fragm

        biffures_couv

« […] secousse sismique travaillant l’épaisseur d’une lentille de cristal, cette fin du monde de poche s’exprimait tout entière dans la syllabe fragm, identique de “diaphragme” à “fragment”, comme une paillette pierreuse qu’on retrouve pareille à elle-même dans des roches de structures diverses mais dont les éléments principaux, de l’une à l’autre, demeurent constants ».

 

[Michel Leiris, Biffures, Editions Gallimard, 1948]

 

Leiris / Nuits sans nuit

19-20 MARS 1943

Le rĂŞve que je suis en train de faire devient comme un Ă©tat de vieille qui va cesser. Pris d’un irrĂ©sistible sommeil dans le rĂŞve mĂŞme, je sens que celui-ci est sur le point de s’achever, par une nouvelle plongĂ©e dans le nĂ©ant de l’inconscience et non par un retour Ă  la rĂ©alitĂ©. Je m’apprĂŞte Ă  crier de peur, mais Z… intervient et le malaise prend fin.
Mouvement analogue à celui qui, souvent, tend à m’arracher de tels cris à la limite de l’éveil. Mais, en l’occurrence, ce mouvement était singulièrement plus angoissant car, au lieu de subir durant un temps qui ne saurait s’évaluer les affres d’une émersion difficile, je quittais le rêve en quelque sorte par en bas, pour m’enfoncer dans un sommeil dont je ne sortirais plus et qui serait la mort.

 

Leiris / AugĂ© / Roma

Roma, cittĂ  dorata anzichĂ© nera e bianca […]; Roma, che per lungo tempo ho conosciuto […] attraverso le Antichità e le Carceri di Piranesi, ma di cui ho recente esperienza diretta, che ho avuto modo di percorrere, sulle prime in preda a una sorta di angoscia (l’isolamento che sempre piĂą avverto nelle grandi cittĂ ), poi alla gioia dinnanzi a una tale profusione di bellezze (blocchi di civiltĂ  diverse sovrapposti in uno straordinario disordine, appollaiati gli uni sugli altri e che crescono come vorrei crescesse la mia immaginazione). […] Roma fu regina del mondo antico come tuttora, con la sua truppa di preti ingonnellati è il fulcro della cristianitĂ . […]
ChĂ©, se a Roma ho visto un popolo di alti arcangeli (statue antiche o barocche quali le statue che punteggiano il ponte di fronte a Castel Sant’Angelo e han l’aria di tuffarsi nel Tevere ogni qualvolta un nuotatore dello stabilimento lì a fianco si butta in acqua, e non c’è neppure bisogno, perchĂ© l’errore prenda corpo, che il tizio così trasmutato in creatura supposta divina esegua un cosidetto “volo d’angelo”), e se ho udito, all’aria aperta degli spettacoli d’opera estivi, voci umane ergersi a cariatidi sonore dell’attesa e del rimpianto, mentre nel blocco compatto della notte la illuminazione scenica apriva un alveolo di luce ove persone e cose acquistavano un rilievo insospettato […].

Leiris, Biffures, p. 276

—-

Con la valorizzazione dei Fori Imperiali il regime fascista volle rendere esplicita la sua concezione dell’Italia e della storia. Via dei Fori Imperiali è un esempio di quello che Habermas chiama “ uso pubblico della storia “, il quale – nel caso in esame – collega Roma fascista alla Roma imperiale. […] Anche se gli archeologi o i politici che vogliono fare un uso pubblico della storia ne sono inconsapevoli, il risultato è sempre un paesaggio, cioè la riunione di temporalitĂ  diverse. Quando vi si mescola, come oggi a Roma, una presenza insistente della natura (non solo i parchi, i giardini, i chiostri, le colline boscose, ma anche le erbacce e i papaveri che si intrufolano nel cuore stesso della cittĂ , invadendo i lungotevere e i siti archeologici), si ha l’impressione (soprattutto al calar della notte, quando le attivitĂ  si fanno piĂą discrete e i passanti piĂą rari) di una sorta di immensa rovina senza etĂ , nella quale chi passeggia innocente può provare il puro godimento di un tempo che nessun monumento e nessun sito riescono a imprigionare.

Marc Augé, Rovine e macerie