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Arenato tra teste
peste e risucchi
d’orecchi
teste con ancora la lingua
ma che non canta
lontano
non ha
mai potuto cantare
smorfia atterrita
tra un fumo paludoso
odoroso gorgheggiano.
La barca
si muove a stento
chino sulla dritta
fitta marea di corpi
s’incaglia
maglia tra le braccia
acciaio che sfredda
le guance
pance che affiorano
e ti si accostano
sostano sotto gli occhi.
Recedo e uno stridore
di denti
che raschia sulla chiglia
ciglia spezzate
zattere inutili
mare assorbito.
Da Il Recinto di Mare – 3 –
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