Archivi tag: David Lynch

enrico ghezzi presenta “eraserhead”, di david lynch

https://youtu.be/ShUiUnZ5-AU

23 febbraio 2011 – Arezzo, Cinema Eden. enrico ghezzi introduce la proiezione di Eraserhead di David Lynch all’interno della rassegna Lost&Found di Cineforum2 e Sentieri Selvaggi

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david lynch in-studio footage

DL recording Crazy Clown Time

notille da un social su “prima dell’oggetto” – reading a villa lais, 28 maggio 2025

grazie a déclic e a Villa Lais Legge per questa occasione di lettura.

è stato il battesimo dell’aria per il libro Prima dell’oggetto, bizzarro meccano entropico di prose 2004-2024 il cui assemblaggio devo al (come sempre generoso) ascolto e invito di Carlo Sperduti.

durante la one-man session di lettura mi sono prodotto in varie verbigerazioni critiche autocritiche, nelle quali ho fatto sfacciato ricorso alle parole “David” e “Lynch” unite insieme.
ho in definitiva cercato di spiegar(mi) perché l’anticlimax creato (soprattutto p. es. in Inland Empire) con certi modi di gestire un lentissimo movimento di macchina (tipo quando svoltando un angolo ci si rivela nientepopodimenoche un comodino, azzerando ogni horror) siano in qualche maniera legati per me a tre cose, nelle lettere che assemblo:

(1) l’inserimento nelle microprose di micromeccanismi di inceppamento o deviazione;
(2) la parallela defezione dello spettacolo in letteratura; e
(3) il non meno parallelo sgambetto che lo scrittore si autoimpone per schivare l’effetto e l’effato.

insomma un’altra strada stradina stradicciuola per non essere assertivi.

e poi: faccenda forse interessante è che questo libro è pure ahimé una complicata sfida che mi infliggo sul piano dell’esecuzione orale. non posso leggerlo come faccio con Oggettistica, salvo in qualche caso (brano).
è di fatto un aggeggio che si fa ‘scandire’ meno con la voce che con gli occhi. gli occhi, loro, percepiscono quello che i movimenti di macchina (cfr. sopra) implicano, non solo nella costruzione della visione testuale, ma anche nei dettagli e nanodettagli grammaticali e tipografici. le parentesi, gli incisi; e le ipotesi, i ritorni o echi tra pagina e pagina, …

ma il discorso qui si fa lungo e così i lettori scappano gettando grida. perciò pace, punto. qui il link al libro: https://www.declicedizioni.it/prodotto/prima-delloggetto/

pod al popolo, #065: lettura di mg da “prima dell’oggetto” (déclic 2025), villa lais, roma, 28 mag. 2025

La registrazione del reading a Villa Lais, prima lettura (con autocommenti & ragioni di poetica) di Prima dell’oggetto, raccolta di prose pubblicata da déclic edizioni: ora su Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto. 

copertina di "Prima dell'oggetto", di Marco Giovenale (déclic, 2025)

pagina del libro: https://www.declicedizioni.it/prodotto/prima-delloggetto/

‘daydreaming is so important to me’: how david lynch fishes for ideas – artreview

https://artreview.com/daydreaming-is-so-important-to-me-how-david-lynch-fishes-for-ideas/

[r] _ crazy clown time / david lynch. 2011

[r] _ the 3rs / david lynch. 2020

 

[r] _ the adventures of alan r. / david lynch. 2020

[r] _ a 9′ 56” audio file of david lynch wearing dark glasses / differx. 2021

*

from instagram.com/p/CL_0wtRKNuB/ x 9′ 56”

[r] _ rabbits starring jack / david lynch. 2020

[r] _ bad painting, imperfection, no answers: david lynch and patti smith talking

david lynch. the treachery of language / grace lee. 2018

i pregi della casa in bilico (rev. feb. 25) / differx

da https://mgiovenale.medium.com/i-pregi-della-casa-in-bilico-6e1f894f909f

Alcuni testi di ricerca contemporanei, a mio modo di vedere, si avvicinano molto a rappresentare anzi essere — in silenzio o meno — quel tipo di ‘testo installativo’ (ma in qualche modo performativo, pure: in parallelo) che si può gustare in tutta evidenza ad esempio nei brevi weather reports che David Lynch per un periodo ha pubblicato su youtube o instagram: cfr. https://www.instagram.com/tv/CPBMECtHMwT/.

Mi domando molto seriamente come si possa stare seri (soltanto seri) ascoltando la voce scandita di Lynch in questo come in decine di altri meteo.

Quando senza variazioni di tono annuncia, a fronte del cloudy sky della mattina, cieli blu e tramonto dorato per il pomeriggio, difficilmente penso si possa trattenere almeno un sorriso. E il saluto finale, augurale, da parte sua, non manca di teatralissima gioia, sottolineata. Evidenziata, sopra le righe: senza rughe di perplessità, e — proprio per questo — inquietante. (Il cinema di Lynch è l’epitome dell’Unheimlich, del resto).

Quando per Carlo Bordini parlo di testi scritti in un bilico che rimane tale, che resta sul filo della lama, che cioè non dà suggerimenti al lettore per interpretare in senso ironico o meno la pagina, dico qualcosa di niente affatto diverso. Leggendo non si può evitare un sorriso, condividendolo o credendo di condividerlo con l’autore; e non si può, del tutto parallelamente, dubitare che sia legittimo, che l’autore proprio al sorriso volesse condurci. Ci dà una casa ma abitandola la troviamo tutta bucata, buffa, e in pericolo, storta: e insieme protettiva, pertinente.

In questa indecidibilità, che finisce per essere almeno un suggerimento di ironia da dedicare all’ironia stessa, per me risiede parte consistente della produzione di senso di opere non solo di Bordini, ma prima ancora di Corrado Costa e spesso dello stesso Emilio Villa. Per non parlare dell’accidentato atto del parodiare-smentirsi-parodiare che è praticamente in tutta l’opera di Carmelo Bene.

Fino a ragionare su chi nel ventennio recente si è occupato di simili sintonie (non solo italiane) e non poche ne ha create: cito solo, per rapidità, i casi delle Avventure minime di Alessandro Broggi, e dei Cinque testi tra cui gli alberi (più uno), di Michele Zaffarano.

[r] _ i touch a red button man – animated film by david lynch feat. interpol