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C’è caldo e il quartiere risulta calpestato da ore. Sconosciuti a passo d’oca bramano calpestare. Da ore. Il quartiere era stato dato in usufrutto a Le Corbusier perché ne facesse un vanto millenario. La cosa è riuscita per metà. Figurati che ora ci cammino sopra io. Lo avrebbe detto Le Corbusier? Sì. Per due volte. Sono vestito d’autunno. Quindi entro ed esco dalle stagioni provvisorie, avanti e indietro prima con gli indumenti sopra, poi quelli sotto, e così via. Sono abbastanza caldo nel mio freddo, indosso un paletot colore rubino. Difficile descriverselo addosso. Diciamo che se non lo togli pecca di indescrivibilità. Diventa un vestito impronunciabile. Ricorderai, tra l’altro, a un certo punto mi fu consigliato. L’uomo bizzarro ci moriva dietro durante una festa in maschera. Lo stesso fatto si innesta su un’altra vicenda di cui non ricordo niente e probabilmente farei prima a etichettare il tutto come falso. Ma tant’è. La quantità prodotta dai dati è già di per sé logicamente verosimile. Di questi tempi può bastare, bastare per credere. C’è caldo e il quartiere risulta deserto. Sconosciuti a passo d’oca e tutto il resto di prima avanzano tra i compromessi della direzione obbligatoria e della governabilità nella parola plurale. I cartelli vanno e vengono. Si interpretano. Si accendono frasi improvvise, poi si spengono e le regole comuni alle frasi gridate così si appannano definitivamente. È inutile, da adesso in poi non c’è più tanta convinzione. Già, è proprio la convenzione che manca.

Simone Beghi