Sistemate le ultime uscite, la Juventus ha chiuso il calciomercato estivo per la stagione 2023-2024. Vediamo i movimenti che ci sono stati e com’è messa la squadra, reparto per reparto.
C’è da dire che i movimenti del calciomercato italiano sono stati veramente pochi e ciò dovrebbe far riflettere chi va sbandierando la bontà della Serie A. Dieci squadre della Premier League e tre delle quattro saudite hanno speso più del Milan, che è la squadra con l’esborso maggiore tra le italiane.
Ci stiamo adagiando piano piano sul fondo, se l’andazzo sarà così ancora per due-tre anni, saremo superati abbondantemente da Bundesliga e Ligue 1, che anni fa ci stavano parecchio distanti. Anomala quest’anno la Liga spagnola, in cui i movimenti sono stati minori del solito.
Complessivamente, per l’acquisto di nuovi giocatori, la spesa aggregata di tutte le leghe top è stata di 7,63 miliardi di euro, di cui 2,43 solo della Premier, che ha provato a contrastare la crescita della Saudi Pro League, che da una spesa media di 70 milioni per gli acquisti è passata agli 846 di questa sessione. Segue l’Italia con 794 milioni di euro, la Bundesliga con 696, la Ligue 1 con 691 e la Liga con 398 milioni di euro.
Molte squadre sono in difficoltà, alcune vengono “aiutate”, ma prima o poi, come dico sempre, le bolle esplodono. Vedremo. Torniamo alla Juventus. Il Direttore Giuntoli, nella conferenza stampa di presentazione era stato chiaro:
“[…] Le priorità ora sono fare chiarezza e razionalizzare la rosa; i giovani sono molto importanti, ma l’equilibrio va trovato fra sostenibilità e competitività. […] Diventare virtuosi inizialmente sarà un ostacolo, ma poi diventerà una risorsa e porterà grandi benefici; bisogna, quindi, continuare nel lavoro che si sta facendo, con pazienza, innescando un meccanismo virtuoso, razionalizzando la rosa”.
Inizialmente, quando è arrivato alla Juventus, Giuntoli ha trovato una quarantina di giocatori, tra vecchi, nuovi, semi-nuovi, rientri dai prestiti e ragazzini, con il solo campionato (e la Coppa Italia, massimo cinque partite) da affrontare. Ha dovuto necessariamente vendere il vendibile, il che vuol dire che a volte non si riesce proprio a fare quello che si vuole, e ci si deve accontentare delle offerte che ti fanno.
Oltre ai “fine contratto” Cuadrado, Di Maria e Paredes, la Juventus ha piazzato gli esuberi: Bonucci, Frabotta, Pellegrini, Arthur, Zakaria, Pjaca, Ihattaren, che non facevano parte del “progetto”, hanno lasciato la Continassa, così come Rovella (che, mi dicono, pare abbia espressamente chiesto la cessione alla Lazio), Kaio Jorge, Soulè, Barrenechea, Barbieri e De Winter, per nominare solo quelli che avevano “assaggiato” la prima squadra; tranne il centrocampista lombardo, c’è da sottolineare che questi ultimi sono ancora tutti sotto il “controllo” della Juventus (prestiti secchi o prestiti con diritto di riscatto ma con opzione di “recompra”).
Movimenti in entrata, come predetto, pochi: oltre al rientro dai prestiti di McKennie, Nicolussi Caviglia e Cambiaso, l’unica faccia nuova a Torino è stata quella di Timothy Weah, un 2000 molto promettente, e qualche acquisto di prospettiva, come Facundo Gonzalez, mandato poi in prestito, come si diceva una volta, a farsi le ossa.
Troppi “analisti” del web credono che un ragazzo di vent’anni debba per forza essere forte, ma a volte, anzi, quasi sempre, i ragazzi hanno bisogno di un percorso di crescita: lo hanno fatto anche Del Piero e Ibrahimovic, non vedo perché non lo debbano fare anche altri. Poi, è chiaro, ci sono dei fenomeni (e i due che ho nominato lo erano, tant’è vero che il loro percorso giovanile è stato molto breve), e quelli vanno fatti esplodere il prima possibile, ma dobbiamo sempre stare molto attenti all’illusione della giovinezza, che non vuol dire automaticamente bravura.
Tornando ai movimenti del calciomercato bianconero, oltre al nuovo ingresso già detto, ci sono stati il rinnovo di Rabiot per un anno e l’acquisto definitivo di Milik, che l’anno scorso era in prestito, oltre alla definizione definitiva degli acquisti di Locatelli e Kean, anche loro in prestito e delle cessioni definitive di Kulusevski e Dragusin con la stessa formula.
Anche la Next Gen è stata molto attiva, soprattutto sui prestiti che, ricordiamo, per gli “under” non hanno limitazioni di sorta. Concludendo, un mercato di “razionalizzazione” della rosa, come predetto dal Direttore.
Vediamo ora chi farà parte della prima squadra, reparto per reparto, con la tabella ad aprire la descrizione (alcuni ruoli sono “ad minchiam”, come diceva il Prof. Scoglio).

Portieri.
Forse il reparto più “solido”. Il polacco, dopo qualche “incertezza” di un paio di anni fa, si è rivelato un portiere sicuramente affidabile, anche se ai nostri occhi paga ancora il confronto col predecessore. Idem per Perin, uno dei migliori “secondi” in circolazione, e non solo in Italia. Pinsoglio, più mascotte che portiere, chiude un reparto che non dovrebbe creare grattacapi.
Difensori centrali.
Se consideriamo che ormai pare scontato l’utilizzo della difesa a 3, la difesa è un reparto con più di un interrogativo, soprattutto su qualche singolo. Se è vero che Danilo è, per impegno, carisma e rendimento, il migliore del reparto, quest’anno ci si aspetta il salto di qualità di Bremer. E magari un impiego maggiore di Gatti rispetto ad Alex Sandro, elemento con più ombre che luci: il brasiliano è quello visto a Udine o quello visto col Bologna? Rugani, ormai rassegnato nel ruolo di riserva (affidabile, visto l’anno scorso) e il giovane “fenomeno” Huijsen completano il reparto.
Chiaro che la difesa risente di due fattori: il filtro di centrocampo e la posizione. Già in queste prime uscite abbiamo visto che la Juventus tende a tenere il baricentro più alto che in passato, quindi dovranno lavorare, e parecchio. C’è tutto il tempo per farlo, perché con il solo campionato da disputare, rispetto allo scorso anno la distanza tra gli impegni sarà molto più dilatata: solo tre o quattro volte tra una partita e l’altra ci saranno meno di 6-7 giorni.
Difensori laterali o esterni bassi.
Partiamo con una premessa, i ruoli per qualcuno sono molto relativi. Cambiaso e Weah (e in parte anche Iling), sia per età, sia per caratteristiche, sono difficilmente collocabili in un solo ruolo. Diciamo che prediligono la fascia, e non sono attaccanti, così evitiamo dubbi. Escluso il lungodegente Mattia, un reparto tutto nuovo, cui potrebbe aggregarsi l’altro americano McKennie come alternativa a Weah. Anche qui, devono, possono e hanno tutto il tempo di crescere: per me, le premesse sono ottime.
Mediani o mezze ali.
Reparto con più dubbi di tutti, sia per come è stato assemblato nel tempo, sia per la “qualità” dei suoi componenti. Anche qui, più ombre che luci ma, secondo me, rispetto allo scorso anno, con più soluzioni al proprio arco, il mister Allegri potrebbe (dovrebbe?) rinunciare al “mediano regista”, anche perché né Locatelli, né Rabiot lo sono. Forse Nicolussi, ma non è rimasto in squadra di certo per fare il titolare… Di Rovella ho detto, e visto che è inutile piangere sul latte versato, per ora questi abbiamo, e con questi faremo.
Centrocampisti centrali o esterni alti.
Pogba sano è di un’altra categoria, sia chiaro. Le prime uscite sono foriere di ottimismo: Paul si è mosso senza timore, meglio che nel finale di stagione scorso. Se la dea bendata ci vorrà favorire, per una volta… Per quanto riguarda gli altri, ho messo anche Miretti e Fagioli come centrocampisti offensivi anche se, vista l’età e le caratteristiche, possono fare sia la mezz’ala, sia il “falso diez”: come, quello è un altro discorso. Sono giovani, bravi, promettenti, e possono migliorare molto. Bisognerà avere pazienza. Kostic, miglior crossatore della serie A della passata stagione (e della Europa League in quella precedente), paga, per ora, la sua linearità (cit. Allegri), nel senso che fa una sola cosa (ma la fa abbastanza bene), cioè, corre e crossa; sarà utile anche lui. Yildiz, vale per lui lo stesso discorso di Huijsen: sono “fenomeni”, facciamoli crescere e sbagliare.
Attaccanti.
Qui ci vuole un altro “se”, come per Pogba: se Chiesa e Vlahovic stanno bene, con Milik e Kean pronti per farli rifiatare, quest’anno ci toglieremo un bel po’ di soddisfazioni. E non aggiungo altro, perché è chiaro che ragionando con i “se” non si va lontano. Per me un reparto che può fare bene.
Conclusioni.
Anche qui ci vuole qualche “se”, visto quanto accaduto col Bologna.
SE ci permetteranno di giocare al calcio, SE non vivisezioneranno ogni nostro gol in cerca di un appiglio per annullarlo, SE non permetteranno l’impunità ai picchiatori seriali delle squadre che ci affrontano, SE permetteranno alla squadra di affrontare alla pari gli avversari, SE si tratterà sempre e comunque di campo e non di tribunali, carte bollate, carte segrete, carte igieniche, SE permetteranno tutto questo, allora tutto quello che accadrà sarà merito (o colpa) nostra.
Non è umanamente possibile affrontare una stagione come quella dello scorso anno senza strascichi: azzeramento dei vertici dirigenziali sostituiti con il bosco dei cento acri, penalizzazioni a singhiozzo campionato durante, disparità di trattamento nella valutazione arbitrale, bombardamento mediatico e passività comunicativa.
Spero proprio di poter parlare di calcio giocato e non di altro perché, se così sarà, già sarà un passo avanti, e mi potrei accontentare anche di una Juventus che non vince il campionato.
Non è vero. Spero proprio di vincerlo, il campionato, anche per rispondere con i fatti a tutti quelli che parlano, e parlano, e parlano. E che ancora non hanno capito che vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta.


