Archivi tag: viterbese

Verso l’infinito da Montebello (?)

Nonostante la criminale distruzione “green” che sempre più l’avvinghia, la località di Montebello – fra Tuscania e Tarquinia, nel cuore dell’antica Etruria – regala ancora alcuni panorami di grande suggestione, dove gli spazi appaiono davvero infiniti. Qui lo sguardo spazia libero oltre l’orizzonte, suscitando lo sviluppo dell’immaginazione su cosa vi sia oltre quella linea lontana. E’ apparentemente il rovesciamento del concetto leopardiano di infinito, per il quale è l’ostacolo a stimolare la fantasia: in realtà si tratta di un concetto complementare ad esso poiché lo spazio, laddove apparentemente infinito non è mai del tutto svelato. Anche se non c’è una siepe ad occluderlo parzialmente – come nel celebre Monte Tabor a Recanati – la mente dell’osservatore può soltanto immaginare cosa vi sia oltre la linea dell’orizzonte più lontano. Altro discorso è invece allorquando, come sempre più sta accadendo oggi, l’orizzonte è deturpato e chiuso da elementi industriali (quelli “green” per intenderci), per cui l’immaginazione viene sostanzialmente svilita, già consapevole che oltre quello stesso orizzonte ormai c’è il Nulla, un deserto sempre uguale a se stesso, replicabile e standardizzato, dunque scontato e prevedibile. Ciò, appunto, uccide la fantasia così come l’anima di chi guarda. E questo è proprio l’obiettivo di chi ha voluto tale abominio.


Il Lazio della “grande bellezza”

Quando l’arte, l’architettura e l’urbanistica si sposano con un paesaggio ancora integro, allora si ha la vera “magia” dei luoghi caratteristici del nostro Bel Paese. Uno di questi è Caprarola, famosa per il gioiello di Palazzo Farnese, capolavoro vignolesco, da cui lo sguardo si perde sulla florida campagna laziale sino alle porte di Roma e oltre.


Festival d’autunno nella Faggeta vetusta

La meraviglia del foliage nella faggeta vetusta del Monte Cimino in questo periodo.


Nella “Selva Oscura” degli Etruschi

Attraversando la foresta del Cimino nei giorni dell’autunno inoltrato – quando, nel fasto dei colori bronzo, oro e rame, spesso essa è presa dalla fitta nebbia -, appare facile rammentarne l’antica fama di foresta misteriosa, spaventosa, quasi demoniaca. Oggi noi la vediamo semplicemente come un paradiso naturalistico ma per gli antichi popoli italici, la sacra Silva Ciminia, sacra agli etruschi, doveva avere un carattere minaccioso. Non è un caso se per alcuni critici Dante si ispirò proprio alla faggeta del Cimino per immaginare la sua “Selva Oscura”…


Sulla strada per il Cimino (novembre 2024)

La strada per il Monte Cimino, nei meravigliosi e al contempo malinconici colori dell’autunno inoltrato, laddove l’inverno incalza con i suoi freddi e le sua severità. L’immagine è dello scorso anno e invita i lettori a recarsi ad ammirare gli ultimi bagliori del foliage nella zona del Cimino…


Di notte per le vie di Bagnaia

I Monti Cimini sono abbracciati da una corona di borghi fra i più suggestivi del Lazio, sia per la presenza di ville e castelli rinascimentali sia per la stessa grigia pietra vulcanica – specialmente il peperino – che li caratterizza fortemente. Uno di questi è Bagnaia, alla periferia di Viterbo, da cui partono interessanti escursioni e che è storicamente legata ad inquietanti storie di “streghe”. Oltre la bella piazza, ai piedi di un’alta torre circolare in cima alla quale svetta orgogliosa la bandiera italiana, si apre il piccolo centro storico, che nonostante l’abbandono, rivela un fascino antico, esaltato con le illuminazioni notturne. In questi giorni, è da segnalare un allestimento in tema Halloween, molto curato e interessante che ha reso ancor più misterioso il paesino.


Soriano dall’alto: armonie urbanistiche

La bellezza di un centro storico è data anche dalla sua felice integrazione con il paesaggio, senza elementi urbanistici che ne disturbino la forma urbis. Ce ne dà un saggio eloquente il borgo medievale-rinascimentale di Soriano nel Cimino, che, visto dall’alto, appare disposto a spirale e culminante nel misterioso Castello Orsini, sede di importanti vicende storiche ma anche di lugubri leggende. La foto è ripresa dalla visitatissima “Big Bench” (o “Panchina Gigante”), punto panoramico sensazionale posto lungo la strada per la Faggeta vetusta. Sullo sfondo, la piccola frazione di Sant’Eutizio ove si trovano delle catacombe risalenti al IV secolo d. C..


La spianata del Bullicame

Citata nel verso 79 del Canto XIV dell’Inferno (in cui il Sommo Poeta la usa come paragone per descrivere l’ambiente infernale in cui si trovava nella narrazione), la sorgente termale di Viterbo è da sempre uno dei luoghi-simbolo della città. Anche se la sorgente d’acqua bollente è da anni chiusa da un’orribile recinzione moderna e nonostante la vicinanza con una brutta area militare (che potrebbe essere schermata da un impianto arboreo), il Bullicame mantiene il suo fascino, soprattutto d’inverno allorquando i vapori si innalzano dalle vasche termali, amatissime dai viterbesi e dalle acque curative.


I cipressi tra i fiori dei Volsini

I Monti Volsini sono l’area in assoluto più ricca di fioriture di campo della Tuscia, grazie al prevalere di un’agricoltura di rotazione fra pascolo, foraggio, maggese e cereali. Ne nascono quadri incantevoli, spesso quasi di surreale bellezza, ancorché poco conosciuti e incredibilmente poco valorizzati in chiave fotografica. Qui ci troviamo nei pressi della località di Ponzano di Bagnoregio, lungo la Via Romea-Germanica in direzione di Montefiascone e del Lago di Bolsena: ville, casali e fattorie si alternano armoniosamente creando quell’atmosfera di “dolce vita rurale” tipicamente italiana che incanta i turisti, soprattutto dell’Europa centro-settentrionale.


Montefiascone-Portale della Chiesa di Sant’Andrea

L’antichissima Chiesa di Sant’Andrea in Campo (IX sec.?) si affaccia su una deliziosa piazzetta nel cuore di Montefiascone con un bel portale con arco a sesto acuto. Nota per i suoi splendidi capitelli scolpiti, è gestita attualmente da una comunità ortodossa, le cui messe creano in questo particolare ambiente un’atmosfera di grande suggestione.


Archi nel borgo di Capranica

Sottoposto negli ultimi anni a diversi restauri, il borgo di Capranica si presenta come uno dei più graziosi e piacevoli di tutta l’area cimino-falisca. E’ attraversato dalla Via Francigena e sorprende i pellegrini per le chiesette d’antico aspetto e per i vicoli che si aprono “a spina di pesce” a partire dal corso principale.


La Valle del Rio Chiaro dalle colline di Sant’Angelo

Lo splendore incontaminato della Valle del Rio Chiaro – fra Civitella d’Agliano, Castel Cellesi e Sant’Angelo – in questo periodo di tardo autunno: per la precisione, osserviamo la vallata dal belvedere della Tenuta Casciani, ottima azienda vitivinicola della Teverina Viterbese.


I castagneti presso Canepina

Intorno a Canepina si estendono alcuni fra i castagneti più belli dei Monti Cimini e di tutto il Lazio.


L’Arco dell’Amore DiVino a Castiglione in Teverina

Scendendo verso la parte più antica del borgo medievale di Castiglione in Teverina si giunge presto ad una porta che offre un improvviso e bellissimo affaccio sulla valle: è il cosiddetto “Arco dell’Amore Divino”, il cui titolo (moderno, naturalmente) sembra voler collegare diversi concetti: l’amore suscitato dalla bellezza di questi luoghi, l’ispirazione a gite romantiche di coppia e, ultimo ma non ultimo, l’ottimo vino della zona: rimanendo in tema, questo periodo risulta perfetto per visitare Castiglione, in virtù dei colori del foliage dei vigneti.


“Paesaggi fantasma” d’Etruria: viaggio nella “zona sacrificata” per non dimenticare – parte 3

Ed eccoci giunti alla terza ed ultima puntata di questo nostro anomalo viaggio indietro nel tempo. Con la seconda parte ci eravamo spostati verso sud-ovest (nelle località di Pian di Vico e San Giuliano) ed ora continueremo in quella stessa direzione sfiorando suggestive località come Formicone, Castel Ghezzo, Pian dell’Arcione. Ci troviamo nella porzione più solenne e panoramica della “zona sacrificabile” (e ormai “sacrificata”): un paesaggio dai “grandi spazi” che poco aveva da invidiare ai più celebrati panorami agresti della contigua Toscana, e che custodiva l’anima più vera della civiltà rurale della Tuscia e un potenziale tutto da sviluppare per l’economia locale. Viaggiare sulla sp4 da Tuscania a Montalto equivaleva infatti ad immergersi in una vera e propria “galleria” di scorci mozzafiato in una campagna pressoché incontaminata. Oggi, tuttavia, questa è proprio la direttrice lungo cui la speculazione energetica e la conseguente distruzione hanno raggiunto livelli parossistici. Un paesaggio che da verde (qual era) si sta trasformando in “green”, o più precisamente in “orange”, visti attualmente i numerosi cantieri aperti con relative reti arancioni dei lavori in corso: molti dei terreni che vedrete in foto non esistono più. Un territorio letteralmente fatto a pezzi, un disastro ambientale senza precedenti per la Tuscia Viterbese, le cui responsabilità hanno innominabili nomi e cognomi e coinvolgono una buona parte della politica locale e regionale. Percorrere la stessa strada a distanza di qualche anno, soprattutto da Montalto verso Tuscania, per via delle particolari prospettive visive, significa potersi rendere conto di come un patrimonio collettivo inestimabile (fatto di paesaggio e cultura, economia e turismo e soprattutto di TERRA) sia stato spazzato via e sostituito da un qualcosa che non somiglia più a nulla se non a un incubo distopico. Ricordiamoci insomma con le seguenti immagini di quanto era bella la Tuscia e di quale bene prezioso è stato sottratto al popolo italiano.

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Don Chisciotte a Sant’Angelo di Roccalvecce

Il murale dedicato a “Don Chisciotte” a Sant’Angelo di Roccalvecce, forse una delle opere di maggiore impatto scenografico tra quelle ammirabili nel “paese delle fiabe”.


Il Moai di Vitorchiano

Il Moai è una presenza insolita che sorprende i visitatori di Vitorchiano: la leggenda dei Maori dice che porti fortuna toccare il suo ombelico!


Arco nel borgo di Corchiano

Un caratteristico arco nel pittoresco borgo medievale di Corchiano, noto per il suo frequentato “Parco delle forre”.


Il “Sasso menicante”

Il misterioso “Sasso menicante” (o “naticarello”), sul Monte Cimino, ai margini della Faggeta monumentale, che tende lievemente a traballare se sospinto dal basso con un grosso palo in legno in un punto specifico.


Vitorchiano medievale

Uno scorcio dallo schietto sapore medievale di Vitorchiano, dal panoramico – ma poco conosciuto – sentiero ad anello che gira attorno al paese.


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