Giovan Bartolo Botta

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Né si né no, forse! (a Norimberga)

In poesie di quarantena, polverie o poesie on marzo 25, 2026 at 12:15 PM

Ci sta sta tizia

con sto bambino

li, al supermercato

che marca vario, che sia la madre

una mamma giovane, allegra, vivace, pastosa

non male per passarci, le feste

e ci sta sta mamma

li, al supermercato col cazzo di figlio

al banco della gastronomia

che gli sta comprando

l’ovetto di pasqua

e gli spiega

che il popolo gagliardo ha impedito

che il governo governaccio fascistaccio, al paese

ci cambiasse, la costituzione a sfregio (al netto del culo)

il bimbo ascolta

ma anche no

è più attratto dall’ovetto al cioccolato

e dalla cazzo di sorpresa che ci sta dentro

la mamma allora

cerca il mio sguardo, complice

e mi fa l’occhiolino

come a dire, -s’è vinto noi a sto giro s’è vinto noi!

forse perchè c’ho i basettoni

e un principio di capello lungo

m’ha preso per uno di quelli

che tessera elettorale alla mano

è corso al seggio di gran carriera

ad impedire l’avvento

d’una nuova marcia su Roma

per l’amore di Dio!

c’ho altri cazzi

c’ho ben altri cazzi per la testa

che se anche non ne avessi

che se anche non avessi l’ombra di cazzi per la testa

del fottuto referendum

sulla fottuta riforma

della fottutissima magistratura di merda!

non me ne sarebbe fottuto giusto solo il nulla uguale

che se ne andassero a farsi fottere, in coro!

e che poi, per la cronaca

le mie basette sono un omaggio al mitico George Best

e il capello lungo

sta tipo come perchè vivo ancora

nella testa dentro i miei cari vecchi amati

anni analogici

quando la rottura di coglioni, in generale

era di tono minore

e detto ciò, per me

l’unico referendum buono

è Norimberga!

affanni

In Uncategorized on marzo 9, 2026 at 6:37 PM

con affanno

con affanno

vivo con affanno

crepo, coll’affanno

faccio, tutto

ciò che posso quando posso, con affanno

ciò che non posso

dove non c’arrivo, pure di più, con più affanno

colla fretta, nella fetta

con più affanno, tra l’affanno

mangio con affanno

bevo, con affanno

anzi, non bevo, né sorseggio

non gusto, non assaporo

ingollo, ingollo, e basta, tracanno, poi singhiozzo!

con affanno

con affanno

faccio, tutto con affanno

colla fretta, nella fretta

per la fretta, sulla fretta

dentro, fuori

sopra, sotto, in mezzo

vivo, di fretta

come se fossi, lo sbaglio

lo sbaglio, lo sbadiglio, l’abbaglio

l’intoppo, l’errore, lo sgarbo, lo scracio, lo spurgo

la fretta, la furia, la foga, la foia

l’infarto, l’ictus, il colpo apoplettico, un travaso!

con affanno

con affanno

faccio, tutto coll’affanno

anche l’amore, specie l’amore

e muoio, da sempre

ogni, qual volta che vengo

che sento, il fiotto di sperma

tagliare, il traguardo

terminare, la corsa, podistica

tra le tue brache calate

-che cazzo dici, sei pazzo!?

-no no, sul serio, sul serio, parlo sul serio, sul pezzo!

perchè l’amore

l’amore vero

quello che grida quello che urta

quello che ci prude alle mani

quello che conta

anche se, non conta nulla

va comunque consumato

con affanno, con affanno

come se fosse il Gesù sulla Croce

che sputa la collera in cielo e grida a pieni polmoni

-Dio mio Dio mio, perchè m’hai abbandonato!?

Il finale di Trainspotting (o farsi d’eroina a Teran)

In poesie di quarantena, polverie o poesie on marzo 6, 2026 at 6:38 PM

Quel tizio

è un politicizzato

molto, politicizzato

un attivista, un attivista politico

s’è fatto tutta la trafila

la trafila, a sinistra

la trafila a sinistra, della sinistra, della sinistra

che poi, spesso, sconfina nella destra

la trafila, con tanto di gavetta

ha cominciato a scuola, al liceo, classico

perchè ogni attivista politico degno di questo nome

s’è diplomato al classico

mica ad agraria o ai geometri, no no

al classico, appresso alle versioni di Greco, e di Latino

appresso alla democrazia ateniese di Pericle

appresso alla disfatta di Vercingetorige

roba forte, mica cazzi

argomenti che come minimo se li sai sciorinare il giusto

t’intorti la fica, anche bleffare, va bene

ti intorti la fica comunque, ci scappa il limone, la pomiciata

se proprio sei abile con la favella

ci scatta pure la pompa con ingoio

e quel tizio, è un attivista

un attivista politico di sinistra

che s’è sparato tutta la trafila, tutta la gavetta

membro onorario della sinistra giovanile al liceo

barba incolta, basco alla rovescia stile Che Guevara

ma più rachitico, e anche meno dotato a livello di nerchia

spesso durante i cortei, passamontagna scuro

alla Subcomandante Marcos, pipa spenta in bocca, sempre

tutta la trafila, s’è sparato, attacchinaggio volantinaggio

quotidano progressista in bella vista, tessera del P.C.I

botte con gli sbirri, si, ma con garbo

svariati apericena a disquisire di rivolta armata

poi, crollato il muro di Berlino

s’è dato una ripulita, una lavata di capo

è rimasto di sinistra, si, ma riformista

basta parlare di operai, basta parlare di lavoro!

roba vecchia come il cucco, cialtronate da boomer!

ora il riformismo impone

maggiore consapevolezza Orwelliana

quindi più attenzione al linguaggio

a come si parla a come ci si esprime

più attenzione al verde, i fiori, gli alberi, le foglie, le foreste vergini

l’erba, ecco, soprattutto, l’erba

e naturalmente un occhio sempre attento

al progresso scentifico, al dogma della scienza

e sto tizio è un attivista politico

sempre pronto a fare a botte contro l’impero

contro l’impero del male

contro gli Stati Uniti d’America

sti maledetti porci yenkee

sempre pronti a mostrare l’uccello turgido duro in pubblico

che ora, dopo aver mosso guerra in mezzo mondo

osano pure rompere i coglioni agli Ayatollà della Persia!

Sti asini animali yenke! che subito il nostro attivista

si precipita a leccare il culo alle sue amiche Iraniane

riparate in italia, quasi tutte lesbiche attiviste laiche

belle incarognite contro il regime degli Ayatollà

che le costringe in patria ad andare in giro conciate

come dei cazzo di Barbapapà inchiavabili

con sex apil, pari a zero, proprio loro, le iraniane

famose per essere un fenotipo di donna

tra le più ciornie e succulente mai comparse

nella storia del Pianeta Terra, culo da urlo, viso da sballo

e sto tizio, attivista di sinistra corre a gambe levate

a baciare il buco del culo delle sue amiche Iraniane

sperando di fare colpo di fare bella figura

di fare il gaggio, di fare il saccente

di fare quello che la sa più lunga, pronto a colpire, a timbrare

-ragazze, mi spiace per il vostro

caro e amato e adorato e rigoglioso paese, morte all’America!

-coooosa, ma che cazzo dici coglione di merda zio fa!

ma allora, sei un maschio alfa di merda come tutti gli altri!

sei un finto un fasullo un farlocco una ciofeca un bluff!

ma come!?, ma non lo sai che li dalle nostre parti

i fottuti Pasdaran ci usano giusto solo come sborratoio

ma allora tu col cazzo che sei un sinistroide dalla mente aperta

col cazzo, aperta una sega, sei un bacato un tarato di mente

sei un fascio, un nazi fascio, una merda sei

vaffanculo fuori di qui stronzo, sparisci, fuori aut

brutto sottaniere leccapiedi del cazzo, marsh sciò!

-ma ragazze ma che dite, ma allora voi

preferite il demonio americano perferite i diavoli sionisti!?

-no guarda, preferiamo andare in giro

coperte come dei sacchi di monnezza, ma vaffanculo va, asino!

ma certo testa di merda che preferiamo l’america!

sognamo Brodwey Hollywood Las Vegas Frisco!

minigonna tacchi a spillo fentanyl sesso, sesso promiscuo

sesso libero, aids, sifilide, gonorrea, creste di gallo scolo

sesso, droga e rock e n roll, mc donald’s, ma vacci te

la domenica mattina a sorbirti i sermoni dell’Ayatollà zio fa!

se proprio ci tieni, bacchettone, bigotto, farabutto, merda!

e quel tizio, è un attivsta

un attivista politico, molto attivista, troppo politico

sempre in prima fila, contro l’impero del male

a sto giro però, ha toppato

a sto giro però, le sue amiche iraniane

preferiscono l’america, alla peggio israele

hanno scelto di scegliere la vita

hanno scelto l’impero del male

e non c’è niente d’interessante in tutto questo

e no, L’Iran, non è il finale di Trainspotting! Cazzo!

ai saluti finali

In poesie di quarantena, polverie o poesie on marzo 4, 2026 at 6:42 PM

addio, ciao

a mai più rivederci

addio, ciao, auf vidersen

goodbye, see you soon, adios, hasta luego

hasta la vista, hasta siempre comandante!

addio, ciao! a mai più rivederci, a mai più risentirci

addio, compagno, addio, compagna

addio compagnu, compagn* eccetera eccetera

a seconda delle svariate desinenze e denominazioni

addio, ciao, a mai più, addio

è stato bello, per tutti sti anni, essere di sinistra

fare cose sinistre, di sinistra

è stato bello, essere di sinistra, per tutto sto tempo

essere, di sinistra, fare cose di sinistra

mangiare colla sinistra

bere colla sinistra, scoreggiare, ruttare, si

ma con garbo, come succede tra quelli che bivaccano “a sinistra”

marciare, sempre sulla sinistra del marciapiede

tenere la sinistra, spostarsi al centro, mettere la freccia

e poi, svoltare, a destra

addio, ciao, a mai più

è stato bello stare a sinistra, della sinistra

che poi spesso, sconfina nella destra, per tutto sto tempo

ci siamo divertiti, molto, abbiamo riso, abbiamo pianto

abbiamo fumato droghe di sinistra

abbiamo preso sbronze di sinistra

tracannando vino, rosso di sinistra

o birra, rossa, diciamo ambrata, di sinistra pure quella

e abbiamo votato a sinistra

pavoneggiandoci al seggio col giornale, di sinistra, sotto braccio

colla rivista progressista, in bella vista

che marca svariato intellettuale di sinistra

che marca gagliardo che marca bene

che marca vario apericena

che cosi la fica di sinistra, ti gratifica l’ego

elargendoti bocchini con ingoio, di sinistra

ma non un ingoio qualunque, no no

pompe a raffica con quella fame atavica d’ingoio

tipica della sinistra riformista

quel pompino con acciuffo

che sa tanto di rivolta armata, a tratti proletaria

e addio, ciao, è stato bello per tutti sti anni

trovarci al bar a farci pippe di sinistra

a spararci pose di sinistra

e ogni tanto, siamo pure stati insieme allo stadio

a giocare a fare i tifosi di sinstra, dentro una curva di destra

tifando una squadra di calcio di merda del cazzo

che la cosa più a sinistra che ha fatto

è stato farci rodere il culo, quando è retrocessa

e addio, ciao, è stato bello per tutti sti anni perire, in un tuo bacio

e meglio, crepare per il tuo culo, che guardare a sinistra!

Incidente sul lavoro ai tempi di smart working

In poemas em portugues, poesie di quarantena on febbraio 26, 2026 at 6:46 PM

Quel tizio

c’ha avuto

un incidente sul lavoro

un brutto incidente sul lavoro

un grave incidente sul lavoro

che stava a casa, in smart-working

che dopo il Covid giusto solo quello esiste

lo smart-working, che si fa tutto a casa, da casa

tutto da casa, davanti al computer

e lui stava li, a casa, pirillo in mano

seduto sulla sedia, davanti al computer

che faceva, il suo lavoro, la sua “professione”

lavora, per una ditta che si occupa

di smistare bambini, per pedofili

e lui, era li, a casa, in smart working

che stava smistando alla grande

da gran lavoratore, stakanovista infaticabile

perchè smistare bimbi per soddisfare le voglie dei pedofili

è un lavoro che si può fare solo in un modo!

mettendoci, passione, si cazzo, passione grinta garra

fame atavica sudore della fronte fatica fosforo

ma anche mestiere, arguzia, intuizione, pratica

si insomma, sono quei mestieri

dove ci si perfeziona facendosi il mazzo, il culo

andando a fare pratica, andando a “bottega”

praticantato, gavetta, tirocinio, mica frociate tipo poesia e teatro

magari all’inizio, anche gratis anzi assolutamente gratis

o pagati tipo col caffè delle macchinette

e poi, schiaffare bimbi tra le grinfie del pedofilo

mica è un mestiere così alla cippa di cazzo

che si improvvisa su due piedi, no no

serve il titolo di studio, serve la laurea, magari due lauree, tre

serve la laurea in scienze della formazione, meglio se al Dams

magari al Dams quello di Bologna, che cosi

marchi subito “artista”, artistoide

marchi teatrante marchi poeta marchi cineasta

che così i pedofili subito ti danno credito, ti danno fiducia

ti danno corda ti danno retta

ma soprattutto ti allegano un ottimo bonifico

e lui, sto tizio stava li, a casa, in smart working

a guadagnarsi il pane, in smart working

davanti al computer, smistando fanciulli per i pedofili

-un bimbo per il sindaco

-un bimbo per l’assessore

-un bimbo per il cardinale

-un bimbo per il Re Sole

-e per il cantante famoso che piace ai giovani e ai meno giovani!?

-certo, un bimbo anche per lui

che così se lo ingroppa poi gli suka

il sangue adrenalizzato, che tanto gli fa bene alle corde vocali

che così si mantiene giovane, tipo vampiro

con l’aspetto di un vent’enne anche se c’ha settant’anni suonati

che così gli si mantiene alta la creatività elevata l’ispirazione

che se dovesse fare colle sue sole forze

sarebbero cazzi amari

e sto tizio stava li, stipato in casa a lavorare

davanti al computer in smart working

a smistare bimbi per i pedofili

che dopo il covid, ci sta giusto solo più lo smart-working

basta con le attività in presenza, meglio l’assenza!

e sto tizio stava li in smart-working

che a una certa scivola sul suo stesso vomito e s’infortuna

ma si fa male male, male grave un male cane

roba da galoppare di corsa al pronto soccorso

e il medico visita, subasculta palpeggia infila il dito nel retto

e il referto recita -grave trauma alla sacca scrotale

con interessamento della superficie elevata del glande

e scorticamento parziale delle tube di falloppio

con conseguente infertilità spontanea e deficit erettivo cronico

si rimanda ad ulteriore approfondimento diagnostico

e terapia domiciliare a base di supposta di lasix

diuretico 25 mg per via ano-rettale

con allegato cataplasma per stipsi

e sto tizio stava lavorando in smart working

che dopo il covid, esiste solo più lo smart working

stava smistando bimbi per pedofili

per conto del suo datore di lavoro il dottor Geffry Epstein

e c’ha avuto, sfiga vuole, un cazzo di incidente sul lavoro

e ora vuole, pretende che gli sia riconosciuto il danno

il danno sul lavoro, che ha pure avviato la pratica I.N.A.I.L

con tanto d’appoggio sindacale tra le natiche

ma la “ditta Epstein” per la quele lavora

in qualità di attore scritturato, ma con mansione di facchino

e tanto di stipendio al netto trattenuto in busta paga, ferie zero

gli ha mostrato il dito medio

e indicato la giusta e dovuta via maestra per Guantanamo

e la morale di questa storia è che come ti giri ti giri

il periodo del Covid, in un modo o nell’altro, di riffa o di raffa

te la schiaffata nel culo, il periodo Covid, Epstein

il siero genico sperimentale del cazzo

imposto a sfregio col ricatto, l’infame tessera verde

e il tuo fottuto smart working!

E il sindacato, che volta, lo sguardo dall’altra parte

come un’amore, cieco, quando finisce…

smettere di frequentarsi (o epatite)

In poesie di quarantena, polverie o poesie on febbraio 18, 2026 at 6:31 PM

(tratta da una vicenda di pura fantasia)

Quel tizio è un poeta

non tanto, nel senso che lo è

quanto nel fatto che lo fa

lo fa come lavoro

la fa, per vivere, per campare

lo fa per mangiare, per pagarsi l’affitto, le bollette

quel tizio si guadagna da vivere

come poeta, senza ombra di dubbio

scrive poesie, né troppo belle né troppo brutte

diciamo, giuste, tiepide

di quelle che vanno per la maggiore sui social

su twitter, su facebook

sull’istagram, che ci posti la tua faccia da cazzo

e una riga buttata giù colle emorroidi del culo

poesie semplici, brevi, concise

trappole acchiappa follower

senza concetti complessi

significati nascosti, e parole, astruse

quel tizio, di mestiere, fa il poeta

scrive libri che vanno a ruba

ai suoi reading la folla si sbraccia, fa a manate

specie, la fica, fica giovane fresca

non certo le vecchie bacucche a pagamento

che si scopava gente tipo come Bukowski

o i ragazzetti sudici e volgari che si inchiappettavano

marmaglia stile Flaubert, Wilde

Villon o Pasolini, no no, fica fica fresca, che pulsa

ragazzine che l’alito le profuma di nettarina, di pesca

bocca al fiore di fragola

mica le puttane sifilitiche al terzo stadio

che si sbattono i poeti di asma di poesia

e quel tizio, di mestiere fa il poeta

è famoso, molto famoso

spesso, va in tv a pontificare sul nulla

dice la sua sulla pace, dice la sua sulla guerra

e poi, e poi si gode la vita

gli piace bere, mangiare, fare baldoria

specie bere, il liquore è la sua vera passione

più della passera, più delle auto di lusso

più delle moto da corsa, più della squadra di calcio

più della poesia, anzi, a dirla tutta a lui

non fotte un cazzo della poesia

non gliene è mai fregato un cazzo della poesia

la schifa, la smerda

non ha mai letto un poeta in vita sua

manco quelli che si leggono a scuola, obbligatori, a scuola

Dante, Boccaccio, Petrarca, Manzoni, no no zero zero assoluto

lui, perdilige la prosa

ma non quella dei romanzieri o dei novellisti, no no

la prosa quella della Gazzetta dello Sport

lui odia la poesia, la considera sbobba da froci

lui scrive poesia, giusto solo

per poterlo raccontare agli amici al bar

-ei tu, merdone, lo sai che faccio io nella vita!?

-no che fai!?

-il poeta, il poeta faccio, e con le mie poesie

ci faccio la rivoluzione, mentre tu, tu

con la tua utilitaria di merda del cazzo al massimo arrivi

giusto solo fino a Orte, quindi baciami il retto, e vaffanculo!

e con la sua poesia c’ha avuto successo, soldi, a palate

e giustamente si spacca i lauti guadagni in alcol

l’alcol, che è la sua vera passione

l’alcol è la sua donna mozzafiato

la sua berlina nuova di zecca

e la sua vita privata e professionale va a gonfie vele

soldi a bizzeffe, successo, mignotte da urlo

se non fosse che il medico gli ha diagnosticato l’epatite

e ora, lui

non può più dare sfogo alla sua passione per gli alcolici

-dottore come l’epatite, siamo sicuri!?

-certo giovanotto, lei la ci ha le transaminasi

al settimo cielo, deve darsi una regolata

altrimenti qui la si va a fare i poeti al Cimitero del Verano

vicino alla tomba del Parini o del Carducci

ci siamo capiti si!? quindi da stasera lei basta bere!

-come basta bere!?

-basta stop, basta bere!

da oggi lei può fare tutto, fottere ragazzini

sbattersi travelli, ingravidare le liceali, fumare spinelli

mangiare unto e bisunto, scommettere ai cavalli

l’unica cosa che non può fare, è bere alcolici, sono stato chiaro!?

-e come faccio!?

-a fere che!?

-come a fere che!? a scrivere senza bere!

-be come s’è sempre fatto

prende la penna in mano, poggia il foglio sulla scrivania, e scrive!

-si ma dottore senza bere

io non riesco a buttare giù manco una virgola

manco un apostrofo, manco un rutto, una scoreggia!

-e, mica le ho detto che non deve bere in senso assoluto

che mi vuol fare, morire di sete!? perire di arsura!?

Qua mica stiamo nel Congo Belga zio fa! Stiamo in Europa

Occidente, Mondo Civilizzato, mica cazzi!

se è il gesto quello che le serve

se c’ha bisogno della posa per essere creativo

lei può sempre bere, chessò tisana di tarassaco

che è pure bella depurativa per il fegato

mascherata dentro una bottiglia di vino o di gin se preferisce

-ma dottore…

-niente ma, lei vuole continuare a fare il poeta si!?

vuole continuare a guadagnare dobloni senza sudare si!?

Bene, e allora si regoli di conseguenza, basta bere!

da oggi solo tisana al cardo mariano!

e vedrà che urina che mi piscia!

trasparente come lo sperma di un tisico!

poi ci si rivede tra sei mesi

palpeggiamo il fegato, ripetiamo gli esami

e se i valori si sono abbassati

può tornare a bersi il caffè corretto sambuca, ma nulla di più

-manco la birra analcolica!?

-aaa aridaje, la birra analcolica

non è analcolica manco per il cazzo

ci sta sempre quel residuo minimo di alcol sul fondo

altrimenti non sarebbe birra, ma piscio, urina di sorcio

ora lei, mi dia ascolto, si accenda una bella sigaretta elettronica

e sfrutti il suo successo per scaricare i coglioni

si vada a fare una bella scopata con qualche minorenne

ma potessi avere io le sue possibilità

e invece no, m’è toccato di fare il medico

sa, anche a me piaceva scrivere

alle medie già scribacchiavo poesie alla fidazatina

volevo fare il poeta in alternativa lo scrittore

poi però crescendo, appena l’ho accennato ai miei genitori

mia madre m’ha sputato in faccia

e mio padre ha sguinzagliato i cani

e così ho messo da parte i miei sogni di poeta

e ho rinnegato le mie ambizioni di scrittore

e sono diventato medico

e la mia massima aspirazione, ora

è ammazzare la gente

prescrivendo chemioterapie e vaccini a muzzo

comunque che ci vuoi fare, è andata così

ognuno c’ha la sua croce sulle spalle da trascinare

questione di karma, di camicia con baffi!

e comunque questi sono cazzi miei, lei non ci pensi

dia retta a me, accanni il vino, lasci perdere la vodka

e vada ad ejaculare nel sederino di qualche bella fanciulla

lei che è una mazza star della letteratura, lei che può

e il poeta, lo fa, prova a sostituire l’alcol con la fica

siccome è famoso, rimorchia senza problemi

gli basta schioccare le dita, tirare fuori di tasca la grana!

ma il getto dell’ejaculo, non è più quello di prima

di prima di quando ancora beveva, intendo

ora, senza l’ausilo della bumba

il getto di sperma gli esce di cappella, stanco

moscio, esausto, e soprattutto inodore e insapore

non è più quel fiordo di sborra

che ubriacava le sue puttane

col solo guardare, senza toccare

senza il bere, le sue poesie

hanno perso di mordente

non provoca più non attacca non ringhia non graffia

ora gli basta essere di sinistra

e schierarsi con la Palestina, e L’Ukraina, il gioco è fatto

e senza il bere nulla più lo appassiona

la sua squadra di calcio del cuore

ha appena vinto lo scudetto, ma lui manco ci fa caso

Amazo.n gli fa recapitare a casa

una ferrari fresca di conio, con tanto di pilota annesso

ma lui depresso la rispedisce al mittente

lo chiamano in tv a bofonchiare del nulla

e lui davanti alle telecamere appare sempre più smunto

smagrito, pallido, pare un cencio, uno strofinaccio

vince l’ennesimo premio poetico

ma di qualla maledetta targhetta in argento platinato

non sa che farsene

allora, la regala a un bimbo del Biafra morto di fame

-tiè prendi, vattici a comprare i preservativi e dalli al babbo

che così magari al prossimo giro

la tua mamma non ne sforna più un altra nidiata

che poi venite qui, al mio paese a cagare il cazzo

che poi, mi fate vincere la destra, và!

e quel tizio, è un poeta, di successo

che gli piace bere e che però

gli è stata diagnosticata l’epatite

e ora non può più bere

e il peggio è che la patologia

mica l’ha contratta tracannando vernaccia

come sarebbe stato giusto aspettarsi, no no, magari…

l’ha contratta puncicandosi accidentalmente

coll’ago, quello che s’usa in farmacia

per misurare i livelli di glicemia

lui è andato in farmacia per comprarsi

un gastroprotettore, da bello alcolizzato provetto, e…

-sai già che ci siamo fammi un po vedere

come stiamo messi a glicemia

e l’ago era infetto, che il farmacista, mezzo ebbro pure lui

l’ha usato, prima per misurare la glicemia

ad un tossico cirrotico hpv positivo in stadio avanzato di aids

e s’è scordato di cambiare l’ago

s’era distratto che doveva fare

una dose di antinfluenzale a una vecchia babbiona stordita

e s’è scordato di cambiare l’ago per la glicemia

e il poeta, famoso, s’è buscato l’epatite

così da stronzo, come un coglione qualunque

senza manco avere il piacere di infettarsi bevendoci sopra

come sarebbe stato giusto e corretto

quando ci si guadagna da vivere

come poeti dediti alla libagione

e non c’è niente d’interessante in tutto questo

e la vita, a volte, è così beffarda, che forse

sarebbe meglio non viverla, non praticarla

evitarla, schernirsi, schernirla, difendersi, coprirsi le spalle

si insomma, come con un amore tossico

smettere, di frequentarsi.

e ora la Palestina può attendere

In poesie di quarantena, polverie o poesie on febbraio 14, 2026 at 6:29 PM

E ci sta

quel gruppo

di Ultras, viola, viola, nel senso

di tifosi, tifosi, della viola

tifosi, viola, della Fiorentina

polticizzati, molto politicizzati

politicizzatissimi

politicizzatissimissimi

schierati, molto schierati

schierati a sinistra della sinistra della sinistra

che poi, spesso, spesso sempre

sconfina, nella destra

e ci sta sto gruppo di ultras della fiorentina

di provata, fede, Palestinese

collo striscione, “Palestina Libera”

grande quanto l’intera curva fiesole

schiaffato in faccia, al mondo

li che pende, dal primo anello

e poi, ancora, un bandierone, a doppia asta

con su scritto a caratteri cubitali stile “kombat”

“from river to the sea, Gaza, Very Free

e poi ancora un cartellone scritto a mano

col pennarello, “sionismo uguale nazismo”

e il faccione di Bibi Netanyau con le fattezze da porco maciullato

con una carota agrodolce in culo

e il baffo di Hitler che gli solletica il testicolo destro

e poi, ancora, una delegazione di palestinesi

ospite, in curva, servita e riverita

adorata e vezzeggiata e massaggiata, nutrita e dissetata

leccata il giusto, ospite all’ultima giornata, giornata cruciale

spareggio diretto per non retrocedere

fiorentina – pisa, il derby del dolce stil novo

alla fiorentina i tre punti servono come il pane

al pisa, per salvare la pelle, basta un pareggio

e ci sta sto gruppo di ultras della fiorentina

e la fiorentina deve salvarsi, rischia la b

giù, all’inferno, l’onta, l’infamia, della retrocessione

col resto della toscana, empoli, pisa, lucca, pistoia

livorno, arezzo, siena, ma persino massa carrara

che se scendi in b ti ride in faccia e ti piscia in culo

e ci sta sto gruppo di ultras viola free palestine

cogli amici palestinesi ospiti in curva

giunti a nuoto a bordo della Flotillia

con Greta Tunbergh a fare da nostromo

e la fiorentina deve salvarsi

e la società infame che fa!?, gli compra il giocatore israeliano!

-oibò, ossuvvia, la che si fa, o sudicio!

si chiama Solomon, viene dalle giovanili del Maccabi Haifa

una punta veloce, scattante, col fiuto del gol

capace anche di fare a sportellate, se serve

capirai, come tutti quanti da quelle parti

anche lui, ha prestato servizio di leva obbilgatorio

nelle file dell’esercito dell’i.D.f

roba forte, mica le piazze spensierate con vasella dell’lgbtq+

eccolo che si riscalda

che forse, il mister lo vuole buttare nella mischia

d’altronde mancano una manciata di minunti

alla fine delle ostilità

e siamo ancora a reti inviolate

ciò significa serie b, per la storica società gigliata

eccolo, il bomber israeliano che si riscalda

prova qualche allungo, fa stretching da fermo

ti fa pure le contorsioni tipo circense se serve

capirai, bazzeccole per chi in età di leva

ha prestato giuramento nelle forze armate israeliane

eccolo, che beve acqua alla borraccia

forse però non è acqua, no, ma sangue

sangue di terrorista di Hamas, liofilizzato in bustine

ottimo come integratore fonte di vitamine e sali minerali

eccolo che s’aggiusta calzettoni e parastinchi

pronto ad entrare

fuori un spento Moise Kean, dentro lui, l’infame israeliano

e come da copione, parte una selva di fischi

l’intero stadio che lo copre di merda

i suoi stessi tifosi che lo sbertucciano

-infame assassino castigatore di bambini pedofilo

ebreo di merda che nasti di carne d’agnello

ingoiata e malcagata lontano dalla ricorrenza pasquale

vaffanculo va a farti fottere mezza sega, fischi a gogò

gente che getta in campo kippà sporche di ragù di cinghiale

pollici in giù sassi sputi bombe bomboni bombe carta

razzi, rauti, fischioni, berloni, vaffanculo, o sudicio!

o te tu nun te ne torni in israele, macellaio!

i tifosi viola pro pal stanno sul piede di guerra

non si risparmiano

e la delegazione di amici palestinesi presente allo stadio gongola

e ride, sotto i baffi e si spara le pose e le seghe

seghe non troppo consentite li in quel di Gaza

e stiamo all’ultimo giro d’orologio

dell’ultimo minuto dei minuti di recupero

siamo sullo zero a zero

con questo risultato, la Fiorentina

dopo quasi trent’anni dall’utlima retrocessione

targata, Batistuta Effenberg Baiano

che ci stava ancora Cecchi Gori figlio presidente

che si sniffava lo zafferano, sarebbe in b

palla tra i piedi di Faggioli che rinuncia ad impostare

e la tira dentro alla viva il parroco

con la sola forza della disperazione

la retrguardia del Pisa si chiude a riccio e respinge

la palla arriva tra i piedi di Solomon, destro al volo

attenzione, pericolo

-reteeeee! Incredibile! Manor Solomon

ancora lui, All’ultimo secondo

dell’ultimo minuto di recupero disponibile

all’ultimo respiro all’ultimo istante all’ultimo afflato

il discusso attaccante israeliano

acquistato per due spicci a gennaio

nel mercato di riparazione

da quella conga di sionisti del Tottenham Hotspur

con una prodezza balistica da mozzare il fiato

roba che nemmeno il migliore Rui Costa

lascia la Fiorentina in SERIE A!

e gli ultras viola pro pal esplodono di gioia

non si trattengono non si contengono ruttano scoreggiano

l’intero Artemio FRANCHI è UNA BOLGIA DANTESCA

lo speker grida a pieni polmoni spumante alla mano

-ha segnato per Noi il numero 19 Manor

e tutto lo stadio in coro a una voce sola – Solomonnnnnn!

Scroscio d’appluasi, tutti in piedi, gente che s’abbraccia

contrade rivali che si schiaffano la lingua in bocca

Benigni che straccia la Costituzione

più bella del mondo e ci si soffia il naso

Pieraccioni che slingua Ceccherini

Renzi che si limona Duomo e Battistero

Carlo Monni che torna in vita per bersi vagonate di Chianti

è il deliquio il putiferio, gli utras viola pro pal

invadono il campo e sollevano Solomon in trionfo

-ai, m’avete preso per un coglione!?

-no, sei un eroe!

-ai, m’avete preso per un coglione!?

-no, sei un eroe!

-ai, m’avete preso per un coglione!?

-no, sei un eroe!

-m’avete preso per un coglione, la sotto dio caro!

lo tirano giù se lo baciano

se lo sbaciucchiano – shalom shalom!

gli fanno la lavanda dei piedi lo sbocchinano con ingoio

le femmine fiorentine gliela tirano dietro

tempo zero, e il sindaco di firenze

che tanto s’era indignato per l’acquisto a sfregio

di un atleta israeliano

lo nomina seduta stante cittadino onorario

Dante Alighieri stesso resuscita al brucio

per correggere la Divina Commedia

sfanculare quella puttanaccia frigida di Beatrice

e fare accomodare sullo scranno più alto del Paradiso

il mitologico Manor Solomn

Manor Solomn, attaccante israeliano

che fino a trenta secondi prima del gol era un sionista infame

ora è il sovrano assoluto indiscusso di Firenze

i vessilli palestinesi vengono dati alle fiamme

e la delegazione di amici palestinesi

in segno di riconoscenza

verso la terra che ha dato i natali all’eroe di giornata

viene fatta sbranare dai cani in Piazza della Signoria

dopo essere stata obbligata a ceffoni a consumare

l’ultima cena con whisky e fette di prosciutto cotto gran biscotto

Manor Solomon, tanto discusso fuoriclasse israeliano

con un gol capolavoro lascia la fiorentina in serie a

il giorno dopo, in segno di rispetto

l’intera città si circoncide la nerchia

femmine piante e animali domestici compresi

vengono fatti circoncidere pure gli utensili da cucina

la sinagoga suona tre volte a festa

si consumano gli azzimi

viene innalzata una statua al ghetto, in oro massiccio

e scatta il divieto assoluto di apertura moschea

Manor Solomon, il chiacchierato atleta israeliano

con un gol da cineteca lascia la fiorentina in serie a

ora gli ultras viola pro pal fanno volteggiare al cielo

la bandiera bianca col sigillo celeste di Re Salomone

la curva intona cori in lingua yiddish

le scuole a firenze impongono l’insegnamento

del’idioma che fu di Abramo e di Davide

e di Beniamino e di Giacobbe

le mense in ufficio servono solo cibo kosher

e per sedurre la fica, va di moda

girare con in tasca una copia autografata dal rabbino capo

del Talmud della Toràh o della Kabbalah Ebarica

e se indossi la kippà, le tipe

in segno di stima ti danno pure il retto

così al netto al crudo senza sputazza

Manor Solomon, sbeffeggiato attaccante israeliano

con un gol da brividi lascia la fiorentina in serie a

e ora la Palestina, può attendere

e non c’è niente d’interessante in tutto questo

e la vita, questa vita, è tutto un teatro

una notte brava da consumare veloce

sperando un giorno

di fare all’amore con te

solo con te

sempre con te

shalom!

Storie di teatro – Carlo Cecchi, la mia frecciata di Eros per il teatro

In attualità, biografie parallele, Possibilità biografiche teatrali, teatro on febbraio 11, 2026 at 5:26 PM

Era qualcosa tipo come il 2002. o giù di lì. O su di li. O su per giù. Anno infame, che nastava di storto. Di sghimbescio. Già si sentiva il puzzo mefitico della globalizzazione. E della digitalizzazione. E dell’invadenza. E del pollice al culo non richiesto. La morte di Bettino Craxi. In quel di Hammamet. Sanciva la fine del sogno. Del sogno analogico. Le fottute torri gemelle. Erano già cascate. Certo, non per colpa di Bin Laden. Osama. Bin Laden. Lo sceicco del terrore. Che stipato in una grotta. Di Tora Bora. Coll’aiuto di un telefono satellitare. Di quelli grossi. Scomodi. Tipo joestik. Dirotta un paio di bolidi civili. E li stramazza su suolo americano. Senza manco avere la cortesia di lisciarsi la barba. Col proraso. Proraso. Barbiere a domicilio. All’epoca ci cascarono tutti. O quasi tutti. Oggi anche la più testa di ghisa, sa come sono andate realmente le cose. Non c’è stato nessun Bin Laden. così come non c’è stata nessuna arma di distruzone di massa in mano a Saddam Hussein. Cinema. È stata tutta una montatura. Un cinema scope per tenere a freno i gonzi. Che nella fattispecie, eravamo noi. Noi poveri cristi. L’umanità tapina. Era il 2002. c’avevo 20 anni, e gli ormoni che mulinavano. Bivaccavo a Torino. E come ogni vent’enne che si rispetti. Uscivo la notte, in cerca di tinte forti. Tipo come scaricare i coglioni, senza mettere mani al portafogli. Anche perchè già all’epoca. Il dindo scarseggiava. Torino. Anno di grazia, 2002. la sera s’usciva per placare i bollori. E però, già perdevo le bave, per il teatro. All’epoca non ero certo un esperto. Ma un appassionato, alle prime armi. A quel tempo. In Subalpia. Chi c’aveva fame di scena. Bazzicava nei dintorni di Palazzo Nuovo. Litorale D.A.M.S. Fu li che qualche anima pia mi suggerì. Di trascinare il mio ignorante deretano. Al Teatro Carignano. Per ascoltare Carlo Cecchi. -stasera vai a teatro, dammi retta, che ci sta Cecchi. -chi?? io all’epoca, di Cecchi conscevo giusto solo. Quel cialtrone plurivaccinato scentista di Cecchi Paone. Che a dirla tutta. Il teatro. L’ha praticato giusto solo di straforo. A partire da tergo. -Carlo Cecchi. Il grande mattatore. A vent’anni, per chi come me, proviene dalla campagna. anzi, dalla montagna. Torino, pare Nuova Babilonia. Birrerie mai viste. Cinema a Luci Rosse. Parchi con cui imboscarsi colle bagasce. Disco Zamataure. Centri Sociali Okkupati. Curva Maratona. Si insomma, il paese dei balocchi. Quella sera però, niente baccanale. Quella sera scelsi il teatro. Fu, forse la prima sera d’una lunga serie. Un amore, tossico, che fu presto corrisposto. A teatro c’arrivai sobrio. E in anticipo. L’impressione, fu quella, di immergersi, dentro un privè. Ma anziché sorbirsi ore di nauseabonde lap dance. Praticate da tipe anoressiche. Li sul palco. A dettare l’orgasmo. C’era questo bronzo di riace d’antan. Che dava fiato alle trombe. E brio alla vita. Carlo Cecchi. Un gigante. Ricordo che interpretava la parte. Di un vegliardo claudicate. Affetto da lombaggine. E spondilite anchilosante. Il tono di voce, era superlativamente nasale. Come di chi soffre di sinusite cronica. Mista a vizio d’aspirapolvere. Ancora ci masticavo poco di teatro. Ma quel modo sincopato di Cecchi d’emettere la battuta. Mi solleticava l’erezione. Meglio d’una pomiciata all’Ultimo Impero. Ultimo Impero. Mitologica discoteca torinese anni novanta. Cecchi quella sera fu immenso. Il suo fascino scenico. Fu Uno dei primi tasselli che mi imposero di approfondire l’argomento. L’argomento teatro, intendo. Era il 2002. l’incipit della miserabile globalizzazione. La cortina di ferro era cascata da un decennio. E già si sentova olezzo di tramonto. Ma quella sera Carlo Cecchi, mi fece provare moti di spirito. Degni degli anni analogici. Come se Bettino Craxi. Non fosse mai stato travolto. Da quella pagliacciata montata male. Che fu l’improponibile tangentopoli. Carlo Cecchi. Il piacere dell’oggetto. Il puzzo di stantio. Ora declama per altri. Dall’altra parte del velo. Cin cin Maestro!

Babbeo!

In poesie di quarantena, polverie o poesie on febbraio 10, 2026 at 6:55 PM

minchia dio fa, hai cagato, il cazzo!

a sto giro, hai veramente cagato il cazzo!

sei peggio d’una macchina tritacoglioni

sei, peggio d’un pollice, al culo

coll’unghia lunga, e sporca di cracia, zio fa!

e c’hai tanto da ridire sugli anni ottanta, e novanta

che sono stati anni di merda

anni di disimpegno, disimpegno politico, e civile

anni di bivacco, anni di nulla

anni di fuffa, anni di plastica

anni di modelle anoressiche

nutrite a cocaina e gambo di sedano

anni, che s’andava avanti a merendine, di merda

con musica di merda, suonata da gruppi di merda

che suonavano di merda, che si conciavano di merda

che bevevano di merda, che si drogavano, di merda

e che spargevano aiz, di merda

nel buco del culo del retto di merda

di froci, di merda, e mignotte grupie di merda

assatanate di cazzo famoso di merda!

come se non ci fosse un domani, di merda!

e scassi tanto la minchia

con gli anni ottanta e novanta, dici

che è stato meglio, lasciarseli alle spalle, bofonchi

ma dio fa, ma ti sei visto sti anni!?

ti sei guardato allo specchio, si!?

l’hai vista in faccia la gente, si!?

sempre lì su sto telefenino del cazzo di merda rotto in culo!

entri la mattina in metrò

stanno tutti attaccati al cazzo di telefonino

e fanno tutti tutto col telefonino

ci pagano il caffè, ci si fanno il bidè

ci cagano dentro, ci pisciano dentro, ci ejaculano, dentro

lo mettono pure incinta, al cazzo di telefonino

parto plurigemellare, tipo come la balia, di merda!

e dici pure, e ti permetti pure di affermare

con quella tua boccaccia del cazzo di merda

che la mitica Prima Repubblica, ha rovinato l’Italia!

ma dio fa, avercene di Craxi e Andreotti mo!

e poi, ascolti pure il Rap e la Trap

e tutta quanta sta pseudomusica latrata di merda

che tanto se la blaga, in sti anni moderni, di merda, del cazzo!

ma dio fa, ma non ti vergogni!?

dovresti baciare il culo agli anni ottanta e novanta

anziché bistrattarli

e ringrazia Iddio Padre, di esserci nato, in quegli anni

o di averci vissuto, che almeno così, hai imparato qualcosa

tipo come, a leggere e a scrivere e a fare di conto

e, a farti le seghe, con le mani giunte, in maniera corretta

e ricordati che il telefonino serve a telefonare

solo e soltanto a telefonare, non a fartici le pose, babbeo!

di Giovan Bartolo Botta

ASMA di Poesia

Produzioni Nostrane – Ultras Teatro

#asmadipoesia

#giovanbartolobotta

#produzioninostraneultrasteatro

iperico

In poesie di quarantena, polverie o poesie on febbraio 5, 2026 at 6:18 PM

tu m’hai spezzato

m’hai spezzato, la schiena

m’hai abraso

emotivamente

come un tizzone

che arde, di passione

e di pianto

come la torcia accesa

di quando un tempo, lontano

transitavano, gli eserciti

gli eserciti, quelli a piedi scalzi

i messaggeri, della morte

tu, tu m’hai spezzato

m’hai rubato, tutto

m’hai rubato

il battito cardiaco

provocandomi

di soppiatto

i sintomi sinistri

del colpo apoplettico

m’hai rubato, la salute

m’hai sottratto, la salvezza

m’hai lasciato, a bocca aperta

senza stimolo di voce

accaparrandoti, pure il rantolo, il sibilo

m’hai lasciato, a bocca chiusa

con quella voglia

di gridarti, in faccia

di andare, a farti fottere

per l’eternità, lontano, da me

lontano, da me

distante, da me

tu, tu m’hai spezzato

m’hai spacchettato, le ossa

come un boia incappucciato

che prende troppo

sul serio, il suo mestiere

tu, tu m’hai strapazzato

m’hai reso offeso, a vita

come un incidente, sul lavoro

tu, tu hai flagellato, l’amore, con me

ma che in realtà

era solo scandagliare

scavallare

oltraggiare

oltrepassare, il confine

di quel piccolo appezzamento di terra, spuria

dove li ci si protegge

e si trova riparo

e non c’è diritto, di cittadinanza

se non il mio, se non di me.

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