Abitare la possibilità, come nel verso di Emily Dickinson (I dwell in possibility), abitarla, intendo qui, nella scrittura. Scrittura come questa che vado impiegando ora, governata da leggi condivise da una comunità di parlanti e riguardanti la decifrazione dei segni, la loro corrispondenza a determinati suoni, i significati dei segni aggregati tra di loro, la sintassi di quei significati – scrittura come quel tracciare segni aperti all’interpretazione di chi li osserva, non governati da alcuna legge precostituita in un sistema linguistico condiviso.
Abitare la possibilità della scrittura come gioioso atto di liberazione e come potenzialità infinita di realizzazione. Continua a leggere Scritto 77
Il termine tedesco Flugblatt significa “volantino” (alla lettera “foglio volante”) e ha nei paesi di lingua tedesca una storia assai interessante e gloriosa che risale almeno al XV secolo quando i “Flugblätter” (plurale di “Flugblatt”) venivano venduti (e a prezzi non sempre modici) durante i mercati, le fiere e altrove; i loro contenuti erano i più diversi e i Flugblätter ebbero un ruolo importante nel dibattito politico e culturale già ai tempi della Riforma luterana e nei secoli successivi.







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Scriverò di 

Se si vanno a cercare immagini di Friederike Mayröcker se ne trovano molte che la ritraggono in stanze ricolme all’inverosimile di libri, faldoni e carte.
La pregnante ambivalenza del titolo del libro più recente di Ranieri Teti La vita impressa (Book Editore, Ro Ferrarese 2022) introduce subito all’almeno duplice natura di questo libro: vi si seguiranno le tracce impresse dall’esistere e si seguiranno le connessioni tra scrittura (quello che l’arte tipografica imprime sulla pagina) ed esistenza. L’elegantissima filigrana della scrittura, infatti, così aerea eppure concreta, così rarefatta e allusiva deriva, in realtà, da materiali incandescenti e magmatici (sentimenti, pensieri, esperienze vissute, sogni, mancanze, errori, luoghi frequentati, voci care…) che un annoso lavorio di filtraggio, di presa di distanza, di rasciugamento di ogni sbavatura sentimentale e psicologizzante ha trasformato in testi dalla forma (anche tipografica) rigorosa e chiusa, geometrica e ascetica.
Mi provo a riflettere sul libro di Federico Federici Misura del sonno (e altre ricerche verbovisive) / Maß des Schlafes (und andere verbovisuelle Forschungen) pubblicato da Anterem Edizioni / Cierre Grafica nel 2021, in termini di realismo, ma emendato tale termine, ovviamente, da ogni pregiudizio o definizione o collocazione storico-letteraria tradizionale o aprioristica; la res è da pensare, in questo caso, secondo le acquisizioni più recenti della fisica quantistica, delle teorie che muovono dal concetto di campo, di frattale, di onda e secondo gli avanzamenti di carattere teorico ed estetico delle scritture di ricerca, delle scritture asemiche, del visual poetry e del language poetry, nonché a partire dalle filosofie dell’interrelazione tra individuo e ambiente, tra linguaggio e psiche, tra percezione e conoscenza.
Quello di Wolfgang Laib è sempre un atto di riconoscenza nei confronti del mondo e di sua (laica) (silenziosa) riconsacrazione: il polline, il latte, la cera, il riso, il legno, il marmo, il duttile e luminoso metallo sono gli elementi costitutivi del suo fare. E il risultato visibile è soltanto il momento d’arrivo di un lungo, paziente cercare o di un lungo, paziente preparare: i mesi nei boschi a raccogliere il polline, le ore (il corpomente concentratissimo e raccolto in sé, nella sua muscolatura, nel silenzio dell’equilibrio tra respiro e tensione, tra battito cardiaco e gesto che posa, inserisce, addensa, versa, livella, sparge) per disporre i coni di riso, le barchette di metallo, i rettangoli di polline luminoso, il latte nelle impercettibili escavazioni nel marmo.