sono. Le cinque. Del mattino. Sulla Togliatti. Travelli sifilitici. Al terzo stadio. Si stanno ancora, cavando. Il goldone dal glande. Ia luna, nel cielo. Emette lo sbadiglio finale. I ragazzi, sono seduti, attorno al fuoco. Sembrano un manipolo di puttane incendiate. In realtà, sono poeti. Poeti performativi. Pronti a trascinare per i capelli. La propria Musa ispiratrice. Fuori dal raccordo. Quello anulare. Molto fuori. Parecchio distante. Puglia. La regione che abbaglia! Eccoli li, avvolti nel loro sudario. Battono i denti, attorno al fuoco. Si contendono. Un cosciotto di pollastro. Freddo. La colazione proteica, per antonomasia. Altro che cappuccino e cornetto. Non ci stanno i picci. Cosciotto. Di pollo. gelato. Come una manciata di Boscimani Urbani. Cosciotto. Di pollo. Al ghiaccio! E la fame, è saziata! Si stanno scaldando i motori. La partenza. Per il Tavoliere. È prevista per le sei. Si prospetta un tour de force, massacrante! Otto spettacoli. In due giorni! Il viaggio sarà affrontato. Su di una macchina. A pedali. Così da non cascare, dal sonno. Niente sosta in autogrill. Ma taniche di caffè di cicoria. Adeguatamente raccolte in cataplasmi. Da schiaffarsi nel retto. Come supposte. L’effetto tonificante, del caffè di cicoria. È così istantaneo. Che nel giro di venti minuti. Stiamo già. In quel di Bitorzolo. Dintorni di Bari. Li dove si è attesi. Per il primo giro di valzer. Il tempo d’una grattata ai testicoli. Che già ci scappa la fame. Come da prassi. Si chiede lume. Agli autoctoni. Che ci consigliano, a gesti, di sedare gli stomaci. Alla “Taverna del Tarallo”. Cucina tipica della Manduria. Specialità della casa. Orecchione all’intingolo. Con spolverata di Xylella. Il flagello locale. Capace d’abbattere. Nel giro d’un niente. L’orto degli ulivi! Si divora la pietanza. A quattro ganasce. Come bimbi del Biafra. Che non toccano cibo. Dai tempi dell’Apartaid! Dopodichè. Arriva il conto. Un salasso. Abbiamo toccato il suolo di Puglia. Da appena cinque minuti. E stiamo già al verde! Per fortuna, che siamo ospiti! Arrivati in Locanda. Ci disponiamo, a pettine. Tipo come la Papaya! Le femmine con le femmine. E i maschi coi maschi. Dadone, Alano, Metadone e io. Nel lettone matrimoniale. Lampredotto. Nell’altra stanza. Sistemata. A ragliare!Sull’amaca! Il padrone di casa. È un tipo silenzioso. A tratti taciturno. Oserei dire. Sin troppo introverso. Una presenza discreta. Di quelli che s’assenta. Di primo mattino. E torna tardi la sera. In punta di piedi. Senza fare rumore! Parte prima. La serata è accantonata in maniera egregia! Pubblico attento. Che pende, dalle nostre labbra! Applausi a scena aperta. Ora, a bocce ferme. Ci si può rilassare. Lampredotto, torna ad assaggiare della verdura. Dopo trent’anni, dall’ultima volta. Che fu un vasetto d’omogeneizzato. Carciofino trito. Antico Ricordo d’infanzia. Sepolto. Dentro un setto nasale. In fiamme! Un tizio forzuto coi capelli rosso corvino. Prova a portarsi a letto Dadone. Che solleva però, bandiera bianca. È lui, il primo a crollare, per l’eccessivo sonno accumulato. Durante il viaggio. Alano, abbandona la scialuppa subito appresso. Si leva l’indumento. E resta nudo, a cippa ritta, in modo un poco manfrino. Ad attendere il ritorno di Lampredotto. Per corcarlo di cazzo. Ritorno che però si materializzerà giusto solo verso le undici del mattino. In modo rovinoso. Con lei, che si lascia andare. A corpo morto. Sulla tazza del cesso! L’ultimo a rincasare. Come da copione. È Metadone. Che torna all’ovile. Cinque minuti prima. Di partire, per lo spettacolo successivo. Previsto ad Isola di Capo Rizzuto. Vicino a Gioia del Cloro! Essendo stato il primo ad arrendersi a Morfeo. Dadone il giorno dopo. È il più vivace. Si decide, tiro al dado. Di fare un salto. A Bari. Che nessuno di noi due. L’ha mai vista. Né vissuta. Se non, in televisione. Si parte a piedi. Si torna a piedi. Per risparmiare. Centro storico. E bellezze architettoniche, non ci interessano. Ci interessa. Vedere lo stadio. Il glorioso San Nicodemo. Vimana a cielo aperto. Residuato bellico di quella sbornia di euforia che furono le notti magiche di Italia ’90! altri tempi. Sentore d’Andreotti. Sbrigata la questione Bari. Siamo bollenti, per il secondo tenzone! Al “Night Club Tangeri”. Di Gioia del Colle. Un bar che promette bene, di quelli all’antica. Dove si fuma dentro. Si viene dentro. Si mangia e si beve. Dentro, si insomma, si fa tutto dentro. Senza troppe precauzioni! Anche a sto giro. Ce la fagocitiamo. Come da spartito apro le danze io cominciando a sparigliare le acque. Alano li cattura d’afflato. Dadone li sorprende mostrando il suo lato tamarindo. Lampredotto li titilla, liberandosi in scena della sua saloppette modello Super Mario Bros. E facendo sfoggio di 39 centimetri cubi di salsicciotto circonciso! Metadone declama a memoria, come di chi ha trascorso la notte. In locali ambigui, al di là dell’Adriatico. Sollevando calici. Con qualche Boss. Della Sacra Corona Unita! Scordandosi il copione. Altrove. Da qualche parte! Ci scappa pure il tempo. D’una mia improvvisazione vocale. In puro stilio Freddy Mercury! Il premio. È che ci lordano di liquore. Gratis. Senza colpo ferire. E ci tocca tracannare tutto. Tutto d’un fiato. Senza storia. Altrimenti s’offendono. Ti aprono la gola. Con la cesoia. E ti seppelliscono vivo. Archiviate le fatiche di Ercole. Si torna nell’Urbe, ognuno col proprio ricordo emotivo personale. Custodito. Nello scrigno del nespolo. Specie Metadone, che sulla strada maestra del ritorno riceve sul suo Tamagochi questo messaggio -Ciao Maschio ti ricordi di me!?, mi chiamo Mario, e faccio il Vigilantes…
Archive for the ‘Bio Asma di Poesia’ Category
Asma di Puglia (memorie d’una trasferta)
In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, avanzi di magazzino - la contro cronaca, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on settembre 30, 2025 at 4:16 PMAsma di Poesia – il sottotesto di colui che accannò da subito!
In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, avanzi di magazzino - la contro cronaca, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on settembre 4, 2025 at 2:58 PMè stato difficile. Tenere le mani a posto. Chete. Chetate. Sotto il tavolo. L’omino del bar, mezzo migrante. Mezzo invasato di aglio! Continuava a servirci, da bere. Liquore. Come se quella. Cazzo di riunione. Fosse una scampagnata. Una gita in camporella! Ma zio fa, ma non lo vedi. Che stiamo riscrivendo. Il trattato sull’arte. Siamo poeti. Poeti zio fanale, mica beccamorti. Con tutto il rispetto, per i becchini. -a me piace le poetesse suicide! -eccolo qua, il frustone di turno. A comiciamo bene! Ma la fottuta sintassi dove l’hai appresa! Sul retro del fustino del Detersivo zio fa! Che c’è ciccino!?, la femmina t’ha ferito, t’ha rifiutato. La patonza t’ha sfregiato nell’orgoglio. E per forza. Ha fatto bene, ma ti sei visto!?. Con sti capelli pisciati. Pari un cazzo di salice piangente andato in mona. E che dovrei condividere il palco con mammolette del genere. La poesia vera, quella che conta, quella che cambia le carte in tavola. S’ha da essere epica. Non lirica, epica. Io voglio scrivere di rivolta, di rivoluzione. Di coscienza di classe. Al massimo di rappresaglia. Già mangiato, questo è chiaro! Mica posso gettare al cesso le mie primavere appresso a sto complessato sentimentale. Ma vaffanculo va! Vatti a fare internare frocetto! Ma l’hai fatto il soldato si!? Che c’hai, problemi d’orecchio!?. Che secondo te a Gaza i poeti si lagnano che la fregna scarseggia!? Ma ingollati sto pastiglione zio fa, pappamolla! E evita di sderenare le gonadi con la tua sbobba melensa, fiordaliso! Le donne vanno prese a cazzo, e cazzotti. A cazzo, e cazzotti. Tu guarda, chessò Che Guevara. Che Guevara chiavava come un riccio biforcuto perchè in testa c’avava giusto solo il fucile. Quello è. La penna è un moschetto. Mica un moscardino. -ciao scusate il ritardo! Eccallà, è arrivata Jessica Rabbit. Però mica male ste bocce. Boccioni, bocce ferme. latteria. Vette alpine! Certo, se in mezzo a ste cosce del cazzo c’avesse pure l’uccello, sarebbe perfetta! Sarebbe un miracolo! Un capolavoro d’anatomia umana! Un bel nerchione tutto sudaticcio, magari negro. Minchia rubra su sfondo cadaverico! Altro che Picasso! Picazzo! E pure bello in tiro! Invece c’ha l’incavo. Mamma mia, quanto m’arrapa sta borghesia moderna. È sempre stato il mio sogno. Farmi seviziare nel retto. Da un travello roscio che bofonchia di Santa Madre Russia. Mmm, c’ho già il languorino in bava. Badalì, e questo chi è!? Sta sempre a cucinare. Fettuccine all’uovo con telline! Ma che cazzo è, la prova del cuoco dio fa!? La scrittura, specie se creativa, è sofferenza. Sofferenza zio fa! La scrittura è tortura. Macellazione delle carni. La scrittura è un cappio ai testicoli. Mica rost beef. Che cazzo speri di canalizzare, a stomaco pieno!? Il digestivo!? Ma dio, merda, e io dovrei stare a girarmi i pollici con sto branco de fave!? Tutti maschi zio fa, non c’è odore di fica manco a pagarlo oro. E sto busone di Belfast, chi è!? La sorella di Oscar Wilde!? Parla come un libro stampato. Sembra Jovanotti zio fa, ma col triplo della logorrea. Cazzo ciccio ma statti zitto un attimo, dacci tregua! Cos’è!? Vuoi farci ricoverare in codice rosso alle figlie di san camillo!? Tiè acchittate sta bombola d’ossigeno, che così magari ti si abbassa la pressione! Questo ancora che ordina da bere! Vacci piano fratello che in teoria questo è l’orario della colazione. Dovresti pucciare il cornetto nel cappuccio. E sfogliare le notizie di cronaca rosa sulla prima pagina del giornale! Non ruttare vernaccia! Oddio, ditemi che questo è un incubo. O questo!? È arrivato il rabbino capo dio fa! Shalom, amico, sia fatta la volontà dell’antico testamento. Ma qui si fa poesia, o si pensa di tirare su il Terzo Tempio!? Ehi ehi ehi, giù le mani da quel bambino, zio!? Sta specie di satanasso glabro mica farà parte del gruppo voglio sperare!!!? No guarda caro, per la Messa Nera, di là! Qua si scrive! Mica si scozzona porci! Va va, aria, sciò, vaffanculo al cimitero monumentale a inchiavardare carogne di opossum! Mater dei che volto da Satiro. Roba da farti sembrare la settima bolgia una specie di vasca idromassaggio. A sta specie prottetta di prostituta col vello assente non gli lascerei il mio nipotino in custodia manco sotto minaccia di terza guerra mondiale. Piuttosto lo affido a Michel Jackson. Dritti a fare lingua in bocca nella camera iperbarica! Badalì, è arrivato il poeta zen. Zen un par de palle! Avoja te cò sta gente ad imboccare il Nirvana. Si cazzo, quello di Kurt Cobain. Una fuciliata in bocca. È via. Buio. Nebbia. Nisba. Tutto finito! Oibò che ora s’è fatta!? E, s’è fatta una certa, mò mi passa l’autobus. Sta a vedere che lo perdo. E poi come ci torno a casa, col calesse!?. Qua mica stiamo a Cuneo. Su forza fighetta colla boccuccia di rosmarino, concludi il tuo intervento, che mi sta scappando da cacare! Mo questo ora, sfodera su un arringa da record, manco fosse il Giudice di Cassazione. E sbrigate porco dedd, metti sto punto! Aò, qua s’è aggiunto un altro! Spuntano fuori come funghi sti poeti. Che è!? La fiera del maròn glassè!? Che siamo!? In Costa Azzurra!? E tu da dove salti fuori! Dal tappeto persiano!? Chi sei!? Il genio della lampada!? Che c’è!? Devo esprimere tre desideri!? Guarda, non ti scomodare. Me ne basta mezzo! Vorrei stare a casa, sotto la doccia bollente a spararmi una raspa di quelle apotropaiche. Questo si che è poesia. Anzi, un poema! Altro che stare qui a marcire in mezzo a sti fessacchiotti. Manco fosse l’audizione per il Premio Tenco. Ma andate a cavare ceci col pene, pagliacci. Lo sapete che c’è!? Io vi piscio! Domani alzo la cornetta chiamo quelli del poetry slam, e mi faccio assumere un tanto al chilo. Sono un artista io, mica uno spurgo da cesso! Che se proprio devo guadagnarmi da vivere facendo poesia, meglio sbattersi nei posti dove la passera pullula! Non qui, in mezzo ai Cow-Boys! Mortacci vostri, che palle. Sa, famo sto brindisi e via di corsa. Meglio telare! Alla svelta. Tipo Speedy Gonzales, che se no a sto giro, se resto inguaiato, per cavarsi dal pantano sono dolori. Tocca poi sudare le sette camice. Allora fratelli, famò che ci riaggiorniamo si!? Ma come lo volemò chiamà già sto gruppo de fringuelli!? Ansia, asana, astrazeneca, non ho capito…ah, Asma, Asma di Poesia. Asma, ma dico io ma che c’ha in testa sto riccioletto!? La ghisa!? Asma, ma dio fa che cazzo siamo, un nucleo di poesia o una Onlus!? Asma, cò sto nome tempo zero e stiamo in banca rotta. Ci tocca poi portare i registri contabili in tribunale. E ci tocca arrivare alla crisi di mezza età colle pezze al culo! Quale culo!? E come quale!? Il mio! Mica quello della madre patria! Asma, no no, col cazzo, piuttosto la legione straniera! Adios muchacios io me ne vado a fatturare ai poetry slam! E ancora una cosa…Kiss this! Cavron!
Asma si Poesia – il sottotesto di colui che accannò da subito!
In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, avanzi di magazzino - la contro cronaca, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story on settembre 4, 2025 at 2:55 PMè stato difficile. Tenere le mani a posto. Chete. Chetate. Sotto il tavolo. L’omino del bar, mezzo migrante. Mezzo invasato di aglio! Continuava a servirci, da bere. Liquore. Come se quella. Cazzo di riunione. Fosse una scampagnata. Una gita in camporella! Ma zio fa, ma non lo vedi. Che stiamo riscrivendo. Il trattato sull’arte. Siamo poeti. Poeti zio fanale, mica beccamorti. Con tutto il rispetto, per i becchini. -a me piace le poetesse suicide! -eccolo qua, il frustone di turno. A comiciamo bene! Ma la fottuta sintassi dove l’hai appresa! Sul retro del fustino del Detersivo zio fa! Che c’è ciccino!?, la femmina t’ha ferito, t’ha rifiutato. La patonza t’ha sfregiato nell’orgoglio. E per forza. Ha fatto bene, ma ti sei visto!?. Con sti capelli pisciati. Pari un cazzo di salice piangente andato in mona. E che dovrei condividere il palco con mammolette del genere. La poesia vera, quella che conta, quella che cambia le carte in tavola. S’ha da essere epica. Non lirica, epica. Io voglio scrivere di rivolta, di rivoluzione. Di coscienza di classe. Al massimo di rappresaglia. Già mangiato, questo è chiaro! Mica posso gettare al cesso le mie primavere appresso a sto complessato sentimentale. Ma vaffanculo va! Vatti a fare internare frocetto! Ma l’hai fatto il soldato si!? Che c’hai, problemi d’orecchio!?. Che secondo te a Gaza i poeti si lagnano che la fregna scarseggia!? Ma ingollati sto pastiglione zio fa, pappamolla! E evita di sderenare le gonadi con la tua sbobba melensa, fiordaliso! Le donne vanno prese a cazzo, e cazzotti. A cazzo, e cazzotti. Tu guarda, chessò Che Guevara. Che Guevara chiavava come un riccio biforcuto perchè in testa c’avava giusto solo il fucile. Quello è. La penna è un moschetto. Mica un moscardino. -ciao scusate il ritardo! Eccallà, è arrivata Jessica Rabbit. Però mica male ste bocce. Boccioni, bocce ferme. latteria. Vette alpine! Certo, se in mezzo a ste cosce del cazzo c’avesse pure l’uccello, sarebbe perfetta! Sarebbe un miracolo! Un capolavoro d’anatomia umana! Un bel nerchione tutto sudaticcio, magari negro. Minchia rubra su sfondo cadaverico! Altro che Picasso! Picazzo! E pure bello in tiro! Invece c’ha l’incavo. Mamma mia, quanto m’arrapa sta borghesia moderna. È sempre stato il mio sogno. Farmi seviziare nel retto. Da un travello roscio che bofonchia di Santa Madre Russia. Mmm, c’ho già il languorino in bava. Badalì, e questo chi è!? Sta sempre a cucinare. Fettuccine all’uovo con telline! Ma che cazzo è, la prova del cuoco dio fa!? La scrittura, specie se creativa, è sofferenza. Sofferenza zio fa! La scrittura è tortura. Macellazione delle carni. La scrittura è un cappio ai testicoli. Mica rost beef. Che cazzo speri di canalizzare, a stomaco pieno!? Il digestivo!? Ma dio, merda, e io dovrei stare a girarmi i pollici con sto branco de fave!? Tutti maschi zio fa, non c’è odore di fica manco a pagarlo oro. E sto busone di Belfast, chi è!? La sorella di Oscar Wilde!? Parla come un libro stampato. Sembra Jovanotti zio fa, ma col triplo della logorrea. Cazzo ciccio ma statti zitto un attimo, dacci tregua! Cos’è!? Vuoi farci ricoverare in codice rosso alle figlie di san camillo!? Tiè acchittate sta bombola d’ossigeno, che così magari ti si abbassa la pressione! Questo ancora che ordina da bere! Vacci piano fratello che in teoria questo è l’orario della colazione. Dovresti pucciare il cornetto nel cappuccio. E sfogliare le notizie di cronaca rosa sulla prima pagina del giornale! Non ruttare vernaccia! Oddio, ditemi che questo è un incubo. O questo!? È arrivato il rabbino capo dio fa! Shalom, amico, sia fatta la volontà dell’antico testamento. Ma qui si fa poesia, o si pensa di tirare su il Terzo Tempio!? Ehi ehi ehi, giù le mani da quel bambino, zio!? Sta specie di satanasso glabro mica farà parte del gruppo voglio sperare!!!? No guarda caro, per la Messa Nera, di là! Qua si scrive! Mica si scozzona porci! Va va, aria, sciò, vaffanculo al cimitero monumentale a inchiavardare carogne di opossum! Mater dei che volto da Satiro. Roba da farti sembrare la settima bolgia una specie di vasca idromassaggio. A sta specie prottetta di prostituta col vello assente non gli lascerei il mio nipotino in custodia manco sotto minaccia di terza guerra mondiale. Piuttosto lo affido a Michel Jackson. Dritti a fare lingua in bocca nella camera iperbarica! Badalì, è arrivato il poeta zen. Zen un par de palle! Avoja te cò sta gente ad imboccare il Nirvana. Si cazzo, quello di Kurt Cobain. Una fuciliata in bocca. È via. Buio. Nebbia. Nisba. Tutto finito! Oibò che ora s’è fatta!? E, s’è fatta una certa, mò mi passa l’autobus. Sta a vedere che lo perdo. E poi come ci torno a casa, col calesse!?. Qua mica stiamo a Cuneo. Su forza fighetta colla boccuccia di rosmarino, concludi il tuo intervento, che mi sta scappando da cacare! Mo questo ora, sfodera su un arringa da record, manco fosse il Giudice di Cassazione. E sbrigate porco dedd, metti sto punto! Aò, qua s’è aggiunto un altro! Spuntano fuori come funghi sti poeti. Che è!? La fiera del maròn glassè!? Che siamo!? In Costa Azzurra!? E tu da dove salti fuori! Dal tappeto persiano!? Chi sei!? Il genio della lampada!? Che c’è!? Devo esprimere tre desideri!? Guarda, non ti scomodare. Me ne basta mezzo! Vorrei stare a casa, sotto la doccia bollente a spararmi una raspa di quelle apotropaiche. Questo si che è poesia. Anzi, un poema! Altro che stare qui a marcire in mezzo a sti fessacchiotti. Manco fosse l’audizione per il Premio Tenco. Ma andate a cavare ceci col pene, pagliacci. Lo sapete che c’è!? Io vi piscio! Domani alzo la cornetta chiamo quelli del poetry slam, e mi faccio assumere un tanto al chilo. Sono un artista io, mica uno spurgo da cesso! Che se proprio devo guadagnarmi da vivere facendo poesia, meglio sbattersi nei posti dove la passera pullula! Non qui, in mezzo ai Cow-Boys! Mortacci vostri, che palle. Sa, famo sto brindisi e via di corsa. Meglio telare! Alla svelta. Tipo Speedy Gonzales, che se no a sto giro, se resto inguaiato, per cavarsi dal pantano sono dolori. Tocca poi sudare le sette camice. Allora fratelli, famò che ci riaggiorniamo si!? Ma come lo volemò chiamà già sto gruppo de fringuelli!? Ansia, asana, astrazeneca, non ho capito…ah, Asma, Asma di Poesia. Asma, ma dico io ma che c’ha in testa sto riccioletto!? La ghisa!? Asma, ma dio fa che cazzo siamo, un nucleo di poesia o una Onlus!? Asma, cò sto nome tempo zero e stiamo in banca rotta. Ci tocca poi portare i registri contabili in tribunale. E ci tocca arrivare alla crisi di mezza età colle pezze al culo! Quale culo!? E come quale!? Il mio! Mica quello della madre patria! Asma, no no, col cazzo, piuttosto la legione straniera! Adios muchacios io me ne vado a fatturare ai poetry slam! E ancora una cosa…Kiss this! Cavron!
Rovinati a vita da ASMA di Poesia – agenti & uffici stampa
In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, avanzi di magazzino - la contro cronaca, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on Maggio 14, 2025 at 3:05 PMQuelli di asma!? Asma di poesia dici!? Si, li ho conosciuti. Mio malgrado, aimè, sono sempre stati dei fanatici. Degli invasati. Il loro modi di fare. Talebano. Ossessivo, paranoide. Al limite della nevrosi. Della psicosi dissociata. Ha mandato, ai matti. Parecchia gente. Compresi una manciata, di uffici stampa. Mi chiedi se c’hanno un agente!? Un agente letterario!? Be, ora non saprei. In passato ne hanno avuti tre. Il primo, era un signore di provata esperienza. Nel settore. Ora, non voglio fare nomi, né cognomi. Ma stiamo parlando di un veterano. Uno che ne ha scoperti a bizzeffe, di scrittori provetti. Ebbene sto signore c’ha visto lungo. Ha notato nella loro attitudine a sbafare il palco. Qualche afflato di talento. Ma loro, anziché dedicarsi alla scena come se fosse una missione umanitaria. Hanno preferito darsi al gozzoviglio, e alla libagione. Facendo sprofondare il loro mecenate dentro la voragine della colite ulcerosa. Poi c’è stato un secondo tentativo. Con una agente letteraria donna. In carriera. Una signora ambiziosissima. Dai metodi spicci, rudimentali, spartani. Nell’ambiente dell’editoria è chiamata “Frau Gestapo”. Un sigillo di granzia. Ebbene gli asmatici, con la loro dottrina del deboscio, sono riusciti a bruciarsi pure lei. Il terzo che si sono brasati. È quello che più m’è rimasto impresso. Nel cuore, e nella testa. Un ragazzetto. Un novellino. Fresco di laurea. In giornalismo. Con specializzazione. Da pubblicista. Prima l’hanno assunto alle loro dipendenze. Sottomettendolo a turno. Nell’uscio posteriore. Poi, da narcisisti patologici frustrati. Una volta vampirizzato. Gli hanno assestato. Il pedatone! Roba da galera!
Produzioni Nostrane – Ultras Teatro
ASMATIKA!
l’altra natica screpolata
domani sera live
at Shāh māt Centocelle
ore 20.00
Rovinati a vita da Asma di Poesia – la storia di Cheyenne
In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, avanzi di magazzino - la contro cronaca, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on Maggio 10, 2025 at 2:45 PMMimmo Ciuccio. Detto Cheyenne. Cheyenne, nella storiografia degli indiani d’america. È stato un grande capo Tribù. Che sfidò il perfido generale Custer. A stecca. Sfilandogli svariati talleri. Ma Mimmo Ciuccio. Detto Cheyenne. È stato, anche un promettente. Direttore artistico. Giovane, giovanissimo. Praticamente, un putto. Stava sui diciassette anni. Frequentava il liceo artistico. Era pieno di amici. Di “amicici”. Intimi. E d’interessi. Dipingeva la natura morta. Pizzicava l’arpa. Sempre stiloso, col suo poncho vermiglione. E il suo caratteristico orecchino. A piumaggio lugubre. Sensibile, educato. Brufoloso. È stato lui, a contattare gli Asma di Poesia. Per una serata. Alla Galleria Sciorba. Un luogo sacro. Aperto di sua sponte. E di sue spese. Laddovè l’arte può cavare ristoro. -ciaooo ragazzacciiiì, ecco bravi sistematevi, io vado a mangiare un boccone. Poi torno, e vi tengo d’occhio! Voglio proprio sincerarmi se siete davvero dei “monellacci” come fetefiano in giro! Ahahah! È così ghignandosela sotto i baffi. S’è diretto con altri del “clan del wafer”. Al ristorante di pesce più vicino. Facendo ritorno solo, a sipario chiuso! C’aveva ancora il moscardino fritto. Attaccato al pingone. Quando uno dei poeti asmatici, bello incistato. L’ha acchiappato per l’orecchino a piuma. Storcendoglielo come se fosse pongo -a quest’ora si arriva porco dedd!!? -ahi, ahi, ahiii!!! mollami bruto, mi fai male! Uno stridolio di dolore. Che non ti dico. Il padiglione auricolare stava una poltiglia sola assieme all’orecchino. Non sono bastati tre interventi di maxillo-facciale. Per rimettere le cose. Nel giusto verso! Ora Cheyenne. Fa arte. Da lassù!
Rovinati a vita da ASMA di Poesia – Leopoldo (attore)
In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, avanzi di magazzino - la contro cronaca, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on Maggio 9, 2025 at 4:40 PM-Quando ho cominciato questo lavoro. Serbavo grandi sogni. covavo, di diventare il nuovo Gassman, alla peggio, il novello Mastroianni. Ero bello, fulvo. Candido. Parlantina brillante. Sciolta. Facilità a socializzare. Specie colla fica! Inoltre, il talento a leccare culi, non m’era certo a difetto. Anzi, ero un provento di baciapile. Fare l’attore era il mio sentiero. Stava scritto nel destino. Scolpito nelle stelle. I miei hanno fatto sacrefici immani per farmi studiare. Si sono cavati il pane di bocca pur di mandarmi ad imparare la didattica. Alla Silvio D’Amico. La scuola di recitazione per antonomasia. Sognavo di calarmi nei panni di Amleto. Alla peggio, di Otello. Ed invece, dopo, secoli di gavetta, eccomi li, mascherato da Teddy Raspin. A fare il buffone negli ospedali. Nei peggio reparti per catorci giunti all’ultimo giro di giostra!!! roba umiliante per un attore del mio calibro. Ma glissiamo su sto fatto. una sera stavo lì al nosocomio, conciato da Orsetto Lavatore, tipo quarto di bue, tipo babbeo, ad animare sti bimbi affetti da Corea di Houghton. Una grave patologia neurodegenerativa che ti piglia se esageri con vaccini parotitici! I poeti di Asma si sarebbero dovuti esibire dopo il mio numero. Io finisco di ciarlare e faccio tipo come per accoglierli. Sai no!? Tipo come quando si fanno gli onori di casa. Classico numero da avanspettacolo -vieni avanti cretino! Uno di loro, che stava ebbro da fare schifo alla merda, in tutta risposta mi sgancia un destro che mi spedisce quasi all’altro mondo! Cala il buio. Grave trauma cranico. Ho cessato di fare l’attore. Ora, rubo il rame. Campo d’elemosina. Tiro avanti ad omogeneizzati!
Produzioni Nostrane – Ultras Teatro
ASMATIKA
live at Shāh māt
giovedì 15 maggio
ore 20.00
Rovinati a vita da Asma di Poesia – Rosamunda (attrice)
In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, avanzi di magazzino - la contro cronaca, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on Maggio 8, 2025 at 4:15 PMRosamunda Barreto Gabral, è stata una delle più promettenti attrici teatrali e cinematografiche del macro continente americano. Nonché amerindo. Nata a Puerto Rico. Il 29 febbraio del 1981. aveva alle spalle già numersi successi, e riconoscimenti. Quando venne convocata in Italia. Dal regista pistoiese Zefiro Zabaglioni. Noto artista dalle tonalità sceniche barocche. Per montare su, una riduzione, in chiave “frivola”, della Gabbata & il Gaspacho. Del drammaturgo brasiliano Fronzelli. Le prove si sarebberso svolte al mitologico Teatro Vanni. Di Orte. Quella sera l’intera compagnia, stava a sbrigare la lattura “a tavolino” del copione, come da prassi. Mentre che sul palco, i poeti di Asma davano fiato alle trombe. A una certa, come in un pessimo fuori programma. uno di loro, s’è avvicinato. Con fare circospetto. Grattandosi la cervicale. Era visibilmente alterato. Sapeva di cognac, e di mulo! S’è piazzato a bordo del tavolo. E con tutta naturalezza. S’è aperto la patta. E ha poggiato, il pirillo, sui testi! -bella cì, noi di la si sta a riscrivere la storia! -quale storia!? Gli fa eco, il regista, comprensibilmente irritato! -la storia dell’arte! Ribatte l’asmatico. E dalla curvatura del glande, gli parte uno sbrodolino di sperma, con tanto di rivoletto di piscio. Che c’entra in pieno. La grande attrice portoricana. In gola! Teneva la bocca aperta, perchè stava tutta presa, a fare gli esercizi. Di respirazione. Diaframmatica. La poveretta, sobbalza dalla sedia, e si mette a squittire. Imprecava in tutte le lingue. Inglese. Italiano. Spagnolo. -o my god, o meu deus! Il poeta asmatico, infastidito, le affonda la testata. Risultato!? Paraplegica! A vita! E addio carriera!
Rovinati a vita da Asma di Poesia – la storia di Agenore
In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, avanzi di magazzino - la contro cronaca, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on Maggio 7, 2025 at 2:39 PMsalve a tutti. Sono Ines. Ines Monginevro. Sono di Boves. Ridente cittadina vicino a Cuneo. Provincia Granda. Città medaglia d’oro. Per la Resistenza. Il mio adorato nonnino. Si chiamava Agenore. Partigiano. Amico intimo, di Fenoglio. E di Pavese. In gioventù, ha fatto da staffetta. Consegnava di nascosto “L’Unità”. Assieme al pranzo al sacco. Abbiamo saputo, che gli “Asma”, sarebbero stati ospiti. Presso il Museo Storico della Resistenza di Cuneo. Declamando, un repertorio omaggio al Comitato di Liberazione Nazionale. Ci siamo recati, a sentirli con gaudio. E giulebbe. Mio nonno era al colmo, della gratitudine. Ora, a parte che sti individui. Si sono presentati. In netto ritardo. Poi, come se non bastasse, erano sbronzi, da faticare a reggersi in piedi. -siamo stati a gozzovigliare col fritto misto alla piemontese! Ha bofonchiato qualcuno. Capirai, rospo fritto, semolino fritto, lumaca fritta, tomino fritto, amaretto fritto, bunet fritto, agnolotto fritto, trita di fassona fritta. Non sapevano da che parte stavano girati! Non si sale sul palco in quello stato per dio! È mancanza di tatto! Di rispetto! È partito il primo, e ha tirato fuori una mina sui “Fratelli Rosselli” che metà basta! Cesellava pure le pause! Mio nonno, che pure è sempre stato antifascista integerrimo, è uscito di lì, benendicendo il Duce! -ha fatto bene a schiffare i poeti al confinio! A sti fagnani ciaparat fafiuchè (espressione dialettale savoiarda) toccherebbe fucilarli! Poco dopo sta infausta esperienza. È venuto a mancare. Per collasso cardio circolatorio! Sul testamento ha imposto di farsi seppellire a Predappio! In culo agli Asma di Poesia!
rovinati a vita da Asma di poesia – la storia di Santino
In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, avanzi di magazzino - la contro cronaca, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on Maggio 7, 2025 at 11:30 amSantino, era un mio caro amico. Amico di penna. Ci piaceva leggere, e scrivere. E fare di conto. E indossare la salopettè. Giovane. Giovanissino. Non c’aveva manco la maggiore età. Esile, flebile, sensibile. Senza un filo di grasso. Si nutriva, di sola crescenza. Molto attaccato alla mamma. Alla poppa della madre. Al capezzolo materno. Un sole in cancro. A tutti gli effetti. Magro, a tratti rachitico, pelle bianca, occhi celesti, boccoli biondi. Privo di labbra, come di quelli falsi come Giuda. Privo anche di voglia di lavorare, adunque, il suo sogno. Nel cassetto. Era quello di fare il poeta. Parecchio frustone, frequentava da poco Timoty. Un ragazzo neozelandese. Conosciuto in chat. Un amore a distanza. Immune da malattie, sessualmente trasmissibili. Era un ragazzo felice. Quella sera, siamo stati in un locale. A San Lorenzo. Apposta per sentire declamare gli “asmatici”. Santino, era entusiasta. Non stava più nella pelle. Appena arrivati, s’è diretto, fogli in mano. Da uno dei poeti. Uno alto. Con gli occhiali scuri, tipo “divetta” anni sessanta. -ciao sono Santino, posso leggerti le mie creazioni? Quello si gira, e gli rutta in faccia! -guarda, devi andare da quel tizio laggiù! E gli indica, una crapa pelata. Sto tipo stava scimmiato duro. Digrignava i denti. Come di chi ha il setto nasale in ebollizione. Stava sudato marcio. Come di chi c’ha l’attacco di sciolta. -ciao sono Sant…sto animale, non gli lascia manco il tempo del convenevolo, che subito gli afferra la faccia, gli piazza la bocca sul bulbo oculare, e gli suka via l’occhio! Non pago, lo inghiotte! Santino, resta in stato di stupor, a vita. Ora è guercio. Ha perso la gioia di vivere. Vive di budini…
Danneggiati da Asma di Poesia – la testimonianza di Emerenziana
In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, avanzi di magazzino - la contro cronaca, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on Maggio 6, 2025 at 5:27 PMsalve, a tutti. Sto sul generico. Se ancora è lecito. Sul generico nel senso del genere aggettivante. Dunque. Ho avuto il dispiacere di sentire la borda di questi individui loschi un unica volta. è m’è bastata! Stavamo in un bar. A San Lorenzo. Di quelli frequentati da giovani. L’atmosfera era vivace. Gradevole. Sino a quando questi quadrupedi latranti. Non hanno impugnato. Il microfono. Già dal primo capoverso. Ho cominciato a perdere sangue dal naso. E dalle orecchie. Sbobba insentibile. Una vera e propria badilata ai testicoli. Se ce li avessi. I testicoli. Al terzo che ha letto, a momenti svenivo, che battevo la testa. Stavo annaspando. C’avevo la fronte calda, pesante – vieni andiamo via che c’hai la febbre! M’ha fatto un amica che stava con me quella sera! Sono voluta restare fino alla fine. Giusto per accertarmi di ciò che stavo sentendo. Robe da farti prudere le mani. Quello che presenta poi, era un coacervo di perculaggini antiscentiste. Mezzo terrapiattista, mezzo no vax. Quello che presenta, era sicuro quello da menargli di più! Ma pure il restante dei compari, non scherzava! Ma robe da matti! Ci siamo lasciati alle spalle gli orrori della pandemia, e ci stanno ancora dei cialtroni, mascherati da poeti, che mettono in dubbio l’efficacia dei vaccini. Quando sto stronzo ha chiuso volevo partire per dirgliene quattro. Ma non ce l’ho fatta perchè le loro minestre riscaldate m’avevano tolto le forze. Ho dovuto persino ricorrere alla pappa reale. Spero che qualcuno abbia il coraggio di dire a loro di smetterla. Perchè siete buoni solo a fare montare il “Cristo” !!!