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Glas

Per te che migri agitando parole di salnitro
alle tue spalle – tu nel respiro incerto
che si prescrive isole tra i flutti
e cumula petali di luce per l’inverno

quanto profonda, veggente, cieca morte
lievita ai templi sconosciuti dell’approdo

inchiostra il passo
per tenere la conta degli abissi

***

Glas

s’agita il giorno ingolfato in bende
e febbri contratte per suture d’equilibrio
fruscia nel rigido pallore delle ombre –

consolati dunque del filo che si arma
in bianche trame, del lampo
che s’apprende alle pareti della mano
e macchia d’artiglio il tuo cielo
immobile di stagno, l’acqua sovrastante

il corpo è nebbia esposto alla visione
cicatrice caotica di brace
che segue il sole e lacera s’arrende
davanti alla tua bocca, nel tuo sangue

*

Glas

Leggo coi miei occhi senza occhi
                        tracce di come partecipammo al mondo
                        quando ancora non eravamo voce

                        quando la terra era misericordia senza verbo.

                        Stringo il chiarore inesprimibile
                        del mio sguardo che si fa parola

                        e ascolta.

***

Glas

notte -tempo

lampo che cova
fortuite
eresie di luce

l’in-contro
in-prevedibile
nel breve segno
di una comune

morte

distanza azzerata
tra la serpe e il tempo –

la serpe che smobilita
la pelle –
il tempo
che accende fuochi
soffocati d’anni

(all’amo
qualche erba
di scarto e
il profilo di altre
vite
appena accennate –

ignare
della luna
che arde e passa
avvolta nel suo piumaggio

senza fiamma)

***

Glas

Deo abscondito

Ho sognato il sogno in cui mi sogni.

Ero un frammento d’ombra
dentro il tuo pensiero
e tu la lampada di un pallido deserto
dove spaziano oasi che sfuggono ai miei sensi.

Io sete muta
dell’onda che non ha nome e volto.
Tu pietra antica che fu già soglia alle parole perse.

Non lontano sono io mentre ti cerco
dal nulla che mi cerca attraverso i tuoi occhi.

Soltanto il dolore
spina di luce strappata al deserto dei giorni
parla ai silenzi di dio
dalla ferita di carne scolpita sulle sabbie.

Racconta alle labbra del buio
la traccia di stelle dove si spoglia l’ombra della notte.

Implora per ogni naufragio
solo la carità di un orizzonte vuoto.

Ascoltaci –
oggi dalla più antica delle tue pupille
un nulla in forma di lacrima insemina zolla e tempo.

Nessuna mano raccoglie tracce di parole
dal vento sottile che tracima come un fiume in piena
acque di impercorribili risposte.

***

Glas

avrei potuto
essere te, il tuo
seno, quando la mia mano
ti frugava nel sonno
vampando
tra i capelli e
le cosce, avrei
potuto arderti dentro
per sempre, ardermi in
lente sostanze
la spoglia, il respiro
chiamare la morte a
scoprirsi, levarsi la veste
emergere al suono di giorni
contati, dissolversi
ai piedi del letto, nel
vapore ormai senza
più peso di un
ricordo

anche ieri
fa giorno da un
grumo di secoli, sottrae
domande ai ricordi e
si pensa, già in odore
di sabbie, risalire i tuoi
occhi fino all’aria
che brucia, ora
tace, l’inverno è
un pantano di fumo, tu
comincia a guardare il
rivo di pioggia
che ti esce sangue dai
pori

***

Glas

la luna si contorce al
la parete, si
sbreccia tra i vapori
azzurrini dell’acqua
che scivola a fatica sul
la pelle, la mia
casa è una soglia
da cui guardo il mare
farsi fiamma, e la risacca
disegnare il
dis
ordine di un’
eternità interrotta al
la parola
grido

il dolore
mi dice continua
la corsa, riempi le mani
imbratta di sillabe, impara dal
l’acqua e poi
beviti a sorsi, travasa
la pelle dal labbro alle ossa in
giunture di linfa, non hai
scampo, non
sfuggi alla sera, sarai
luna crescente
in un coro placato
sommerso

***