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Oksana Stomina, Ma non ditelo a nessuno

Sette poesie dell’autrice ucraina tradotte da Valeria Tsekhmaystrenko e Guido Cupani. Mi scrive Guido a proposito della traduzione:
Valeria ha tradotto letteralmente i testi e mi ha dato indicazioni sulla metrica e sulle rime; io ho adattato queste informazioni in versi italiani, cercando di riprodurre assieme contenuto e forma. Le rime sono per lo più alternate o baciate, e spesso imperfette (così anche in italiano). Il verso ha in genere cinque accenti, con piedi di lunghezza variabile; in italiano ho usato pentametro ed esametro (con una certa libertà) e in un caso (Reportage) un settenario doppio, che mi sembra adatto all’argomento “infantile” del testo.


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Le quasi case

Guido Cupani

Già a partire dalla raccolta di esordio, Le Felicità (Samuele Editore, 2008, una recensione qui), la poesia di Guido Cupani si è rivelata come una delle più interessanti e personali del panorama dei nuovi autori. Di quel lavoro colpivano diversi aspetti: la padronanza dei mezzi espressivi, la misura di una scrittura che mirava molto di più alla sostanza che all’apparenza, ed un approccio che potremmo definire quasi “scientifico al contrario”. Infatti il giovane pordenonese – ricercatore in astrofisica – partiva spesso da una osservazione di tipo razionale, per poi trovare, nelle pieghe del reale, la spaccatura, la crepa dove germogliano i sentimenti, dalla gioia al dolore allo stupore.
Da allora la ricerca di Cupani ha compiuto, anche se il tempo trascorso è relativamente breve, notevoli passi in avanti. Come è evidente nei testi inediti che sono proposti in seguito, l’autore sembra avere abbandonato ogni appiglio derivante dal tentare di incanalare il vissuto in formule note, per quanto esse possano venire in seguito scardinate. Continua a leggere Le quasi case