Giovan Bartolo Botta

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Ultras Teatro secondo Lester Bangs

In attualità, biografie parallele, in scena, Poetry urban story, Possibilità biografiche teatrali, rassegna stampa, Recensioni o rescissioni teatrali, teatro, ultras teatro secondo lester bangs on febbraio 9, 2021 at 12:07 PM

(o ultras teatro secondo Lester Bangs 0 )

Care teatranti & Cari teatranti dell’East Village

ma anche (parafrasando il fu Veltroni premier mancato) care attrici e cari attori, care commedianti & cari commedianti (in senso goldoniano), qui è Giovan Bartolo Botta, il vostro medico di fiducia che vi parla. Medico allopatico con specializzazione in nutriceutica, fitoterapia, omeopatia, floriterapia, urinoterapia, disciplina ortomolecolare, astrologia & osteopatia cranio sacrale. I portantini del nosocomio casilino m’hanno da poco consegnato le vostre cartelle cliniche. Le radiografie mostrano un referto positivo. Possiamo concordare che la diagnosi infausta è :Coglioni Gonfi! La saturazione delle gonadi è colma. Flora e fauna teatrale cittadina pretendono di fare ritorno celeri dal vivo in tempi liberi nonché in spazi liberati. Ebbene, il vostro dottore preferito(cioè io) vi dice: si può fare! Come!? Dunque eccovi il protocollo utile a salvaguardare la salute di attore e spettatore: Magnesio Citrato ad elevata biodisponibiltà 500 mg, Vitamina C (acido ascorbico &/o ascorbato di calcio se soffrite di stomaco) 5 grammi al giorno da assumere a distanza di tre ore tra una compressa e l’altra, vitamina D3 colicalciferolo 2000 u.i al giorno, Omega3 (olio di pesce o di alga) altà qualità 1 cucchiaio al giorno, Complesso Vitamine del Gruppo B+colina, biotina, inositolo ad elevato dosaggio (almeno 50mg per vitamina). Seguendo questa ricetta gli attori entreranno nel personaggio con una facilità tale da non uscirne più. Anche il sistema immunitario degli spettatori apparirà fortificato e saranno in grado di sorbirsi un Brecht o un Camus senza frantumarsi troppo la cistifellea.

Ma saltiamo un attimo di palo in frasca. Ci sono voci, sussurri di corridoio diciamo, che affermano che il Teatro d’attitudine Punk se lo sarebbe inventato la dott.ssa Isabella Carle(simpatie bulgare), una notte di Maggio del 1994 al Parco dei Principi di Parigi quando la Nazionale Bulgara di Calcio estromise, con un gol di Emil Kostadinov all’ultimo giro d’orologio, la compagine transalpina dai Mondiali di Calcio in America. Un lutto per la Francia, un trionfo per la Cortina di Ferro. Altre voci affermano al contrario che il Teatro Punk se lo sarebbe inventato la dott.ssa Claudia Salvatore firmando una drammaturgia di suo pugno nella quale narrava le tristi vicessitudini dell’ex velocista canadese Ben Johonson.Era il 1988. Giocava ancora Van Basten. Olimpiadi di Seul. Ben abbatte la barriera del suono. Poi scatta la squalifica per doping. Un Karma Police infame. Dunque addentriamoci nella verità. Si è vero! Il Teatro Punk l’ha inventato Isabella Carle. Rubando L’idea a Claudia Salvatore. Che l’ha rubata a Sarah Ferrati. Che l’ha rubata a Rossella Falk. Che l’ha rubata a Leo De Berardinis. Che l’ha rubata a Ferruccio De Ceresa. Che l’ha rubata a Salvo Randone. Che l’ha rubata a Gino Pernice. Che l’ha rubata a Walter Rizzo. Che l’ha rubata a Tino Buazzelli. Che l’ha rubata a Memo Benassi. Che l’ha rubata a Rino Sudano. Che l’ha rubata a Reimondi&Caporossi. Che l’hanno rubata a Erminio Macario. Che l’ha rubata a Renzo Ricci. Che l’ha rubata a Lina Volonghi. Che l’ha rubata a Arnaldo Ninchi. Che l’ha rubata a Perla Peragallo. Che l’ha rubata a Lilla Brignone. Che l’ha rubata a Luigi Cimara. Che l’ha rubata a Paola Borboni. Che l’ha rubata a Gloria Swanson. Che l’ha rubata a Eleonora Duse. Che l’ha rubata a Giovanni Emanuel. Che l’ha rubata a Tommaso Salvini. Che l’ha rubata a Ernesto Rossi. Che l’ha rubata a Giacinta Pezzana. Che l’ha rubata ad Adelaide Ristori. Che l’ha rubata a Romolo Valli. Che l’ha rubata a Paolo Stoppa. Che l’ha rubata a Rina Morelli. Che l’ha rubata a Donald Trump. Che l’ha rubata a Gianni Agus. Che l’ha rubata a Titina De Filippo. Che l’ha rubata a Daniele Formica. Che l’ha rubata a Carlo Giuffrè. Che l’ha rubata ad Aldo Giuffrè. Che l’ha rubata ad Adelaide Tessero. Che l’ha rubata a Gustavo Modena. Che l’ha rubata a Luigi Mezzanotte. Che l’ha rubata a Gassman(padre), Che l’ha rubata a Gianni Palladino,Che l’ha rubata a Bice Valori. Che l’ha rubata a Paolo Bonacelli. Che l’ha rubata a Carla Gravina. Che l’ha rubata a Carlo Cecchi. Che l’ha rubata a Isa Bluette. Che l’ha rubata a Sandra Mondaini. Che l’ha rubata a Nino Taranto. Che l’ha rubata a Leopoldo Mastelloni. Che l’ha rubata a Paolo Poli. Che l’ha rubata a Jaco Pastorius. Che l’ha rubata a Tommy Iommi. Che l’ha rubata a Tullio De Piscopo. Che l’ha rubata ad Ultimate Warrior. Che l’ha rubata a Rody Piper. Che l’ha rubata a Papa Luciani. Che l’ha rubata ad Abramo Lincoln. Che l’ha rubata a Kennedy(quello che se fatto la Merylin), che l’ha rubata a Eduardo. Che l’ha rubata a Peppino. Che l’ha rubata a Pietro Garinei. Che l’ha rubata a Carmelo Bene. Che l’ha rubata a Bread&Puppet. Che l’ha rubata ai Momix. Che l’hanno rubata alla compagnia reale sarda. Che l’ha rubata a me. E qui mi fermo. Perché ho perso il filo del discorso. Quindi. Morale della filastrocca.

Ora o mai più

ecco lo scopo reale e non camuffato del teatro detto di prosa:

è MEGLIO ESPRIMERSI IN VERSI

CHE TRATTENERSI TACERE

DIVAGARE SIMULARE

E TENERSI DENTRO L’INFERNO

Sgombro Consiglia:

In attualità, in scena, Poetry urban story on settembre 5, 2020 at 2:28 PM

(il protocollo degli artisti di Sgombro per rinforzare il tuo Sistema Immunitario)

Durante questi mesi di clausura forzata è probabile che il teatrante sia rimasto a marcire tra le sue quattro mura domestiche, spaventato a morte dal possiblie contagio. Spesso l’attore soffre di terribili ossessioni/compulsive d’ordine ipocondriaco. Lo sanno bene gli psichiatri del consultorio territoriale costretti a trattenerlo in cura con pillole agrodolci&camice di forza. Inamidate. Ma da oggi c’è una novità. Il cast di Sgombro torna in scena fresco di nozioni mediche. Il cast di Sgombro è attualmente libero di tenere comizio sulla qualsivoglia panacea alternativa. Tipo integrazione & supplemento.Non ha legami con le grandi multinazionali farmaceutiche, e non si sente vincolato da nessun tipo di giuramento. Fatto salvo per quello’Ippocrate. Anzi, manco quello. Ecco cosa consigliano gli artisti di Sgombro per affrontare al meglio la stagione monsonica che sta per avvolgerci con i suoi mali di stagione:

Daniele Parisi: Vitamina D3

Contrariamente a quanto molti (in ambito medico) pensano, la vitamina D3 non è un’ordinaria vitamina. Bensì un ormone. Un ormone liposolubile. Facilmente assimilabile se sciolto nel grasso. Grasso animale s’intende. Quello per lucidare i tacchetti alle scarpe da calcio. Ma anche il grasso vegetale va bene. Specie Olio di Radiatore. L’organismo assume ormone D (colicalciferolo) dai raggi solari UV. Sfortunatamente però, gli attori, costretti a ore di reclusione in Teatro è possibile che soffrano d’una carenza di tale ormone. Con probabile indebolimento delle ossa. Per chi pratica attività scenica (specie circensi&attori di prosa) l’integrazione di vitamina D3 è pressoché obbligatoria. La scienza ufficiale considera il fabbisogno giornaliero di Vitamina D3 pari a circa 400 U.I (unità internazionali) cada dia. Praticamente il nulla. Un numero imprecisato di studi scentifici considerano tale apporto insufficiente a coprire il reale fabbisogno quotidiano dell’organismo. Il paziente può spingersi oltre, arrivando all’assunzione di almeno 2.000 unità internazionali al giorno, assunte la mattina presto a stomaco vuoto. In caso di Tournè arrivare anche a 50.000 u.i cada dia. A tuo rischio & pericolo. Senza previa prescrizione medica.

Ivan Talarico: Vitamina K2

la Vitamina K2 è una scopreta relativamente recente. Viene prodotta dalla fermentazione di batteri all’interno dell’intestino crasso. Grazie all’assunzione di cibi particolarmente freschi. Specie latticini. E torrone. Latticini & Torrone. Sfortunatamente, i latticini acquistabili negli odierni supermercati, fanno schifo al cazzo. In quanto vengono trattati dentro mammelle d’animali sofferenti di mastite. Mastite cronica. La mastite cronica è una malattia della cisti ovarica che colpisce mammiferi tenuti al chiuso. Lontani dalla luce del sole. E alimentati male. Con mangimi chimici. Questi mammiferi vengono “bombati” col silicone e nebulizzati con gas tossici in modo da azzerare la quantità di nutrienti custoditi nel loro latte. Il processo di fermentazione subisce una sorta d’ibernazione, che contribuisce a disarcionare la porzione di Vitamina K2 contenuta nel siero. Ecco perché quando il teatrante dopo la replica tende a stuzzicare l’appetito col formaggio, questo non sa di nulla. Un vero & proprio castigo per il palato. La Viatamina K2 assunta insieme alla D3 contibuisce a disciplinare il percorso del calcio all’interno del sistema osteo/articolare. Senza vitamina k2 l’attore va incontro al rischio di calcificazione dei tessuti molli. Con conseguente arteriosclerosi. Nonché perdità di date già calendarizzate da tempo…

Claudio Morici : Miele Cristallizzato di Millefiori (da alveare d’api educate in collegio di suore)

Il miele è un prodotto sottovalutato dalla medicina allopatica. Che quando si tratta di tonificare il sistema omeostatico, preferisce strizzare l’occhio a sostanze quali zuccopentixolo e/o risperidione. Sintesi chimiche molto usate nella farmacopea d’oridine psichiatrico. Ma con gravi effetti collaterali successivi. Il Miele, al contario di certe sostanze psicoattive, dona tonicità senza prezzo del contrappasso. L’unico metodo sicuro d’assumere saccarosio senza rischiare diabete, e conseguente prescrizione di statine. Spesso gli attori, tendono a snobbare le proprietà del miele. Facendo affidamento a miscuglioni di dubbia provenienza quali cocaina e amfetamine. Con conseguente stordimento del giorno dopo. E possibli problemi con la Legge. Grazie all’Assunzione di tre mestolate (da minestrone) di miele , pochi minuti prima del “Chi è di scena!”, il teatrante porta a casa la serata senza accusare particolare fatica, e dopo lo show conserva ancora l’energia per una sana scopata…

Gioia Salvatori : Coenzima Q10 (o ubichinolo)

L’ubichiolo è un amminoacido essenziale, molto importante per l’assimilazione d’ossigeno nell’apparato del sistema cellulare mitocondriale. Contrariamente a ciò che si crede nel dogma della medicina ufficiale, l’organismo non assimila energia dagli zuccheri, specie se raffinati, bensì dal processo d’ossigenazione cellulare. L’uso smodato di carboidrati raffinati quali pane, pasta, pizza, riso, grissino e focaccia, contribuisce a sollecitare il processo di saturazione dell’ossigeno nel sistema ghiandolare linfatico del teatrante. Trascinandolo verso il prematuro decesso. Si pensi al grande Gianni Santuccio, che poco prima d’entrare in scena, era solito consumare immense quantità di Maccherone soffritto nella Margarina. Al momento dell’autopsia le sue cellule mitocondriali apparivano lente & deformi. Come la gobba del Riccardo Terzo. L’attore, specie se superati gli “enta” a causa d’una alimentazione spesso disordinata (si pensi alla mitica pizza del dopo spettacolo tanto decantata dal maestro Gabriele Lavia), tende a manifestare grave carenza d’ubichinolo nel processo mitocondriale. Se a questo aggiungiamo il vizio del fumo e il probabile abuso di caffeina ecco che il patatrak è fatto…

Davide Grillo: Vitamina C (acido ascorbico e/o ascorbato di calcio)

L’attore si sa ha bisogno d’energia. Quando sale sul palco spesso e volentieri deve fare la parte del leone. Del Re della Foresta. Questo perché di riffa o di raffa, deve portare a casa la serata. Altrimenti affitto & bollette cominciano a fare la voce grossa. E per trovare energia che fa l’attore!? Consuma bevande zuccherate! Bevade zuccherate a damigiane. Coca Cola & Red Bull su tutte. Anzi, meglio ancora, Red Bull e i suoi derivati. Certo, l’effetto immediato è notevole. Il picco di glicemia raggiunge l’apparato cardiocircolatorio e l’attore comincia a fare capovolte come un acrobata del Circo Medrano. Ma poi, inevitabilmente arriva il Down. La spossatezza post/performance. MA il bello e che il peggio, deve ancora venire. Affidare alla Red Bull anche solo un anno di carriera, significa imbattersi in un alcalinizzazione del corpo praticamente letale. L’Organismo va alcalinizzando il plasma, e questo comporta sbalzi di pressione e scombussolamento dell’equilibrio acido/base. Ciò che Davide Grillo consiglia agli addetti ai lavori (su suggerimento del famigerato protocollo Coimbra) è l’assunzione quaotidiana di alte dosi di Vitamina C. La Vitamina C è una sostanza acida idrosolubile, utile a rendere innocuo il processo d’alcalinizzazione corporea. Essendo idrosolublie, l’eventuale quanità in eccesso viene espulsa con le urine. Rendendo infimo il rischio di sovradosaggio. E benedicendo il paradigma dell’Elettrolisi!

Nano Egidio (B/Complex)

B1 (Thiamina)/ B2 (Riboflavina)/ B3 (Nicotinamide)/ B4 (Insitolo) / B5 (Pantoteico)/ B9 (Metifolato di Calcio)/ B12 (Metacobalamina)/ B8 (Biotina)/ B6(Pirodoxina)/ Paba (acido paraaminobenzoico)

E qui veniamo al Top! Il Complesso B! Spesso i Teatranti, necessitano di memoria. Una memoria di ferro. Specie quegli individui decisamente anacronistici, impegnati in eterne tirate di dramma pastorale d’origine Sheakesperaiana. O retrospettive simili. Si pensi ai soliloqui di Re Lear quando si lagna del trattamento riservatogli dalle figlie. O alle follie d’Amleto che espone ai fidati amici in divisa interminabili monologhi sullo scibile umano. Si pensi anche alla logorrea d’amore adolescenziale dei giovani Romeo&Giulietta. O all’astuta manipolazione sentimentale che alberga nelle pagine d’Otello. Come fare a mandare a memoria tutto sto ciarpame!? La memoria è un processo organico custodito all’interno della materia grigia. L’ESSERE umano possiede tre tipi di cerebro. Il cervello rettiliano, che si occupa di cinismo. Il cervello mammifero che si occupa di pigliarlo in culo in amore, e la guaina limbica che disciplina sistema simpatico e para/simpatico. E che si occupa di provini. Casting & provini. Poi ci sono ipofisi e ghiandola pineale, utili a sintonizzarsi con i “mondi sottili”. Ma questo, la scienza ufficiale lo considera al pari della superstizione. Il Teatrante, rispetto alla norma, ha una porzione di guaina mielinica in più. Quella che racchiude la rubrica telefonica. Eh si, perchè senza una “robusta” e nutrita rubrica telefonica, il tetrante soffre…Soffre le pene dell’inferno. Il Teatrante ha bisogno di sentirsi indispensabile, e per questo predilige incamerare numeri di telefono a memoria. E per incentivare la memoria, il capoccione del Teatrante ha bisogno dei nutrienti del gruppo B. Utili a velocizzare il processo di trasmissione dati dell’apparato neurovegetativo. Da anni il Misterioso Kollettivo del Nano Egidio ne fa uso e abuso per loro e per i loro pupazzi. Con risultati strabilianti. Che ancora adesso la medicina ufficiale facente capo al dott.Umbero Veronesi, non sa spiegare….

Giovan Bartolo Botta : Magnesio (Citrato)

Calato il sipario il teatrante si reca subito al botteghino. Per constatare coi propri occhi se la natura quella sera è stata magnanima. Spesso l’attore non cerca soldi. No. Ma crucifere. Verdure. Verdure crude preferibilmente a foglia verde. Da allevamento biologico. Questo perché l’ortaggio a foglia verde è ricco d’un minerale di cui l’attore è assolutamente carente: Il Magnesio. Questo perché l’attore tende a mangiare di merda. In fetta e furia. Senza prestare particolare attenzione al bolo che s’infila in gola. Ci sono Teatranti, per esempio, che insieme alla Pizza Quattro Stagioni,ordinano un bicchiere di latte. Latte & Ovomaltina. Una scena inguardabile. L’attore spesso tende a fare poco uso di frutta e verdura. S’ingozza di polifosfato, poi, per andare di corpo, si tracanna un Montenegro. La mattina tende ad attivarsi verso le 18 del pomeriggio. Quando i comuni mortali stanno accapigliandosi sul rito dell’aperitivo. Una vita così va bene quando ancora bazzichi in accademia, ma poi, una volta scitturato per i matinè, sono cazzi da cacare. Ed è in circostanze come queste che la moderna medicina ortomolecolare d’integrazione intevbiene a gamba tesa salvando capra e cavoli. Magnesio. La panacea per tutto. Si pensi che Il Magnesio è responsabile di oltre 300 processi enzimatici all’interno del sistema omeostatico umano. Il fabbisogno giornaliero di magnesio per un essere umano adulto transita dai 350 ai 550 mg cada dia. Ma se si prende in considerazione l’assolutà nullità dell’alimentazione moderna griffata Monsanto, ci si rende conto che dati i tali livelli di carenza di magnesio, la gente ti crepa in sauna…Consiglio pertanto l’assunzione di una capsula di magnensio citrato da 500 mg tutte le mattine a stomaco vuoto per circa 5/6 mesi, per poi ridurre la posologia a 150 mg cada dia vita natural durante. Perché il Citrato!? Esistono sul mercato svariate formule. Oltre al citrato abbiamo l’ottimo Carbonato, Il Terato che soddisfa il fabbisogno del sistema neurovegetativo, I sali di magnesio tipo Ossido o Carbonato che servono a combattere la stitichezza. Diciamo che il Citrato ha il vantaggio d’essere maggiormente bio/disponibile rispetto ad altri preparati galenenici. Se poi ci aggiungi anche qualche perla di Ginseng Coreano il Mac Beth, per te, non avrà più segreti!

Antigone fotti la legge al Teatro Studio Uno di Torpignattara

In in scena on dicembre 5, 2019 at 4:19 PM

Produzioni Nostrane – ULTRAS TEATRO presenta

Antigone locandina TSU2019-1-1

dal 5 al 8 dicembre 2019
gio/ven/sab ore 21 dom ore 18
Teatro Studio Uno, Sala Specchi
Via Carlo della Rocca 6, Torpignattara, Roma
ingresso 12 €/ ridotto 10 € (tessera gratuita)
Produzioni Nostrane – ULTRAS TEATRO presenta

Antigone fotti la legge – spettacolo teatrale in salsa punk

di Giovan Bartolo Botta

con
Isabella Carle, Claudia Salvatore e Giovan Bartolo Botta

Antigone fotte la legge per forza di cose, per causa di forza maggiore, per forza di inerzia, per abitudine, per un sacco di buoni motivi, non fosse altro che per non farsi fottere. Da chi? Da chiunque. Emone non fotte. È fottuto. Ismene è fottutamente ottusa. Euridice è una fottuta lussuriosa. Creonte se ne fotte. È tutto un fottersi a vicenda nella Tebe dei diritti e dei doveri. Ma in verità cos’è Antigone per un attore? Una scusa. Una scusa per esibirsi. Certo, si poteva utilizzare una Locandiera, ed esibirsi con quella. Lo si farà prossimamente se i Maya vorranno. Se non ci sarà la fine del mondo. Intanto per gli attori di teatro ogni giorno è un po’ la fine del mondo. Ergo si va in scena senza tanti fronzoli. Perché domani chissà…

Produzioni Nostrane-ULTRAS TEATRO è un progetto teatrale di Giovan Bartolo Botta e Sylvia Klemen Kolarič che mette in scena i testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati. Lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico ci interessa particolarmente poiché parla per archetipi. Una caratteristica che solletica l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luci, musiche da ambientazione e trombonismi vocali, tornando così all’urgenza, all’essenziale. Al puro lavoro sull’attore. All’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita.

progetto grafico: Leonardo Spina
costumi: SerigraFata di Francesca Renda
striscione Ultras Teatro: Fuori Registro di Nicola Micci
produzione: Sylvia Klemen Kolarič

OTELLO non si sa che fa al Teatro Studio Uno di Torpignattara

In in scena on aprile 22, 2019 at 3:52 PM

Produzioni Nostrane – ULTRAS TEATRO presenta

Otello scena 1

OTELLO non si sa che fa – spettacolo teatrale senza memoria

dal 25 al 28 aprile 2019
giov-ven-sab ore 21, dom ore 18
al Teatro Studio Uno Sala Teatro
Via Carlo della Rocca 6, Torpignattara, Roma
info.teatrostudiouno@gmail.com – tel 349 435 6219
ingresso 12€/ridotto 10€ (tessera gratuita)

adattamento & regia Giovan Bartolo Botta

con Claudia Salvatore e Giovan Bartolo Botta

Non si sa che fa l’amore quando arriva. Non si sa che fa l’amore quando se ne va. Nella Venezia di Shakespeare si ama parecchio. Piuttosto spesso. Le giornate sono oberate dai doveri di guerra. Ma avanza tempo per riflettere sull’amore. Meglio ancora per viverlo a fondo. Passarci attraverso. Farcisi divorare. Senza giudizio. Otello ama. Desdemona ama. Iago ama. Cassio ama. Tutti amano qualcosa o meglio ancora qualcuno. C’è del sommerso pronto ad esplodere. Se lo si trattiene si rischia il disagio psicosomatico. Se lo si lascia andare a briglia sciolta ci si butta tra le braccia dell’ignoto. Il terreno sotto i piedi sparisce. Il pensiero, l’azione cercano conforto nel cuore altrui. E forse fa bene benissimo e forse fa male malissimo. Perché non si sa l’amore che fa quando arriva, non si sa l’amore che fa quando se ne va.

Lo spettacolo “Otello non si sa che fa” è uno studio sull’amore senza giudizio. Quasi non riflettuto. Ma vissuto unicamente attraverso il “conflitto di scena”, moto trainante dello spettacolo. Gli attori/persone/personaggi evocano immagini attraverso i loro dialoghi. Tutto avviene in quel preciso istante. In quel luogo, a quell’ora. Tutto al presente.Tutto nel presente. Ora. La messa in scena è inoltre uno studio sul teatro dell’ascolto che si dà la possibilità di essere diverso ogni sera. Fanno tutto gli attori. Il lavoro sporco come quello pulito. Non ci sono scappatoie o vie di fuga. Conta solo portare a casa la serata.

progetto grafico: Leonardo Spina
costumi: SerigraFata di Francesca Renda
progetto scenografico: Fabio Liparulo Teatro Spazio 47
striscione Ultras Teatro: Fuori Registro di Nicola Micci
produzione: Sylvia Klemen Kolarič

Produzioni Nostrane – ULTRAS TEATRO è un progetto teatrale di Giovan Bartolo Botta e Sylvia Klemen Kolarič che mette in scena i testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati. Lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico ci interessa particolarmente poiché parla per archetipi. Una caratteristica che solletica l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luci, musiche da ambientazione e trombonismi vocali, tornando così all’urgenza, all’essenziale. Al puro lavoro sull’attore. All’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita.

Bernarda Alba percepire il respiro della Gabbia Emotiva

In in scena, Recensioni o rescissioni teatrali, Uncategorized on marzo 5, 2019 at 8:38 PM

Dio vi abbia in gloria. Figli bastardi di Spagna. Nati da madri orfane. E padri fantasma. Bernarda Alba è figlia illegittima della Penisola Iberica Una delle tante metamorfosi del peccato originale.. Di lei si conosce il giorno di nascita. 21 gennaio. Acquario per un grado e ventotto. L’Anno non ci è dato saperlo.il luogo? La putrida periferia di San Sebastian. La città più industriale di Spagna. Una delle tante rivoltose capitali basche. Si mormora che Donna Miraflores, la madre biologica di Bernarda Alba, abbia assunto, durante la travagliata gravidanza, dosi ingenti di paraffina. Questo per accelerare il processo di rottura delle acque. Bernarda nasce così in netto anticipo rispetto al tradizionale fuso orario. Il periodo dello svezzamento procede a singhiozzi. Donna Miraflores ha il vizio della bottiglia. Pinacolada, in particolare. Il sapore del latte materno somiglia più a quello del latte di suocera che al normale latte parzialmente scremato. La piccola Bernarda cresce così con l’ittero tratteggiato sul fegato. La prima parola che pronuncia prima di pappa, bumba, pipì e pannolino è : Genziana. Il primo ceffone da parte di madre è servito. L’infante Bernarda ciuccia Genziana come una fogna rotta in culo. Litri e litri. Damigiane intere di genziana prosciugate come se non ci fosse un domani. Tutto questo etilismo precoce spaventa a morte le miserabili tasche vuote materne. Il punto di non ritorno giunge quando all’età di tre anni Donna Miraflores rivela alla figlia l’identità del padre: Antonio Banderas. Attuele marito della “ponderata” Melanie Griffith. La risposta perentoria della giovane traumatizzata è : Don’t Cry For Me Argentina. La sbronza finale a base di Genziana fatta in casa, e poi la triste decisione di “darsi” in adozione da sola. Bussando alla porta di una famiglia antifascista.

 

Bernarda, Eziologia di una Dissociazione Somatica

I generali di Franco sono galoppini. Ma sparano. Eccome se sparano. La famiglia adottiva di Bernarda viene accusata di essere “avversa alla dittatura militare”. Scatta l’arresto e la consecutiva fucilazione a muro senza regolare processo. Il pericardio è servito. In particolare, Bernarda soffre per la morte prematura di Gilberto Neto. Adorato fratello. Ucciso a tradimento dai sicari di Franco. Neto era un noto attivista separatista. Bernarda cresce. In fretta. Giornate senza sole. Sonni senza riposo. Notti d’angoscia colpiscono come montanti nello stomaco. Arruolarsi nella milizia partigiana è quaestione di attimi. E non è ancora successo niente. Bernarda spara. La sua quiete non esiste più. Punta sempre l’arma al centro del cuore. Un colpo solo. Non è concesso lo spreco. Perfezionare la mira è l’ordine del giorno. Bernarda, mascelle serrate, dire che ha paura è riduttivo. Eppure spara. Le giubbe nere stramazzano al suolo. I tirapiedi di Franco fanno la figura dei “cigisbei”. Bernarda si fotte in culo il proprio odio. Poi si porta la mano alla bocca…

Angustias, figlia di una Rivolzuzione che mozzica

Ti piacerebbe restare a dormire nei boschi? Qui accanto a me? Angustias Alba, è la prima figlia del lato “oscuro” della luna. Concepita durante “la notte dei lunghi coltelli”, durante una notte d’amore con Paco Liorente. Genus “Loci” della Resistenza Basca. Nato a Bilbao dal ventre di un cingolato. Paco è una “testa matta”. Antimilitarista sino all’orefizio superiore. Odia la Casa Reale. Detesta vessilli alabardati e gonfaloni. Quando sente L’Inno nazionale si tasta i coglioni per allontanare la iella. Tra Paco e Bernarda Cupido ci infila la picconata. Il dardo di carne e sudorazione. Dopo soli cinque mesi di gravidanza nasce Angustias. Ancora adesso la scienza non si spiega l’accaduto. La fanciulla nasce già con tutti i denti. Appena nata infila il dito indice nell’occhio destro della “levatrice” dandole della fascista. Buon sangue non mente. Come sua madre, ha il vizio della Genziana. Ne pretende litri dentro i suoi personali Biberon a forma di Piscina. Nel frattempo, la travolgente passione tra Bernarda e Paco viene bruscamente interrotta dall’evolversi degli eventi. Il Regime Franchista vuole il rivoltoso. Vivo o morto. Meglio vivo. Tortura e morte possono attendere. Ci sono ancora molte confessioni da estorcere. Paco, si vede costretto ad emigrare. Destinazione Venezuela. Caracas. Un ultima notte d’amore. Lenzuola aggredite quasi percosse. Poi più niente. L’abuso sinistro d’un addio. Angustias cresce. È in età da primo giorno di scuola. I voti sono più che discreti. Anzi. Ottimi. Specie nelle materie umanistiche. Ma sono estorti attraverso l’aggressione psicofisica. L’affondo degli incisivi nella carni della maestra elementare. Dicono che alla maestra si debba, in segno di rispetto, regalere una mela. Ad Angustias la frutta fa schifo. Specie quella sciroppata. Viene Lasciata sola a giocare in giardino. Ursus, Brutus e Mastodontic, il trittico di PitBull del vicinato le si avventano contro ringhiando. È il panico. Poncia, l’anziana governante, scende le scale imbracciando la carabina. Sarà costretta a rimetterla nel ripostiglio. I tre molossi giacciono a terra completamente maciullati. La testa di Brutus non verrà più rinvenuta. Ne ora ne mai. Bernarda sarà costretta a risarcire i vicini di “tasca sua”. Per chetarne la furia iconoclasta, alla piccola Angustias, le verrà fatto dono di circa 180 mici. Già sterilizzati. Eredità Materna: Passività Aggressiva
La Monta del Secondo Marito

La Patologia nasce dal trauma irrisolto. Bernarda Alba colleziona traumi irrisolti come nemmeno L’Anna O del dottor Sigmund Freud. Attrae tossicità da tutti i pori. La nevrosi da psichica si fa presto somatica. La Donna, non si nega nulla. Ossessività, Compulsione, Passività Aggressiva, Narcisismo Patologico, Dissociazione Somatoforme, Schizofrenia, Psicosi variegate, Delirio Onnipotente. Gli psichiatri che la visitano sono costretti a sollevare Bandiera Bianca. I farmaci non sortiscono l’effetto sperato. Viene toccato il fondo. Ma non basta. Si può scendere ancora più in basso. Basta scavare. Antonio Maria Benvenuto è il classico uomo da rimorchio. Lo stallone Italiano. Arrivato in Spagna per lavorare nel campo del “farsi mantenere a sbafo”. Bernarda ed Antonio si conoscono ad Ibiza. In spiaggia. Lei stava sfogliando una rivista “patinata”. Lui si stava infilando del cotone nel costumino da bagno. Pacco pluripotenziato in bella mostra. Segatura sparsa sulla pelle per sembrare più “selvatico”. Melassa sulla schiena per darsi un tono d’abbronzatura. Donna Bernarda si fa sedurre da un ruttino. Benvenuto la volta e la penetra senza nemmeno spogliarla. Sbaglia orefizio centrando la cima d’un peschereccio ammarrato li nei dintorni. Una gittata unica come nel Football Americano. Touch Down. L’Ejaculo enrtra dentro l’orecchio di un cavalluccio marino. Il cavalluccio s’incazza. Lesta, Bernarda si riprende con un gesto di mano la sparpaglia spermatica infilandosela “Kinesiologicamente” in sede. Da questo colpo d’arte marziale verranno alle luce le sue quattro successive figlie.

Martirio, Meccanismo di Respirazione Primaria

Martirio nesce per prima. Trent’anni prima rispetto alle sorelle. Per estrarla dall’Utero sarà necessario l’impiego, da parte dell’ equipe medica di circa 99 Forcepi. La ragazza nasce con un severo problema nel meccanismo di respirazione primaria. Osteopati e Chiropratici si alternano alla manipolazione tutti i giorni. H 24. E qui casca l’asino. Raggiunta dai primi pruriti sessuali, la ragazza pretende soddisfazione. Il baldo Enrique Humanas si dice disposto a dargliela. I due escono insieme la domenica pomeriggio. Lui, nosnostante la concavità cervellare, la porta ogni tanto al Cinema a vedere i Pornazzi. Durante le proiezioni Enrico va in foia! Acchiappa la mano della secondogenita di casa Alba e se la porta sul glande sperando in una masturbazione. La mano della ragazza è ferma. Rigida, immobile, quasi anchilosata. Forse è timidezza. Più probabilmente è osteoporosi. Il delfino della famiglia Humanas, pretende privacy. Impossibile da ottenere quando frequenti una ragazza costretta ad un trattamento fisiatrico H24. Il padre di Enrico va su tutte le furie. Si chiama Gonzalo Humanas, fa il sindacalista. E per il suo rampollo sogna un futuro da “poltrone”. Di questa incresciosa situazione Donna Bernarda ne ha i coglioni “gonfi”. Si impone un aut aut. La matriarca affronta il giovane. I toni sono minacciosi. Segli, o te la pigli con tuti gli acciacchi o te ne vai affanculo! Se ne andrà affanculo. Da quel giorno Martirio Alba, per gli uomini proverà solo più odio. Eredità materna: Disturbo Ossessivo Compulsivo.
Amelia e Maddalena, una padellta in faccia, una badilata sull’anima 1

Amelia ha talento per le arti sceniche. I presupposti ci sono tutti. Voglia di fare un cazzo. Sgranocchia schifezze davanti alla televisione. Divora ore e ore di Reality Show. La sua artista preferita è Tina Cipollari di “Uomini&Donne”. Vorrebbe essere lei. Lo è. La sua voce sembra quella di una Cornacchia presa a ceffoni da una trebbiatrice. Ignorante come una capra. Con tutto rispetto per i poveri ovini. Si nutre solo di Priengles al formaggio di fossa. Ha brufoli pure sui capelli. Vuole fare l’attrice. Poncia convince Bernarda a trascinare la figlia ad un provino. Un provino su parte. La parte è quella di una Betoniera parlante. Sono necessari foto e curriculum. Il Curriculum è immacolato. Un foglio bianco. Immacolato. Le foto, per fortuna, sono venute sfocate. La Ragazza sale sul palco. Suda furiosamente. Poverina, è molto emozionata. Per prepararsi diligentemente alla prova d’arte drammatica, ha preso qualche lezione di tiro con l’arco. Da Robin Di Lockxly. Pricipe dei Ladri. Che, bontà d’animo, non si è manco dare il compenso per il disturbo. Poi si è suicidato. Amelia sale sul palco. Dalla cabina di regia si sente un grido di spavento. Subito qualche anima pia abbassa le luci. Il Regista in sala cessa subito di farsi massaggiare i piedi dai suoi bronzi di Riace. Questa cosa cazzo è?! Amelia, si presenta. Pronuncia il suo nome scraciando un andamento tonale ingustificato per lettera. Sembra di sentire il doppiaggio di Yoghi e Bubu. Il regista, tale Cin Cin Cianfrusaglia, una mezza tacca di busone isterico di sedicesima risma, la aggredisce morsicandola alla carotide. Niente Call Back. Peccato. Il Teatro ha gettato nel cesso la sua unica occa sione di riscatto. Amelia, schifata dalla modernità saprà trovare conforto nella Fede.

Eredità Materna: Delirio D’Onnipotenza e Paranoia.
Amelia e Maddalena una padellata in faccia una badilata sull’anima 2

Maddalena è alta come un montacarichi. Quando era ancora in fasce era già alta come L’Empire State Building. A due anni, viene scritturata dal Circo Togni in qualità di “pertica”. Premio d’ingaggio: una nocciolina e due supposte. A cinque anni durante una scampagnata di famiglia in America, viene notata da Trevor Bicks, il coach dei Chicago Bulls. Bicks la pretende in squadra. Farà da spalla a Michel Jordan. Maddalena ha l’ossatura di Karim Abdul Jabbar, ma tratta il pallone con la “grezzezza” di un picconatore di ghiaia. Troppo forte. Scoppia L’Invidia nello spogliatoio dei “Tori Rossi”. Ammutinamento. Jordan,classica prima donna, è invipertito dal successo della sua compagna di squadra. Gli avversari storcono il naso. Si mormora che l’atleta sotto sotto sia provvista di “pene”. E sacca scrotale. In Federazione si bofonchia si “squilibrio ormonale”. Bernarda Alba difende la sua giovane creatura dalle infamanti accuse. “ Se la N.B.A sfotte ancora la mia bambina, la iscriverò a pallavolo”. Così sarà. Maddalena farà le fortune del “Dream Team” targato Julio Velasco. Andrea Zorzi, Lollo Bernardi, Andrea Giani, Fefè De Giorgi, Lucky Lucchetta e poi “lei”. La Ricezione per antonomasia. Maddalena Alba. Poi dopo l’oro iridato, gli esami antidoping. La massicciapresenza di “minestrone al ginseng” nel sangue. Il processo sportivo. La Radiazione. Il ricovero, Nove tentativi di suicidio. L’Uscita dal tunnel. Gli studi alberghieri. L’impiego come “vedetta” al Careffour . La vita è una giostra. Una girandola balorda. Eredità materna: Dipendenza da farmaci
Adela. Caro agli Dei chi indossa il grimaldello

Troppo giovane per vivere. Troppo giovane per morire. Troppo giovane per essere vista. Dicono in paese, che Adela, la più giovane tra le figlie di Bernarda Alba, sia anche graziosa. Graziosa e piacente. Ciò che si dice “un bel figurino”. In famiglia stravedono per lei. Tanto che una volta raggiunta la maggior età, madre e governante la portano a farsi la messa in piega dalla “Pettinatrice”. Il primo Cinturone di Castità arriva presto. Regalo di natale della sua tredicesima primavera. In concomitanza coll’arrivo del Primo Ciclo. I famigerati giorni della “merla”, insomma. È un Cinturone “DeluxE”. Prezzo proibitivo. Fabbricato dalle inossidabili acciaierie di Terni. Copre tutto il corpo. Viso Compreso. Non sono previsti passaggi d’aria o pertugi per lasciar traspirare l’aria. Il riciclo d’ossigeno è garantito da una botola posizionalta all’altezza del perineo. Tutto ciò che può manifestare erotismo è accuratamente sepolto da quintali e quintali di laminato plastico. La giovane fanciulla è costretta a concentrasi sugli studi. Riceve i docenti a casa, nella sua cameretta situata a 180 metri sotto il livello del mare. È compito di Poncia. La saggia governante, provvedere al suo nutrimento, passandogli i crostini di pane tostato attraverso il boccaglio. Adela mangia solo pane tostato. Pasto Unico. Alle sei del mattino. Arrivata alla soglia del mezzo secolo, madre e governante si decidono ad iscriverla al suo primo concorso di Bellezza. Ritenendola così finalmente pronta al “grande salto” nell’infame mondo dello show business. Alassio. Zona Budello. Adela Alba gareggia per lo scettro di “Miss Fragola”. Un concorso di bellezza seguito da anziani e pipparoli. La regola del concorso è severa. È prevista la sfilata in costume da bagno.Pena squalifica. Bernarda progetta per la sua “pupilla” uno splendido tre pezzi in cobalto cucito a mano. Mutandone, Fasciatura seni tipo “mummia”e casco integrale. Scatta il qui pro quo. Le forze dell’ordine pensano subito all’attacco terroristico. Si sente qualche sparo, la folla si disperde. Il volto di Carlo Conti si fa pallido. Vince Sofia Loren. O ciò che ne resta. Poco male, Pepe il Romano (nato a Guidonia ma tifoso accanito del Frosinone) il maschio per antonomasia dall’alfa all’omega, saprà consolare L’Erninni squalificata. Eredità materna: Latente Istinto omicida
Poncia un filo Rosso tra le mutilate Repubbliche

Poncia è un gioco di specchi. L’altra faccia di Bernarda Alba. Bernarda strappa. Poncia ricuce. Riga da una parte, baffetti, gibbosità pronuniciata, orologio sul polsino, voce cadenzata, labbra nascoste dietro l’arcata dentaria. Diplomatica nata. Manipolatrice sopraffina, Se non fosse Poncai sarebbe D’Alema. O Andreotti. Rapporti occulti con l’Intero Arco Parlamentare. Simpatie Anarcoidi ma di comodo. A Destra la rispettano, a sinistra le leccano il culo al centro le baciano entrambe le chiappe. Prodiga di consigli. Quasi sempre fallimentari. Tuttologa, pur non avendo mai letto manco uno scontrino della spesa. Dove Bernarda scapoccia, Poncia partica l’arte maligna della maieutica. Capace di portare avanti un discorso per giorni interi, senza sostenere tesi alcuna. Noiose filippiche prive di sostanza. Eppure Rettorati e Dottorandi pendono dalle sue labbra. Non si muove foglia che Poncia non voglia. Andreotti baciò Totò Riina sul labbro. Poncia seppe infilarci la lingua. Si dice che da giovane abbia paraticato sesso per arrivare ai “vertici” del potere. Il suo primo ed unico marito Kim Ham Cazz lavorava come spia per il regime Nordcoreano. La coppia ebbe 199 figli, tutti messi a disposizione dello Stato. Si dice che in seguito abbia assassinato Kim per seguire una sua sventatezza sentimentale di gioventù. Evaristo il Colorin. Suo compaesano. Professione fancazzista. Colorin le diede due figli. Entrambi morti a 27 anni per overdose da Brbiturici. Si chiamavano Jenis e Jim. Professione Rock Star. Poncia. La miscredente. I suoi idoli sono mantidi ingioiellate tipo Golda Maier, Hillary Clinton, Frau Merkel, Condolezza Rice, Nilde Iotti e Margareth Tatcher. Liberista Oltremodo. I poveri e i pezzenti le stanno sui coglioni. Con Bernarda si conoscono ai tempi della Resistenza. Alla prima occhiata scatta subito l’intesa. Le due ribelli circuiscono e seducono la gurdia armata franchista per ottenere preziose informazioni. Stordiscono i militi di vino e li squartano prima dell’amplesso a fendenti di taglierino. Poncia, governante simulata, saprà proteggere le adorabili figlie dell’amica Bernarda, dalle cattiverie del mondo esterno. Un mondo dove non c’è nulla d’autentico. Nulla Compreso.

Pepe il Romano Parole di Burro

Tanta Dinamite/ Poca Miccia. Pepe il Romano ha imparato l’arte della seduzione. Un semplice meccanismo di perpetuazione della specie che oscilla tra il bio chimico e la capacità di discernere tra le bestialità del vocabolario. Un vero e proprio gioco di potere. L’Amore non c’entra nulla. Non esiste. O se esiste non si sa che cazzo sia. Forse è amore quello per una squadra di soft/ball o per un gruppo musicale. Quando già si passa al proprio canarino di compagnia o al proprio elettrodomestico di garanzia, o macellaio di fiducia, si chiama attaccamento. Anche l’amore per i proprii figli non è amore. L’Amore per i figli degli altri si chiama “Bastadata”. I figli che amano i genitori mentono. Spudoratamente. Infarciteli con 145 vaccini o vi cresceranno su Bugiardi Patologici. Pepe Il Romano è il processo dell’eccessiva ospedalizzazione. Una spropositata medicalizzazione del figlio perpetreta ostinatamente dai genitori. Il risultato è un bugirado patologico cresciuto dentro un clima di assoluta “bambagia”. Incapace anche di tagliarsi da solo le unghie dei piedi. Crescuito a latte e buffetti sulla guancia. La mano tremolante delle nonne che gli lavava il pistolino nel bacile. L’Acqua ovviamente bollente. Le zie rimbesuite che lo riempivano di regali. Una comunicazione verbale abbondante di vezzeggiativi. “il mio piccolo orsetto lavatore”, “il tesoruccio che fa la pupù”. La porzione inconscia del poppante capisce subito come fare a sottomettere e manipolare la sua “nutrita” gens matriarcale. Basta un singhiozzetto, una bua, un fru fru. Che subito gli viene posato il succhiotto su di un piatto d’argento. L’andamento scolastico fa pena. Ma con qualche pausa al punto giusto, il ragazzo covince la famiglia che non è lui il babbeo. Sono i docenti gli stupidi. Bocciato a ripetizione. Ottiene il diploma di perito alla Radio Elettra. Cinque Anni in Uno. Con un ritardo tre lustri sull’ordinaria scadenza. Orgoglio di famigla. Anche da decedute le zie continuano a massaggiargli le tempie. Al primo raffreddore stagionale gli ordinano la cassa da morto. Meglio mettere le mani avanti. Pepe è la bugia fatta a persona. Mente anche qundo dice che uno più uno fa due. Sarà Lui il capitolo finale di una famiglia dove la patologia regna sovrana.

BERNARDA o il kaos di Bernarda Alba al Teatro Studio Uno

In in scena on febbraio 20, 2019 at 3:40 PM

Produzioni Nostrane – ULTRAS TEATRO presenta

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BERNARDA o il kaos di Bernarda Alba

dal 28 febbraio al 3 marzo 2019
giov-ven-sab ore 21, dom ore 18
al Teatro Studio Uno Sala Teatro
Via Carlo della Rocca 6, Torpignattara, Roma
info.teatrostudiouno@gmail.com – tel 349 435 6219
ingresso 12€/ridotto 10€ (tessera gratuita

troppo liberamente tratto da Federico Garcia Lorca
adattamento & regia Giovan Bartolo Botta

con Krzysztof Bulzacki Bogucki, Isabella Carle, Claudia Salvatore, Mariagrazia Torbidoni e Giovan Bartolo Botta

Bernarda Alba ha un problema. Ha molti problemi. È solo un problema. Le sue figlie sono un problema. Assetate di vita. Vita vissuta. Pretendono il motorino, il piercing, il tatuaggio, la libera uscita senza coprifuoco, il superalcolico, l’esperienza psichedelica e la giusta dose di sentimentalismo compulsivo. I compiti li scopiazzano, l’andamento scolastico è pessimo, ingollano junk food, sottovalutano l’attività fisica, disprezzano le generazioni precedenti, non credono in Dio, non credono nella scienza, non credono nel caso. Non credono e basta! L’assistente sociale solleva bandiera bianca. Lo psicoterapeuta si suicida. Il confessore si inginocchia sui ceci. Tutto pur di non avere a che fare con queste manifestazioni del “maligno” sulla terra. La loro storia non interessa a nessuno. Piace giusto agli attori di teatro che devono lavorare per mangiare e a cui tocca farsi carico dei problemi dei personaggi come se non ne avessero già abbastanza come persone.

Produzioni Nostrane – ULTRAS TEATRO è un progetto teatrale di Giovan Bartolo Botta e Sylvia Klemen Kolarič che mette in scena i testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati. Lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico ci interessa particolarmente poiché parla per archetipi. Una caratteristica che solletica l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luci, musiche da ambientazione e trombonismi vocali, tornando così all’urgenza, all’essenziale. Al puro lavoro sull’attore. All’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita.

 

 

 

Otello Non Si Sa Che fa- Scelta di Vita

In in scena, Poetry urban story, Possibilità biografiche teatrali, rassegna stampa, Recensioni o rescissioni teatrali, Riflessioni teatrali, teatro on novembre 12, 2018 at 5:21 PM

Lo sostengono i poeti suicidi. Ogni scelta nella vita è una via di fuga. A volte dipende da te. Spesso ti arriva dritta dal cielo. Come un rapimento alieno non richiesto. 16 maggio 2018. Urano scaglia addosso a Saturno il suo fuoco amico. Entrambi i corpi celesti governano l’undicesimo segno dello zodiaco. L’Unico a farsi gonfalone, o spola, tra due pianeti. Di cui uno addirittura generazionale .Questo significa solo una cosa. Che la dissociazione somatoforme è servita. Ma pure quella psichica. Dicono che il futuro non è scritto.Lo penso anch’io. Ma Urano Spara. A lui il futuro non interessa. Gli sta sui coglioni. Sarà stato uno sgarbo, forse un tranello. A Urano il futuro spaventa. Spara Urano spara. Poi spera. Ma prima spara. Sono pallottole di sabbia. La loro traiettoria non conosce l’ombra del dubbio. Spara Urano spara. Il suo moto retrogrado in quarta casa crea scompiglio. Spara Urano. Spara. Pretende un assoluto sacreficio. Opporre resistenza è inutile. Il più inutile degli atti di forza. È necessario arrendersi. È necessario gettarsi ad occhi chiusi nella bolgia dell’abbandono. Farsi trascinare dal vortice degli eventi. Ed è in quell’istante. Preciso, spaccato al millesimo di secondo, che la resa si trasforma in ritorno alla danza. Urano lancia la sfida, viene spiazzato e fa un passo di lato. Un passo di lato quasi obbligatorio.Otello non si sa che fa- Spettacolo Teatrale Senza Memoria, nasce li, in quell’attimo ancora, dove le favole non hanno finale, né titolo, né corpo, né colore. Semplicemente, accade perché deve accadere. Urano continua a sparare. Spara di fronte, spara di lato, spara alle spalle. Poi prende in mano un pallone. Pretende la sua giusta dose d’analogia. Vuole rivivere i suoi anni novanta. Anni di spensieratezza. Dove tutto era più chiaro. Più a fuoco. Bastava unire i puntini. Urano sfida Otello. Fischio d’inizio. La Cornice è quella del Teatro Studio Uno.
Otello vs Glasgow Celtic

I seguaci di Maria Stuarda scendono a TorPignattara armati di coroncina del rosario. Hanno la pelle verde come il cielo d’Irlanda, ma sono scozzesi e si chiamano Celtic. La sfida non è tra le più semplici. La Sala Specchi come d’incanto si trasforma in una distilleria di porto. Sugli spalti la contumelia gaelica mette paura. L’Inno dei cattolici “non camminerete mai soli” è una sinfonia da brividi. Urano carica il tamburello. Spara. Spera nei quadrifoglio Celtico. Ma Otello possiede i segreti della preparazione galenica. Trenta gocce d’erisimo e la corda vocale torna a brillare di luce propria. Minuto ’89. Siamo agli sgoccioli di una replica in puro stile “Braveheart”. I Papisti fanno catenaccio. Tutti e undici sdraiati su una linea sola. La linea di porta. Nelle file degli Otello Mo Stone, ex fuoriclasse del Glasgow Rangers, storica rivale dei Celtic, blocca la sfera sulla corda vocale e fa partire una palombella dalla traiettoria arcuata che umilia la linea maginot cattolica. Scozzesia a Casa. La cornamusa non suona più. Il secondo turno somiglia all’Inferno. Urano spara

Otello vs Stella Rossa di Belgrado.

I direttori artistici del Teatro Eleonora Turco e Alessandro Di Somma corrono ai ripari facendo domanda al Campidoglio di circa 8 scatoloni di Playmobil vestiti da tenuta antisommossa. A TorPignattara sta arrivando La Stella Rossa di Belgrado. I tifosi slavi hanno ancora il ricordo del maresciallo Tito, scolpito nel cuore. Questa volta, Otello non si sa che fa, dovrà sapere alla perfezione il da farsi. Per Ordinaza del prefetto, si trasloca tutti in Sala Teatro. I nostalgici della Cortina di Ferro sono furenti. Le gradinate un girone dantesco. Le gambetremano. Il battito del polso accelera. Troppo. Sembra un bolide di Formula Indie. Appare la nebbia. I piani tattici sono saltati. La tecnica di recitazione degli slavi è da fuoriclasse. Savicevic, Pancev, Stoijkovic, Mijhailovic, Jugovic. Gente nata per stare sul palco. Battute recitate d’acchito senza riprendere fiato. Urano spara. I frombolieri di Otello sono costretti ad arretrare il baricentro. Tutti a sacrificarsi nelle retrovie. Lo spettacolo finisce a reti inviolate. I tempi supplementari somigliano alla più temibile delle agonie. C’è nebbia. Ma si crepa di caldo. Per migliorare la visuale i piazzati vengono sollevati d’intensità quasi ad imbastire la luce del giorno. I palati sono secchi. C’è dell”amaro Montenegro. D’Accordo. Ma manca l’acqua. La Bottiglia di genziana gioca a nascondino. L’Arrivo dei penalty viene accolto come l sbarco degli alleati in Normandia. Ora bisogna aggiustare la mira. A Belgrdo si fidano troppo dell’istinto. L’Istinto è una bestia emotiva. Spesso ti convince ad agire d’impulso. E li casca l’asino. Otello è un cecchino. I suoi attori mantengono il sangue a temperatura gelida. Non lasciano trasparire l’emozione. Vanno a segno Klemen, Sanna, Salvatore, Botta e Pandolfi. Liparulo ipnotizza il montenegrino Savicevic. Prosinecki centra il montante. Otello è in semifinale.

Otello vs Real Madrid

Urano comincia a perdere la sua spocchia. Gioca il Jolly. Otello va fermato. Con le buone, meglio ancora se con le cattive. Meglio ancora se con una visita a sorpresa dell’ispettorato S.I.A.E. Arriva il Real Madrid di Buitre e compagni. Lo Squadrone. L’Armata che tremare il mondo fa. Buitre, Chendo, Sanchis, Mitchell, Hagi, Llorente, Buyo. Sulla carta non c’è partita. Ma la carta, non canta più. La sfida è un soliloquio da Rialto. Fuga di Botta sulla fascia, propoli in corpo, traversone, sinistro al volo della Salvatore che gonfia la platea. Coach Beankerr sulla panchina madrilena, sembra colto da paralisi bizantina. Non ci sono contromisure. Il monoogo Otellino cresce di tono, ritmo e volume. Questa volta tocca alla Salvatore ricambiare il favore. Dribling secco ai danni del proprio marcatore e servizio preciso sul destro di Botta che castiga Buyo per la seconda volta ancora. Il resto del match è normale amministrazione. Il direttore di gara decreta la fine delle ostilità. Otello vola in finale. Urano torna sui suoi passi. Pretende di rimettere in discussione il suo moto retrogrado. Urano spara. Possiede ancora cartucce con su scritto il nome d’Otello. Urano ordina all’artiglieria pesante di disporsi alla battaglia finale. Arrivano i padroni incontrstiati della penisola italica. I baciapile della Reale Casta Agnelli. A TorPignattara, sta arrivando lei. La Vecchia Signora. Madama. La Juventus.
Otello vs Juventus

Il Botteghino esplode. Francesca Di Marzo e Luca Rò fanno gli onori di casa presentando al direttivo il fuoriclasse Cristiano Ronaldo. Il pubblico accorre in massa dalle prime ore del mattino. C’è chi ha trascorso la notte all’addiaccio. Il pubblico è li per lui. Vuole palparlo, tastarlo, sentirlo recitare. Cristiano si mostra sicuro di se :”vinceremo noi, perché ci sentiamo sto cazzo! Noi siamo la Juve, mente voi non avete nemmeno la memoria del testo.” Il Bomber liquida la sfida con parole di scherno. Otello è stanco, stremato. I corpi sono i riserva. Le anime pure. Anime schive. Ma L’amore vero, come direbbero i personaggi della vicenda, sa come non farsi calpestare. Renda rinnova l’intero materiale tecnico. Maglie che si fondono con la pelle, felpe che si tramutano in passi di pantera che incalzano! La sfida comincia. Nel peggiore dei modi. Il salutista Ronaldo gonfia rete e petto per due volte nel giro dell’atto primo. Sembra finita. Lo è. È finita. Urano spara. Urano spera. È finita. La vecchia Signora sta espugnando ToRPignattara. Mancano esattamente 35 secondo. 35 secondi ancora alla fine del contenzioso. Serve un miracolo. Più miracoli. Che non esistono. I Bollettini parleranno di “fatal domenica”. “La Santità infame”. “Otello inguaito nel giorno del Signore”.”Otello rimetti a Dio i tuoi peccati” e altre amenità simili. Sbatti il mostro nella cronaca sportiva. Poi nell’inserto culturale. Ma la domenica alla Juve non sarà sufficiente per domare Otello. Zona Cesarini. Ultimo girp d’orologio. L’arbitro sembra avere il triplice fischio già cucito sotto la lingua! Triangolazione di prima Salvatore, Botta, Van De Korput, cross dell’olandese tiro al volo di Dossena. Zoff impietrito. Mezza pasticca di bentelan. R45. Si torna a ruggire. Klemen ruba la sfera a centrocampo e innesta Pandolfi, appoggio su Spina, rotativa di Sanna che libera Bonesso solo davanti all’estremo difesnsore Juventino. Rete. Storditi. La Juve è stordita. Il tempo non è mai stato così relativo. Ronaldo si mette le mani nel gel per capelli. Del Piero non riconosce più il suo uccellino. Che si sta sbronzando d’acqua Uliveto. I cori in Curva ricordano La Maratona degli anni d’oro. Gli anni novanta. La Battuta scotta. Platini la gestisce coi piedi. Pessima scelta. Ancora Botta che verticalizza, trova Salvatore che crossa alla cieca, appoggio di diafframma nel mucchio, spunta l’ugola di Torrisi. Rete. Otello Non Si Sa Che Fa-Spettacolo Teatrale Senza Memoria. La Mitropa Cup vola a Rialto. Venezia torna a frasi superba come una Repubblica Marinara. Si ringrazia in disordine di disagio. Teatro Studio Uno, Eleonora Turco, Alessandro Di Somma, Francesca Di Marzo, Luca Rò, TorPigna City, Il Sogno di Roma Est, Sylvia Klemen, Francesca Renda, Fabio Liparulo, Leonardo Spina, Simona Pandolfi, Benedetta Sanna, Nicola Micci,Luca Pastore, Spazio 47, Nuovo Cinema Palazzo, L’Erisimo, Il Bentelan, L’45, La propoli, il ginseng, i caffè corretti sambuca, il termometro,gli oroscopi, i tarocchi, gli amari Montenegri, le genziane, i taglieri, gli arrosticini, la cacio e pepe, Produzioni Nostrane-Ultras Teatro, Guido Targetti, Andrea Striano, Mauro Mao Stroppa, Dario Germani, Fabio Sebastiani, Emiliano Scorzoni chi c’è stato vicino in ogni ordine di luogo tempo e spazio, chi ci ha visto, chi non ci ha visto, chi ci verrà a vedere e la cara compagna di scorribande sul palco (e altri disagi di ordine ipocondrico) Claudia Salvatore in arte detta “Bettino Craxi”.
Otello Non Si Sa Che Fa

“ Scelta di Vita”

Una Retrospettiva di Grazie

In in scena on novembre 27, 2017 at 1:37 PM

Ogni ipocondriaco possiede il proprio pronto soccorso di fiducia. Nascosto nei sotterranei di un Ospedale di fiducia. Ci sono ipocondriaci che come Zorro, nel picco della loro sintomatologia, hanno lasciato il segno dentro i nosocomi di ogni tempo spazio e luogo. Dal nord al sud transitando per il centro. Ogni ipocondriaco possiede il proprio pronto soccorso di fiducia. Accogliente, sfavillante, pieno di luci al neon, infermieri sorridenti, medici preparati, chirurghi dediti al bisturi, e soluzioni fisiologiche pronte all’uso. Cosparso di flebo. Wow! Mitico! Ogni ipocondriaco possiede un pronto soccorso di riferimento. Il mio pronto soccorso di riferimento a TorPignattara, non è L’Istituto delle Figlie di San Camillo di via dell’Aqua Bullicante 4. Dove mi feci un giro di valzer anni fa e vidi i mostri perire per una banale unghia incarnita. Il mio pronto soccorso di riferimento sul Quadrante Est di Roma è Il Teatro Studio Uno. Di Via Carlo della Rocca 6. Pieno di macchinari utili alla diagnostica. Tomografie assiali computerizzate. Test di laboratorio precisi al millimetro. Al millesimo di secondo. Ogni ipocondriaco ha i propri camici bianchi di fiducia. Che tastano il polso, misurano la febbre, cronometrano la frequenza del battito cardiaco accelerato, sgravano la sudorazione e all’occorrenza decretano una diagnosi: Retrospettiva. Questi medici di fiducia possono chiamarsi Eleonora Turco o Alessandro Di Somma, Francesca Di Marzo o Luca Rò. Ogni ipocondriaco condivide le proprie fobie patologiche con altri ipocondriaci. Simili a lui. Affetti dalle medesime ataviche paure ancestrali. Questi colleghi/pazienti possono chiamarsi Sylvia Klemen, Krzystof Bulzacki Bogucki, Isabella Carle, Flavia G.De Lipsis e Mariagrazia Torbidoni. Ogni ipocondriaco usa dare un nome alla propria infermità immaginaria. Sia essa un Amleto Punk o un Antigone fotti la legge o un Kaos di Bernarda Alba o degli Agenti mascherati da Castisti. Ogni ipocondriaco che si rispetti si imbottisce di farmaci. Allopatici, fitoterapici, omeopatici grazie ai quali si apre come un fottuto frutto di mare e condivide con l’universo intero tutto ciò che gli bolle nella pentola del cuore. Siano essi andamenti tonali, testi, sotto-testi, intenzioni, intonazioni, azioni, evocazioni d’immagine, rievocazioni storiche, chiose comiche, tirate, drammi pastorali, frizzi, lazzi, sberleffi, corpi sudati e scritte sui muri. Questi preziosi farmaci siete voi che in queste due settimane di retrospettiva ci avete seguito con affetto facendoci sentire a casa. Ma anche voi che se impossibilitati a venire a teatro ci avete comunque ricordato e sostenuto nelle vostre preghiere rigorosamente laiche. Grazie dunque! Grazie ai ritrattisti Mattia Marinolli e Chiara Hoppipolla che ci hanno immortalato, la si spera anima granata nonché tremendista. Grazie a Leonardo Spina dal tratto acquariano e a Francesca Renda che ci curò nel corredo! Grazie al poeta asmatico e duplice e lusitano Daniele Casolino che ci ha messo a disposizione l’associazione Clandestina per cominciare a dare forma alle nostre dissociazioni. Casolino a cui devo ancora 25 euro. Grazie agli amici di sempre con i quali si chiacchiera di vita che poi coincide sempre con gli affari di scena che alchemizzano gli affari di poesia che alchemizzano gli affari di cuore che alchemizzano gli affari nostri. !Una Retrospettiva di grazie a tutti! Di cuore! E che lo spirito immortale della divina interprete Lilla Brignone scenda sulle nostre capedini e ci protegga sempre. E che il grande Romolo Valli ci dedichi la prefazione della sua personale benedizione. Ma pure a postfazione. E che Memo Benassi, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Lina Volonghi, Sarah Ferrati, Ermete Zacconi, Giacinta Pezzana e che Gassman…padre. E figlio. E spirito santo! Col beneplacito del “Chi è di scena”!

God Save the Queen my Sons!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANTIGONE FOTTI LA LEGGE

In in scena on novembre 8, 2017 at 11:19 am

Produzioni Nostrane-Ultras Teatro presenta:
Teatro Studio Uno Stagione 2017/2018
Retrospettiva Produzioni Nostrane – Ultras Teatro |TS1 16-26 nov Teatro Studio Uno Sala Specchi
(dal 16 al 26 novembre)
via Carlo della Rocca 6, Torpignattara, Roma
ingresso 12 euro intero/10 euro ridotto
tessera gratuita

Antigone fotti la legge
adattamento&regia
Giovan Bartolo Botta
con Isabella Carle, Krzysztof Bulzacki Bogucki, Mariagrazia Torbidoni e Giovan Bartolo Botta

sabato 18 novembre ore 21
domenica 19 novembre ore 18

Antigone fotte la legge per forza di cose, per causa di forza maggiore, per forza di inerzia, per abitudine, per un sacco di buoni motivi, non fosse altro che per non farsi fottere. Da chi? Da chiunque. Emone non fotte. È fottuto. Ismene è fottutamente ottusa. Euridice è una fottuta lussuriosa. Creonte se ne fotte. Eteocle e Polinice avrebbero ancora un sacco di persone da fottere, ma ormai stanno sotto terra. È tutto un fottersi a vicenda nella Tebe dei diritti e dei doveri. Ma in verità cos’è l’Antigone per un attore? Una scusa. Una scusa per esibirsi. Una possibilità d’esistenza. Una boccata d’ossigeno. Il buio oltre la siepe. L’ultima delle occasioni per sconfiggere la morte in vita.

Progetto Produzioni Nostrane – Ultras Teatro
di Sylvia Klemen (direzione organizzativa)
e Giovan Bartolo Botta (direzione artistica)
Produzioni Nostrane-Ultras Teatro è un progetto teatrale che mette in scena soprattutto testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati, lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico ci interessa poiché parla per archetipi. Una caratteristica che sollecita l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luce, musiche da ambientazione digestiva e trombonismi vocali. Tornando così all’urgenza. All’essenziale. Al puro lavoro sul materiale umano. Cioè l’attore.
Tornando all’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita!

Contatti
cell. 338 27 69 007
cell. 340 18 64 981
mail produzioninostrane@gmail.com
sito:
giovanbartolate.wordpress.com
pagina fb:
Produzioni Nostrane-Ultras Teatro
progetto grafico Leonardo Spina
costumi SerigraFata di Francesca Renda

Amleto punk

In in scena on novembre 7, 2017 at 11:48 am

Progetto Produzioni Nostrane-Ultras Teatro

di Sylvia Klemen (direzione organizzativa)

e Giovan Bartolo Botta (direzione artistica)

Produzioni Nostrane-Ultras Teatro è un progetto teatrale che mette in scena soprattutto testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati, lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico ci interessa poiché parla per archetipi. Una caratteristica che sollecita l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luce, musiche da ambientazione digestiva e trombonismi vocali. Tornando così all’urgenza. All’essenziale. Al puro lavoro sul materiale umano. Cioè l’attore.

Tornando all’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita!

 

 

Contatti

cell. 338 27 69 007

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progetto grafico Leonardo Spina

costumi Serigrafata di Francesca Renda

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