Marco Ercolani
«Se i titoli dei film, le storie, e gli attori, non lasciano in me alcuna impronta, la lascia, invece, sicuramente un’altra forma di emozione, che si libera nella proiezione, nell’istanza stessa della proiezione. Si tratta di un’emozione del tutto diversa da quella della lettura, che imprime invece in me una memoria più presente e più attiva. Diciamo che nel ruolo di voyeur, al buio, riesco a simulare una liberazione assoluta, una sfida ai divieti di ogni sorta. Siamo lì, davanti allo schermo, voyeurs invisibili, autorizzati a tutte le proiezioni possibili, a tutte le identificazioni, senza la minima sanzione e senza il minimo lavoro. Ecco forse cosa mi dà il cinema: la possibilità di liberarmi dai divieti, e soprattutto di dimenticare il lavoro»1.
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Ho il piacere e l’onore di pubblicare quest’intervento di Rocco Brindisi (che ringrazio) sul film di Nanni Moretti Tre piani. 


















