Una mela

Salmì era una mela.
Ci era diventato nel corso di mesi, passando dalla gemma, lentamente, a una possibile mela, aspra e piccola, poi a una mela in fieri, sempre più carica delle proprietà delle mele. Il sole lo rese morbido e succoso, una mela completa che si agghinda per l’ora delle mele, a settembre era la mela che aveva sempre desiderato essere, nei suoi sogni di mela adolescente, tra tante altre compagne nel viaggio della melità.
Salmì penzolava da un ramo carico di frutti, una raffica di vento improvvisa interruppe a un certo punto i suoi pensieri, cadde a terra e rotolò fino a ciò che le mele non conoscono, al grande sconosciuto event horizon delle mele. Lo raccolse poco dopo una curiosa signorina in cerca di spuntini, la quale per colpa sua fu cacciata dall’Eden e spedita, con il di lei amichetto Abramo, in un mondo senza più speranza.
Salmì arrossì per l’imbarazzo, ma nessuno lo notò perché, in effetti, era una mela.

Lucia Manetti

 †

allaccia accomoda riordina
contatti appunta intenti

l’argomento e l’oggetto, dice. quel giorno
+
il rincorrere, una volta. due, tre, quattro, poi.
+
questi piedi e il non farseli. prestare
(alternativa a) passo in meno, passo indietro.
terra fra i denti le rape, fra il cous cous
porta, richiusa
+
fra i vuoti volentieri ma.
come, non so come. il tempo,
the joys I have possessed
su un sentiero o piazza si diluisce.
(when we are singing)
+
non ci sono, ci sono.
non ti dico che respiri. vacilli. più.
+
muore davvero

Stefania Zampiga

cientoparole – idiota

chiedendo al mondo di fare l’idiota.
idiota serio, che non esce dalla parte dell’idiota, nemmeno per differenziarsi da altri idioti. idioti tutti, ma anche gli animali idioti, idioti seri. quindi animali e umani idioti, ma anche piante idiote, non si scappa dall’idiozia, idioti i funghi e i licheni, idioti tutti i regni. idioti anche i sassi, sia ben chiaro alla pletora di idioti che qui legge, ascolta, scrive. nel regno degli idioti. tutti idioti a idioteggiare. alcuni con idiomi idioti, altri senza idiomi, solo idioti. bisogna dedurne un’immaginazione idiota, dunque i parti della fantasia, draghi, gnomi, dio, etc, tutti idioti.

Francesco Scapecchi

Vasi in bilico. Quattro lettere.

Preparano le frigorie messe in assetto [oppure dal verso map in Paul Sacher-Anlage uno [per] uno fanno una vite infinita un [risalto eccessivo filettato al lato della terra nei vasi ci stanno mozzi metope del posto] nella pioggia a mezz’asta la figlia ha studiato alla Cornish School i prepagati un pool dove] i raggi delle ruote le moviole strati dove non] piove mettono un segnale a circolo un] sodalizio di poltrone massaggianti se] 

Luca Zanini

Microcose di maggio

Ammasso di spine
Si sa che nessuno si sveglia mai nella stessa stanza dove si è addormentato la sera prima. La sposa la cui guancia carezziamo la mattina non è mai la stessa sposa con la quale abbiamo copulato la notte. Ogni risveglio è un azzardo, un giovane ammasso di spine, una Palermo sconfinata. 

Per far 
Lampioni accesi di giorno come fosse notte. Invece è giorno. Traffico quasi assente. Invece è giorno. Vetri vuoti e pochi passanti in veloce luce giallina. Puttino incrostato di muschio al centro di una fontana piena di foglie secche. E invece è notte. Chiodi dappertutto, grossi come dita. Le cose sembrano vere. Per far comparire il bianco, per sembrare innocente, non ti resta che inventare il passato. 

Quando
Quando scrive spegne la luce. Si slancia in avanti, poi frena di colpo. Umano come un cane. 

Però
Quando scrive non scrive.

Alfonso Lentini

cientoparole – onirigrafia

viaggia nel cinema come premio delle carte da gioco e si trova quindi a essere profondamente onirico. persegue le inquadrature come dieta mentale e viene spesso dissolto ma non in modo incrociato, bensì a chiasmo. diventa pellicola, viene tagliato, montato, anche colorato. è vintage e se ne compiace, se ne gloria. le glorie sono sempre del passato. usa questa abilità per saltare le interrogazioni per schivare le persone per strada che chiedono firme contro la droga. nessuno ha mai creduto che una firma possa fermare la droga, nemmeno la droga stessa. nessuno ha mai ceduto al potere magico delle parole.

Francesco Scapecchi

#386

C’è caldo e il quartiere risulta calpestato da ore. Sconosciuti a passo d’oca bramano calpestare. Da ore. Il quartiere era stato dato in usufrutto a Le Corbusier perché ne facesse un vanto millenario. La cosa è riuscita per metà. Figurati che ora ci cammino sopra io. Lo avrebbe detto Le Corbusier? Sì. Per due volte. Sono vestito d’autunno. Quindi entro ed esco dalle stagioni provvisorie, avanti e indietro prima con gli indumenti sopra, poi quelli sotto, e così via. Sono abbastanza caldo nel mio freddo, indosso un paletot colore rubino. Difficile descriverselo addosso. Diciamo che se non lo togli pecca di indescrivibilità. Diventa un vestito impronunciabile. Ricorderai, tra l’altro, a un certo punto mi fu consigliato. L’uomo bizzarro ci moriva dietro durante una festa in maschera. Lo stesso fatto si innesta su un’altra vicenda di cui non ricordo niente e probabilmente farei prima a etichettare il tutto come falso. Ma tant’è. La quantità prodotta dai dati è già di per sé logicamente verosimile. Di questi tempi può bastare, bastare per credere. C’è caldo e il quartiere risulta deserto. Sconosciuti a passo d’oca e tutto il resto di prima avanzano tra i compromessi della direzione obbligatoria e della governabilità nella parola plurale. I cartelli vanno e vengono. Si interpretano. Si accendono frasi improvvise, poi si spengono e le regole comuni alle frasi gridate così si appannano definitivamente. È inutile, da adesso in poi non c’è più tanta convinzione. Già, è proprio la convenzione che manca.

Simone Beghi

autoracconto #5

Oppure: Compra un paio di scandali nuovi, sono troppo stretti, non riesce a tirarsene fuori, li fa scoppiare. Oppure: I momenti poco seri della coppia Guascogne ebbero una battuta d’arresto nella serata in cui Forlando andò a trovarleli tuttodumpezzo. Erano di questo tenore le storie che il pappacarlo intrespolato sullo sgabrutto raccontava ai clienti prima che iniziasse a spargere piume perse e a imparare a memoria le ultime parole dei clienti che uscivano dal negozio in modo da ripeterle ai clienti che entravano nel negozio. Le sue piume erano: variopinte, variofórmiche, sempre di meno. I clienti se le intascavano e le portavano a casa come ricordo, oppure se le apponevano qualcheddove sul corpo. Intrespolato lui prese a mormare piumeno piumeno piumeno.

Carlo Sperduti

metallo su cotone e aria

troppa stoffa al pian terreno, con qualche posata ricamata sui cuscini. una respirazione diaframmatica, milioni di click online e poi spararsi. del giallo in video, e ancora qualche respirazione sui cuscini pouf. un po’ ci piacciono, i problemi. dicono che i gatti abbiano poteri curativi, li ritroviamo sul petto e negli aforismi. di mattina si vede la luce sui sandali di plastica trasparente, le magliette con catenelle pendenti, il metallo su cotone e aria. un bel negozio senza struttura, solo immagine, e qualche pensiero sul futuro. lo fanno con le linee. la sinistra, la destra e top top, tavolo da biliardo, solarium, ideologia, canali, tutto. qui abbiamo una nave da crociera, un uomo, indeciso se buttarsi in piscina, nella vasca idromassaggio o direttamente in mare. sono pochi metri, ma con l’ipotesi di pesce. dovremmo fermarci solo un attimo e vedere cosa sta succedendo. visitatori che camminano al di là del vetro, un tronchetto oscillante su cui nessuno siede.

Eda Özbakay

nelle vicinanze

l’agenzia è vicina al pescivendolo e può fare i documenti, il pescivendolo è vicino all’agenzia ma non può fare i pesci, può però venderli, come del resto dice il nome. 
stando alla diagnostica il negozio più vicino è la panetteria, la paraletteratura, che a sua volta è in grado di fare il pane e anche di venderlo, questo reca gioia alla cittadinanza, che dice “qui accanto” per dire “vicino”, perché c’è sempre il vicino. c’è il vicinato, che è la categoria che raccoglie l’insieme dei “vicino”. ognuno con le sue caratteristiche, ognuno coi suoi limiti, umanamente. umanamente, non puoi chiedere – non puoi pretendere – che tutti sappiano questo fare le cose.

Marco Giovenale