrappongono in più punti il degrado e l’abbandono di un centro storico incantevole che, invece, meriterebbe un piano di recupero integrale, volto a ridargli dignità e a valorizzarne le immense potenzialità turistiche e culturali finora inespresse.
Ai piedi di Monte Jugo
Ai margini meridionali delle Terre dei Sogni, ormai quasi alle porte di Viterbo, la campagna lungo la Via Francigena, fra Montefiascone e Viterbo, sorprende per la sua intatta bellezza accentuata dai colori tardo-autunnali. Qui siamo nei pressi della cima del Monte Jugo, luogo di memorie templari, da cui si apre un incantevole panorama sulla Tuscia.
La Valle del Rio Chiaro dalle colline di Sant’Angelo
Lo splendore incontaminato della Valle del Rio Chiaro – fra Civitella d’Agliano, Castel Cellesi e Sant’Angelo – in questo periodo di tardo autunno: per la precisione, osserviamo la vallata dal belvedere della Tenuta Casciani, ottima azienda vitivinicola della Teverina Viterbese.
La ceramica della Tuscia
Ospitato nello storico Palazzo Brugiotti (XVI sec.), sede della Fondazione Carivit, il Museo della ceramica della Tuscia è una delle “perle segrete” di Viterbo. Vi sono custoditi reperti dal Medioevo al Rinascimento, sapientemente restaurati e conservati in una collezione davvero bellissima. Colpiscono soprattutto il “bestiario medievale” e i volti delle dame quattro-cinquecentesche raffigurati su vasi, piatti, ecc… Da sottolineare che si è accolti con gentilezza e professionalità e che l’ingresso è libero: un valore aggiunto per un museo (fondato nel 1996) da assolutamente da visitare e da promuovere meglio, che permette di conoscere un aspetto poco conosciuto eppure assai importante, quello dell’arte della ceramica, che ha interessato la “capitale” della Tuscia ed il suo territorio con un notevole livello qualitativo.
La Torre civica di Viterbo
La Torre civica di Viterbo spicca dal porticato del Palazzo dei Priori donando un “quadro” tipico delle cittadine d’arte italiane.
Don Chisciotte a Sant’Angelo di Roccalvecce
Il murale dedicato a “Don Chisciotte” a Sant’Angelo di Roccalvecce, forse una delle opere di maggiore impatto scenografico tra quelle ammirabili nel “paese delle fiabe”.
La Battaglia di Grotte Santo Stefano
Nei pressi della Via Teverina, pochi chilometri a nord di Viterbo, una piccola e struggente lapide immersa nella quiete dei campi ricorda un poco conosciuto episodio bellico della Seconda Guerra Mondiale avvenuto in territorio laziale. Si tratta della Battaglia di Grotte Santo Stefano, qui avvenuta il 10 giugno 1944 che vide gravi perdite sia dalla parte britannica sia da quella tedesca.
Le volte di San Francesco a Viterbo
L’intreccio di volte a crociera della Chiesa di San Francesco a Viterbo. Elevata a rango di “basilica minore” nel 1949, la chiesa sorge nei pressi di Piazza della Rocca e Porta Fiorentina, nella zona nord del centro storico. Fu costruita dai francescani a partire dal 1237 in stile romanico-gotico e custodisce i sepolcri di due papi – ossia Clemente IV e Adriano V – e di altri importanti personaggi medievali.
Le colline della Tuscia da Monte Jugo
Torniamo a Monte Jugo dopo un paio di anni e ci meravigliamo per l’ennesima volta della bellezza del panorama che si ammira dalle pendici di questa modesta elevazione vulcanica, situata fra Montefiascone e Viterbo. Siamo sul tracciato della Via Francigena che collega i due suddetti centri, in una tappa famosa per la presenza di un lungo tratto di basolato romano ben preservato dell’antica Cassia. I pellegrini compiono questo percorso con gli occhi colmi di gioia per lo splendore di queste testimonianze e per la dolcezza della campagna viterbese, rivestita a maggio di magnifiche fioriture. Nel periodo primaverile la struggente “ruralità” della Tuscia si esalta ancor più mentre lo sfondo di Montefiascone con la Rocca dei Papi e la grande cupola di Santa Margherita arricchiscono il paesaggio con importanti dettagli architettonici.
La Forchetta del Diavolo: una finestra sulla storia
Nota come la “Forchetta del Diavolo”, una suggestiva torre campanaria in rovina svetta fra le colline a sud-ovest del Lago di Bolsena, a poca distanza da Marta. Assieme ad altri ruderi è quel che resta del Castello di Monte Leano, insediamento medievale assai importante ma tuttora poco conosciuto. Conteso fra Tuscania e Viterbo, si pensa che il sito venne abbandonato nel 1349 in seguito a un violento terremoto. Fino a pochi anni fa tale complesso era impreziosito da una cornice paesaggistica completamente integra che colpiva lo sguardo e scaldava il cuore degli animi sensibili. Oggi purtroppo lo sfondo è squarciato da impianti energetici di ogni tipo che hanno annichilito la poesia della zona, segno di una speculazione ingorda e senza freni: un attacco senza precedenti alla nostra terra e al Creato, di cui pagheremo presto il conto sotto tutti gli aspetti.
La porta di Castel d’Asso
Conosciuta per la sua monumentale necropoli etrusca, la località di Castel d’Asso – nei pressi di Viterbo – è qualificata anche dalla presenza delle pittoresche rovine di un castello medievale. Costruito su un pianoro circondato da burroni, nel più classico paesaggio etrusco, colmo di poesia, il fortilizio regala romantici panorami. Per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.
La Gorgone Medusa di Norchia
Il volto terrificante della Gorgone Medusa, simbolo delle Tombe Doriche (o a Tempio) nella Necropoli di Norchia: immagine giunta sino a noi intatta direttamente dalla mitologia etrusca, questa visione è il culmine emozionale di un solitario sentiero che, attraverso la macchia, porta al cospetto di questi monumentali sepolcri; stupore e meraviglia possono essere trattenuti a stento da chi raggiunge questo luogo fermo nel tempo. Gioielli architettonici inseriti in un paesaggio selvaggio e rurale per chilometri: un patrimonio inestimabile che da troppo tempo attende di essere tutelato e valorizzato con un grande Parco Nazionale dell’Etruria Laziale.

































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