
non tutti chiedono pietà al ricordo
di solito si scarta di lato o lo si
spegne come una lampadina
di un lungo andito
ché a percorrerlo ci emoziona
di nuovo e sembra che diventi
più grande più largo e continuo
OMBELICHI

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Faccio silenzio nel vuoto
non c'è più il tetto e non urlo
non c'è più mamma e papà
e non urlo perché ci sentono
il mondo intero può sentirci
sono stretto agli ombelichi
di tutti i tempi di tutti i tumulti
ho smesso di sognare ho smesso
di agitarmi di afferrare gli arcobaleni
c'è troppo buio che ci affoga
non dite a tutto il mondo
che dovrebbe essere uguale
lasciate qualcuno felice
per dare un senso al cielo
Una concessione all’umanità
Testi tratti da Anamorfiche – Distorsioni a occhio nudo
6° ANAMORFOSI Silenziosa la luce corrompe le palpebre ancora stupite del suo corpo scoperto reperto gelato da troppo calore deturpante e una bocca parlante disegna i lacerati risvolti carnicini bramati spellati da bava dentata destino del leggero indifeso sospeso sussistere cavia sottile. 21 febbraio 20128° ANAMORFOSI
È sospeso il respiro che tende a sbocciare nel grido tremendo e tremando domandi chi rende fervore all’arterie svuotate all’assenza spezzata seduta nel buio riacceso di vuoto assorbito e risciolto cercato e perduto tra sogni e disagi agitavi le braccia tra segni tra graffi colpivi solo aria lentamente ma lucida senti mancare speranza e poi luce a pupille addensate a narici sbuffanti al tuo tenero cuore. 25 marzo 2012LA PELLE BRUCIA
Non appena scoperto il tuo corpo bruciato tra pozze di nozze
assetato il ristagno salato lussato riflette il ricordo
assolati e felici quei giorni iniziali sereni tra i seni
riservati custodi del latte da dare al bambino che presto
scivolato al tuo ventre sarebbe arrivato a portare più gioia
poi non senti se bruci o se sogni ardi viva e le foto che sbordano
tutte intorno l’amore d’un tempo ti guardano e soffi la fiamma
che ti scioglie d’atroce dolore ti svegli e t’accasci di cera.
(23 aprile 2012)
ISTANTE
Poi ricordi i momenti dei baci profondi
in cui luce e colore filtrati da lenti
frettolosi discorsi incompiuti evitavi
di capire che il vacuo mentale col tempo
emergesse nel danno e lo scanno infinito
più profondo d’abbraccio toccava del cuore
ogni afflusso e stupore diventa terrore
mai nessuno di quei baci era tanto profondo
dell’affondo di lama sui punti più teneri
del tuo corpo e ogni sguardo non lascia nient’altro
di ricordo immortale che punta a scalfire
fino all’osso e ritorna stupore l’istante.