DIVOC

passaggi – maurizio manzo

Clicca qui o sull’Immagine

Su Neobar i primi due capitoli di DIVOC

Apparentemente sembra strano e altri si sarebbero già preoccupati, ma io attribuisco tutto allo sbalordimento o meglio all’attenzione, così mi è sembrato più bello il mobile che c’è nell’ingresso dove appoggio le cose che mi appesantiscono; è lungo un metro e ottanta alto settanta profondo quaranta di colore bordò coi profili beige e delle antine scorrevoli che forse non ho mai fatto scorrere.

L’equilibrio slogato delle luci

10 microprose dal caro Francesco
una dose quotidiana allunga il sapore risveglia le falene che volano fino a disfarsi e tu raccogli le ali e ti accorgi del senso delle ossa anche fratturate oppongono resistenza

Avatar di fmrebsteinla Dimora del Tempo sospeso

View original post 520 altre parole

ESTERNI CON INTERNI

scomparsa

                                      IPOTESI – foto maurizio manzo 2017 –

Su Neobar: CLICCA SU L’IMMAGINE

Rolando guardava meravigliato le scintille che sfavillavano da quelle congiunzioni; per un attimo gli sembrò di conoscere quei poliziotti e per gentilezza, quando lo afferrarono per portarlo via, si fece leggero.

Esterni con Interni (IV e V)

SU NEOBAR

Esterni con Interni (IV e V)

disposizioni_-by-m-manzo-777x437

Disposizioni – 2017 – Maurizio Manzo

 

CLICCA SULL’IMMAGINE

 

TERZA PARTE DI ESTERNI CON INTERNI

opaca

CLICCA SULL’IMMAGINE PER LEGGERE

SU NEOBAR LA TERZA PARTE DI

ESTERNI CON INTERNI

Su Satisfiction

Su SATISFICTION,

per la rubrica dedicata ai luoghi e il corpo della scrittura

una mia intervista

Ringrazio la rivista Satisfiction e Gianluca Garrapa

 

Da QUI per leggere

Su NEOBAR Roglio, Furrìsca e Callentèddu – Sa Posta –

Porto Cagliari - 1981 - foto Maurizio Manzo

Porto Cagliari – 1980 – foto Maurizio Manzo

Clicca qui o sulla foto per leggere

Qui a Cagliari diciamo “du còddasa” anziché “frìgasa”, che vuol dire fottere e si pàriri più diretto. Tutti qui cercano di non farsi fottere. La prima cosa che impàrasa è a non ti fai poni la saliva sul naso, un po’ come cercare di non farsi fottere, dèpisi partì subito de conca, se qualcuno osa farlo.

PRIMA TAVOLA DI ELIO COPETTI PER SULLA PANCHINA VERDE SCOMPARSO

Tavola di Elio Copetti

Tavola di Elio Copetti

Non c’era un orario preciso, perché non c’era più orario nello stato di Rolando Musu, perciò pensava all’ultima volta che era vivo con una frequenza che non era possibile quantificare. In realtà tutto questo lo stordiva, l’eternità gioca brutti scherzi. È difficile ricordare quando si è stati vivi quando si è morti.

La cosa che più faceva ridere Rolando, perché si ride anche da freddi, era vedere i ragazzi che si fermavano davanti alla sua panchina per sfotterlo, mettergli le dita nel foro del suo zigomo facendo schizzare pus da tutte le parti. Il suo sorriso smontava la boria di quei ragazzi che si allontanavano schifati ma soprattutto indeboliti.

Non si chiedeva come mai gli altri potessero vederlo, addirittura toccarlo. Non ci si chiede certe cose, se non altro per non turbare la felicità del momento in cui qualcuno sembra accorgersi di te.

Lo stato non era di apatia, piuttosto quel momento in cui scompare la memoria e il pensiero non si compone, un troppo pieno che si aziona e crea il vuoto, alleggerendo ogni senso.