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Milano e Monza accolgono la visita di Papa Francesco con una impennata dell’indice della felicità iHappy, calcolato sulla base dei tweet georeferenziati nelle varie province italiane. I valori raggiunti dall’indicatore nel giorno della visita del Papa (25 marzo) collocano Milano al primo posto tra le provincie italiane e Monza al settimo, mentre questa mattina è Monza a svegliarsi al primo posto. L’incremento del buonumore nelle due provincie è, in effetti, un fenomeno rilevabile già da qualche giorno: la media raggiunta dall’indicatore nell’ultima settimana piazza infatti la provincia di Monza al quarto posto tra le provincie italiane e Milano al settimo, con una crescita di oltre i 20 punti di “buonumore” per entrambe le realtà rispetto alla media di felicità che avevano registrato in questi primi 3 mesi del 2017: da circa il 60%, ad un valore di iHappy che supera l’80%. Nemmeno le previsioni di pioggia (peraltro smentite nei fatti) hanno quindi guastato la festa delle migliaia di milanesi e lombardi che si apprestano ad affollare la piazza del Duomo e il parco di Monza per assistere ai momenti pubblici della visita del Pontefice.

E non è un fatto da poco, se si considera che le due provincie non si sono certo distinte – nel corso dell’ultimo anno – per il loro buonumore: l’e-book iHappy 2016 edito dal Corriere della Sera, infatti, colloca la provincia di Monza e Brianza addirittura tra le dieci provincie più tristi d’Italia (104esimo posto nella classifica della felicità delle provincie italiane). Non se la cava molto meglio Milano, che compare al 68esimo posto, con un valore medio di iHappy inferiore al 50%. La visita del Papa, dunque, cambia l’umore di una metropoli solitamente troppo affaccendata per ricordarsi di essere felice. Nella speranza che non sia un cambiamento destinato a durare solo lo spazio di qualche giorno…

Anche quest’anno, in occasione della quarta giornata mondiale della felicità indetta dall’ONU, è stato pubblicato l’e-book iHappy 2015” edito dal Corriere della Sera, che raccoglie tutti i dati sull’andamento della felicità in Italia nel corso del 2015 attraverso Twitter, mostrando la classifica delle città più felici e più infelici e cercando di spiegare quali fattori abbiano contribuito a generare buonumore o tristezza.

Come varia la felicità lungo lo Stivale

Se nell’anno appena trascorso il valore medio di iHappy è stato pari a 53,4 punti su 100 (in discesa di 5,2 punti rispetto al 2014 e di quasi 7 rispetto al 2013), le differenze tra le varie realtà del Bel Paese non sono di certo mancate. A livello regionale, per il terzo anno consecutivo, la Puglia si è confermata ai vertici nella classifica della felicità italiana. Quest’anno i pugliesi devono però accontentarsi della seconda piazza perché la palma di regione più felice va all’Umbria. Al terzo posto il Trentino Alto Adige, che in passato aveva fatto segnare una felicità più bassa della media. Tra le province invece trionfa Novara, che precede Genova (prima nel 2013 e terza nel 2014) e Lucca. Tra le top-10 anche Firenze, Cagliari e Bari. Grosso balzo in avanti di Roma che, nonostante le disavventure amministrative passa al 102° al 41° posto. Alla risalita ha probabilmente contribuito l’avvio del Giubileo, ed i grandi eventi sicuramente giocano un ruolo dato che anche Milano nell’anno di Expo recupera moltissime posizioni. La città della Madonnina, che aveva chiuso il 2014 all’ultimo posto, si classifica stavolta 27° posto, con un incremento di quasi 10 punti in termini di felicità (dal 44,3% dello scorso anno al 53,7% odierno). Ma qua rimane un dubbio: sono stati il maggior numero di turisti ad aver portato il buonumore in città, o invece Expo ha migliorato l’umore dei milanesi doc? Bene anche Torino (+48 nel ranking) e Napoli (+33 posizioni).

Mappa della felicità in Italia: in giallo le province più felici; in rosso quelle più tristi

I motivi di felicità (e di tristezza) degli italiani

Da una analisi econometrica sui dati del 2015 osserviamo che la felicità perdura nel tempo. Se un evento produce più felicità oggi, tale effetto è destinato a riprodursi anche nei giorni successivi. L’analisi mostra anche che la felicità è più elevata nelle città di media grandezza, verosimilmente perché lì migliora la qualità ambientale, ma anche degli ospedali e di servizi per il tempo libero (come cinema, librerie, ristoranti, teatri). Al contrario il reddito per-capita anche quest’anno di per sé continua a non essere il “motore” della felicità. Le provincie più ricche infatti non sono necessariamente quelle più felici. E se negli anni scorsi erano stati lo spread e l’indice MIB ad influire sul buonumore, nel corso del 2015 è il saldo delle imprese a favorire la felicità. Quando il numero di imprese in una provincia aumenta rispetto al 2014 di 1 punto percentuale, iHappy cresce allo stesso modo di quasi 1 punto. Arrivano conferme, rispetto agli anni passati, anche in merito all’effetto di San Valentino (+2,1 punti) e della festa delle donne (+5,1). Come sempre, lo spostamento di lancette dovuto all’ora legale crea ansia e depressione, facendo scendere (-4,1) la felicità. Mentre Natale è sempre Natale: il giorno più felice di tutto il 2015.

Ma iHappy non ha oscillato solo per le feste del calendario. Economia, Unione Europea, terrorismo e immigrazione sono state le parole d’ordine del 2015. E tutte, più o meno, hanno avuto un ruolo nello spiegare i picchi di felicità (o di depressione) degli italiani:  iHappy registra ad esempio uno dei suoi massimi (63,7) il 27 febbraio quando l’Istat annuncia che l’Italia è “tecnicamente” in fase di ripresa, col Pil che finalmente torna in positivo e lo spread tra BTP e Bund che scende sotto quota 100, così come il 26 agosto quando Renzi annuncia che IMU e TASI verranno abolite (63,2). Allo stesso modo, il giorno più buio come tristezza in Italia è stato il 3 settembre, quando in rete circolano le foto del piccolo Aylan (35,9), annegato nel tentativo di raggiungere l’Europa, seguito dai giorni che seguono la strage del Bataclan (37,4). Picchi di felicità si sono avuti anche il 26 gennaio quando Alexis Tsipras vince le elezioni in Grecia, con una piattaforma orientata alla fine delle politiche di austerity imposte dall’Europa. E non poteva mancare il calcio: boom di felicità anche il 15 maggio quando la Juventus, pareggiando contro il Real Madrid, conquista l’accesso alla finale di Champions League.

24 ore di felicità

Studiare i social media per capire la felicità degli italiani ha un ulteriore vantaggio. Permette infatti di capire il livello di buonumore a seconda dell’ora (e del minuto) in cui vengono pubblicati i post on-line. Così facendo si scopre, ma non è una novità, che per molti è dura svegliarsi presto la mattina e così tra le 6:30 e le 7:45 circa ecco il primo picco negativo dell’umore che invece risale tra le 8 e 9, complice il caffè con i colleghi e le battute tra i compagni di scuola per poi declinare di pari passo con il tasso glicemico fino all’ora di pranzo. Tra le 12 e le 14 ancora ottimismo e battute a tavola e poi si arranca fino alle 17, altro picco negativo della giornata. Euforia per la giornata lavorativa che termina, solo per alcuni, tra le 17 e le 18 e poi ancora un po’ di nervosismo con l’ultimo picco delle 19, imbottigliati, forse, nel traffico metropolitano. Serata in allegria con gli amici fino alle 22 circa, poi ci si avvia verso il meritato riposo e la notte di mantiene sostanzialmente neutra rispetto agli umori della giornata.

Come è possibile analizzare la felicità su Twitter? Il metodo

Twitter è un canale da cui è possibile ottenere in modo automatizzato un campione di post, che possono essere considerati come “felici” o “infelici” sulla base principalmente degli emoticon in essi presenti (ovvero le faccine: :-) :-( e così via). Il campione diffuso è tuttavia limitato quantitativamente e non ha alcuna caratteristica statistica che lo renda rappresentativo dell’orientamento umorale di tutti gli utenti di Twitter. A partire da questo campione iniziale, integrato da una codifica manuale periodica che distingue i messaggi contenenti un linguaggio che esprime gioia o allegria da quelli contenenti invece un linguaggio di rabbia, paura e ansia, e attraverso l’applicazione dell’algoritmo statistico iSA® (integrated Sentiment Analysis) sviluppato dallo spin-off dell’Università di Milano VOICES from the Blogs, diventa possibile classificare l’intero universo dei tweet postati quotidianamente in Italia al fine di ricostruire il grado di “felicità” nazionale, così come espresso in 140 caratteri. L’informazione inoltre può essere geolocalizzata, dal momento che gli utenti di Twitter (o almeno una porzione di questi) sono identificabili in base alla località geografica da cui scrivono (circa 50 milioni di post nel corso del 2015). Per la singola provincia, si categorizzano poi i tweet nelle due classi: “felici”, “infelici” più una classe residuale “altro”. I post classificati come “altro” vengono però esclusi dal calcolo dell’indice di Twitter felicità iHappy(ness) costruito come segue:

 

In occasione della terza giornata mondiale della felicità indetta dall’ONU, è stato pubblicato l’e-book iHappy 2014” edito dal Corriere della Sera, che raccoglie tutti i dati sull’andamento della felicità in Italia nel corso del 2014, dal primo gennaio (risultato essere il giorno più felice dell’anno) fino al 31 dicembre, mostrando la classifica delle città più felici e più infelici e cercando di spiegare quali fattori abbiano contribuito a generare buonumore o tristezza.

Dove si è più (e meno) felici in Italia

In base al contenuto di circa 40 milioni di messaggi su Twitter raccolti quotidianamente nelle 110 provincie italiane e analizzati per produrre l’indicatore iHappy, emerge che nel 2014 la palma di capitale della felicità è stata assegnata a Cagliari. In fatto di felicità la Sardegna si conferma dunque sugli scudi e dopo Oristano (prima in classifica nel 2012), stavolta è il capoluogo sardo  ad aggiudicarsi il primato (con un indice di iHappy pari al 67,4%). Al secondo posto troviamo Lecce (67,1%), seguita da Genova (già vincitrice un anno fa). Bene anche Parma (65,9%), che da tre anni di seguito si colloca nella top ten delle più felici. Con poche eccezioni, le grandi metropoli finiscono invece in fondo alla classifica a conferma di un trend già emerso lo scorso anno e che porta complessivamente il valore medio di felicità italiano nel 2014 a scendere rispetto al 2013 (-1.8 punti: dal 60,4% del 2013 al 58,6% del 2014). Tra stress, traffico (e delusioni calcistiche) la più triste del 2014 è stata infatti Milano, ultima con un non invidiabile 44,3% di punti felicità, ma con l’augurio che nel 2015 l’arrivo di Expo possa portare con sé anche una ventata di buonumore. Male anche Napoli (penultima col 45,2%) e Roma (49,2%). Situazione complicata anche a Palermo (53,9%) e Torino (53,2%), così come per Venezia (49,4%), che rimane nella top-ten delle dieci provincie meno felici. Perde terreno anche Bologna (accomunata in questo alle altre provincie emiliano-romagnole) che scende di ben 39 posizioni e si ritrova a centro classifica (48° posto col 59,8%) assieme a Firenze (59,1%). Balzo in avanti notevole invece per La Spezia (che recupera 50 posizioni in graduatoria), Pisa (+40) e Catania (+39).

Cosa determina la felicità?

Ma quali sono i principali motivi di felicità o tristezza? Spesso sono le feste a fare la differenza: nei giorni festivi in Italia la felicità cresce mediamente di +2,2 punti. Ma la festa è sinonimo di felicità solo quando non cade di sabato o di domenica, altrimenti diventa un “ponte sprecato” (iHappy -3,1 in media quando una festività non è in un giorno feriale). Italiani più felici però anche a San Valentino (+2,6) e l’8 marzo (+4,5), mentre lo spostamento di lancette dovuto all’ora solare/legale crea ansia e depressione (iHappy -3,4). Si dice che non siano i soldi a fare la felicità, ma in tempi di crisi economica l’italiano sorride (anche) quando gli affari vanno bene: nel 2014 l’andamento di Piazza Affari ha infatti influenzato anche iHappy5 mila punti in più nell’indice MIB a fine seduta comportano una crescita di 1,7 punti nell’indice iHappy del giorno successivo. D’altra parte il giorno in cui una buona parte di italiani riceve la busta paga (il 27 di ogni mese) è un giorno mediamente più felice degli altri (+4,2 punti). Ma oltre all’economia anche il sole ed il mare hanno la loro importanza. Risalendo la penisola da sud nord la felicità infatti diminuisce: due gradi in più di latitudine (equivalenti a spostarsi da Crotone a Frosinone, o da Bologna a Bolzano) fanno scendere iHappy di 1,2 punti, tranne nelle provincie in cui c’è il mare. Muoversi dalla Sicilia alla Liguria dunque non produce cambiamenti nel buonumore degli italiani. Insomma, c’è chi twitta felicità perché ha il sole, chi perché ha il mare.

24 ore di felicità

Ma come evolve la felicità durante il giorno? In una giornata tipo, osserviamo un primo picco di felicità tra le 7:15 e le 7:32 di mattina, quando si prende il primo caffè, ma poi la felicità crolla verso le 9, quando in molti uffici si inizia a lavorare. La felicità torna a salire a partire dalle 11 e tocca un massimo attorno alle 13:20, durante la pausa pranzo. L’umore crolla intorno alle 17, quando la stanchezza inizia a farsi sentire, e risale quando gli italiani iniziano ad uscire dal lavoro fino alle 18-18:30 circa. A questo punto si entra però negli orari dei pendolari, e tra traffico e treni in ritardo iHappy torna a scendere tra le 19 e le 20. La serata mostra una ripresa fino, ma verso l’1, tra malinconia per il giorno che si conclude e ansie per ciò che ci aspetta la mattina seguente la felicità tocca nuovamente il fondo.

I giorni più volubili

L’indice iHappy, infine, può anche suggerire quale sia il giorno più utile per chiedere un un favore ad un amico o un aumento di stipendio al proprio capo. Al di là dei giorni tristi e di quelli felici, infatti, bisogna fare attenzione a quali siano i giorni più “volubili”, quelli in cui basta una piccola scintilla per passare da allegria a tristezza (o viceversa). Attenzione quindi al venerdì, quando la felicità varia il 6,5% in più rispetto alla media, mentre di mercoledì (-3,1%) e nel weekend, sia il sabato (-4%) che la domenica (-3,3%), il nostro umore sembra decisamente più stabile.

Nota: il metodo

Twitter rende disponibile in automatico un campione di post identificati come “felici” (o contenenti messaggi di gioia, allegria) e un campione di “infelici” (o contenenti messaggi di rabbia, paura, ansia). Il campione diffuso è tuttavia limitato quantitativamente e non ha alcuna caratteristica statistica che lo renda rappresentativo dell’orientamento umorale dell’intero popolo di Twitter. A partire da questo campione iniziale, integrato da una codifica manuale periodica, e attraverso l’applicazione dell’algoritmo iSA® (integrated Sentiment Analysis), è possibile classificare l’intero universo dei tweet postati quotidianamente in Italia e quindi ricostruire il grado di “felicità” nazionale, così come espresso in 140 caratteri. L’informazione è inoltre caratterizzata localmente, dal momento che gli utenti di Twitter sono identificabili in base alla località geografica da cui scrivono. Per la singola provincia, si categorizzano poi i tweet nelle due classi: “felici”, “infelici” più una classe residuale “altro”. I post classificati come “altro” vengono però esclusi dal calcolo dell’indice di Twitter-felicità iHappy(ness) costruito come segue:

iHappy = (numero di post felici / numero di post felici & infelici )*100 %

 

Quanto sono stati felici gli italiani nel corso del 2014? Qual è stato il giorno più felice e quale il momento più triste? Dall’analisi di  oltre 40 milioni di tweet pubblicati negli ultimi 12 mesi in Italia, si scopre che complessivamente il 2014 è stato un anno un po’ più triste rispetto al 2013: -1,8 punti di felicità evaporati in 12 mesi (valore di felicità pari al 58,6% rispetto al 60,4% del 2013). Almeno questo è quanto emerge dall’indice iHappy, un indicatore che misura il sentiment di felicità o di tristezza espresso dai “cinguettii” degli utenti italiani sulla base di una apposita analisi semantica. In particolare dal “piovoso” luglio in poi, il buonumore, con qualche eccezione, ha fatto fatica ad apparire con continuità nel corso del 2014. Se infatti il mese più felice dell’anno è giugno (felicità pari al 63,4%: oltre 6 italiani su 10 erano di buonumore), da ottobre in poi la media scende drasticamente a poco più del 50%.

L’andamento di iHappy nel tempo

L’andamento di iHappy nel tempo

Il calendario della Twitter-Felicità (più chiaro il colore, più elevato è iHappy)

I giorni più felici…

E dire che l’anno era iniziato bene: il giorno più felice del 2014 è stato infatti il 1° gennaio (iHappy: 75,1%), un giorno speciale segnato da ottimismo e buoni propositi, e che quest’anno portava con sé anche altre buone notizie, come il ritrovamento dei due bambini dispersi nei boschi su Monte Livata, l’acquisto da parte della Fiat di tutta la Chrysler, segno di una rinnovata capacità imprenditoriale italiana, e il giuramento del neo-sindaco di New York City, l’italo-americano Bill de Blasio. Tra gli altri giorni di particolare buonumore si segnalano il 1° giugno, data della presentazione della lista degli azzurri per i Mondiali (quando ancora c’erano tante speranze sportive…), e il 28 settembre, il giorno di due fotografie: quella dell’abbraccio tra i due Papi e quello tra i Clinton e la nipote Charlotte, ma anche il giorno dell’inizio della rivoluzione degli ombrelli ad Hong Kong.

…e quelli più tristi

I momenti più “infelici” si concentrano invece nella seconda parte dell’anno: su tutti il 22 ottobre (felicità ferma al 33%), in coincidenza con l’attacco terroristico al parlamento canadese, il 31 ottobre (il giorno dell’assoluzione degli imputati per la morte di Stefano Cucchi), e il 23 agosto (giorno della tragedia in mare di quasi 200 migranti diretti verso l’Italia).

Gli eventi più rilevanti per la felicità (e la tristezza) degli italiani nel 2014

Tra gli eventi più rilevanti del 2014 che hanno prodotto una marcata variazione, in positivo o in negativo, nella felicità degli italiani segnaliamo anche quest’anno il giorno dello scudetto della Juventus (+17 punti di felicità in tutta Italia, ma non a Milano, Roma e Torino), la vittoria (l’unica degli azzurri) contro l’Inghilterra ai Mondiali di calcio (iHappy: +8,7), e la “Battaglia del sorriso” da parte delle donne turche (ma sembrerebbe dai risultati anche delle donne italiane) contro la “presunta” immoralità di ridere in pubblico da parte delle donne (+19). Un picco di felicità si registra per la prima volta quest’anno anche nella domenica di Pasqua (ben +23,1 punti di felicità)  e con la partenza di Samantha Cristoforetti verso lo spazio (+11,2%).

Picchi di tristezza, invece, si hanno in particolare nel giorno dell’introduzione dell’ora legale (-12,7), con la scomparsa di Virna Lisi, con la condanna dell’ex fidanzato di Lucia Annibale (-22,2), in coincidenza di eventi di politica estera (come l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, la morte di 4 bambini a Gaza che giocavano in spiaggia, le decapitazioni commesse da jihadisti in Egitto) e recentemente il 30 dicembre, quando la reale gravità della tragedia del traghetto Norman Atlantic prendeva forma.

Insomma, dai dati sembrerebbe proprio che in Italia il 2014 sia stato caratterizzato da una felicità declinante. Nella speranza che il 2015 segni una decisa inversione di rotta!

I Mondiali di calcio sono tra gli eventi più attesi che scandiscono la vita degli italiani. Chi non ricorda Madrid 1982, le notti magiche di Italia 90, o Berlino 2006? Ma accanto a questi trionfi (o comunque buon piazzamenti) c’è anche Francia 1998, Giappone 2002, o Sud Africa 2010. E dove vanno gli azzurri, va anche il buon umore del Bel Paese (almeno nella sua componente maschile…). Così non sorprende che il 15 giugno (l’Italia, ricordiamo giocava la mezzanotte del 14), dopo la vittoria sull’Inghilterra,  l’indice di felicità iHappy misurato analizzando le emozioni che emergono dai post su Twitter, registrava una crescita di ben 8,7 punti rispetto  al giorno precedente (dal 63,3% al 72%). L’opposto accade 5 giorni dopo: ieri,  in coincidenza con la sorprendente sconfitta con il Costarica, la felicità degli italiani scende invece di 4,5 punti (dal 69,2% al 64,7%). E se c’è chi parla di inserire la felicità come ulteriore misura del benessere sociale di un paese, accanto o oltre al PIL, non ci resta allora che sperare nella prossima partita dell’Italia con l’Uruguay. Sperando che gli Azzurri non tradiscano, questa volta, la felicità degli italiani.

 

I risultati delle elezioni europee, pur con tutte le cautele legate all’astensione, hanno chiaramente indicato un vincitore, Renzi, e una lunga lista di sconfitti, tra cui figura anche Grillo. L’esito delle urne, con il PD al 41% e il M5S venti punti sotto, è stato in parte sorprendente e forse frutto di due modi diversi di fare politica che si sono rivelati diversamente efficaci. Da un lato la rabbia di Grillo, che è risultata sconfitta, e dall’altra l’ottimismo di Renzi, a cui gli italiani sembrano essersi aggrappati. Questa differenza, emblematica, era emersa già da venerdì, giorno dell’ultimo comizio pre-elettorale. Nella piazza di Firenze, Renzi parlava di ottimismo e di speranza per il futuro, facendo schizzare l’indice di felicità iHappy misurato analizzando le emozioni che emergono dai post sulla Rete all’85,2%, con una crescita di 16,5 punti rispetto al giorno precedente. Stesso giorno, altra piazza. A Roma, Grillo chiudeva la campagna elettorale  con un comizio che faceva più appello agli istinti viscerali degli italiani, per dare sfogo, nelle urne, alla loro “insofferenza” contro il sistema. E la piazza reagiva, facendo crollare l’indice iHappy a Roma e dintorni e provocando un’ondata di rabbia: nel giorno del comizio i tweet arrabbiati raggiungono il 61% (con un aumento di 28,1 punti rispetto al giorno pre-comizio).

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Vita, libertà e ricerca della felicità”. Sono queste parole, scolpite nel testo della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, a ricordarci quanto l’aspirazione alla felicità sia un elemento fondamentale nella vita di ognuno di noi. Accanto al Pil, alla ricchezza, e alle libertà politiche di cui i cittadini possono godere, anche il grado di felicità di ciascun individuo merita infatti di essere preso in considerazione nel misurare il benessere e l’efficacia delle nostre democrazie. E proprio con questo spirito l’ONU dall’anno scorso ha istituito la giornata mondiale della felicità che oggi, 20 marzo, celebra il suo secondo anniversario. Ma in Italia dove si è più felice? E quali sono i fattori che influenzano maggiormente il sorriso degli italiani? Per cercare di rispondere a queste domande, una possibilità è quella di analizzare quello che gli italiani scrivono sui social media. Dopotutto, per manifestare gioia, o tristezza, 140 caratteri sono spesso più che sufficienti, e l’indice iHappy, di cui abbiamo già parlato più volte in queste pagine, è nato proprio con questo obbiettivo in mente.

Dall’analisi di oltre 40 milioni di messaggi su Twitter raccolti quotidianamente nelle 110 provincie italiane, emerge che nel 2013 la capitale della felicità in Italia è stata Genova. La provincia del capoluogo ligure si colloca infatti al primo posto con un 75,5% di tweet felici. Al secondo posto, e a poca distanza, troviamo Cagliari (75,1%), mentre nella top-ten compaiono anche Parma (quarta col 72,9%), Bari (settima: 71,7%) e Bologna (71,4%), seconda nel 2012 ma che quest’anno scende al non posto.

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Nel corso del 2013 gli italiani si scoprono, complessivamente, più felici, almeno rispetto al 2012. Analizzando oltre 41 milioni di tweet pubblicati dagli italiani dal 1° gennaio al 31 dicembre 2013 attraverso l’indice iHappy (un indicatore che misura  il sentiment di felicità o di tristezza espresso dai “cinguettii” sulla base di una apposita analisi semantica) si trova infatti che, su Twitter, in media 6 italiani su 10 sono stati felici (indice iHappy: 60,3%) ; nel 2012 l’indice era invece fermo al 46%. Un dato che è in linea con il miglioramento della qualità della vita catturato da altri indicatori. Insomma, nonostante le tante preoccupazioni vissute nell’anno appena concluso, in Rete emerge una nuova aria di speranza e rinnovamento. Che la crisi si vinca (anche) con un sorriso? Forse no, ma certamente non guasta. Vediamo in dettaglio tutti i risultati della ricerca.

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I termini più ricorrenti dei 26mila tweet del 3 ottobre sulla tragedia di Lampedusa

Ieri davanti alle coste di Lampedusa si è verificato il naufragio di un barcone di migranti, una enorme tragedia che potrebbe aver provocato un numero elevatissimo di morti e che ha suscitato reazioni da più parti. I media nazionali hanno dato largo risalto alla vicenda, Papa Francesco ha espresso tristezza e solidarietà, ed anche la politica ha accantonato per un giorno gli altri temi al centro dell’agenda fermandosi a riflettere sull’accaduto. Di fronte a questo evento però la reazione della Rete è stata  inaspettatamente tiepida e ha prodotto “soltanto” poco più di 26 mila commenti su Twitter che hanno fatto esplicito riferimento a quanto è successo. Si tratta di una piccolissima parte (3,8%) rispetto ai circa 700mila tweet pubblicati il 3 ottobre in tutta Italia. Una goccia nel mare dei BigData che non ha sostanzialmente modificato la felicità degli italiani. L’indice iHappy (ovvero l’indice che misura la felicità degli italiani attraverso l’analisi di Twitter) è rimasto infatti nel giorno della tragedia di Lampedusa sostanzialmente in linea con il valore delle ultime settimane, quando si registrava un 65% di tweet felici. Solo in alcune regioni del centro-sud, Abruzzo (su tutte), ma anche Sicilia, Puglia e Sardegna l’indice iHappy ha fatto segnare un sensibile calo della felicità. Mentre la tristezza appare come il sentimento prevalente (quasi il 70%) solamente tra coloro che on-line hanno parlato di quanto avvenuto a Lampedusa.

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Lunedì 22 luglio, giorno in cui è nato il #royalbaby in Italia si è registrato un vero e proprio picco di felicità. La Twitter-felicità, misurata attraverso  l’indice iHappy (costruito come proporzione tra tweet felici sulla somma di tweet felici e tristi/arrabbiati), ha raggiunto il 66%. Un valore eccezionalmente elevato per un lunedì, giorno in cui tradizionalmente gli italiani sono “intristiti” dal ritorno al lavoro. Il 22 infatti la percentuale di tweet felici è aumentata di oltre il 18% rispetto alla settimana precedente, colorando la mappa d’Italia di giallo. Insomma suona quanto mai profetica la canzone di Gaber e Jannacci: …e sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re.

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