René Char
Povera terra che stringi forte i tuoi verdeggianti propositi, come mi appari in quest’alba passata sotto la sferza, tra la fabbrica con i suoi mefitici scarichi di cui nessun vento disperde il fumo, e la luna piena, arida sputacchiera degli umani o specchio fangoso del sole, l’arrogante limatore tra poco al suo banco di lavoro. Il sole! Nell’oscuro del corpo un cifrario segreto si imprime. Questo evento inavvertito brillerà e si rifletterà sul fascio delle nostre vertebre fino alla diversione: un rilascio di gufi vermigli. Sigillato ma libero di lanciarsi in volo. Là ci disseta l’Amica che non ha orari e che è orgogliosa di noi.
(Vent tombé,
da Chants de la Balandrane, 1977).
Traduzione di fm.
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