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(da: Scritti su Pascal Quignard)
Visto il suo amore per la musica barocca, Quignard doveva necessariamente trarre profitto da un’importante scoperta, che pochi decenni fa ha aggiunto un tassello di rilievo alle conoscenze disponibili su quest’ambito. Nel 1966, infatti, è stato ritrovato a Ginevra il manoscritto dei sessantacinque Concerts à deux violes esgales di un compositore seicentesco francese, Monsieur de Sainte Colombe, del quale poi altre due partiture sono state rinvenute a Edimburgo. Si è in tal modo concretizzata una figura fino ad allora leggendaria, visto che già i contemporanei di Sainte Colombe lo avevano celebrato non solo come compositore, ma anche come straordinario esecutore di musica per viola da gamba, strumento assai apprezzato nelle corti dell’epoca. Egli aveva anzi perfezionato la viola, aggiungendole una settima corda, di tonalità grave. Le poche e lacunose notizie giunteci su di lui (non conosciamo con certezza neppure il nome di battesimo) ci dicono che aveva insegnato a suonare alle sue due figlie, con le quali a volte si esibiva in concerti destinati a una ristretta cerchia di ascoltatori. Fra i suoi allievi, il più famoso è quel Marin Marais che, a differenza del maestro, ha scelto di condurre una vita brillante ed agiata, ottenendo l’incarico ufficiale di violista presso la corte di Luigi XIV. (…)
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Depressione e amicizia
Dopo aver pubblicato nel 1976 un volumetto narrativo, Le lecteur, etichettato come récit (racconto), tre anni dopo Pascal Quignard fa uscire il suo primo romanzo, Carus[1]. Nell’avvertenza all’edizione riveduta del 1990, l’autore chiarisce che il titolo dev’essere inteso come un omaggio a due autori latini: «Orazio invecchiato, riflettendo sulla propria vita, la giudicò esente da ogni rimprovero giacché egli era stato caro ai suoi amici: carus amicis. Si dà il caso, inoltre, che Carus sia il cognomen di Lucrezio, che è il patrono segreto di questo libro»[2]. Quignard tornerà a ricordare la formula oraziana anche in opere successive, come Albucius («L’ambizione che nutriva un antico romano del tempo della repubblica era di essere definito, dopo l’incinerazione, “carus amicis”, caro ai suoi amici») e La haine de la musique («Orazio invecchia. Quintus Horatius Flaccus riflette sul corso della propria vita. Di colpo, la considera giustificata per il fatto che egli sarà stato “caro ai suoi amici”. Carus amicis. Queste sono le parole che scrive Orazio, con lo stilo tremolante»)[3].
Tratto da:
Les Ombres errantes
Paris, Éditions Grasset, 2002
Traduzione di Stefania Roncari
Capitolo XXXVII
Terrore
Ludwig Wittgenstein fu il teorico della scomparsa del linguaggio.
La Sprachlosigkeit è il nome che fu dato in Germania nella guerra del 14-18.
Indicibilità di ciò che è stato vissuto al fronte nelle parole – per non parlare della Propaganda che è in uso prima.
La lingua cessa di essere un ponte tra l’Ego e il Cosmo.
La voglia di dire si perde nelle cesure.
Quaderni delle Officine
LXIII. Novembre 2015
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Due immagini-chiave per Quignard (2015)
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Quaderni delle Officine
XVI. Giugno 2011
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Pascal Quignard. Tre miti ripensati
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Giuseppe Zuccarino
Pascal Quignard
Al ripensamento dei miti greci è dedicato anche un altro volumetto [dopo Boutès e Lycophron e Zétès], sempre incentrato su un singolo personaggio, in questo caso Medea(1). A prima vista, si tratta di un piccolo lavoro d’occasione, destinato a uno spettacolo rappresentato per la prima volta nel 2010. Gli interpreti erano lo stesso Quignard, nelle vesti di lettore del proprio testo, e la danzatrice Carlotta Ikeda, che nella sua lunga carriera di coreografa ha mostrato di saper unire il butoh giapponese alle tecniche di danza contemporanea occidentali. In realtà l’argomento scelto, vale a dire il personaggio di Medea, è ben radicato nell’immaginario di Quignard, specialmente grazie alla sua conoscenza delle letterature classiche. Continua a leggere La vendetta della maga
Giuseppe Zuccarino
Pascal Quignard
Cassandra e la letteratura
Può stupire l’inclusione del libro di un narratore, Pascal Quignard, in una collana di poesia. E in effetti Lycophron et Zétès (Paris, Gallimard, 2010) rappresenta un prodotto anomalo per molti aspetti. Comprende due testi assai diversi fra loro: il primo è la traduzione dal greco di un poema di Licofrone, il secondo uno scritto nuovo, costituito da una serie di divagazioni in prosa. Procediamo con ordine, ricordando innanzitutto che a un Licofrone vissuto nell’epoca ellenistica (gli studiosi sono però discordi sull’identità e la collocazione cronologica di quest’autore) si attribuisce un poema, Alessandra, famoso per la sua oscurità. Si tratta di un lungo e intricato monologo della protagonista, Cassandra (Alessandra è una variante del nome), la più bella tra le figlie di Priamo, profetessa infallibile ma anche giovane sventurata. Infatti, per volere di Apollo, nessuno crede alle cose vere da lei preannunciate e, dopo la conquista di Troia da parte degli Achei, il destino la condanna a una fine crudele. Continua a leggere Cassandra e la letteratura
Quignard e la lezione di Sainte Colombe
Lo stretto rapporto di Pascal Quignard con la musica è cominciato presto, fin dall’infanzia, in ossequio a una lunga tradizione. Suo padre proviene infatti da una famiglia di organisti, attivi nel Württemberg e nell’Alsazia. Il giovane Pascal ha imparato così a suonare vari strumenti: pianoforte, organo, violino, violoncello. Assai più tardi, il suo profondo interesse per il campo musicale lo ha portato a presiedere (fra il 1991 e il 1993) un importante gruppo orchestrale, Le Concert des Nations, diretto da Jordi Savall, e a fondare nel 1992 con François Mitterrand il Festival d’opéra et de théâtre baroques di Versailles. Tutto ciò, naturalmente, non gli ha impedito di dedicarsi nel contempo a un’intensa e prestigiosa attività letteraria, che lo ha portato ad essere considerato, e non solo in Francia, come uno dei maggiori narratori contemporanei. Continua a leggere Quignard e la lezione di Sainte Colombe – di Giuseppe Zuccarino