Fra le tante suggestioni medievali offerte da Leonessa – perla dell’Appennino, attualmente in completa ristrutturazione dopo i danni del terremoto – spicca il magnifico chiostro del Convento di San Francesco (XV sec.), sede peraltro di un ottimo museo della civiltà contadina (aperto gratuitamente nei fine settimana).
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Il “Castello delle Metamorfosi”
Il Lazio è terra di laghi e castelli, ma tale peculiarità è assai poco celebrata e considerata dal turismo, soprattutto nostrano. Eppure zone come la Sabina sono esemplari da questo punto di vista, con quasi ogni paese che sfoggia un maniero: è il segno di un feudalesimo che qui dettò legge per secoli, intrecciandosi però col potere papale e monastico, come insegna la vicenda della potentissima Abbazia di Farfa. Nella Valle del Turano si assiste però ad un vero e proprio exploit di questo fenomeno, con castelli di grande importanza architettonica. E’ questo il caso dell’imponente fortezza di Rocca Sinibalda, che domina il basso corso della valle in direzione di Rieti. Monumento nazionale, più volte rimaneggiato sino alla spettacolare ristrutturazione “ad aquila” di Baldassarre Peruzzi, è detto il “castello delle metamorfosi” per via degli affreschi all’interno in cui sono rappresentate le Metamorfosi di Ovidio.
Veduta di Contigliano dalla piana
Una veduta in lontananza di Contigliano, “bomboniera” della Valle Santa di Rieti, che corona il suo poggio con le sue case in pietra mentre sullo sfondo si elevano i Monti Sabini. Intanto i colori autunnali del novembre inoltrato arricchiscono la scena, donandogli un tocco di romanticismo.
La Valle del Turano da Rocca Sinibalda
La romantica bellezza della Valle del Turano da Rocca Sinibalda, in un algido pomeriggio di novembre: un paesaggio integro, in cui la presenza dell’uomo (passata e presente) si armonizza, tramite la perseveranza ed il lavoro delle genti della vallata, con una natura appenninica selvaggia ed indomita. La zona è attraversata dal Cammino di San Benedetto, uno dei più suggestivi ed importanti d’Italia.
Rocca Sinibalda, lungo la “Strada Romantica” della Sabina…
L’imponente Castello di Rocca Sinibalda, con la sua celebre forma “ad aquila”, ultimo frutto del genio cinquecentesco di Baldassarre Peruzzi, domina imperiosamente il piccolo borgo medievale immerso nella verde e solitaria Valle del Turano. E’ questo il gioiello più smagliante che si ammira lungo la tortuosa strada proveniente dal Casello A24 di Carsoli, che è spesso percorsa da chi viene a visitarlo. Questa provinciale inanella numerosi castelli, a partire da quello, altrettanto splendido di Collalto Sabino, per poi toccare quelli di Antuni e di Tora, sul Lago del Turano, e di Posticciola, mentre sui monti se ne scorgono altri. Tale immensa ricchezza architettonica e paesaggistica, con scorci che rimandano ai dipinti del Grand Tour, sembra suggerire una vera e propria “strada romantica”, che potrebbe continuare nel fondovalle del Turano, attraversare la Valle Santa e giungere al cospetto di un altro borgo meraviglioso, dotato di castello, ossia Labro, regalando una continuità straordinaria che ha pochi paragoni nel Lazio.
Il Convento di San Francesco a Posta
Uno scorcio autunnale del Convento di San Francesco a Posta, attorno a cui nel Basso Medioevo si sviluppò il piccolo borgo della Val Velina. La posizione strategica dell’insediamento, proprio lungo la Via Salaria e al confine tra il Regno di Napoli (di cui costituiva una sorta di anomalo “estremo Nord”, come la vicina Leonessa) e lo Stato della Chiesa, ne decretò in un certo senso la fortuna. Del resto il toponimo “Posta” deriva proprio dalla sua origine: nel 1331 il saggio re Roberto D’Angiò concesse alla località l’attributo di Positae Realis, che gli attribuiva appunto la funzione di riscossione di pedaggi e dazi (nel centro storico è la Porta delle Gabelle) nei confronti di chi transitava su quella strada, fondamentale per il passaggio dal versante tirrenico a quello adriatico (e viceversa) dell’Italia Centrale. Oggi si tratta di un ameno paesino immerso nel verde e situato in un crocevia di culture e tradizioni, fra Lazio, Umbria, Marche e soprattutto Abruzzo (appartenne all’antica Provincia dell’Aquila fino al 1927, per poi passare alla neonata Provincia di Rieti). Nelle vicinanze si trovano le famose e suggestive Gole del Velino.
Autunno nei boschi del Terminillo
Ancora un’immagine del meraviglioso foliage autunnale nella zona di Terminillo (Rieti), lungo il sentiero che conduce al Rifugio La Fossa. Uno spettacolo da non perdere!
La chiesetta cimiteriale di Albaneto
La chiesetta cimiteriale di Albaneto, dedicata al Santissimo Crocifisso, sorge a poca distanza dalla frazione di Leonessa, immersa ino scenario bucolico che infonde serenità. La sua semplicità severa sembra richiamare lo spirito degli abitanti di questa incantevole vallata, mentre sorveglia le anime dei loro avi.
La campagna di Viesci
La bellissima e incontaminata campagna di Viesci, frazione di Leonessa, sull’omonimo Altopiano.
La faggeta del “Piccolo Popolo”
Ancora il magnifico foliage di questi giorni nelle faggete intorno alla località turistica di Terminillo… Non sembrerebbe assurdo, soprattutto all’imbrunire, veder spuntare fuori gnomi, fate, elfi e folletti…
Lungo la Strada panoramica della Vallonina
La Strada della Vallonina (SP10) – una delle più belle del Lazio dal punto di vista paesaggistico, se non la più bella in assoluto – si fa largo in questo periodo fra gli splendidi colori della faggeta autunnale.
Veduta di Castel Sant’Angelo

Nel cuore della Val Velina (“sorella minore” della vicina Val Nerina, in fatto di frequentazione turistica, ma non meno affascinante), sorge il piccolo borgo medievale di Castel Sant’Angelo. Esso attira lo sguardo di chi percorra la Via Salaria, con le sue case di pietra sormontante da una possente torre, mostrandosi addossato alle montagne appenniniche reatine e immerso nel verde dei boschi.
Sua Maestà il Terminillo

La vista del Monte Terminillo dalla località di Jaccio Crudele – lungo la Strada Vallonina che sale da Leonessa – è uno dei più maestosi ed incantevoli panorami montani del Lazio e in questo periodo lascia davvero senza fiato grazie ai colori autunnali.
Canetra dal Laghetto dei Cigni
Una delle “chicche” della Val Velina, proprio a pochi passi dalla Salaria, è il cosiddetto “Laghetto dei Cigni”, conosciuto anche come “Laghetto di Canetra”, dal nome del minuscolo e grazioso villaggio che sorge sulle sue sponde. Si tratta di un lago sorgivo di natura carsica, in una zona che ne conta molti di questo tipo tanto da essere soprannominata da qualcuno la “Valle dei laghi” (il più famoso dei quali è senza dubbio quello di Paterno). Al poca distanza scorre l’altrettanto limpido Fiume Velino, che con sue sue Sorgenti del Peschiera costituisce una delle riserve idriche più importanti della Capitale, e forse uno dei luoghi chiave dello sviluppo dell’antica Roma. Borghi medievali (come il soprastante Castel Sant’Angelo) e rovine di ville antiche punteggiano la zona arricchendone il fascino.
Dal Soratte: guardando a nord…
Saliti sulla vetta del mitico Soratte, noto anche come il “Faro di Roma”, si può ammirare un panorama vastissimo se si indovina la giornata tersa, che spazia dai Monti Lepini alle prime alture dell’Aretino. Intorno alla montagna, sacra già in epoca pre-romana, si estende un territorio di grande valore identitario per il Lazio, con la campagna che custodisce, seppur a tratti, gli elementi più caratteristici della regione: prati incolti, boscaglie e pascoli solcati da greggi si alternano a distese di grano ed uliveti, con le caratteristiche querce camporili a punteggiare i terreni. Mentre affacciandoci sul versante viterbese appare il delirio del truffagreen con numerosi impianti fotovoltaici che hanno mangiato una campagna meravigliosa, dipinta e decantata dagli artisti e viaggiatori del Grand Tour, guardando invece a nord e ad est, ossia in direzione della Sabina e della Valle del Tevere il paesaggio ha mantenuto complessivamente la sua bellezza, come si evince dalla foto, emozionando l’animo sensibile.
Là, dove domina il verde
Un’immagine di verde, non di “green”, per fortuna. Ed è infatti il verde che domina ovunque nella stupenda Valle del Turano, una delle zone più incontaminate del Lazio: in questo caso ci troviamo fra Rocca Sinibalda e Posticciola, lungo una strada che offre panorami mozzafiato.
La dolce Sabina
La tranquilla Strada Regionale 657 Sabina offre uno dei paesaggi rurali più integri e piacevoli del Lazio, che non delude mai e riposa lo sguardo. L’elemento che lo caratterizza fortemente è la sagoma del Monte Soratte, che appare più o meno vicina a seconda di dove ci si trovi. La dolcezza della Sabina qui si esprime al meglio, denotando un territorio di una semplice e poetica bellezza ma ancora poco conosciuto, in cui si vive e si mangia bene, rimanendo però vicina alla Capitale.
La campagna di Cornazzano
Nella stupenda località sabina di Cornazzano, nel territorio di Castelnuovo, la Valle del Farfa assume tratti paesaggistici suggestivi e contrastanti: da un lato una campagna dolcissima e ondulata, che ricorda vagamente quella toscana o quella di certe zone della Tuscia; dall’altro l’asprezza delle gole create nel corso di millenni dal torrente, raggiungibili in breve proprio da questa zona.
Veduta di Castelnuovo di Farfa
L’eleganza formale di un piccolo borgo sta nell’integrità del paesaggio che lo circonda, nel suo disegno urbanistico e nella ricchezza architettonica: tale situazione è ben rappresentata da Castelnuovo di Farfa, uno dei centri storici più belli della Bassa Sabina.


















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