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(da: Luna muta altera)
lunambolando noctiluca, bujo
disperdintatto d’altro – tocchi d’altri
ascolti vani, ‘ vaniloquj scaltri,
se pure taci l’ali che t’imbujo
da lat’a lat’o, scuri, ‘n volti nigri:
ma, come lame d’esse, menti ‘l semen
d’incolteterei colpi: l’una limen
non dire ch’ell’apostrophi denigri
da resa vuota l’anima – l’implena
il giro, vago man’a man di cosa
che vide plenissima, l’altra, rosa
diquartoinquart’erosa pietra impatta
parol’e strane a dir e sass’o, matta
pagina, roccia – come spera – arena
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Giovanni Campi
Francesco Carbone
scompaginate pagine & sparsi appunti
“Quadratura del cerchio.
Non si sa cosa sia, ma bisogna alzare le spalle quando se ne parla.”
(Gustave Flaubert, Dizionario dei luoghi comuni)
“Qualunque cosa tentiamo di pensare, e comunque la pensiamo, noi pensiamo nell’alveo della tradizione. […] Soltanto quando, pensando, ci rivolgiamo al già pensato, siamo impiegati per ciò che è ancora da pensare”(1).
La Biblioteca di RebStein
XVI. Marzo 2011
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Luna Muta Altera (2011)
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