Giovan Bartolo Botta

Archive for the ‘racconti o resoconti’ Category

ringhio

In racconti di quarantena, racconti o resoconti on settembre 9, 2025 at 3:49 PM

È stata dura. Per lui. Fanatico del calcio. E della nazionale. Di calcio. Disertare la partita. Italia-israele. Valida per le qualificazioni. Mondiali. Di calcio. Fosse stata pallavolo. O basket. O tennis. O salto con l’asta. Sti cazzi. Ma il calcio, è come l’ossigeno. Ti rode accannarlo! Anche se sei attivista. Italia-Israele. Incrocio cruciale. Roba che scotta. Si, lo so, è stata dura. Ma l’attivismo chiama. Esige, pretende. L’ordine è boicottare! Boicottare il sionismo! Niente bevande gassate. Specie quelle alcoliche. Sono quasi tutte sioniste. Niete caffè. Moka, sionista. Cialda sionista. Niente hamburger & patatine fritte. L’olio per le fritture. Marca sionista. Niente sigarette elettroniche. Lo spinotto, è sionista. Niente cicche da combustione. Il mozzicone. sionista. Niente puttane, specie se ebree. Niente di nulla. Nulla di niente. Manco le seghe. Sionista, la mano, con cui ti trastulli il pirillo. Niente Pfizer. Vaccino sionista. Vabbè, quello se l’è sparato. Sai com’è. Gli serviva il green pass. Per andare allo stadio. Tutto ciò, che dona felicità. È sionista! E comunque. Niente partita. Partita sionista. Quella sera ci sta l’assemblea. per carpire. Come oltraggiare il sionismo. L’altra volta, mezzo sbronzo. Ha orinato sul Careffour. Appena Netanyau, l’ha saputo. È svento! Niente partita. C’è l’assemblea. A sostegno della striscia. Di Gaza. E lui, è li. Che suda freddo. Fosse stato italia- america. Sarebbe stato davanti alla tv. A spararsi le pose. Perchè certo, anche l’Amerika, ha commesso genocidio. Ma mica si può stare a vedere il pelo nell’uovo. Anche il maresciallo Graziani, ha commesso genocidio. Ma mica ti puoi badilare i tuoi stessi testicoli! Niente partita. Il ragazzo soffre. A tratti, gli prude la mano. Tutto il circondario. C’ha lo schermo acceso. Boato! Il tipo s’assenta -dove cazzo vai!? -a fumare una sigaretta, sai com’è la questione Palestinese mi rende nervoso. Ergo, devo fumare. Con un gancio. Infrange una finestra. -scusi, chi ha preso palo!? -vaffanculo, fuori dai coglioni! Torna in assemblea. Nervoso come una upupa sbrindellata. Corre voce che l’italia stia maramaldeggiando. Ma l’avversario mica lo molla, l’osso! -dio fa che palle! -scusa che hai detto!? -niente, mi chiedevo se…devo andare a pisciare. È questione di un afflato. Si fionda al cesso. Con una mano. S’attacca alla radio! Con l’altra. S’appiccica al telefonino! Zona cesarini. Situazione di stallo. Si caracolla verso l’ultimo giro d’orologio. La punta azzurra, perfettamente imbeccata, tenta il tiro della vita. Palla in rete. Fischio finale. Tutti sotto la doccia! -si! Gol!!! il tizio grida urla si sbraccia! -Mario ma che succede!? -succede che vaffanculo! Abbiamo vinto! -ma ma tu stavi ascoltando la partita, vergogna, s’era detto di boicottare, ci sta gente che muore! -vaffanculo! Dall’alto delle sue cinque dosi Pfizer. Vaccino sionista. Il tipo comincia a dare. In escandescenza! -vaffanculo! Campioni del mondo! Poropopopopoporoo! -ma Mario, è l’impegno politico!? In tutta risposta, al capo di sezione. Gli arriva un destro. Da capogiro. Con allegato di tirapugni! Per nulla, sionista. Anzi. Parecchio muslim! -dio fa che cazzo mi sono perso! Vaffanculo! E si denuda. L’attivista. E mostra le pudenda. E rutta e scoreggia. E crema, e si imbrina! E luma la fica, per limonare! E sfodera un tricolore. Da fare invidia a Mazzini. È un attivista. Cazzo! Infatti, mica l’ha vista. no. L’ha sentita alla radio…

la mannaia

In racconti di quarantena, racconti o resoconti on luglio 7, 2025 at 4:17 PM

Ha impugnato la mannaia. L’ha impugnata. E s’è messo a leccarla. Dopo avere predicato la pace. E bandito la guerra. Dopo avere auspicato. La pace. In terra. Per gli uomini. Di buona volontà. La pace come unico. E solo. Obiettivo. da perseguire. Il capo di Stato. Di quel paese. Ha impugnato. La mannaia. In diretta tv. E s’è messo a leccarla. Prima con colpetti. Di mucosa. Orale. Lievi. E lesti. Come di chi sta alle prime armi. Come di chi è affetto. Da demenza senile. Come di chi soffre. di timidezza cronica. Come di chi è timorato. Dall’eccesso di zelo. Poi, s’è messo, a pompare di gran carriera. Pompare. Come un divo. Del cinama a luci rosse. Anni settanta. -signori, qua tocca mettersi d’accordo, tocca fare la pace. Queste le sue parole. Categoriche. Nette. Precise. Poi, la mannaia, che esce dalla tasca. Dalla tasca della giacca. -ahm! Ahnf! Tutta in bocca, come il cazzo! -dottore, mio Dio, ma che sta facendo!? -ahm! Ahnf! La mannaia, nella bocca, la mannaia nella gola. La mannaia, nella bicocca, come l’invasato. -oddio, Il capo di Stato, ha perso la trebisonda! Presto! Chiudi la trasmissione per Dio! Chiudila! Succhia e lecca, soffia e aspira, suzia e sbava, ingoia certo, ma a tratti sputa. -ahm! Ahnf! Ahm! Ahnf! Ora la mannaia, è umida. Madida, come la fregna dopo il titillo. Il capo di Stato. la sbatte a terra. Si slaccia, la patta. Mostra a tutti quanti. La discreta erezione! L’erezione! In mondovisione! Bello fiero! -popolo guardate, è il vostro presidente che vi parla! Ecco, osservate che roba! Bello teso come un nervo a fior di pelle. Sbatte la mannaia. Sul pavimento. Della sala ovale. La volta. Cerca il pertugio. Sempre se c’è. Un pertugio. Se non c’è. Se lo inventa. Se lo inventa sul momento. La gira, l’arrabatta. Se la acchitta comoda. Ad altezza equatoriale. E comincia a montarla. A schiaffarsela da tergo. A incistarla di bacino. Come se fosse la giumenta. Fotte come il montacarichi! Ta-da-da-da-da! Ta-da-da-da-da! Urla. Grida Forte. A squarciagola! Ta-da-da-da-da! Ta-da-da-da-da! L’afferra per la punta. Della cima. Come se si stesse afferrando. La battona. Per i peli pubici. Ta-da-da-da-da! Un presidente. Una mannaia. La monta alla gibbona. E l’appello per la pace. L’appello disperato, per la pace! Ta-da-da-da-da! Ta -da-da-da-da! Bello allupato. Tutto sudato. Madido. Sudicio. Pezzato. Il presidente. branca il microfono. E lancia l’ultimo appello -popolo, siamo al punto di non ritorno, la minaccia del conflitto nucleare, sta dietro l’angolo, ogni tentativo di trattativa è naufragato, qua tocca darci dentro porco dinci, tocca darcela finchè c’è ne! -ta-da-da-da-da! Ta-da-da-da-da! E dopo l’assesto. Del colpo d’anca finale. Con un magistrale. Salto della quaglia. Leva rapido l’uccello dal plico gelido della mannaia. e fiotta. La sborra. Sull’ammiraglio. Che stava. Li vicino. A godersi la scena. In alta uniforme! Poi, esausto, stramazza. Moribondo. Stanco morto. Si lascia andare. Si abbandona. Crolla. Sulla pulsantiera. Della valigetta. Coi codici nucleari. Che stava lì. Aperta. In bella mostra. A fungere. Da promemoria. A fungere da promemoria. Come i cazzo di pizzini gialli collosi. Appiccicati. Sul frigo. Stramazza. Il presidente. A cippa moscia. Dopo un ora d’amore. Ora si, che la pace. È fatta!

Afasico – (racconto)

In racconti di quarantena, racconti o resoconti on gennaio 27, 2025 at 5:44 PM

la nascita di quel figlio. È stata una maledizione. Sin da piccolo. Ha sempre parlato. In rima. Ha sempre e solo, parlato in rima. Parlava in rima. Anche quando poppava. Anche quando sporcava. La nascita di quel figlio. È stata una tortura. Una cazzo di tortura. Ha cominciato ad esprimersi in rima. Sin dal primo vagito. All’inizio si pensava, a uno scherzo. Uno scherzo, della natura. Poi si è dato, la colpa, al forcipe. Al povero forcipe. Forse che il medico, ha stretto troppo. Si si, è così, ha stretto troppo il pezzo di merda. E invece no! La vista neurologica era ok. Ma il bimbo, cazzo, parlava in rima. Continuava a parlare in rima. Certi giorni, poteva anche risultare simpatico. Altri invece. Era tipo una badilata sui testicoli. Una fottuta cantilena eterna. Rime banali, scontate. Roba da bacio perugina. Cuore/amore, fiore/amore, sole/amore, amore/dolore. Cazzo, sto cagone c’ha sempre l’amore per la testa. C’ha due anni, e pensa già a scopare. A fottere, pensa solo a fottere, c’ha già il chiodo fisso. Cazzo, questo ci diventa uno di quei pappa molle che si butta giù alla prima cotta andata storta. Uno di quei mezzi effeminati che di certo non la va a fare il soldato. Dammi retta, questo alle prime farfalle nello stomaco, ci lascia. Si infila la testa nel forno. Ci lascia. Si spara in bocca. Ci lascia. Si attacca al cappio. Ci lascia. Si butta sotto il treno. Ci lascia. Questo avanzo di sperma andato a male, non si guadagnerà mai da vivere. Mai! Dammi retta. Forse che meglio. Toglierlo di mezzo. Toglierselo di torno, prima che faccia qualche guaio. -che vuoi fare, schiaffargli un cuscino in faccia!?. Ma sei matto!? Sai poi i guai che passi se ti scoprono. Al giorno d’oggi è difficile farla franca. Guarda quella megera succhiacazzi di Cogne il casino che ha fatto. Sgamata subito! Che figura di merda! Sai poi i commenti della gente! -manco i soldi per metterlo in collegio, che genitori del menga. No, no meglio accannarlo davanti al portone delle Suore Orsoline. Parlava sempre in rima sto balordo. Più cresceva più rimava. Al cuore di mamma non si comanda. Al senso di colpa, non si volta le spalle. Se lo sono tenuto. Alla fine se lo sono tenuto. Questo scriciolo di inutile mangiatore infante. Che parla in rima. Lasciarlo ai nonni, era impossibie. Non lo potevano soffrire. Quando blaterava in rima, cioè sempre. Al nonno gli pigliva lo sturbo. E alla nonna, la convulsione. -Cristo Santo Smettila! Anche il cane e il gatto se la davano a gambe. A gambe levate. Quando il giovane cominciava a darci dentro con le strofe. Il cane diventava nervoso, torvo, cominciava a guaire. A latrare. A ululare. Cominciava a dare testate col muso contro il berlone della propria cacca. Il gatto saltava dalla finestra. E cercava la morte, sotto la prima macchina. Di passaggio. Rima, solo rima. Mai in prosa, mai! Mai un discorso normale, emesso in modo normale, mai! Rime, sempre solo dannate rime! Anche per farsi passare il sale a tavola, rime! -mi passi quel sale, che assomiglia a neve, che se ne prendi troppo, cominci a rantolare, ti pieghi dal dolore, t’accorgi che fa male, ti tocca rinunciare, e daje dio fa, e passami sto sale! -occristo, Gennaro, ti prego, non puoi semplicemente dire -mi passi il sale per favore!? -e giù di rima, come risposta! A scuola, era un disastro. Bocciato, segato, rimandato a settembre. Retrocesso ad un altra vita. Ad un altra esistenza. Sedato col Ritalin. Ma manco il Ritalin faceva effetto. Le maestre preferivano di gran lunga avere a che fare coi ragazzi autistici. Che almeno fissano il vuoto. E porti a casa lo stipendio. Questo stronzo invece ti sderenava i timpani con le sue maledette rime di merda! Da minorato mentale. I genitori hanno raschiato il barile. Per comprargli il diploma. Di Geometra. Con la promessa, che non avrebbe mai più tenuto. Un compasso in mano! Gira, nel giro dei reppusi. Che lo odiano. Perchè lui è più bravo. Perchè lui butta giù rime con una facilità disarmante. Rima sempre, anche quando dorme. Gli altri fumano, bevono, chiavano. Lui rima. Un giorno una tipa niente male gli ha succhiato l’uccello subito dopo che ha vinto una di quelle battaglie dove orde di giovani rap con scarpe dalle suole troppo alte si sfidano di rima sino allo sfinimento. Tizio è riuscito pure a sborrarsene in rima. -tipa, permetti una parola, t’ho visto fuori da scuola, mi sono sparato una canna, te l’ho pestato in bocca, suka, questo sperma è tutta manna! Era così gasato da sta polluzione orale, che non la finva più di reppare. La tipa gli è morta tra le braccia. Con l’orecchio scassato. E la bocca allappata. Il suo motto è -rima sempre, senza sosta, su qualunque cosa! E rima il lunedì, il martedì, il mercoledì, il giovedì, il venerdì, il sabato, la domenica. Così per una vita. A casa non gliela facevano più. -basta, è ora di finirla, non si può andare avanti così, questo figlio di puttana, con rispetto parlando, ci manda al manicomio. Tocca prendere provvedimenti. Gennaro, parliamoci chiaro, qui si impone un aut aut. O la fai finita con sta buffonata delle rime o come è vero iddio che t’ho messo al mondo, così ti sdraio. Poi, ha fatto il vaccino covid. Ed è diventato afasico. È finita l’ispirazione.

amanti satolli (racconto)

In racconti di quarantena, racconti o resoconti on gennaio 19, 2025 at 5:15 PM

la gente. Stava così incarognita. Che li ha presi. E li ha messi. A raccattare, la merda dei cani. Colla bocca. -avanti, marsh! Ripulire! A ravanare la popò. Dei cani. Di tutti i cani. Di tutti i cani del paese. Nessuno escluso. Comprese le cucciolate in procinto d’esistere. A recimolare merda, con la lingua. Merda, dei cani. Di tutti i cani. Specie quelli di taglia piccola. Tipo pincher, o chi wa wa. Cagnolini bonsai, certo. Ma con una minchia tanta. E che producono berloni di merda, grossi come l’Everest. E puzzolenti da menare il Cristo! La gente stava colla carogna alla bocca. Pronta ad azzannare. Pronta a passare all’azione. -diteci, quando, diteci solo quando! Erano stati intaccati. A sfregio, col ricatto. Dal siero genico sperimentale. Fregati, dalla loro stessa. Classe dirigente. Turlupinati. Dalla fede cieca, in quei gaglioffi della comunità scentifica. Dei ciltroni del cazzo senza Dio! Ora però, la verità era venuta a galla. E li hanno presi. Presi, prima a ceffoni. Tanti di quegli schiaffi da sbriciolarsi le mani in effigie. Poi, li hanno schiaffati, a ripulire le strade. E i parchi pubblici. Dai bisogni dei nostri amici, a quattro zampe. -ehi, sono le otto in punto del mattino, si comincia a sgobbare! Avanti, lippa bastardo! Puoi fottere tutti per un po di tempo. O qualcuno per sempre. Ma non puoi fottere tutti per sempre. E la gente, a sto giro, se n’è accorta. Ed è passata a riscuotere. Alla cassa. A riscuotere. E il resto, mancia! Certi tizi stanno vario imbufaliti. Capirai, tocca capirli. Tocca essere solidali. Si tratta di persone che dietro a sta merda genica c’hanno perso la faccia. Medici condotti. Divi del cinema. Scrittori la cui scrittura fa dibattito. Calciatori. Ecco, specie gli sportivi. Quelli c’hanno i coglioni che fumano. A quelli c’hanni fatto zompare la pompa. La pompa magna. Il muscolo striato che gli consente di portarsi a casa il pane. Poi, c’è la gente comune. Lo sciabordio infinito di vittime riservate e silenti. -avanti cristo santo, questa te la ingolli e te la sputi per almeno una sporca dozzina di volte, forza! Esperti da salotto e galoppini vari erano tenuti a guinzaglio. E costretti a muoversi a ginocchioni. Gli toccava pure fare slap slap, leccarsi i baffi dopo avere inghiottito la merda e poi scodinzolare col coccige! -ecco così, bravo dottor Pluto, lei c’ha proprio le pisique du role come dicono sti galletti francesi! In giro si vedevano danneggiati d’ogni sorta. Storpi, strapazzati, sghimbesci, obliqui. Uno scenario da mutilati di guerra! E mentre l’ex ministro della Sanità. Quello responsabile dello scempio. Comincia la giornata, lavorandosi di lingua, della merda di Alano. Un tizio gli si avvicina ringhiando. La scena è toccante. Il tizio è solo più una testa cucita sull’ombelico. Sotto ci stanno cazzo e palle. Inermi. Niente busto. gambe molli. Il tronco gli è stato amputato per salvargli la cotenna. Sono dovuti intervenire d’urgenza. Tale era la merda che gli era stata inoltrata nell’organismo. Gli occhi del povero cristo incrociano quelli del politico. Ambedue piangono. L’uno come a dire -questa me la paghi. L’altro come a dire -non posso farci niente m’hanno costretto. Ogni anima c’ha le sue ragioni. L’universo si riserva di non espletare giudizio. La guancia del tizio rovinato a vita comincia a tremolare. La lacrima si fa copiosa. Poi, d’un tratto. Gli sguardi si lasciano. Si mollano. Come amanti satolli. Amanti. Satolli. Stop.

Las murallas de hielo

In racconti di quarantena, racconti o resoconti on dicembre 9, 2024 at 6:04 PM

-e come sta il nostro uomo!? -non ha passato la nottata -come sarebbe a dire non ha passato la nottata!? -è spirato -cosa!? -si, ha reso l’anima a Dio -e come è successo!? -quando il grado è colmo basta poco -troppi biscotti? -esatto, indigestione! -niente genziana!? -no nulla, abbiamo provato a recuperarlo -come!? -con dell’idraulico liquido-quale!? Paraffina!? -quella che serve per sbrinare, per sbrinare i tergicristalli, quella -cazzo! -ma non è servito a nulla -cristo che ci aiuti -è morto poco dopo pranzo -ultime volontà!? che ne so…desideri!? che ne so un’ultima leccata di passera, un bicchiere di vino -bhe..ecco…qualcosa ha farfugliato, ma è stata tesa capirlo -perchè!? -c’aveva la bocca impastata -impastata!? -si, allappata, come se avesse inghittito pappa -occristo, e mò, tocca fargli il funerale -prima dobbiamo esibirlo alla gente -sulla pubblica piazza!? -così pretende l’etichetta -boia fauss -tocca attenerci al protocollo -bene -non ci scordiamo che avanzi di galera di sto tipo ne hanno mandati al patibolo a milioni -si… -con l’inganno -mi sembra giusto -mi sembra giusto umiliarne pure il cadavere -che!? -no dico, il cadavere, la carcassa tocca sbracarla -è quello che faremo -che tanto l’anima se la sono già incubata da tempo -certo certo… -perplessità!? -no niente è solo che…-che cosa!? -che ecco, non è stata molto simpatica -cosa!? -sta cosa di purgare l’infame costringendolo a inghiottirsi ogni santo giorno quel numero spropositato di biscotti -uhm… -pare tortura -lo è! -lo è!? -è che stato decretato per la “dolce morte” -si ma credevo s’intendesse la siringa -ah ah…quella l’avevano pensata per noi -già…-comunque sempre meglio che un calcio nei coglioni -mmm… -fidati che ci sta gente che pagherebbe oro colato per crepare così -così, così come!? -col savoiardo su per lo stomaco -intendi dire giù per lo stomaco -si quello!…senti ma… credi che tipi del genere abbiano mai provato…-che!? -dell’empatia -dell’empatia!? -si si della cazzo di empatia -penso di si -da che lo deduci!? -tutti la provano -che cosa!? -dell’empatia, prima o poi, la provano tutti -si!? -già, verso qualcuno o qualcosa anche solo per cinque minuti, anche solo per cinque fottuti minuti -è così! -certo che lo è! t’è mai capitato chessò da piccolo di schiacciare un lumacone!? -che lumacone!? -che cazzo ne so un lumacone di quelli viscidi lucidi che paiono sudati di quelli che li ci trovi in campagna vicino al rigagnolo quando fa freddo -frequento poco la campagna -bene, a me è successo -quindi!? -quando gli foravo quel cazzo di corpo molliccio col bastoncino di legno che poi gli si contorceva, ecco, mi scappava da piangere -piangevi!? -eccome, perchè non capivo, non comprendevo quel gesto balordo, cioè sapevo che non aveva senso…eppure insistevo, pigiavo, e più pigiavo più piangevo e più piangevo…più pigiavo…-quaggiù niente ha più senso -no infatti, niente ha senso… senso compiuto s’intende…-ecco ciò che serve, ci serve del senso compiuto, che se no altrimenti la vita ti fotte lei, e tu ci passi attraveso che nemmeno te ne accorgi -la fregatura è proprio questa -quale!? -che ci passi attraverso, senza capirla -uhm… -vuoi sapere come si fa a non prenderla al culo!? -dimmelo te! -tocca passarci affianco -a che!? -alla vita, non attraveso no, affianco, di striscio -e perchè!? -per mantenere la visuale -la visuale!? -si la vista ampia, il raggio largo -il campo largo!? -quello! -posso farti una…?-una domanada!? si spara! -hai mai amato!? -si -una donna!? -no -un uomo!? -nemmeno -allora chi che cosa!? -un gatto -un gatto!? -una gatta per la precisione -ah! -a cui da piccolo c’avevo dato una bastonata -eh? -si sulla schiena, senza motivo… -da bimbi siamo un po tutti teste di cazzo -questa non è una giustificazione -hai ragione, scusa -e che, sono dovuto passare parecchio affianco alla vita per non dover più ripensare a quel gesto -a quel gesto… -si a quel gesto immondo -porco cazzo -nessuno dovrebbe permettersi di sottrarre una vita, o anche solo far perdere tempo alla gente entrandogli a gamba tesa nella paranoia quotidiana e disperdendo così le sue energie tramite richieste su richieste -si -e che se ci pensi è una cosa folle dio fa!-già, siamo circondati da gente che passa troppo tempo attraveso la vita -troppo- e si rifiuta di passarci affianco -esatto! -secondo te perchè!? -perchè cosa!? -no dico, perchè le persone hanno tutto sto bisogno di fracassarsi i coglioni a vicenda!? -perchè non capiscono che la vera vita non è passarci attraveso, no, ma affianco -vero è troppo vero!-ci serve palle d’acciaio per passarci affianco alla vita senza lasciarsi lambire -che pena mi fanno sti coglioni -e qui sbagli -perchè!? -perchè siamo tutti coglioni allo stesso modo -tutti tutti!? -si tutti tutti anzi, chi ha capito l’inghippo lo è pure un tantino di più -in che senso!? -nel senso che si priva del rischio pur di conservare la fottuta cotenna -la cotenna!? -si si, la cotenna, la pellaccia del cazzo, ma c’è da calcolare una cosa -che cosa!? -questo rischio di assaporare la vita, infondo infondo, ma proprio infondo, è un cazzo di rischio a fondo perduto -a fondo perduto!? -si a fondo perduto ctipo come quelle inculate che ti propone la banca e che tu gli credi ci caschi e gli vai appersso perchè questi parlano tipo come un libro stampato che non li capisci e allora per paura di fare la figura del fesso gli ci dai credito e li lasci fare e ci lasci che ti portino via pure gli occhi perpiangere, ecco così…assaporarla la vita è un cazzo di rischio a fondo perduto, un qualcosa o peggio mi sento un qualcuno che ti svuota, ti sfinisce, ti svilisce, ti svuota le palle certo, ti sballonzola il cuore, e ti fai anche delle grasse risate, ma poi, stai esausto! -m’hai convinto -a volte penso che…-che cosa!? -che sarebbe stato meglio rimanere a marcire nella sacca scrotale paterna -si…- a vegetare nel mondo dei sogni -già…-sto passaggio sulla Terra mi puzza di bruciato -di bruciato si…-mi puzza di buseggio -di buseggio si… -ma parecchio di buseggio -si…scusa amico ma…che cosa intendi esattamente con la parola “buseggio” che lingua è, franzèusè!? -las murallas de hielo…

succede, alle poste

In racconti di quarantena, racconti o resoconti, teatro on dicembre 4, 2024 at 5:45 PM

-P038! -eccomi -che devi fare!? -spedire sto pacco -come!? -come cosa!? -come, posta prioritaria, ordinaria, raccomandata con ricevuta di ritorno, come!? -non saprei -eh, se non lo sai tu -eh!? -no, dico, se non lo sai tu, chi cazzo lo deve sapere, sto cazzo!? -quella che si fa più in fretta -prioritaria! -daje, quella! -ottimo -serve compilare il modulo!? -no, no ci sta solo il bollino col codice -che codice !?- quello di rintracciamento -ah ecco! -caso mai si smarrisse il pacco -ah ecco! -cosa che di solito, non succede -ah ecco! -cioè, di solito non succede -ah ecco! -ma non si sa mai -ah ecco! -può sempre succedere -ah ecco! Mai dire mai! -ah ecco! -meglio prevenire -ecco! -che curare! -ecco, ecco! -quindi famo prioritaria si!? -okey -sono cinque euro e settanta -okey -contanti!? -no, pago con carta – carta o bancomat!? -carta, carta -pin e tasto verde, per cortesia -okey, arrivo -mi dai un documento!? -si…cioè no, c’ho la foto qui sul cellulare -no, no serve il documento – non c’è l’ho -e allora non si può fare, mi spiace -come non si può fare!? -non si può fare, te l’ho detto, serve il documento -ma c’ho i dati qui nel telefono, non va bene!? – no, non va bene serve il documento! -occristo ma non è possibile -non è possibile cosa!? -vengo dall’altra parte della città… -e sti cazzi! -ho fatto due ore di macchina… -e sti cazzi! -in mezzo al traffico… – e sti gran cazzi non si può fare uguale! -come non si può fare!? -ahh, ma allora sei de coccio!? serve il documento, il documento d’identità, quello vero, quello tangibile, quello cartaceo, quello plastificato, di carta, di plastica come ti pare a te ma serve il documento, te capì cojon!? Il documento! quello che si tiene nel portafoglio -ma io c’ho tutto qua! -qua dove!? -sul telefonino! -e fai male! -a fare che!? -a tenerti tutto sul cazzo di telefonino coglione! -perchè!? -perchè sei un coglione, ecco perchè! sei un coglione tesoro, sei un gran coglioncione cocco di mamma -cosa!? -sei una emerita testa di cazzo -cosa!? -si, si porco cazzo, lasciamelo dire, gridare, urlare dio fa, te e quelli come te siete delle emerite teste di merda colossali a tenervi tutto su sto cristo santo di aggeggio di merda rotto in culo, siete dei coglioni, dei coglioni patentati, hai capito, stronzo, dei patetici coglioni patentati, perchè se succede qualche casino qualche black out qualche cazzo di sto tipo, sono tutti cazzi tuoi hai capito, rincoglionito d’un rincoglinito, perdi tutto, tutto perdi, perdi tutto e t’attacchi al tram, al tram t’attacchi brutto pezzo di merda dio fa, coglione…oh Mario, ma l’hai visto questo babbeo, va in giro senza documenti, dice che c’ha tutto sul telefonino c’ha, pure il cesso di casa c’ha sul telefonino sto stronzo! ma vaffanculo va, coglione, sono quelli come te che hanno rovinato sto paese dio fa, sempre li a farsi le seghe col telefonino in mano -ehh…sempre se se le fanno ancora, le seghe -ma figurati, ma magari, questi manco sanno dove gli sta di casa l’uccello, lo usano giusto solo per pisciare -sempre se se lo trovano -ma cosa vuoi che si trovino ste mezze seghe del cazzo, mezze checche, mezzi storditi, son sempre lì, col cazzo di cellulare in mano a pubblicare stronzate sui social, e quello che mangiano, e quello che cagano, e come lo pisciano, e come lo cagano, ma dio fa ma ringrazia Dio che non sei mio figlio che se no un paio di sberle di quelle ben date non te le levava nessuno, coglione, e ora sparisci merdina, prima che ti scenda le mani in faccia dio fa -ma ma…-eclissati merdaccia, vattene, sparisci, via, te ne devi annà, te devi levà dar cazzo -ma, ma, ma… -ma ma cosa, cos’è sei sordo!? parlo arabo!? levati dalle palle prima che ti scenda le mani in faccia per dio, cretino -ma il pacco… -il pacco te lo dai in faccia, in faccia te lo devi dare il porco cristo di pacco merdoso! -ma, ma, ma… -dio fa levati dalle palle o te lo faccio ingoiare sto telefono! -ora chiamo i carabinieri … -chiama chi cazzo ti pare, la polizia, i carabinieri, i pompieri, la marina militare, l’esercito, tuo nonno in carriola ma crepa dio fa, muori, va va vaffanculo a rompere i coglioni da un altra parte, che ci sta pieno il mondo di uffici postali -ma ma…-dio fa sguinzaglio i cani …-no i cani no, me ne vado…- ecco bravo vattene -vado -vai, e al prossimo giro il telefonino ficcatelo la dove il sole batte a stento! -si…-la dove ti piace tanto metterlo -… -sto stronzo! -ma tu guarda che gente…-gente di merda! -prendi il telefono va, fammi il favore, chiama il bar ordina un paio di whysky, cristo santo, che sto stronzo m’ha fatto montare su una sete, della madonna, c’ho bisogno di bere…

il ministro che torna a Cuneo (racconto)

In racconti di quarantena, racconti o resoconti on ottobre 19, 2024 at 4:31 PM

-perchè no xèra vero niente dio can!!! niente de niente dio can!!! e giù schiaffoni. Ceffoni a non finire. Di quelli serviti a palmo aperto. Che quando s’appoggiano alla faccia. Arroventano la mascella. Il ministro è stato esposto. Al Palazzetto. Quello dello sport. Di prima mattina. Al Palazzetto. Li dove ci gioca la squadra cittadina di basket. Con quella di volley. Maschi, e femmine. Il basket, in città, va per la maggiore. Molto più del calcio. Anche la pallavolo. Se la cava. C’hanno la squadra. Degli uomini. Che milita, in massima serie. In passato, s’è vinto pure qualche trofeo. Qualche coppa. Qualche scudetto. Anche gli atleti. Coi loro rispettivi cuori dolenti. Fanno la fila. Per randellare il ministro. Quel ministro. Della sanità. Che coi suoi farmaci sperimentali. Inoculati a sfregio. Col ricatto. Ci aveva rovinato la carriera. -perchè no xera vero niente dio can!!! niente!!! altro giro, altra sberla! La gente colpisce a caso. Col sentimento. Non c’è schiamazzo. Non c’è trambusto. La spedizione punitiva. Prosegue. Col massimo del rigore. Con ordine. Zero spintoni. Con ordine. Tra falsi e cortesi. Il ministro sta li. Semi nudo. Sudato, unto. Col principio di berlone attaccato al testicolo. Gli è stato lasciato addosso. Giusto il calzino, di cotone. La mutandina. E la canotta, di lana, infilata, dentro la mutandina. Dentro. Colla pancerina. Per non prendere freddo. -perchè no xèra vero niente dio can!!! -le brigate rosse, Aldo Moro!? Balle!!! la prima di una lunga serie. L’11 settembre, non c’erano manco gli aerei. Sulla luna!? Mai stati! Mai!!! Bin Laden!? Un ombra, un fantasma! Un amico, fantasia! Il fascio!? Finanziato dagli inglesi. Le croci uncinate!? Finanziate dagli inglesi! La rivoluzione d’ottobre!? Inglesi! Lo zar, fucilato!? Mai successo! Mai!!! cinema! Fabbrica dei sogni! Fuffa, ciarlatani, saltimbanchi, clown. attori di posa. Le guerre mondiali!? Sacrefici umani a cielo aperto, grandi olocausti per compiacere gli orefizi anali del loro Satanasso dei Sargassi. Il covid!? Il pangolino!? Il pipistrello!? La spagnola!? L’aviaria!? La suina!? La peste bubbonica!? L’aiz!? La teoria eliocentrica!? Bastardate! Delle vere e proprie bastardate! Colpi sparati alla spalle. Come fanno i vigliacchi! Come fanno gli infami! Le lame!

-perchè dio fa, non era vero niente! -cristo santo, c’è qualcosa di ciò che c’avete raccontato che non sia una cazzata eh!? -mmm -occristo, è rispondi per la madonna! -mmm -cazzo questo non parla! -è per forza, c’avete scassato la mandibola, c’avete, ehi signori, fate piano trattatemelo bene s’è possibile, che questo mi deve fare tappa ancora in una decina di posti! Intesi si!? Un cazzo di cane, di grossa cilindrata, che era rimasto guercio, dopo che il padrone l’ha vaccinato. Raccoglie le ultime forze. Per zompare addosso al ministro. E strofinargli sotto il naso. Il suo fiato pesante. L’alito intancanito. Di chi s’è l’è legata al dito. -mmm! Una nonnina. Che sembra Zia Minù. Che l’amato nipote. Gli è andato lungo. Dopo la terza dose. Azzanna la caviglia al ministro. Che sviene. -buona nonna, buona. -cazzo tenetela ferma dio fa! Che cazzo ti salta in testa vecchia, che, vuoi ucciderlo!? E no, questo deve ancora girarsi l’intero Paese zia!!! -signori cerchiamo di darci una calmata, che qua s’ha da divertirsi tutti quanti! Sto stronzo mi deve durare mi, mi sono spiegato si!? È quantica. La guarigione, sicuro, è quantica.

Circonvenzione d’Incapace – racconto

In racconti di quarantena, racconti o resoconti on settembre 17, 2024 at 4:07 PM

i morti. I morti erano tornati in vita. Tornati alla vita. Per prenderlo a schiaffi. A ceffoni. A scudisciate. A sberle. Tornati a galla. Per randellare il ministro. Di sganassoni. Quelli che dopo il vaccino. Li hanno rinvenuti rigidi. Duri, come il marmo, sotto le coperte. Quelli che. Sono tornati sulla Terra. In carne ed ossa. Per ottenere spiegazioni. Sono incazzati. Incarogniti. Stanno fuori dalla grazia di Dio. In senso lato. Ma pure, in senso stretto. Hanno accettato l’ago. E si sono ritrovati all’inferno. All’inferno. Col dito scottato. -oddio, dove cazzo stiamo!? -state a casa mia! -a casa tua, e tu chi cazzo sei!? -il diavolo! -zio fa, fa caldo qui! -è naturale, state a casa mia -dove!? -agli inferi! -dai su, non dire cazzate, dove cazzo stiamo!? -qui, da me! -dove!? -al piano di sotto! Quelli che. Stanno come i pazzi. Hanno mani che prudono. E aliti che sanno di salame. Però ora, sono risorti. Certo, al momento. Mica per sempre. Hanno chiesto un permesso. Un permesso premio. Di mezza giornata. Giusto il tempo, di scovare il ministro. Di stanare l’infame. E corcarlo. Lo sorprendono a letto. Di notte, a letto. Metre si stava turano un ragazzetto nel culo. -ehi tu, giù le mani da quel bimbo stronzo! -chi siete che volete che ci fate a casa mia!? -non ci riconosci!? -no! -siamo quelli che. -quelli che cosa!? -che c’hai fatti andare lunghi col tuo ago malefico! -non so di che parlate, fuori da casa mia o sguinzaglio i mastini! -vaffanculo! La prima ceffa la sgancia. Qualla ragazzetta. Di 18 anni. Quella nativa del tigullo. Quella che ne hanno parlato tutti i giornali. Quella che c’ha avuto l’episodio trombotico. Capirai, 18 anni, tutta una vita da vivere ancora davanti. Le armi, gli amori. E invece. Le resta giusto. Un grande avvenire da dietro le spalle. La tizia molla la cinquina. Il ministro è nudo. Come il verme. Il fiato gli puzza ancora. Di pirillo di fantolino. -bastrado figlio di puttana, che tu m’hai mandato in vacche le vacanze! -sbam, sbam, sbam! La giovine sarà pure deceduta. Ma mena che pare tutta vitalità. E che gode di ottima salute. Ma si tratta solo. Di permesso premio. Più tardi tocca rincasare. Nella tundra infernale ci sta il coprifuoco. Il diavolo fa i coperchi. Ma non le pentole. O viceversa. La tipa sgasa un ultima cinquina. -sbam! L’ingorda. Si vuole divertire solo lei. Da dietro, la folla. Di deceduti da vax. Protesta. -ehi pischella, che ti vuoi divertire solo te!? -dai su, scostati! Ci sta un forzuto ora. Che rivendica il suo turno. In vita, faceva lo sportivo. Sollevava pesi. Un fusto. Un fustacchione. È cremato fidandosi della scienza. Vatti un po a fidare. Della scienza. mr.muscolo la si sente Mastrolindo. Si sputa sulla fava. E afferra il ministro per i testicoli. Comincia a stringere. Stringe tanto che ne ha. Il ministro piagnucola -snif, snif, non è colpa mia, vostra è la colpa. Che mi avete creduto. Siete stati dei babbani. Dei babbei. Inutile prendersela con me. Ho solo eseguito gli ordini. Vero! Come dargli torto. Il ragionamento. Non fa una piega. Non fa una grinza. Come biasimarlo. Vero. Gli avevano creduto. Ciecamente. Bastava dire di no. Bastava guardarli in faccia. Ciondolare la testolina di ghisa da ovest a est. Da destra verso sinistra. E da sinistra verso destra. Vero, tutto massonicamente vero. Loro non t’hanno nascosto nulla. T’hanno sempre detto quasi tutto. E quasi tutto in faccia. Mastrolindo molla la presa. Molla l’osso e si gratta la capa, confuso. -oddio, forse che sono stato un pisquano!? Mi stai dando dell’ebete caro il mio ministro!? L’uomo si tende ma il dubbio l’assilla. -vai shanti! Gli mette la mano sulla spalla l’angelo del Signore! Stringi di brutto. Grida. Urla. Piangi. Sfogati. Non è colpa tua. Tu sei la vittima. Tu sei l’ingenuo. Si chiama. Circonvenzione. circonvenzione d’incapace. Incapace d’intendere e di volere. È questa l’accusa giusta. Da affiancare al genocidio. E al crimine contro l’umanità. Circonvenzione d’incapace. Così NORIMBERGA. Viene meglio. Ora.

avanti miei Prodi

In racconti di quarantena, racconti o resoconti on settembre 16, 2024 at 2:40 PM

a ceffoni. Hanno preso a ceffoni Prodi. È successo ieri sera. Alla festa dell’Unità. Alla festa dell’Unità. Di San Defendente di Cervasca. Presso Cuneo. Cuneo. Provincia Granda. Cucina ottima, molta cacciagione. Fassona di vitello a iosa. Vino rosso da farti pendere l’acquolina dalla bocca. Barbera, barbaresco. Dolcetto, grignolino. Hanno preso a ceffoni. Romano Prodi. A ceffoni, e mica pochi. L’hanno sfondato. L’hanno corcato. L’hanno divelto. L’hanno brasato. Gli hanno rifatto i connotati. Erano circa. Le venti. Venti e trenta. Alle nove, massimo, lo spettacolo era già finito. Alle nove massimo. Era già tutto finito. Mezz’oretta di sganassoni. Trenta minuti trenta di sberloni serviti a mano aperta. A tratti spalancata. E poi, tutti in piola, a sollevare calici. A brindare. A fare bisboccia. A festeggiare. A berciare canzonacce, care ai nostri padri. Meglio ancora, se, ai nostri nonni. Hanno lordato di sberle Prodi. Romano Prodi. Non Franco, il prof. di fisica, no. Quello va bene, quello è il fratello, no. Hanno riempito di ceffe Prodi. Romano Prodi. L’ex Premier, stava intrattenendo un pugno di elettori con la solita solfa. Della rava e della fava. Stava sorridendo. Un sorriso sornione. Da satrapo obeso. Nonostante la proverbiale mancanza di labbra. Le labbra sottili, così come quella carnose, sono sintomo di sensualità. Ma la mancanza di labbra. La totale mancanza di labbra, è sinonimo di falsità. Di fandonia manipolatoria. Tutti i maggiori falsari della storia. Tutti i più grandi criminali genocidi dell’umanità. Non possedevano labbra. Prodi tra questi. E stava pontificando -e io ho fatto, e io ho detto, etc, etc. quando a una certa. Una signora anziana. Sugli ottanta per gamba. È salita sul palco. E con una grinta da staffetta partigiana. Gli ha tolto il microfono di mano. E glil’ha ficcato tutto in gola. A quel punto. Il due volte presidente del consiglio. Ha cessato di sorridere. Basta ghigno. Nonostante la totale assenza. Di labbra. Basta sorrisi. Basta cazzate. La vecchia pedemontana. Con una garra da darci una pista a una atleta para olimpica. Ha cominciato a menare le mani. A darci giù di papagna, tanto che ne aveva. -sbam sbam sbam! Prodi incassava che è un piacere. Con quel bel faccione spugnoso. Sudaticcio. Unto e bisunto. Sbam! La vecchia infieriva in silenzio. Un silenzio di tomba. Non c’era anima viva a muovere un dito. Per cercare di fermarla. -sbam! Il figlio della vecchia, ai tempi del governo Prodi, l’aveva fatta finita. S’era sparato. Nei coglioni. Con la rivoltella. Crepato dissanguato. Perchè Prodi con le sue cazzo di tasse esagerate gli aveva fatto un paiolo così! L’aveva ridotto sul lastrico. E questo, aveva chiuso bottega. S’era messo a campare i dadi. E in un giorno amaro di particolare disperazione. Impugnata la carabina. S’era fucilato i testicoli. E ora una mamma incarognita. Si stava facendo. Giustizia da sola. -sbam! Già dopo cinque minuti di manorovesci. Il volto di Prodi pareva un alveare. Gonfio come la zampogna! -sbam! Finita la sinfonia, la vecchia s’è allontanata. Tra gli applausi. Della gente. Il corpo lordo dell’ex capo dell’Iri. Stava li. Settato sulla sedia. Retto giusto solo dal fatiscio di nervi. Un passante afferra un salame. Ci sputa su. E glielo stira nel culo. -tiè assaggia, questo te lo offre un danneggiato da vaccino. E falla ora, la seduta spiritica, per sapere, dove sta prigioniero Aldo Moro. Stronzo!

Giubileo!

In racconti di quarantena, racconti o resoconti on settembre 10, 2024 at 4:36 PM

i parchi. I parchi erano spariti. Spariti, scomparsi. Divelti. Ordini superiori. Nuove proposte di riqualificazione urbana. Sotto, il cemento. Il bitume. Sopra, un tentativo di verde. Un tentativo di verde, sui tetti. Sui tetti, dei palazzi. Ovviamente, obbligatorio. I tetti dei palazzi. Dovevano essere verdi. colorati di verde. Verde scuro. Verde chiaro. Verde pastello. Verde pisello. Verde speranza. Verde cicoria. Ma pure sti cazzi. L’importante è che la tonalità verde dia nell’occhio. Così da fare bella figura. Così da salvaguardarsi almeno la faccia. Preservare l’etichetta. I parchi. I parchi erano spariti. Quella mattina. Le ruspe. S’erano presentate in massa. Milioni. Milioni di ruspe. Miliardi. Miliardi di ruspe. Tempo mezz’ora, e del verde cittadino, s’era persa ogni traccia. Evaporato. Eclissato. Fagocitato dal nulla. Inghiottito dal niente che avanza. Eventuale fauna selvatica, era stata sepolta viva, sotto la coltre cisposa della betoniera. Insetti compresi. I pochi scoiattoli scampati al massacro. Erano stati catturati dalle autorità competenti. E arruolati d’ufficio presso l’aereonautica militare. I parchi, erano stati strappati con la forza alla cittadinanza. Che a dirla tutta. Avava fatto pippa. Forse perchè. Dopo la quarta dose, cala il sipario. La città s’è rifatta il lifting. Sotto, il grigio. Sopra, la parvenza di verde. Vernice verde. Solvente verde. E qualche fiorellino di carta pesta. Fatto dai bambini dell’asilo Mariuccia. Piccoli fantolini resi assenti dalle vaccinazioni infantili. Spenti, come l’interruttore qundo salta la corrente. I parchi, i parchi erano spariti. Cementificati. Gli alberi abattuti erano stati spediti in segheria. Con l’ordine di ricavarci delle armi. Armi di legno. Legno tarlato. Da inviare sul fronte di guerra. I parchi erano stati debellati. È stato un genocidio. Debellati. Come una minoranza etnica. Ora i ragazzini potevano tirare calci al pallone. Sui tetti delle case. Che erano stati appositamente, colorati di verde. Di verde. Con la tempera. Ogni tanto qualche ragazzetto particolarmente scalmanato. Cascava dal tetto. E si sfracellava la capoccia. Su quel cemento armato. Nuovo di zecca. Fresco di conio. Fortissimamente voluto. Dalla giunta comunale. Quella dotata di pollice verde. Il volere del sindaco è stato perentorio. -non voglio sentire volare una mosca! In effetti, il cemento, aveva azzerato ogni forma di vita. Erano sparite, le fastidiose zanzare. Le zanzare tigre. Quella che nei caldi mesi d’estate. Ti stuzzicano la cervice, facendoti bestemmiare in turco. Erano sparite le stronzissime vespe orientalis. Quella col pungiglione in erezione. Lungo quanto il pistone di Rocco Siffredi. Quella che quando puntano un bimbo col gelato. Da passeggio, vanno in foia. E gli pungono la nuca, mandandolo in shock anafilattico. Erano scomparse le mosche, certo. Ma anche la api, i calabroni, i grilli, le formiche, le mantidi religiose, il ragno violino, le blatte e i lombrichi. Ne potevi giusto solo. Trovare la farina. Nei supermercati. I parchi, tutti i parchi, erano stati tolti di mezzo. Nuova proposta di riqualificazione urbana. Il verde artificiale, era stato trasferito sui tetti. Liberando terreno al consumo invasato di suolo. I giovani innamorati trovavano sui tetti il giusto ambiente per dare sfogo alle prime polluzioni. Ogni tanto qualche goccia di orgasmo. Colava sulla testa dei passanti. Lasciando il calco. Giubileo!

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