L’omonimia con la celebre attrice (il critico Ben Schwarz l’ha definita “quella famosa per essere meno nota”) ha forse nuociuto alla visibilità di Taylor, capace di indagare la psicologia umana con grande acutezza e onestà. Come dimostrano le vicende di Ti piacerà quando ci arrivi, i cui protagonisti – quasi tutti femminili – intrecciano relazioni che procureranno loro un più o meno profondo disagio, e più raramente garantiranno attimi di inopinata felicità.
Apre la raccolta Hester Lilly, unico racconto di lunghezza pari a quella di un romanzo breve, nel quale la diciannovenne Hester, in visita al cugino Robert, ne scompiglierà la sonnolenta vita coniugale. Non per particolari qualità o atteggiamenti seduttivi della giovane, ma perché la moglie Muriel vede minacciato un rapporto già precario. Memorabile in questo senso l’attacco, che esprime le ansie della donna celate dietro un atteggiamento
sprezzante: “La prima sensazione di Muriel fu quella di un sollievo beffardo. Il nome, Hester Lilly, le aveva dato l’impressione di una delicatezza preraffaellita con un che di tiroideo. Questo, insieme alla giovane età e alla tenerezza che suscitava, avrebbe rappresentato un pericolo per qualsiasi moglie, mentre nei mariti poteva ispirare senso di protezione e galanteria: i nemici più difficili da combattere, rispetto ai quali la semplice ammirazione non era nulla” (p. 15).
E proprio l’ostilità di Muriel nei confronti di Hester darà vita a una serie di situazioni imbarazzanti, in cui l’autrice esibisce la propria finezza nell’individuare reazioni emotive magari goffe ma umanissime: “Hester si infossò nel divano, le sue ginocchia formavano un angolo poco elegante. Quando le chiesero se volesse lo zucchero, sbagliando disse «sì» e seppe subito che per la durata della sua permanenza sarebbe stata condannata al tè zuccherato perché non avrebbe mai avuto il coraggio di spiegarsi” (p. 21).
Ne Il rossore, Mrs Allen non ha potuto avere figli e prova invidia per la donna delle pulizie, Mrs Lacey, rimasta incinta. Nel finale, a casa di Mrs Allen irromperà Mr Lacey, lamentandosi del fatto che sua moglie rientra sfinita la sera tardi perché le famiglie per cui lavora la fanno anche badare ai loro figli. Mrs Allen non scioglierà il malinteso ma, una volta congedato Mr Lacey, percepirà salire il rossore che dà il titolo al racconto.
Un ribaltamento di prospettiva ancora più clamoroso sorprende il lettore de La carta moschicida, in cui l’undicenne Sylvia subisce sull’autobus le ambigue attenzioni di un uomo e viene difesa dalla signora Mabel, che la invita da lei a bere una tazza di tè.
Chiude la raccolta il più divertente e assieme il più struggente dei racconti, Carne, che narra della breve relazione tra una donna e un uomo non più giovani, Phyl (che gestisce un pub con il marito) e il vedovo Stanley. Gravati da acciacchi non solo fisici, i due sapranno farsi bastare quella loro fulminea, movimentata e incompleta luna di miele.
Elizabeth Taylor affida ai due personaggi più anziani una visione pacificata dell’esistenza. Come se, dall’alto della loro esperienza, Phyl e Stanley ci permettessero di rivalutare delusioni e solitudini (tanto dei protagonisti di questa raccolta quanto nostre): la vita non offre di più, e a un certo punto la si accetta per ciò che è.
“Mangiarono e bevvero, si tennero la mano sotto a un giornale e al crepuscolo attraversarono la costa inglese, dove più avanti lo attendeva la grigia Hove. Gli alberi non avevano cambiato ancora colore, solo alcuni erano diventati gialli, notò lei mentre li guardava dall’alto durante l’atterraggio.
Sapeva che per lui era peggio. Doveva tornare alla sua casa vuota; lei invece tornava al suo bar pieno e perdipiù di sabato. Le sarebbe piaciuto fare qualcosa per lasciarlo un po’ più contento.
«Per me» disse dopo aver riallacciato la cintura di sicurezza e avergli preso di nuovo la mano. «Per me è stato bellissimo. È stato bello come se lo avessimo fatto»” (pp. 285-6).
(Claudio Bagnasco)



