Archivi tag: Joyce

su robert walser (interventi e materiali sul sito della radio della svizzera italiana)

Radio della Svizzera Italiana_ Articolo e materiali su Robert Walser
https://www.rsi.ch/cultura/letteratura/Robert-Walser-essere-apparire-o-scomparire–3245072.html (Mattia Mantovani)

oggi, 15 aprile, a roma, libreria tomo: “forse che sì. joyce tra pascoli e gadda”, di andrea cortellessa

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oggi, martedì 15 aprile, alle ore 19
a Roma, Libreria Tomo (Via degli Etruschi 4)
presentazione del libro
FORSE CHE SÌ. JOYCE FRA PASCOLI E GADDA
di Andrea Cortellessa
(Quodlibet)

ne parlano con l’autore
Enrico Terrinoni ed Emanuele Trevi
coordina
Emiliano Ceresi

15 aprile, roma, libreria tomo: “forse che sì. joyce tra pascoli e gadda”, di andrea cortellessa

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martedì 15 aprile, alle ore 19
a Roma, Libreria Tomo (Via degli Etruschi 4)
presentazione del libro
FORSE CHE SÌ. JOYCE FRA PASCOLI E GADDA
di Andrea Cortellessa
(Quodlibet)

ne parlano con l’autore
Enrico Terrinoni ed Emanuele Trevi
coordina
Emiliano Ceresi

 

[r] _ alcune ragioni (da cb)

Perché, invece di stampare l’Ulisse di Joyce su carta (trattamento tipografico), lo si imprime (sempre tipograficamente) su EASTMANCOLOR con la presunzione di averne fatto un film? Perché si impolverano soprammobili noleggiati, avendo a solo scopo dell’operazione l’ingenuità di attribuirsi un passato? Perché ogni realtà “interna” al cinema deve essere a tutta forza giustificata dalla sua equivalenza ad una realtà esterna? Perché la capacità d’un attore è riposta soltanto nella sua facoltà di imitazione? Perché lo spazio deve essere paesaggio e basta? Perché il “colore” è obbligato a uniformarsi alla stupidità della natura? Perché mai la “sequenza” è solo logica? Perché l’arte deve essere la vita? Chi lo ha detto che la vita deve essere “questa vita”?

Carmelo Bene, L’orecchio mancante

dopo finnegans wake non si può più scrivere un romanzo / raffaele perrotta

(…ma si può vincere il premio strega)

forzare i limiti: i tensori extranarrativi

quella che segue, condivisa in rete da Gianluca Gigliozzi, mi sembra una lettura perfetta della ‘prassi Lynch’, che personalmente ritengo incarnabile/realizzabile (anzi: già ampiamente esemplata) dal piano letterario sperimentale al livello delle microstrutture, e di quel legante strutturale che chiamiamo sintassi.

L’intensità della figurazione che contraddistingue il cinema di Lynch ricade nell’intensità della cooperazione richiesta sul piano narrativo in modi assolutamente inscindibili. È su questo piano che si genera anche una feconda circolarità tra fascinazione spettatoriale e investimento analitico, chiamate qui a misurarsi non solo con l’attività interpretativa ma anche e soprattutto con l’intrinseca necessità dell’innesco di tale processo. A questo luogo originario si affidano anche la dimensione e il carattere del racconto di Strade perdute. La domanda «perché dovrebbe esservi una storia?» va cioè qui intesa in modo originario e profondo, pienamente filosofico. Se la comprensione del racconto si impone come uno dei nodi rilevanti per l’analisi e l’interpretazione dei film, i lavori di Paul Ricoeur hanno anche mostrato come vi sia una stretta relazione tra la configurazione degli eventi narrativi, le pratiche di figurazione del tempo, e la stessa esperienza vissuta del soggetto. Se il tempo si lascia comprendere (solo) assumendo una forma narrativa, la centralità del racconto si assume nella necessità dell’esperienza umana di «potersi narrare» al fine di acquisire un senso. Detto in altri termini, «la vita è certamente più simile all’Ulysses che ai Tre moschettieri, e tuttavia noi siamo più propensi a leggerla come se fosse un racconto di Dumas che non come se fosse un racconto di Joyce». Dunque è nel tentativo di interrogare e forzare i limiti di questa intrinseca necessità dell’esistenza che si inscrivono configurazioni narrative come quella di Strade perdute. Non si tratta di annullare il racconto in quanto tale, quanto di «far ritornare sull’istanza del racconto la complessità della prestazione immaginativa originaria». Ed è questa indubbiamente l’intensità che si percorre attraverso Strade perdute, come una forza che gira a vuoto e non riesce a indirizzarsi verso il proprio oggetto, ma si inabissa lungo una «strada perduta». Non vi è schema plausibile in grado di dar conto dello sdoppiarsi nello stesso di prologo ed epilogo, se non assumendo la prospettiva di uno scacco del tentativo di Fred di configurare narrativamente la propria esperienza estrema – il compimento dell’uxoricidio per gelosia. Sotto la spinta irresistibile della pulsione di morte che innesca la coazione a ripetere e spinge a ripercorrere sempre le stesse vie e a cercare lo stesso oggetto, il meccanismo narrativo che porta il soggetto a eliminare le tensioni e a generare un racconto viene così a trovarsi sotto scacco. Com’è noto il concetto di pulsione è uno tra i più difficili della psicoanalisi, una sorta di concetto-limite. In riferimento ai rapporti tra l’attività del raccontare e l’esperienza umana, potremmo parlare in questo caso di una sorta di pulsione narrativa (che rientrerebbe così tra quelle autoconservative) che qui fallisce nel suo tentativo di rimuovere o ordinare ciò che accaduto. Come nota Montani, «il racconto – che pur si produce – fallisce infatti nel suo obiettivo più prezioso, vale a dire quello di concludersi». Ma qui si crea anche uno stretto legame tra il desiderio di «redenzione narrativa» di Fred e quello di comprensione dell’ordine degli eventi proprio dello spettatore. Infatti secondo una tradizione narratologica, il finale di un testo narrativo non si fa soltanto carico di verificare l’ultima previsione compiuta dal lettore, ma «anche certe sue anticipazioni più remote, e in generale pronuncia una implicita valutazione sulle capacità previsionali manifestate dal lettore nel corso dell’intera lettura». La paradossale coincidenza tra emittente e ricevente del messaggio «Dick Laurent è morto» va dunque intesa come un enunciato metaforico sulla neutralizzazione del tentativo narrativo/autoconservativo di Fred, nonché sulla comprensibile «attesa di chiusura» da parte dello spettatore.


Andrea Minuz, Strade perdute, in: Paolo Bertetto, David Lynch, Marsilio 2008

oggi, 22 giugno, a roma, da plautilla, dialogo con l’autore: massimo bacigalupo

IN DIALOGO CON L’AUTORE – iniziativa di MVL _ Monteverdelegge
Massimo Bacigalupo, celebre anglista e critico letterario, nonché traduttore di autori come Ezra Pound e William Wordsworth, sarà OGGI, sabato 22 giugno alle ore 11:00 da Plautilla (Via Colautti 28) e dialogherà con Maria Teresa Carbone della sua opera. Al centro dell’incontro, in particolare, il suo libro più recente Bloomsdays. In cammino con Joyce & Company (Calamospecchia edizioni), racconto dall’interno della kermesse che, su sua iniziativa, si tiene ogni anno il 16 giugno a Genova, quando la città diventa il palcoscenico di una grande e collettiva ricostruzione dell’Ulysses di James Joyce.

22 giugno, roma, plautilla, dialogo con l’autore: massimo bacigalupo

IN DIALOGO CON L’AUTORE – iniziativa di MVL _ Monteverdelegge
Massimo Bacigalupo, celebre anglista e critico letterario, nonché traduttore di autori come Ezra Pound e William Wordsworth, sarà sabato 22 giugno alle ore 11:00 da Plautilla (Via Colautti 28) e dialogherà con Maria Teresa Carbone della sua opera. Al centro dell’incontro, in particolare, il suo libro più recente Bloomsdays. In cammino con Joyce & Company (Calamospecchia edizioni), racconto dall’interno della kermesse che, su sua iniziativa, si tiene ogni anno il 16 giugno a Genova, quando la città diventa il palcoscenico di una grande e collettiva ricostruzione dell’Ulysses di James Joyce.

alcune ragioni (da cb)

Perché, invece di stampare l’Ulisse di Joyce su carta (trattamento tipografico), lo si imprime (sempre tipograficamente) su EASTMANCOLOR con la presunzione di averne fatto un film? Perché si impolverano soprammobili noleggiati, avendo a solo scopo dell’operazione l’ingenuità di attribuirsi un passato? Perché ogni realtà “interna” al cinema deve essere a tutta forza giustificata dalla sua equivalenza ad una realtà esterna? Perché la capacità d’un attore è riposta soltanto nella sua facoltà di imitazione? Perché lo spazio deve essere paesaggio e basta? Perché il “colore” è obbligato a uniformarsi alla stupidità della natura? Perché mai la “sequenza” è solo logica? Perché l’arte deve essere la vita? Chi lo ha detto che la vita deve essere “questa vita”?

Carmelo Bene, L’orecchio mancante

“1922 – afterlives – ulysses and the waste land in…” @ la sapienza, 13-14 aprile

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joyce’s birthday, joyce’s works

thx to Derek Beaulieu

Happy Birthday James Joyce, born on this day in 1882. Here, download a PDF of everything Joyce ever wrote: https://monoskop.org/log/?p=19288

insistere: fare i conti col linguaggio senza un io

Quindi fare i conti col linguaggio senza un io. Un iismo. Quello lo lasciamo agli asini.
Ma non se ne può più d’uno stucchevole degli affetti, dell’anima bella, della “postal cartolin”, degli innamorati. Tutto ciò appartiene a un codice dell’imbecillità, della mediocrità…
Nel dopo-Joyce, …per esempio, l’identità: tutta per aria. Salta tutto. È già saltata

(Carmelo Bene, audio di un’intervista del maggio 2000
https://slowforward.net/2022/09/09/mal-de-fiori-cb-conversazione/)

*
N.b.: i poeti italiani contemporanei sono esentati dalla lettura di queste righe, né è necessario che rechino seco a scuola la giustificazione dei genitori, tantomeno fia da loro dovuta lettura alcuna del Lacan.

linguaggio e broccoli. (l’assertività nella ricerca letteraria italiana)

Vengo frequentemente chiamato a osservare, e nella prospettiva degli autori apprezzare, testi in sostanza fondati sulla ossessiva rapinosissima deformazione linguistica, grammaticale, sintattica. Sono pastiche incommestibili anche perché prolissi. Labirintoidi magari interessanti, ma sui cui valori non mi è difficile veder spiccare piuttosto qualcosa come un applausometro tarato su Finnegans.

Ogni volta mi verrebbe da dire (ed è prescritto io debba dire) al bravo autore: bravo. Mejo de Joyce. Così gratificandolo, immagino.

(Puer o, più spesso, senex, l’autore mi suggerisce il battimani perché mal conoscendomi evidentemente vuole, con piglio un bel po’ pedagogico, che risponda al suo testo come dovendone io cartografare e condividere la sensatezza con entusiasmo 1:1).

Vedo/sento la sua faccetta ridere il suo “eh?”, e spuntare come un prezzo dietro il ribobolo del broccolo verbale.

Annoterò allora in sommessa voce che no, preferirei di no. Esiste un’assertività anche nella ricerca letteraria, e a volte si riesce a volte meno a metterla a valore. Magari è un disvalore, va studiata, la faccenda. Non ho timbri prestampati, anzi non mi occupo di burocrazia.

E detesto i broccoli; la ramanzina “ma fanno bene” (che bravi che sono) non mi tocca. Invoco misericordia: e, oltre me, non stressate e non strassate il vostro Word, anche se non si lamenta, lui.

*

da un intervento del 4 mag. 2021, https://mgiovenale.medium.com/linguaggio-e-broccoli-lassertivit%C3%A0-nella-ricerca-1c0f146b5a90

carmelo bene _ 2002-2022 _ il congedo impossibile _ 21 marzo

Carmelo Bene 2002 | 2022
Il congedo impossibile

Roma, Teatro Argentina, 21 marzo 2022, ore 19:00
ingresso libero – prenotazione obbligatoria

a cura di:
Luisa Viglietti, Stefania De Santis e l’Associazione L’orecchio mancante
e la collaborazione di:
Tiziano Fario, Andrea Macchia, Davide Ronchieri, Mela Dell’Erba, Emanuele Carlucci, Fulvio Baglivi.

Promosso da:
Roma Culture e Teatro di Roma – Teatro Nazionale
e dall’Associazione L’orecchio mancante

con il contributo di:
Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico

evento fb e prenotazioni: https://facebook.com/events/s/carmelo-bene-2020-i-2022-il-co/287021723547650/

letture in frammenti introdotte da Graziano Graziani:

Tommaso Ragno
da Ulisse di James Joyce, introduce Enrico Terrinoni

Federica Fracassi
da Mille Piani di Gilles Deleuze, Félix Guattari

Marco Foschi
da L’uomo che ride di Victor Hugo

Filippo Timi
da Memorie di un malato di nervi di Daniel Paul Schreber

Silvia Pasello
da Poesie e Prose di Jules Laforgue

Iaia Forte
da La Serata a Colono – parodia di Elsa Morante

Lino Musella
Paolo Mazzarelli
da Il critico come artista di Oscar Wilde

Brani musicali di
Gaetano Giani Luporini

A conclusione della serata la visione dell’opera Carmelo Bene. Un ritratto. di Monica Maurer e Dietrich Shubert, 1971, ‘30 e Becoming Salomè di Monica Maurer, 1971/2022 ‘7.