Via Lepsius

pagine di Antonio Devicienti: concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Categoria: attraversamenti

Nel bianco

 

         Potrebbe far pensare alla fotografia di Evgen Bavčar il Taccuino bianco di Francesca Marica (Anterem Edizioni, 2025), a immagini fotografiche fortemente oniriche e visionarie concepite dalla cecità fisica del suo autore e capace proprio per questo di uno sguardo secondo e ulteriore («Non è vero che un paio di occhi aperti vedono meglio: il buio può favorire la visione» si legge a pagina 76); oppure a certe fotografie di Mario Giacomelli (in particolare quelle d’ispirazione “leopardiana” o alla serie Il teatro della neve) in cui lo sguardo penetra negli abissi insondabili della coscienza; ma non gli è estraneo nemmeno il bianco della neve fotografato da Abbas Kiarostami né il bianco che Luigi Ghirri fotografa nella camera-studio di Giorgio Morandi a Grizzana o certe sequenze del Colore del melograno di Sergej Paradžanov durante le quali il poeta protagonista del film si muove in spazi totalmente bianchi in cui pochissimi elementi (una finestra, un tavolo) compaiono a fare da contrappunto alla sua danza onirica e visionaria; è il bianco della pagina che si offre a ogni possibilità di scrittura, il bianco risultante dalla somma di tutti i colori dello spettro, ancora il bianco che accoglie le scritture al loro intersecarsi e al loro varcare diverse soglie (poesia e prosa, referto e citazione, allusione e simbolo).

         Questo Taccuino bianco è un libro molto bello perché all’eleganza stilistica unisce un’alta intensità emotiva e concettuale, perché nel suo oltrerealismo dimostra che la descensio ad inferos dell’inconscio, del sogno, del desiderio, dell’inconosciuto, del temuto, dell’imprevisto, del simbolico è esperienza feconda e necessaria. Leggi il seguito di questo post »

«Desiderio e cinema sono in simbiosi» / «Quanto sto facendo è sabotare lo sguardo coloniale» / «L’imperfezione non è un difetto, ma una voce». Attraversando “Ultracinema 1 – I Bastardi” a cura di Jonny Costantino

 

          Accade talvolta (per fortuna accade) di venire raggiunti da un libricino rettangolare stampato su bella carta opaca e leggermente, elegantemente ruvida – il libricino è l’eco, non solo udibile ma visibile e leggibile, dell’Ultracinema Art Festival 2025 (prima edizione intitolata I Bastardi) svoltosi l’11, 12 e 13 dicembre al Cinema Apollo di Ferrara; tra le sue pagine si aggirano la Worbas di Nicola Samorì e le sue sorelle, chimere attraversate da una fortissima tensione vitale e che lasciano le proprie inchiostrate impronte anche nelle pagine dalle quali sono evidentemente transitate: le Worbas (evidentemente ispirate alla pietra nota appunto come “wor bas” incastonata nella Torre dei Leoni del Castello estense) esprimono perfettamente e lo spirito del festival e quello del libro, un’idea di ultracinema, vale a dire di cinema «che rompe gli schemi / che deborda sconfina sconcerta» (p. 2), una maniera di fare cinema totalmente e programmaticamente fuori dalle convenzioni e dalle pigre abitudini indotte dal cinema commerciale e d’intrattenimento, un cinema sperimentale e scomodo, poliglotta nel senso più fecondo perché cerca e dà spazio a voci provenienti da ogni parte del mondo e mai allineate con narrazioni più o meno ufficiali, consolatorie, normalizzatrici.  Leggi il seguito di questo post »

Di formiche, di insetti e del cancellare.

          Coup d’idée pubblica un ennesimo volume di grande pregio tipografico e artistico: Michelangelo Buonarroti, Emilio Isgrò, Madrigali (Torino, novembre 2025), stampato grazie alle abili cure dell’azienza grafica di Alba “l’artigiana”, il progetto grafico è di Emanuele Di Cianciae non si tratta di informazioni “di servizio” o “di contorno”, ma essenziali, perché dietro una pubblicazione di coup d’idée c’è sempre la cura minuziosa per ogni momento del farsi di un libro il quale è, alla fine, oggetto di pregio e presenza dalla grande energia intellettuale e immaginativa.

        Si cominci allora dalla prima di copertina che, nell’eleganza del bianco, riporta la testa e parte della mano che regge sulla spalla sinistra la fionda del notissimo David – – ma due formiche, in leggero rilievo, stanno l’una sulla guancia sinistra mentre l’altra sembra allontanarsi dalla figura verso il margine destro della copertina. Sono qui visibili, fin da subito, l’atto concettuale e artistico, l’intervento dirompente e paziente, la provocazione elegante e contemporaneamente riverente/irriverente di Isgrò.  Leggi il seguito di questo post »

Scritture nomadi come rizomi: il Finisterre salentino secondo Simone Giorgino

 

          Sono felice di poter tornare a scrivere di un libro di Simone Giorgino sia per l’indubbia qualità dei contenuti e delle argomentazioni sia per la coerenza di un itinerario di ricerca e di riflessione che continua a restituire alle “scritture del Finisterre” un valore e una dignità finora spesso trascurati.

          Ecco, appunto: La parola paesaggio. Scritture del Finisterre (Edizioni Milella, Lecce 2025), elegante volume anche per la sua veste tipografica e per il corredo di immagini (ne riparlerò in chiusura del mio intervento), è tappa ulteriore di una riflessione che, questa volta, sceglie quale categoria ermeneutica il paesaggio – ma non, tengo a sottolineare, per seguire una moda o un vezzo particolarmente presenti in questi ultimi anni presso non pochi autori e studiosi italiani, bensì per dimostrare come nel caso specificatamente salentino il paesaggio significhi una notevole complessità estetica, storica e sociale.  Leggi il seguito di questo post »

Nelle corna dell’angelo: breve nota a un libro di inediti di Mariella Mehr

 

          All’interno del volume a nome di Mariella Mehr L’ultimo miglio di tempo (Ibis-FinisTerrae, Como-Pavia 2025) c’è questa meravigliosa fotografia scattata dall’artista cubano Abel Herrero e mi tornano alla mente le parole di Giorgio Agamben: «Un bel viso è forse il solo luogo in cui vi sia veramente silenzio. Mentre il carattere segna il viso di parole non dette e di intenzioni rimaste incompiute, mentre la faccia dell’animale sembra sempre sul punto di proferire parole, la bellezza umana apre il viso al silenzio. Ma il silenzio – che qui avviene – non è semplicemente sospensione del discorso, ma silenzio della parola stessa, il diventar visibile della parola: idea del linguaggio. Per questo nel silenzio del viso è veramente a casa l’uomo». Idea del linguaggio I in Idea della prosa (Quodlibet, Macerata 2002, p. 103).

          Quante case ha avuto Mariella Mehr nella sua vita? Alcune furono quella nomade del popolo cui apparteneva e cui fu strappata con una violenza che ne segnò per sempre la storia personale, quella un po’ fuori da Luciniano in Toscana che condivise con il marito Uli Ellenberger, quella di Zurigo degli ultimi anni di vita e, sia detto senza retorica estetizzante, quella della poesia e della lingua in cui scrisse (e siano compresi anche i romanzi, ovviamente), non meno importante quella dell’amicizia – L’ultimo miglio di tempo nasce proprio nel nome di un’amicizia e per onorarne la memoria, ché la curatrice del volume e traduttrice, Anna Ruchat, fu amica di Mariella Mehr e destinataria di numerosi testi in poesia ora da lei trascelti e pubblicati nel volume Ibis-FinisTerrae. Leggi il seguito di questo post »