Nel bianco

Potrebbe far pensare alla fotografia di Evgen Bavčar il Taccuino bianco di Francesca Marica (Anterem Edizioni, 2025), a immagini fotografiche fortemente oniriche e visionarie concepite dalla cecità fisica del suo autore e capace proprio per questo di uno sguardo secondo e ulteriore («Non è vero che un paio di occhi aperti vedono meglio: il buio può favorire la visione» si legge a pagina 76); oppure a certe fotografie di Mario Giacomelli (in particolare quelle d’ispirazione “leopardiana” o alla serie Il teatro della neve) in cui lo sguardo penetra negli abissi insondabili della coscienza; ma non gli è estraneo nemmeno il bianco della neve fotografato da Abbas Kiarostami né il bianco che Luigi Ghirri fotografa nella camera-studio di Giorgio Morandi a Grizzana o certe sequenze del Colore del melograno di Sergej Paradžanov durante le quali il poeta protagonista del film si muove in spazi totalmente bianchi in cui pochissimi elementi (una finestra, un tavolo) compaiono a fare da contrappunto alla sua danza onirica e visionaria; è il bianco della pagina che si offre a ogni possibilità di scrittura, il bianco risultante dalla somma di tutti i colori dello spettro, ancora il bianco che accoglie le scritture al loro intersecarsi e al loro varcare diverse soglie (poesia e prosa, referto e citazione, allusione e simbolo).
Questo Taccuino bianco è un libro molto bello perché all’eleganza stilistica unisce un’alta intensità emotiva e concettuale, perché nel suo oltrerealismo dimostra che la descensio ad inferos dell’inconscio, del sogno, del desiderio, dell’inconosciuto, del temuto, dell’imprevisto, del simbolico è esperienza feconda e necessaria. Leggi il seguito di questo post »




